LA VIA DEL MARE
di
Giuseppe Valentino(da
Mattia e Gregorio Preti a Taverna catalogo completo delle opere di John T. Spike - Museo Civico di Taverna - Centro Di della Edifimi srl. Firenze)
" ... viene appresso la foce d'Alli, così lo chiamarono i Greci, alludendo per esser molto pescoso, alla verità del fatto: ne' mediterrani ci aspetta Taverna, ha questa Città l'origine dall'antica Treschines, la quale essendo una volta ruinata da Mori nella Marina, e poi redificata entro terra in sito quasi inespugnabile; fu saccheggiata per un lungo assedio da Guglielmo Normado, mentre tenua la parte della Contessa di Cariati sua rubella, al si cadde un'altra volta affatto, seguendo la fation d'aragonesi per mezo di Francesco Sforza, ove appaiono gran parte hoggi le mura, il castello, e il vescovato, ch'ella ritenea sotto il titolo di Sant'Angelo; s'habita la terza volta quasi due miglia lontano sotto un bellissimo aere fra due fiumi, piena d'ameni fonti, della quale rimbomba la fama per tutto per li molti Theologi, Filosofi, Legisti, Medici, e dotti nelle lingue, agiungendolene maggior la vita essemplare del Clero, e l'Honestà delle done, che da vero in questo non da luogo a niuna città del Regno..."1. Questa è la descrizione di Taverna fatta nel 1573 da Gian Lorenzo Anania, cosmografo e teologo della città, esponente della nuova cultura umanistica che vide protagonisti in Calabria Bernardino Telesio e Tommaso Campanella.
Il Seicento a Taverna fu un secolo caratterizzato da avvenimenti storici eccezionali, tutt'altro che oscuro o decadente, come spesso a torto è stato rilevato. I palazzi nobiliari, le chiese e i conventi, già ricchi di opere d'arte, furono centri di idee e di azioni che portarono ad un concorso di forze sociali che nel 1605 definirono una forma di governo autonomo, retto dall'aristocrazia locale attraverso l'elezione di un Sedile Patrizio che ebbe sede nel refettorio del convento di San Domenico2.
Gregorio nel 1603 e Mattia nel 1613, nacquero nell'antico borgo di Portacise, da Innocenza Schipani e Cesare Preti, famiglia appartenente al ceto degli Onorati3.
Don Marcello Anania, nipote di Gian Lorenzo Anania, parroco della Chiesa di Santa Barbara Fino al 16394, fu il precettore di Mattia che venne istruito "nella Gramatica, e nelle buone lettere, nel corso dé quali studj spinto da un genio naturale, solea copiare alcune stampe degli elementi del disegno lasciate in casa da Gregorio suo fratello, allor ch'ei partì per Roma"5.
Gregorio, prima di stabilirsi nella Capitale all'età di 25 anni6 ebbe la possibilità di studiare proprio a Taverna le opere d'arte di Giò Bernardino Azzolino, Giovanni Balducci ed altri maestri ed artieri che lavorarono per il borgo silano. Fin dalla seconda metà del Ouattrocento7, e nel quale esistevano nove Prefetture delle Arti di cui una della seta che si pone alla base della prima formazione artistica di Gregorio Preti, iscritto all'Accademia di San Luca come ricamatore ed in seguito come pittore8.
Mattia, all'età di 17 anni, "sentendo che Gregorio suo fratello avea grido di buon Pittore in Roma, ed invitato ad andare colà dal medesimo, che ricordavasi della di lui abilità nel disegno, senza curar punto delle preghiere della Madre, quasi fuggiasco partì dalla Patria, accompagnandosi con alcuni Mercanti di seta, e dopo brieve dimora in Napoli, a Roma si condusse. Giunto in quell'alma Città, fu amorevolmente accolto da Gregorio, e quindi incaminato né severi studj di Filosofia, e di Matematica, e specialmente di prospettive, e di Architettura, e confortato alla lettura delle Sacre, e Profane Istorie, in ciascuna delle quali facultà egli eccelente divenne. Ma perché (come abbiam detto) il genio di Mattia era inclinato al disegno al disegno ei volle sopratutto che il fratello lo istruisse nelle buone regole di esso ..."9
Il legame tra i due fratelli Preti a Roma e di entrambi con il paese natale fu fortissimo, e lo testimoniano meglio di qualsiasi documento o scritto le opere pittoriche che hanno trovato in questo catalogo, per la prima volta, una più chiara logica di attribuzione ed ordinazione cronologica. La fondazione degli altari gentilizi nelle chiese di Taverna e la nomina a Roma di Don Marcello Anania, Vescovo di Sutri e Nepi, favorirono notevolmente il prezioso scambio culturale e di esperienze fra i due pittori calabresi che già nel 1646 abitavano in case diverse e lavoravano in botteghe autonome in Roma10.
Dalla stessa nuova cronologia delle opere pretiane di Taverna, risulta molto probabile che la città ebbe un proficuo rapporto di commissioni, inizialmente con Gregorio Preti interrotto soltanto nel 1672, anno della sua morte, documentata in patria in un registro della chiesa parrocchiale di San Silvestro nel quale venne annotato:" campana sonata pel Sr. Greg. Preti Pittore in Roma n.ro Paesano..."11
A seguito della morte di Gregorio, Mattia ormai pittore ufficiale e Cavaliere dell'Ordine di Malta, lasciò l'isola per recarsi a Roma, e sembra una ipotesi probabile che in quella occasione tornò a Taverna, "egli allorché stava in Malta sempre diceva, che partitone voleva tornare per qualche tempo alla patria..."12
I lavori di ampliamento e nuova decorazione degli edifici ecclesiastici di Taverna, iniziati negli ultimi anni sessanta del Seicento, ricevettero un considerevole impulso per tutto il successivo ventennio 1670-1690. Le committenze delle pale d'altare ed alcuni stilemi decorativi della chiesa di San Domenico, simili a quelli della Cattedrale di San Giovanni a La Valletta, disegnati da Mattia in Malta, potrebbero essere frutto, più che di un passaggio dell'artista a Taverna, di una sua più duratura presenza, "... ed egli era il tipo da desiderare di ritornare vittorioso, anche per poco, in mezzo ai paesani e congiunti, che l'avevano un tempo apprezzato alla stregua del ceto, non di prima classe."13
La fondazione di una Cappella Padronale, fatta costruire da Mattia proprio nella chiesa nobiliare di Taverna, ci induce infine ad avanzare una suggestiva ipotesi riguardante l'iconografia stessa della pala dedicatoria raffigurante la Predica di San Giovanni Battista con l'autoritratto dell'artista; in particolar modo su quel paesaggio fatto di rocce e alberi di quercia, delineato sullo sfondo da un profilo montuoso, contrastato dai bagliori rossi di cielo e mare su cui sembra dove terminare l'accennato greto di un Fiume. E' davvero una forte emozione poter ancora osservare dal borgo natio del pittore, dal quartiere di Portacise, dove Mattia aveva vissuto l'infanzia e l'adolescenza, quello stesso paesaggio sul degradare dei due Fiumi che si congiungono dopo Taverna e sfociano sul percorso della via che portava all'antico, greco mare.
Taverna, 24 febbraio 1997
1) G. L. Anania, La Universal Fabrica del Mondo, Giuseppe Cacchij dell'Aquila, Napoli, 1573, p. 58.2) Cfr. G. Valentino, Taverna Città d'Arte, Lamezia Terme, 1994, p. 5.
3) Cfr. A. Frangipane, Mattia Preti il Cavalier Calabrese, Milano, 1929.
4) Ibidem, p. 177
5) B. De Dominici, Vita del Cavalier F. Mattiai Preti detto il Cavalier Calabrese, in F. Cannata, Il Cavalier Calabrese Mattia Preti, Catanzaro 1978, p. 249.
6) Cfr. E Piccirillo, Note biografiche e documentarie, in Mattia Preti, Roma, 1989, p. 60.
7) G. Valentino, op. cit., pp. 75-76-77.
8) F. Piccirillo, op. cit., p. 60.
9) B. De Dominici, op. cit., p. 249.
10) F. Piccirillo, op. cit., p. 61
11) A. Frangipane, Op. cit., p. 181.
12) L. Pascoli, Di Alattia Preti, in E Cannata Il Cavalier calabrese Mattia Preti, Catanzaro 1978, p. 245.
13) A. Frangipane, op. cit., p. 126.