La Nazione (cronaca Firenze), 11 febbraio 2001
"Conti, martirio non sterile"
Quindici anni non hanno offuscato la memoria. E' la prima impressione che si percepisce in un Salone dei Cinquecento davvero gremito, per assistere alla commemorazione di Lando Conti, l'ex sindaco repubblicano, assassinato dalle Brigate Rosse il 10 febbraio del 1986, al ponte alla Badia. C'è la Firenze di ieri, molti volti di chi ha retto le sorti della città e non solo; e ci sono i visi della città di oggi, di amministratori, politici, e di tanta gente che questa città la costruisce ogni giorno nelle sue attività, nel suo impegno professionale. Quella città dalla quale veniva proprio un uomo come Lando Conti, prima cittadino e imprenditore e poi politico. E che della politica, più di molti altri, aveva interpretato il senso fondamentale dell'impegno al servizio delle istituzioni. E' stato il sindaco di oggi, Leonardo Domenici, a prendere la parola per primo, presentando uno a uno gli oratori ufficiali della commemorazione: Gustavo Raffi, gran maestro del Grande Oriente d'Italia; Umberto Cecchi, direttore de "La Nazione"; il professor Cosimo Ceccuti; l'onorevole Giorgio La Malfa, segretario del Partito repubblicano. "Leggendo i suoi interventi - ha detto il sindaco - ho trovato temi che condivido, primo fra tutti l'invito alla città a guardare avanti con fiducia e a non perdersi dietro una continua litigiosità". Gustavo Raffi, gran maestro del Grande Oriente, ha parlato di Conti "cittadino dell'umanità" e della sua figura di massone. Ha ricordato il suo continuo richiamo agli ideali mazziniani, come quando il 18 aprile dell''84, eletto sindaco, lanciava il suo invito: "Faccio appello all'altra Firenze, a quella che ha voglia di lavorare, alle persone per bene". Un impegno di coerenza, che Conti aveva preannunciato nel lontano 1957, quando, l'11 di novembre, aveva vissuto la cerimonia di iniziazione massonica a Prato:"Ritengo che il principale dei doveri per me stesso sia quello di seguire i principi di giustizia e di tolleranza". Citando Mazzini, Raffi ha poi concluso: "Il martirio non è mai sterile". C'è stato , a questo punto, un lungo e forte applauso, con il Salone dei Cinquecento tutto in piedi. Umberto Cecchi, che ha affrontato il tema del "sindaco dell'altra Firenze", ha offerto una lunga serie di ricordi personali. Come quello, tragico, del giorno dell'assassinio, quando, mentre a "La Nazione" era in corso un convegno col senatore Spadolini, toccò proprio a lui avvisarlo di quanto era accaduto. Se c'è stato un personaggio antesignano del nuovo politico, del personaggio cioè preso dalla società e messo nella politica con spirito di servizio per gli interessi generali, ha continuato Cecchi, quello è stato proprio Lando Conti. Un sindaco fatto di "umiltà e coraggio". Con quel suo richiamo all'"altra Firenze", alla città di chi davvero ne proteggeva l'anima e ne aiutava la crescita in tutti i sensi. Il professor Cosimo Ceccuti, segretario generale della Nuova Antologia, ha ricordato i rapporti fra Conti e Giovanni Spadolini. Conti, ha detto fra l'altro, non fu ucciso a caso. Fu ucciso "non potendo colpire Spadolini, fautore della linea più dura contro il terrorismo. "Quel bersaglio - ha continuato - era anche una precisa scelta politica: non si colpiva solo un repubblicano, ma anche l'uomo nuovo del Partito repubblicano su cui Spadolini puntava". Un ricordo, quello di Conti, ha concluso, che deve servire a non abbassare la guardia sul terrorismo, come avrebbe voluto anche Giovanni Spadolini. Giorgio La Malfa ha infine tracciato le linee dell'impegno politico di Lando Conti, sottolineando come "essere mazziniani nella lotta politica, vuol dire far parte di una minoranza battagliera". Proprio il ruolo che svolse Conti, ha aggiunto, nella Firenze delle grandi forze come il Pci e la Dc. Dando una testimonianza, ha concluso, di quegli ideali ai quali, ancor oggi, il Partito repubblicano si richiama.
di Ennio Macconi