Il Museo Civico di Taverna

Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Studio scientifico sulle opere pretiane di Taverna

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NOTA DI PRESENTAZIONE AL PROGETTO SCIENTIFICO

Mauro Matteini, Alfredo Aldrovandi, Carlo Lalli.

Nell'ambito del programma di studio intrapreso dal Museo Civico di Taverna per il corpus di dipinti di produzione e di scuola Pretiana conservati a Taverna stessa, il contributo del Laboratorio Scientifico dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze si è concretizzato nell'esame d'alcune opere di entrambi i Maestri , Gregorio e Mattia, e di altri dipinti di scuola, d'incerta attribuzione.

L'obiettivo principale delle indagini è stato quello di studiare la tecnica di esecuzione delle opere e i materiali impiegati applicando tecniche analitiche diverse, in modo da disporre di ulteriori parametri di confronto delle diverse opere.

Le indagini sono state quindi articolate in varie fasi adottando, inizialmente, metodiche non invasive quali la Riflettografia in I.R, la Fluorescenza in U.V., le riprese Radiografiche; successivamente, analisi su campioni prelevati: esami stratigrafici su sezioni nel visibile e in U.V. al Microscopio Ottico, microanalisi chimiche e, all'occorrenza, Spettrofotometria FT-IR.

Il primo tipo di indagini, a carattere non invasivo, era indirizzato alla verifica di possibili pentimenti, sovrapposizioni, restauri pittorici, ecc. non facilmente riconoscibili con la sola percezione visiva. Tale fase ha comunque costituito anche una premessa indispensabile per la individuazione di aree sicuramente originali in cui effettuare prelievi mirati per le analisi.

E' noto infatti che sia le radiazioni X che quelle in IR , grazie alla loro capacità di penetrare attraverso le stesure pittoriche superficiali, consentono lo studio della struttura interna dei dipinti.

La fluorescenza in U.V. d'altra parte permette una differenziazione ottica delle sostanze più recenti eventualmente presenti in superficie (nuove vernici, fissativi, ritocchi, ecc.).

Questa tipologia di indagini trova congrua integrazione nello studio dei materiali costituitivi e delle successioni stratigrafiche, condotto sui prelievi.

Nel loro complesso, le diverse indagini consentono di acquisire una serie di informazioni utili alla elaborazione di un quadro più preciso del modo di operare dell'artista e dei materiali da esso impiegati nei diversi strati preparatori e cromatici.

Ogni artista infatti realizza l'opera adottando procedimenti e fomulazioni in modo assai proprio e peculiare, comunque passibile di evoluzione ed aggiustamenti nel corso del tempo.

ALCUNI RISULTATI IN SINTESI

Trattandosi di un corpus di opere afferente ad un medesimo ambito tecnico-culturale non erano certamente da attendersi sostanziali differenze nei dipinti esaminati dei due artisti e attribuiti alle rispettive scuole e/o ambiti, tuttavia le indagini effettuate hanno potuto comunque mettere bene in evidenza alcune significative specificità.

Tali peculiarità riguardano soprattutto le mestiche che, in base alla composizione, alla granulometria dei componenti e allo spessore degli strati, permettono di raggruppare i dipinti presi in esame in diverse tipologie.

Così ad esempio le pitture di Mattia e quelle definite di ambito Pretiano, sono caratterizzate da una mestica di preparazione di tonalità rossastra, dovuta all'impiego di bolo o analoghi materiali ocracei a pasta fine di natura ferroso-silicatica.

Negli altri invece, attribuiti a Gregorio o ad entrambi gli artisti, prevalgono mestiche di colore grigio-bruno contenenti carbonato di calcio, meno ricche di componenti ferrosi, e palesemente realizzati in più sovrapposte stesure.

Anche a livello delle stesure pittoriche le indagini hanno messo in luce differenze potenzialmente significative. Infatti, mentre sembra proprio di Mattia operare con stesure cromatiche semplici, con un principale strato pittorico a corpo e finiture solo in forma di velature, la tecnica riconducibile all'altro gruppo di opere è realizzata in modo più articolato. Si inizia anche in questo caso con campiture cromatiche di fondo a corpo, seguendo al di sopra stesure finali con tonalità cromatiche spesso differenti rispetto alle sottostanti, determinando effetti ottici che sono il risultato della combinazione di entrambe.

Quanto al tipo di pigmenti impiegati non sono state invece rilevate differenze significative; la tavolozza è quella classica del periodo di produzione dei due artisti. Il legante è comunque di natura oleosa.

Le indagini radiografiche hanno messo in evidenza una quantità di elementi diversi che potranno risultare assai utili agli studi di carattere storico-artistico. In particolare in alcuni dipinti, come ad esempio quello raffigurante la Madonna della Purità di Gregorio e Mattia Preti, sono stati bene evidenziati pentimenti che talvolta modificano anche in modo sostanziale la primitiva impostazione,

In altri dipinti i metodi non invasivi di indagine hanno permesso di individuare evidenti rifacimenti posteriori, come ad esempio nel caso della tela di ambito di Mattia Preti raffigurante la Trinità e Sante Martiri.

Una situazione particolare da segnalare è infine quella riguardante il dipinto raffigurante i Santi Pietro e Paolo eseguito da Mattia Preti come bozzetto preparatorio degli affreschi della Chiesa di San Biagio a Modena e attualmente nel Museo Civico di Taverna.

L'indagine mediante RX ha rivelato infatti una situazione inaspettata: l'immagine radiografica ha messo in evidenza la presenza di una prima versione, al di sotto di quella a vista, eseguita con l'impiego di materiali pittorici assai radio opachi applicati a stesure spesse.

La lettura di tale prima composizione appare ben evidente capovolgendo la lastra radiografica. Si riconosce con chiarezza la presenza di un personaggio a mezzo busto, raffigurante un santo vescovo. Sono ben visibili l'aureola del Santo, il pastorale tenuto nella mano sinistra e la mitra collocata nell'angolo sinistro in basso del dipinto. Evidentemente l'artista ha utilizzato quale supporto per il bozzetto dell'affresco una tela già dipinta.

Solo a titolo di nota ci limitiamo a segnalare un'apparente notevole analogia figurativa di detta immagine sottostante con il ritratto di un Monaco Domenicano, tela di Gregorio Preti, conservata nello stesso Museo Civico di Taverna.

 

PROGETTO DI STUDIO SCIENTIFICO SULLE OPERE PRETIANE

Caterina Bagnato

L'impostazione progettuale, lo svolgimento e la successiva acquisizione di dati che qui si presentano è il risultato dello studio scientifico a cura del Museo Civico di Taverna, condotto dai tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze su un gruppo di opere di Mattia e Gregorio Preti, individuate tra quelle custodite a Taverna , eseguito in condizioni diverse dal visibile ed attraverso analisi stratigrafiche-chimiche realizzate su campioni prelevati da alcune di esse.

Tale studio, che si può definire di impostazione, costituisce la realizzazione della prima parte di una proposta progettuale più ampia che prevede un completo esame tecnologico sulle opere dei due Maestri custodite a Taverna e a Malta, da realizzarsi entro il 1999, metodologicamente definito per la migliore risoluzione sia di problematiche riferite alla conservazione e al restauro della generale produzione artistica con riguardo ai luoghi di collocazione, sia a quesiti legati all'attività singola e di collaborazione dei due fratelli Preti, non esclusa quella di ambito e/o scuola, evidenziandone così le peculiari caratteristiche tecnico-esecutive.

Un simile studio, auspicato in prima bozza da chi scrive nel 1993 (1), si predisponeva, già da allora, ad una prevalente duplice finalità. Il primo motivo era dato dalla necessità di avere informazioni riferibili alle problematiche emerse in corso di restauro della grandiosa pala d'altare di Mattia Preti, raffigurante il Patrocinio di S. Barbara, inerenti le modalità tecnico-esecutive dell'opera, caratterizzate dalla presenza, al di sotto degli strati pittorici superficiali, di redazioni iconografiche diverse da quelle visibili (pentimenti dell'artista, o probabili ridipinture soprastanti). Attualmente, considerando le condizioni di non facile movibilità del dipinto, ricollocato nella chiesa di Santa Barbara a Taverna, si ipotizzato di procedere con lo studio scientifico preventivato contestualmente alla fase di completamento del restauro.

Parimenti, una ricerca in tal senso estesa alle opere dell'intero ciclo pretiano di Taverna, avrebbe soddisfatto la seconda finalità configurata nella reale opportunità di acquisire dati scientifici allo scopo di costituire, presso l'archivio pretiano del Museo Civico di Taverna un primo nucleo informativo del genere, di riferimento per studiosi e tecnici dell'arte e dell'opera di Gregorio e Mattia Preti.

La validità di un simile piano si riscontra oggi nella possibilità di vedere finalmente in fase di presentazione i risultati acquisiti a seguito dello svolgimento della prima fase di studio realizzato a Taverna.

L'iniziativa di tracciare un quadro scientifico sul corpus di opere pretiane di Taverna è stata inoltre suggerita dall'eccezionalità stessa della raccolta che, riferita a collezioni di opere commissionate e custodite da e per i luoghi di origine di altri pittori, rappresenta un unicum nel panorama artistico nazionale del XVII secolo.

Tale raccolta è infatti caratterizzata oltre che dal numero comprendente ben ventinove opere, dal fatto che le stesse sono rappresentative dei diversi periodi, luoghi e modi dell'attività dei due Maestri, soprattutto del più noto Mattia, la cui produzione maltese risulta documentata a Taverna con un gruppo di diciotto tele.

La realizzazione di un siffatto studio, senza una così felice e caratterizzata concentrazione di opere, almeno in questa prima fase si presentava difficile, se si considera che la feconda attività artistica di Mattia Preti ha prodotto nell'arco di tempo compreso tra il 1630 ed il 1699, trascorso per la maggior parte nelle città di Napoli, Roma e nell'isola di Malta, circa cinquecento opere note, dislocate in edifici ecclesiastici, pubblici e privati di tutto il mondo, e il cui vasto lavoro di studio e catalogazione generale sarà realizzato in occasione del terzo centenario della morte di Mattia Preti, da John Spike, esperto dell'arte pretiana, per conto del Museo Civico di Taverna di cui è componente del Comitato Scientifico.

E' l'attenta e sovente documentata analisi della cronologia delle opere pretiane di Taverna che, pur nell'esiguità numerica, fa desumere la reale possibilità di poterle rapportare come "opere campione" rispetto alla produzione pretiana esistente; da ciò, indagare e analizzare con criteri e mezzi scientifici la quadreria di Tavema, in quasi totale assenza di precedenti letture interpretative redatte in tal senso (2), significa acquisire dati di riferimento oggettivi per successivi studi e ricerche di carattere informativo e/o comparativo, sia di natura tecnico-operativa che teorica, ad integrazione della letteratura storico-critica, documentaria e scientifica esistente sulle opere dei fratelli Preti.

A questa prima campagna di indagini e analisi, impostata secondo i citati criteri, sull'opera pretiana di Taverna, condotta in due riprese dai tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, in missione presso il Museo Civico (aprile e settembre 1996), sono state sottoposte nove opere, individuate cronologicamente tra quelle presenti nella collezione cittadina, secondo lo schema e i motivi di studio di seguito riportati:

-stato di conservazione generale dell'opera

-caratteristiche ricorrenti nella natura dei materiali originali e del loro uso

-individuazione di elementi ricorrenti, caratterizzanti la tecnica esecutiva di Gregorio e Mattia Preti in dipinti totalmente autografi , di collaborazione e dei rispettivi ambiti e/o scuole

-pentimenti o impostazioni iconografiche autografe, differenti dalla soluzione compositiva finale

-discriminazione di interventi di restauro

-particolari non visibili direttamente, e ascrivibili a precedenti interventi di restauro che hanno inciso sulla struttura materica e/o sull'originale iconografia dei dipinti

 

DIPINTI CONSIDERATI NELL'IMPOSTAZIONE GENERALE DEL PROGETTO SCIENTIFICO

TAVERNA

Gregorio e Mattia Preti

1630-1687

Madonna della Provvidenza - G.P.

S.Martino Vescovo e Santi - G.P.

Monaco Domenicano - G.P.

Madonna della Purità -G.M.P.

Jaele uccide Sisara Att . G. P. (?)

S.Pietro e S.Paolo M.P.

Trinità e Sante Martiri -Bottega di M.P

La Trinità - M.P.

S.Giovanni Battista -M.P.

TAVERNA

Mattia Preti

1679-1690

S. Giovanni

Cristo Fulminante

Patrocinio di S.Barbara

Madonna del Rosario

Redentore infante

MALTA

Mattia Preti

1670-1680

Opere del Museo della Cattedrale di Mdina

Lo studio e i risultati fino ad ora acquisiti, grazie al fondamentale contributo del Laboratorio scientifico dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, segnano quindi il concreto avvio di questa ricerca globale sull'arte pretiana, svolta seguendo l'esperita cronologia dei dipinti secondo un raggruppamento che ne ha individuato la problematica oggettiva prevalente ai fini di una corretta indagine conoscitiva e di un esauriente responso a conclusione dello svolgimento di questo primo progetto che il ruolo attivo del prof. Spike quale consulente del Museo di Mdina ha consentito di estendere alle opere di Mattia Preti custodite nella città maltese.

(1) Cfr. C. Bagnato Mattia Preti: Un dubbioso restauro, tesi Istituto per l'Arte e il Restauro, 1993 Firenze.

(2) Cfr. C. Brandi Relazione sui dipinti murali di Mattia Preti nella chiesa di S. Giovanni a La Valletta, nel

Bollettino I.C.R. n. 9/10, 1952 Rorna