LE OPERE DI MATTIA E GREGORIO PRETI A TAVERNA
di
John T. Spike(da
Mattia e Gregorio Preti a Taverna catalogo completo delle opere di John T. Spike - Museo Civico di Taverna - Centro Di della Edifimi srl. Firenze)
E nell'eminenza della Pittura, si rende riguardevole, non solo all'Italia; ma a tutta l'Europa, il Cavalier Gerosolimitano Fra Mattia Preti oggi vivente in Malta, chiamato volgarmente il Cavalier Calabrese.
Padre Giovanni Fiore, Della Calabria Illustrata, Napoli, Tomo 1, 1691, p. 208.
Le pale d'altare di Mattia Preti a Taverna hanno costituito per tre secoli una collezione permanente delle sue opere. Vi sono altre città in Italia che conservano con orgoglio i capolavori dei concittadini più geniali, come Bassano per esempio, o Cento con Guercino; ma fu Mattia Preti il primo pittore a creare, con deliberato impegno e con notevole dispendio di mezzi, un monumento permanente a sé stesso. Benché l'artista non abbia lasciato alcun documento in proposito, le opere parlano da sé.
Nel 1680, San Domenico - una delle principali chiese di Taverna distrutta da un terremoto -fu interamente ricostruita. Fu necessario commissionare nuovi dipinti per gli altari e nonostante Mattia Preti vivesse a Malta dal 1661, egli era venuto a conoscenza della situazione. Per vie non documentate, l'artista ottenne la commissione per l'esecuzione della monumentale tela con Il Cristo fulminante, nel coro dietro l'altare maggiore, oltre alle nuove pale d'altare con La Crocefissione, Il Martirio di San Sebastiano, San Francesco di Paola e Il Martirio di San Pietro da Verona. Queste opere, insieme ad altre, furono eseguite a Malta e da qui mandate per nave a Taverna negli anni ottanta e primi novanta del Seicento.
Il settantenne, ma energetico Preti era contemporaneamente impegnato nella creazione di nuove pale d'altare destinate a due altre chiese importanti di Taverna, Santa Barbara e la Chiesa dei Cappuccini. Il Patrocinio di Santa Barbara fu installato nel coro della chiesa nel 1688. I documenti pubblicati da Alfonso Frangipane e Anna Russano Cotrone mostrano come il Preti utilizzò i cento ducati del compenso per il dipinto come parziale pagamento per l'acquisto di una cappella privata nella chiesa di San Domenico.
L'orgoglio del Preti per la sua città natia, nonché per se stesso, si manifesta chiaramente nella decisione di acquisire e decorare una cappella che egli ben sapeva non avrebbe mai veduto. Questo gesto straordinario rappresentò anche una sorta di rivalsa che risarciva per la delusione subita dalla famiglia nel 1605, quando al padre Cesare Preti fu negato lo status di nobile a causa dell'insufficiente ricchezza1. Da adulto, Mattia Preti si servì dal prestigio conferitogli dalla sua reputazione artistica per accedere, nel 1641, al Nobile Ordine di San Giovanni e più tardi, nel 1661, al rango di Cavaliere di Grazia; da vecchio, Preti poté permettersi di dotare una cappella in San Domenico, una spesa che superava di molto i mezzi finanziari dei genitori. L'altare fu dedicato al suo patrono, San Giovanni Battista, e la tela monumentale include anche il suo autoritratto che lo raffigura vestito da cavaliere.
Le lodi pubblicate nel 1691 da Padre Fiore, il grande storico della Calabria sacra, sottolineano l'immediato successo degli sforzi compiuti dal Preti per lasciare la propria impronta a Taverna. Benché la popolazione di Taverna non superasse le tremila anime, essa è frequentemente citata da Padre Fiore nella sua Calabria Illustrata come un centro religioso e culturale. Nel Cinquecento e Fino all'epoca della nascita del Preti, Taverna era nota per gli studi umanistici. Nel 1526 fu visitata da Leandro Alberti, un letterato bolognese che ne descrisse il "nobile castello" e "i suoi uomini nobili e letterati, specialmente in legge canonica e civile, Fino a quelli versati in letteratura Greca e Latina; come risultato, Taverna ha reso grande il nome della Calabria"2.
Mattia Preti e il fratello maggiore Gregorio (1603-1672), erano dei giovanotti quando lasciarono Taverna per perseguire le loro ambiziose carriere di pittori a Roma. Nella città natia avevano imparato la grammatica e la retorica, ma non la pittura. Sembra che le loro visite a Taverna siano state rare3, ma i dipinti di Mattia e Gregorio Preti che vi sono conservati dimostrano che ambedue i fratelli mantennero i contatti con Taverna e la Calabria per tutta la loro vita.
Probabilmente, Gregorio mandò la Madonna della Provvidenza da Roma per la cappella della vecchia chiesa di San Domenico a Taverna. La dispersione degli archivi della chiesa non permette di ricostruire la documentazione relativa agli altari, ma l'attribuzione ottocentesca di questo dipinto, decoroso seppure freddino, a Gregorio Preti è confermata dallo stile.
Non è noto dove Gregorio si sia formato artisticamente, ma le sue opere mostrano che egli cercava di mescolare l'influenza subita dalla pittura dei napoletani Fabrizio Santafede e Gian Bernardino Azzolino (le opere dei quali si potevano vedere nelle chiese di Taverna) con il classicismo romano del Domenichino. Dopo il 1640, Gregorio divenne il più fedele imitatore del fratello; molti dei suoi dipinti sono entrati a far parte di collezioni museali e private come attribuzioni a Mattia Preti.
Nel 1636, il ventenne Mattia divideva uno studio a Roma col fratello maggiore; la vicinanza fra i due si palesa nella Madonna della Purità che fu commissionata intorno a questa data dalla famiglia Poerio per una cappella in San Nicola. Fu Gregorio a dipingere quasi tutta la pala d'altare, anche se la figura più interessante - il San Nicola - fu eseguita da Mattia che a dispetto della minore età già dimostrava maggiore talento. L'altra scoperta portata alla luce dalla presente ricerca indica che Gregorio Preti continuò ad eseguire pale d'altare per le chiese di Taverna, mentre Mattia diventava sempre più richiesto da prelati e principi romani. La Santa Teresa d'Avila in Estasi con San Francesco Saverio e San Filippo Neri, precedentemente attribuita ad un anonimo, è una tela importante per questa ricerca poiché, in un inventario del Settecento della chiesa di Santa Barbara, Gregorio ne è esplicitamente citato come l'autore ("fratello del Cavalier Mattia"). Quando Mattia Preti si trasferì a Napoli nel 1653, i suoi primi protettori, oltre ad altre amicizie di Taverna e della Calabria, furono gli Schipani che erano parenti da parte di madre4. Prima di dipingere i famosi affreschi ex-voto sulle sette porte della città, Preti aveva dipinto la cupola di San Domenico Soriano, la chiesa calabrese di Napoli. Nei primi anni della stessa decade, egli fu contattato da Taverna per eseguire una cornice dipinta per l'icona bizantina con la Madonna delle Grazie .
Benché non vi siano documenti che segnalano visite del Preti a Taverna durante i suoi anni napoletani (1653-1660), la possibilità che egli vi abbia compiuto un breve soggiorno è rafforzata da un documento recentemente scoperto da Giuseppe Valentino. Nel 1662, viene registrata una donazione del Preti dei raccolti annuali di un piccolo appezzamento di terreno vicino a Taverna fatta in cambio della celebrazione di messe all'altare della Madonna dell'Arco, nella chiesa di Santa Barbara. Questa proprietà fu presumibilmente ereditata dai genitori o da altri parenti stretti; in ogni caso, la donazione prova il suo costante impegno verso la città natia. E' improbabile che egli fosse presente alla transazione, perché nel 1662 era a Malta occupato a dipingere la volta della chiesa di San Giovanni a La Valletta.
L'unica pala d'altare che, sulle basi dello stile, può con sicurezza essere datata agli anni maltesi del Preti precedenti il 1680, è la Sacra Famiglia con i Santi Anna, Gioacchino, Antonio da Padova e Bonaventura, che purtroppo non è più in Taverna. Dipinto per la Cappella Veraldi nella chiesa dei Cappuccini intorno al 1670, fu trasferito dagli eredi della famiglia nel loro palazzo a Catanzaro nel 1866. L'attuale ubicazione è sconosciuta e la sua riscoperta agognata dal Museo Civico di Taverna.
Sia Mattia che Gregorio devono aver eseguito dipinti per le collezioni delle grandi famiglie di Taverna, ma nessuno di questi è conservato nella città. Per alcuni anni, i cittadini di Taverna hanno cercato di comprare i dipinti originali e arricchire la straordinaria eredità del Preti composta da oltre venti pale d'altare.
Allo stato attuale, la Regione Calabria ha reso possibile al Museo Civico l'acquisto di un importante disegno preparatorio per i dipinti di Mattia Preti in San Pietro a Maiella. Questa notevole acquisizione rappresenta, ancora una volta, la stima dei calabresi per il loro compatriota.
Note
1) A. Frangipane, Mattia Preti, Milano 1929, pp. 13-14. Quando l'ordine di San Giovanni gli chiese di provare il suo lignaggio, Preti dichiarò, probabilmente a ragione, di essere parente degli altri Preti di Calabria, la nobiltà dei quali era già stata riconosciuta. Sua madre, Innocenza Schipani, era senza dubbio imparentata ad una delle famiglie nobili di Taverna. Cfr. I. Clifton e J.1 Spike, AIaltia Preti's Passage lo Naples: A Documented Chronology, 1650-1660, in 'Storia dell'Arte, 65, 1989, p. 54.2) L. Alberti, citato in Taverna in Calabria, centro di cultura umanistica nei secoli XVI-XVII in "Calabria Nobilissima". V, 1951, pp. 35-43. Per la bibliografia su Taverna, vedi G. Valentino, Taverna Città d'Arte, Lamezia Terme 1994. pp. 3-7.
3) Nel 1668, quando Gregorio Preti si sposò, due suoi amici artigiani di Taverna residenti a Roma dichiararono che egli era arrivato a Roma circa quarant'anni prima e che, da allora, non aveva mai lasciato la città. A. Frangipane, Artisti Calabresi del Seicento in Roina, in "Brutium", VIII, 1929, 9-10, p. V.
4) J. Clifton e J.T. Spike, op. cit. 1989, pp. 51-54.