IL video "sogno" dello sponsor, anticipava la sconfitta dell'Italia ai mondiali di calcio in Francia.

di Sergio Pavone

Non so quanti, tra coloro che hanno assistito alla triste partita che ha escluso l'Italia dai mondiali di Francia, si siano resi conto che l'esito di quella partita è dipeso dal dramma di due persone chiave, drammi simmetrici che si svolgevano, il primo in campo, nella figura del calciatore attaccante Dal Piero, il secondo in panchina, nella figura dell'allenatore.

Nel primo il dramma nasceva dal conflitto cosciente di non essere in quel momento, psicologicamente all'altezza della situazione ma di non potervisi sottrarre per moltissimi motivi di ordine materiale, primo fra tutti quello di non deludere le aspettative dello sponsor. Una grandissima azienda aveva infatti investito milioni di dollari in un'enorme campagna pubblicitaria imperniata su un video il cui soggetto principale erano le scarpe "vincenti" indossate dal calciatore stesso, mentre la simbologia inconscia, usata dal suo ideatore, già denunciava la crisi dei valori che con quel video si volevano proporre e la successiva crisi stessa del calciatore, proprio come se quelle immagini fossero state un sogno di Dal Piero e delle quali in fondo si era fatto complice.

Quel video, come forse molti si ricorderanno, si serviva di immagini che io ho definito: "cimiteriali", le quali ribaltavano i valori simbolici spirituali che dovrebbe rappresentare la figura del calciatore come simbolo moderno dell'eroe solare, (casa altro è infatti la sfera inseguita, se non un simbolo del sé?), lasciando intendere che Dal Piero sarebbe diventato famoso proprio grazie all'uso di quelle scarpe e non già in virtù del suo valore che viceversa avrebbe reso famose quelle scarpe, scarpe che in quel video il calciatore, che è Dal Piero stesso, prende dalla sua stessa tomba.

Commenteremo più avanti dettagliatamente il significato simbolico e inconscio di questa proiezione mortuaria dei pubblicisti della Adidas, cui avrà fatto sicuramente capo una mente direttiva che ci auguriamo sia definitivamente saltata, anche se con discrezione.

In panchina l'allenatore doveva sottostare alla stessa legge, consapevole dello stato psicologico del ragazzo che era come svuotato dal peso di una responsabilità più grossa di quanto fosse capace di sopportare, caduto nella trappola dell'illusione che se qualcuno ti dice che sei bravo, che diventerai il primo della classe, senza il supporto dei relativi valori spirituali, ma dandoti al posto di quelli una grande quantità di miliardi che servono solo a comprare la tua volontà, togliendoti la libertà di essere te stesso, cioè umano e fallibile, ti toglie la possibilità di sbagliare e quindi di migliorare attraverso l'esperienza.

Visto che è solo dagli errori che si può imparare a migliorare, non ne poteva che risultare un grandissimo conflitto dell'anima, per lo più inconscio e devastante. Non dobbiamo dimenticare che questi moderni eroi sono solo dei ragazzi, spesso con scarsa cultura, che dall'uno al due sono portati dall'anonimato all'Olimpo degli dei, sogno coltivato in tutto l'arco della loro giovanissima esistenza e per la realizzazione del quale sarebbero disposti a pagare non a essere pagati, e che effettivamente pagano con fatiche e sacrifici dai quali dovrebbe derivare un'esperienza e una sicurezza di sé che i soldi non possono comprare.

Anche l'allenatore vive in panchina il dramma del conflitto di non poter essere sé stesso, cioè di non potere più essere libero di decidere il da farsi, secondo il proprio valore di giudizio, pur consapevole della situazione drammatica che il ragazzo sta vivendo in campo che è la stessa sua. Anche lui deve soggiacere alla stessa legge mortifera dello sponsor sperando solo in un miracolo, ossia lasciando ancora una volta sulle spalle del ragazzo tutta la responsabilità di quella partita, impossibilitato dalla legge del mercato a far giocare sin dall'inizio un altro più adatto, che pure c'era e che poi non ha potuto fare ameno di tirare fuori all'ultimo, quando ormai era troppo tardi.

Tutti i componenti della squadra affiatata stavano aspettando con ansia quel miracolo, o quella decisione, anche essi consapevoli dell'imposizione cui dovevano soggiacere non per colpa loro, avviliti nello spirito per tante fatiche così stupidamente sciupate. I tifosi il risultato lo chiedono all'allenatore e ai calciatori, non allo sponsor, sono i calciatori sulla linea del fronte a giocarsi la dignità propria, quella della squadra e dell'allenatore. Sono sempre loro a doversi difendere sia dagli attacchi della squadra avversaria, sia dai tifosi, sia dagli intenditori sia dai giornalisti per i quali tutti non si può sbagliare più di tanto e che in un attimo ti possono riportare dalle stelle alle stalle. A cosa sono servite allora tutte quelle fatiche fisiche e psicologiche di tanti allenamenti, sopportate di buon grado solo nella speranza di riuscire a dare il meglio di sé nella speranza di vincere, o magari perdere, ma con onore, nella certezza di aver fatto tutto quanto era umanamente possibile per evitarlo? Essi coltivano comunque e sempre il sogno della vittoria raggiunta attraverso le qualità personali e l'affiatamento con le rispettive qualità degli altri compagni.

Il video clip anticipatore.

Passiamo ora ad analizzare il video pubblicitario della Adidas come se fosse un sogno dell'ideatore o di Dal Piero stesso e tentiamo di darne una lettura simbolica.

Il video, rigorosamente in bianco e nero, con un'atmosfera decisamente cupa, inizia con la vista di un campo di calcio, dove il verde dell'erba è diventato un tappeto completamente nero uniforme, il cielo è coperto di nubi cariche di pioggia che fanno presagire un imminente temporale rovinoso, nel campo non ci sono calciatori, ad eccezione di Dal Piero mentre dal terreno, ordinatamente disposte su tutta la sua superficie, si ergono le strutture bianchissime di tante porte ma prive di rete. L'impressione che se ne trae è di un cimitero con le sue lapidi ben ordinate. Per interpretare simbolicamente questo esordio, non ci vuole molta competenza, anche se si potrebbero riempire numerose pagine, a noi basterà soffermarci sui significati simbolici principali:

Il bianco e nero del video.

E' il simbolo dei conflitto degli opposti estremi: il bene contro il male, la vita contro la morte.

Il nero uniforme al posto del verde dell'erba del campo.

Rappresenta la morte dei valori spirituali raggiungibili attraverso un processo di trasformazione psichica da materiale a spirituale da sempre rappresentato dal colore verde e dall'erba. Per lo stesso motivo è il colore di Venere ermafrodita, controparte femminile del rosso Mercurio e rappresenta quindi la madre terra, l'inconscio, in definitiva l'anima mediatrice della divinità cui bisogna dare ascolto, la simbologia ci dice quindi che anche essa è morta.

Le nubi minacciosamente cariche di pioggia.

Mentre nei sogni la pioggerella o uno spruzzo d'acqua dall'alto preannuncia sempre l'acquisizione di una nuova verità emergente dall'inconscio e serve ad esorcizzare la paura naturale verso tutto ciò che è nuovo, misterioso e trasformante, è anche la simbologia onirica da cui derivano nelle religioni tutti i riti battesimali. Qui invece siamo di fronte all'approssimarsi di un temporale minaccioso e devastante.

Le porte come lapidi e senza rete.

Come si fa a fare goal e a dimostrare di averlo fatto in una porta senza rete? E quale è la porta in cui si deve tirare? E dove sono gli amici, i compagni di squadra che ti devono aiutare? E gli spalti sono deserti, dove sono gli amici tifosi che ti devono incoraggiare e gli avversari che devono mettere alla prova e stimare il tuo valore? Tutti morti, li ha uccisi la decisione del calciatore che ha soggiaciuto a vendere la sua libertà ossia la sua volontà cioè i suoi veri sentimenti alle leggi del mercato e il campo della sua azione eroica è diventato così il suo cimitero.

La scena adesso cambia e l'azione del video sogno si sposta all'interno dello stesso cimitero. Dal Piero sta correndo lungo un corridoio plumbeo le cui pareti altissime di pietra o marmo scuro, raccolgono, da terra sino al soffitto, una innumerevole quantità di loculi dove (forse) sono riposte le spoglie di altrettanti sportivi. Sulle lapidi quadrate che coprono i loculi sono applicati gli strumenti dello sport che li ha resi famosi.

Dopo una corsa interminabile Dal Piero raggiunge la fine del corridoio che si apre su una grandissima sala rotonda pure essa edificata con grandissime pietre, (la pietra dei filosofi è la più piccola e disprezzata dagli sciocchi), all'altro capo della quale sulla parete c'è un gigantesco Mandala "bersaglio", con al centro un piccolo foro nero della dimensione di un pallone. Dal Piero prima di entrare raccoglie dalla propria lapide, che è l'ultima di quella interminabile serie, le sue scarpe Adidas, (che anche esse sembrano di pietra) e, sebbene sia sudato e trafelato per la corsa, le calza velocemente per dare poi un poderoso calcio ad un pallone che lo stava aspettando, simbolo del suo Sé calciato via, il quale così colpito, con grande enfasi passerà precisamente attraverso quel buco nero sancendo definitivamente la morte spirituale rappresentata da quell'impresa.

Anche questo video quindi, come tutti i prodotti della creatività umana, viene direttamente dall'inconscio di chi lo ha ideato, con un significato del tutto opposto ai desideri di chi lo ha prodotto (come per la favola di Pinocchio), e con le informazioni simboliche spirituali necessarie a non commettere quegli errori fatali di comportamento che portano proprio a quei risultati opposti che derivano dall'aver ucciso l'Anima e con essa i veri valori di cui si fa mediatrice per il benessere materiale e spirituale dell'interessato. Questo video quindi conteneva già tutte le informazioni di come sarebbe andata a finire nella realtà a causa di questi avvertimenti inascoltati.

sergio.pavone@aleph.it

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