VITA DI MATTIA PRETI
di
Prof. Giovanni Canino(da Tavernarte a cura dell'Amministrazione Comunale)
Mattia Preti nacque a Taverna il 24 febbraio 1613, da Cesare e da Innocenza Schipani, appartenenti alle famiglie "onorate" per qualità morali e intellettuali.
Taverna non possiede alcun documento relativo alla sua infanzia; addirittura manca nei libri parrocchiali di S. Martino, ove fu battezzato, la pagina di registrazione della nascita del Preti.
Giovanissimo, di animo squisitamente sensibile, accompagnandosi ad una carovana di mercanti, nel 1630, raggiunse Roma, ove si dedicò allo studio del disegno, frequentò l'Accademia di San Luca ed entrò nelle grazie di donna Olimpia Aldobrandini, per mezzo del Cardinale Rospigliosi, famoso mecenate.
Dietro intercessione della principessa, il Papa Urbano VIII conferì al Preti il titolo di Cavaliere delle Lance Spezzate e nominò Vescovo di Sutri e di Lodi Don Marcello Anania, anch'egli tavernese e maestro del pittore. Attratto dalla magica potenza del disegno del Guercino, che aveva esposto nella Basilica di S. Pietro la "Sepoltura di S. Petronilla", si recò a Cento, accolto nella scuola del maestro, dietro presentazione delle credenziali della principesa e del cardinale Rospigliosi. Il Preti, sebbene il maestro, intuendone le eccezionali doti, avesse voluto trattenerlo, esuberante e voglioso di acquisire nuove esperienze, si recò a Venezia, a Modena, a Milano, a Parigi, ad Anversa ospite del Rubens.
Nel 1647, appresa la morte del Lanfranco, che aveva atteso ai lavori della cupola di S. Andrea della Valle, ritornò a Roma e il Cardinale Francesco Peretti lo prescelse tra i partecipanti al concorso: gli affreschi del Coro, rappresentanti il martirio del Santo, affidatigli nel 1650, furono scoperti nell'aprile del 1651 "con molto plauso universale" (così si legge nel diario manoscritto esistente nell'Archivio della Chiesa). Il successo, però, dovette essere piuttosto contrastato, se è vero che fu costretto a riparare a Napoli, in seguito ad un diverbio con un critico degli affreschi. A Napoli rimase per un quinquennio 1656/60, durante il quale la sua feconda attività arricchì la città di affreschi e di tele, alcune incomplete a causa del suo trasferimento a Malta, presumibilmente nel 1661, se già in quell'anno venne ricevuto Cavaliere di Grazia dell'Ordine Gerosolimitano. Nell'isola lavorò intensamente per superare difficoltà e stenti di ordine economico, tanto che nel 1669, mandando al Ruffo un quadro, nel quale San Luca, che dipingeva la Vergine, era effigiato nudo, il Nostro scrisse: "Viene ignudo il pittore per avere sì poca somma dopo tanti anni di fatica in quest'isola". Nel 1672/74, l'affetto e la nostalgia per la terra natia, lo spinsero a Taverna, ove lasciò tele, preziosi pegni del suo grande amore, alle Chiese ed a privati. Il soggiorno a Taverna dovette essere breve, se in un documento dell'Archivio dell'Opera del Duomo di Siena il 13 agosto 1675 è notata, la spesa del quadro di S. Bernardino di L. 1200 (SIC), rimesse a Malta dal Sig. Cav. fra Mattia Preti".
Nell'ultimo periodo della sua vita, trascorso stabilmente a Malta, il Preti ricevette compensi, benefici e privilegi e solo nel 1691 il Consiglio dell'Ordine Gerosolimitano gli riconobbe, con un atto di gratitudine, la pensione a vita. Nonostante un simile riconoscimento, il pittore non interruppe la sua attività nè "l'età grave aveva cominciato a diminuire il credito e la stima dei suoi pennelli". Travagliato da una cancrena al viso, si spense il 13 gennaio 1699. I suoi resti mortali riposano a La Valletta nella chiesa di San Giovanni e sulla tomba il Gran Priore Camillo Albertini fece incidere "Magnum picturae decus ......