Problemi di percezione
Di Sergio Pavone
In passato, occupandomi di pittura, mi sono trovato a dovere affrontare i problemi che riguardano i meccanismi inconsci che operano nella visione della realtà. Cominciai così a studiare la ghestaltica, che è la scienza che si occupa dei processi con i quali il cervello rileva ed elabora le forme e i colori. Questi studi oltre ad evidenziare situazioni limite che prendono il nome di illusioni ottiche, nelle quali il cervello si inganna registrando forme di dimensioni diverse da quelle che ha davanti, o forme che addirittura non esistono, hanno messo altresì in evidenza un bisogno "biologico" e inconscio della psiche, di seguire, durante l'esplorazione visiva, un percorso che è condizionato dai colori e dalla dimensione delle forme da essi riempite. Il cosciente uso in pittura di queste nuove scoperte intorno al colore, fu operato primariamente dagli impressionisti alla fine dell'ottocento, con non poco scandalo da parte degli accademici, influenzando tuttavia la pittura del novecento e ponendo le basi della moderna comunicazione per immagini. Con la nuova teoria del colore siamo così venuti a conoscenza, soprattutto attraverso la pittura e gli scritti didattici che il pittore Paul Klee compilò per i suoi studenti del Bahuaus di Weimar, che è possibile distribuire i colori nello spazio della tela secondo regole precise per mezzo delle quali l'operatore visivo può portare l'osservatore, a sua insaputa, a seguire con gli occhi un percorso obbligato.
Non solo, il sapiente uso dei colori permette di provocare nell'osservatore, reazioni emotive inconsce, prevedibili e controllabili come sensazioni di piacere o dispiacere, gioia o tristezza, caldo o freddo, profondità, movimento, attrazione, repulsione ecc., alla maniera in cui uno scrittore ottiene gli stessi effetti con le parole. Queste regole si basano sullequilibrata distribuzione di forme, anche astratte, cioè prive di un immediato riferimento con oggetti reali, di dimensioni reciprocamente opportune, riempite dalle tre coppie di colori complementari: Rosso - verde, Arancio - Blu, Giallo - Viola, cioè coppie di colori "opposti" ma strettamente interagenti e quindi reciprocamente indispensabili. Anche io cercavo di rappresentare con la mia pittura, un modello del mondo che integrasse gli opposti e superasse il loro apparente conflitto, al fine di dare un senso "superiore" al fare umano che portasse pace e armonia allo spirito, sicché lo studio portato avanti da Paul Klee, mi stimolava a continuare per quella via. Ragionavo che se la psiche, nel suo osservare, seguiva itinerari inconsci, sicché l'osservazione delle immagini poteva essere guidata attraverso un percorso prestabilito a tavolino grazie alla conoscenza di queste leggi, tutti i miei studi sul comunicare e sul cosa comunicare assumevano una dimensione inaspettata e completamente diversa. Avevo quantomeno la possibilità di gestire un grande strumento per realizzare ottimi quadri di sicuro effetto ma contemporaneamente mi si poneva altresì il problema di quello che vedevo io se non volevo correre il rischio di interpretare erroneamente la realtà che volevo rappresentare.
Una volta venuti a conoscenza che il nostro sistema di rilevamento dei dati si fa pilotare così facilmente, da leggi inconsce, diventiamo altresì coscienti che siamo alla mercé di quanti, potrebbero usare queste conoscenze per manipolare, in maniera occulta, la nostra emotività, per fini che nulla hanno a che vedere con l'arte, col senso da dare alle cose, e con la pace dello spirito.
Per di più la nostra vulnerabilità alla manipolazione inconscia aumenta a dismisura se ci soffermiamo un attimo a pensare che il cervello, ossia l'elaboratore dei dati, non è una macchina bella e pronta uscita di fabbrica con la garanzia, ma al contrario è uno strumento delicatissimo che è stato plasmato poco a poco nel corso dei primi quindici anni di vita, tramite condizionamenti derivati dell'educazione che sono diventati anche essi inconsci.
Se sentiamo la necessità di conoscere quel che facciamo e perché lo facciamo, se sentiamo la necessità di essere sicuri di quello che vediamo e quindi di quello che elaboriamo da questa raccolta di dati, entriamo necessariamente nel campo della psiche dove lo scontro tra coscienza e inconscio è inevitabile e senza soluzione di continuità.
Ne risulta che la capacità di verificare senza ombra di dubbio l'esattezza di ciò che vediamo, possiamo ottenerla solo studiando come funziona la psiche attraverso dati certi e inconfutabili, allo scopo di rendere coscienti i processi percettivi inconsci. Se mi vengono fornite le prove e il metodo per verificare su me stesso che possiedo un inconscio autonomo, che cioè agisce indipendentemente dalla mia volontà cosciente facendomi vedere una cosa per un'altra, o costringendomi a seguire un percorso obbligato che, a mia insaputa e contro la mia volontà, cambia il mio stato d'animo, allora posso sperare, nell'apprendere queste leggi, di gettare le basi per controllare il mio sistema percettivo, diventare cosciente di ciò che vedo e della causa delle mie emozioni.
Fare diventare coscienti i processi inconsci toglie loro l'autonomia e rende di conseguenza impossibile la manipolazione della psiche: Da questa coscienza di essere diventati padroni attivi del nostro sistema percettivo deriva una grande sicurezza sulle scelte da fare e sul comportamento da tenere nelle varie situazioni della vita cui si accompagna un grandissimo benessere psicofisico con un grande incremento dell'energia vitale.
Fare diventare coscienti i processi inconsci però non è cosa facile tanto più se durante la fase dell'apprendimento infantile si sono subiti dei traumi che sono stati dimenticati nell'inconscio per una naturale necessità di difesa, al fine della sopravvivenza. Se l'aver dimenticato questi traumi è una condizione necessaria per permettere la sopravvivenza della psiche al dolore del trauma e quindi per il necessario adattamento alle condizioni imposte dall'ambiente sociale, dall'altra, queste rimozioni causano una ulteriore devastante menomazione del sistema percettivo che sarà così più difficile rieducare. Le conseguenze più evidenti a livello pratico di questo stato di cose, si manifestano nelle turbe della personalità, nelle nevrosi, nelle animosità, nelle interpretazioni unilaterali della realtà, nelle insicurezze, nelle ansietà, nei pregiudizi, nelle paure, nelle malattie, nei distorti comportamenti sociali, nelle turbe della sessualità, nella perdita della creatività e della spiritualità.
Quando ho preso coscienza dellimportanza e della diffusione pressoché universale di questo fenomeno di distorsione dei dati della conoscenza verificandolo primariamente su me stesso, è aumentata a dismisura la mia curiosità e la convinzione che ero sulla strada giusta, per trovare le risposte alle mie domande. Nel labirinto della psiche e dellinconscio personale e collettivo si trovava la chiave del problema che da sempre cercavo di esprimere e di risolvere con la mia arte e con i miei studi. Fatta questa presa di coscienza, cioè della relatività dei nostri giudizi in quanto essi dipendono da fattori autonomi che ci sfuggono, ho potuto scoprire che la natura umana è capace di mettere in moto, favorita proprio da questo nuovo atteggiamento, un altro processo autonomo della psiche, che questa volta finalmente ci viene incontro, sempre attraverso l'inconscio, per aiutarci a rimettere le cose al loro giusto posto.
Leggendo l'opera di quello che per me è in assoluto il più grande scienziato umanista della nostra epoca, Carl Gustav Jung, i cui libri mi capitavano "sincronicamente" nelle mani laddove più mi premeva dare una risposta ai sempre più numerosi quesiti, grande è stata la mia meraviglia nello scoprire che:
Questo processo conoscitivo autonomo, che si esprime attraverso la creatività onirica o diurna, opera, a nostra insaputa, da migliaia di anni.
Questo processo è alla base di ogni trasformazione spirituale.
Esso è stato scoperto e ampiamente descritto simbolicamente, per la prima volta, intorno all'anno zero, da una scuola di pensiero detta gnosticismo, il cui portavoce ufficiale ha nome Gesù di Nazaret, il quale definisce sé stesso come: "Il non nato da donna", in quanto "rinato da sé medesimo", dopo questa presa di coscienza.
Jung ha dimostrato empiricamente in tutte le sue fasi l'esistenza di questo processo autonomo comune a tutta l'umanità e gli ha dato il nome di "processo di individuazione", ossia individuazione del nostro vero Sé.
Questo processo di riacquisizione delle corrette informazioni e quindi della riscoperta delle nostre vere capacità, si attua attraverso la decodificazione delle immagini dei sogni o attraverso la decodificazione dei prodotti artistici medesimi che altro non sono che la manifestazione diurna dell'inconscio, ossia sogni fatti in stato di veglia. Per questo motivo, sovente, chi dipinge molto, ma anche chi è dedito a grande attività cosciente, sogna pochissimo, ma se si smette di dipingere, o se si pone un arresto a quelle attività, si riprende a sognare.
Sono così venuto a conoscenza, tramite la rilettura di tutto il mio lavoro artistico e dei nuovi sogni che andavo facendo, dell'esistenza di un inconscio sopra personale o collettivo, cioè comune a tutta l'umanità, che si manifesta da sempre uguale, nei miti, nelle fiabe, nelle religioni, nelle opere artistiche di tutti i popoli di tutte le epoche, proprio allo scopo di correggere i danni causati alla percezione, dalle distorsioni operate nella psiche dalle convenzioni sociali, convenzioni che sono relative alle singole epoche e quindi passeggere, transeunti le vere leggi della natura e della vera conoscenza che sono invece degli universali.
Questo lavoro di rieducazione della psiche è operato attraverso un linguaggio di immagini simboliche anche esso da sempre uguale, che è indipendente dal linguaggio artistico usato, ossia dalla forma di rappresentazione scelta nelle varie epoche, è indipendente dalla cultura dell'operatore e quindi è indipendente anche dalla sua perizia tecnica. L'artista è costretto a rappresentare queste immagini simboliche per ordine del suo inconscio senza esserne consapevole anche quando crede il contrario, mentre il vero senso di ciò che fa gli sfugge, per aver dimenticato il senso di questo linguaggio simbolico. Senso anche del proprio fare che sfugge alla maggior parte dell'umanità.
L'inconscio continua a inviarci queste immagini simboliche nella speranza che prima o poi, se ne capisca il significato e quindi si possa recuperare l'esatta visione delle cose, mentre, perseguendo in questa via di conoscenza, si vengono poco a poco sviluppando delle qualità molto belle della nostra personalità che non credevamo di possedere.
Molte di queste qualità, che spesso scandalizzano i conservatori benpensanti, da sempre sono indicate come quelle di un vero artista, come anche una certa pubblicità progresso ci ha ricordato recentemente in televisione, facendoci vedere una carrellata di personaggi geniali anche della nostra epoca, tra cui ricordo Albert Einstein e la Callas. Personaggi spesso considerati "fastidiosi" per il loro comportamento e spesso rimproverati per la loro trasgressività, ma che non avendo perso il loro ottimismo in una società migliore, grazie proprio ai loro citati difetti, che forse difetti non sono, da sempre sono guida al progresso umano, sicché la vera "Opera dell'Arte" diventa, in ultima analisi, l'arte di conoscere sé stessi per vivere in armonia con sé e con gli altri, desiderio questo, non solo degli artisti, ma, di tutta l'umanità, di cui gli artisti, fanciulli un tempo disubbidienti, sovente a loro danno, si sono fatti, si fanno e si faranno sempre, portavoce.
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Su o giù? Oppure così in alto, così in basso.
Il mondo di Escher riprodotto in una bellissima avventura di Martin Mistère, Speciale n° 15
Bibliografia essenziale:
Attilio Marcolli: Teoria del campo. Vol. 1, Vol 2.
Paul Klee: Teoria della forma e della figurazione. Vol. 1, Vol. 2
Wassily Kandinsky: Lo spirituale nell'arte.
Ruggero Pierantoni: L'occhio e l'idea, fisiologia della visione.
Frédéric Portal: Sui colori simbolici.
Douglas R. Hofstadter: Goedel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante.
S. Decobert, F. Sacco: Il disegno nel lavoro psicoanalitico con il bambino
Alice Miller: Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé.
Carl Gustaf Jung: La dinamica dell'inconscio. Opere, Vol. 8.
Tommaso, Maria, Verità, Filippo: I Vangeli gnostici.