Ministero per i Beni e le Attività Colturali

Comitato Nazionale per le celebrazioni di Mattia Preti (1613 - 1699)

Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Calabria

Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma

Università della Calabria - Dipartimento delle Arti

 

Mattia Preti: il Cavalier Calabrese

Catanzaro, Convento di San Giovanni, 7 luglio - 31 ottobre 1999

MATTIA PRETI: GLI AFFRESCHI.

I RESTAURI DELLA SOPRINTENDENZA PER I BENI ARTISTICI E STORICI DI ROMA

1) Roma, Chiesa- di S. Andrea della Valle, zona absidale inferiore.

In occasione del Giubileo del 1650, Mattia Preti riceve dal cardinale Francesco Peretti Montalto l'incarico di affrescare la zona absidale inferiore di S. Andrea della Valle: una incredibile opportunità nella carriera del pittore calabrese, attivo a Roma da quasi un ventennio. Il lavoro di preparazione della muratura e degli stucchi per le cornici ha subito inizio e nell'aprile dello stesso anno viene avviata la decorazione pittorica dei tre riquadri centrali che raffigurano S. Andrea innalzato sulla Croce, la Crocifissione di S. Andrea e la Sepoltura di S. Andrea.

Presentati al pubblico l'8 aprile 1651, i dipinti suscitano immediatamente, accanto alle lodi incondizionate e prevedibili dei Padri Teatini, numerose polemiche, motivate soprattutto dall'inevitabile confronto con le straordinarie imprese già realizzate nella chiesa, opera di due maestri assoluti della decorazione ad affresco: il ciclo di S. Andrea eseguito da Domenichino nella volta dell'abside e l'Assunzione della Vergine affrescata da Giovanni Lanfranco nella calotta della cupola. Probabilmente a motivo del parziale insuccesso, che costituirà una spina nel cuore dell'artista per l'intero corso della sua carriera, Mattia Preti decide di accettare nuovi incarichi fuori della città e non porta così a compimento l'intera commissione; i due riquadri laterali, un decennio più tardi, saranno realizzati dal bolognese Carlo Cignani in collaborazione con Emilio Taruffi.

Nel corso del restauro sono stati evidenziati numerosi "pentimenti"; se ne conserva memoria anche nelle fonti che narrano del faticoso procedere del pittore, del continuo mettere mano ai disegni preparatori e delle vicissitudini dei suoi cartoni ritrovati, forse volontariamente, danneggiati.

Gli affreschi, realizzati in circa settanta giornate di intonaco, evidenziavano la tecnica usata dal Preti nell'uso del colore: una prima stesura ad affresco con successive rifiniture a mezzo fresco ( con colori a base di calce). L'intervento ha individuato rare incisioni indirette tramite la tecnica dei riporto del cartone, quasi certamente a causa della forte presenza delle rifiniture "a secco" date su tutta la superficie, che hanno coperto e riempito i solchi realizzati nell'intonaco. Sono state riscontrate numerose tracce di buche pontaie, mentre le "giornate" risultano seguire un andamento parallelo tra esse, senza seguire i dettagli della composizione pittorica, con dimensioni a volte ridotte e, viceversa, più ampie.

Il restauro ha affrontato con esiti soddisfacenti il precario stato di conservazione delle opere. E' stato consolidato e risanato l'intonaco, vistosamente distaccato in più punti; si è poi provveduto alla saldatura delle estese cadute di colore e alla pulitura, in parte effettuata esclusivamente a secco e in parte con impacchi di carta giapponese in acqua deionizzata insieme alla rimozione delle ridipinture e delle alterazioni della policromia, offuscata da polvere grassa e con una discreta presenza di efflorescenze saline e pesanti vecchie stuccature, operazione completata con l'ausilio di tamponcini di cotone imbevuti di diluente nitro e acetone. Le stuccature dei "bottaccioli" si sono ottenute con un impasto a base di grassello di calce e sabbia di fiume. La reintegrazione pittorica delle stuccature e delle cadute di colore è stata realizzata con colori ad acquarello. L'intervento, diretto dalla dott. Anna Coliva nel 1994, è stato condotto da una associazione d'imprese rappresentate dai restauratori Carlo Giantomassi e Donatella Zari.

2) Valmontone (Roma), Palazzo Doria Pamphilj, Stanza dell'Aria.

La singolare monumentalità della struttura e la presenza di un ciclo pittorico di grande rilievo attribuiscono al Palazzo Doria Pamphilj una straordinaria importanza. Il valore intrinseco dell'edificio risiede nella congiunzione di queste due componenti che lo rendono al tempo stesso una testimonianza storica estremamente rappresentativa del territorio ed un momento fondamentale della pittura romana dei Seicento. Eleggendolo a sede della propria residenza estiva, Camillo Pamphilj, nipote di Innocenzo X, acquistò il feudo di Valmontone nel 1651 dal cardinale Francesco Barberini. Nel punto più alto del borgo, su delle preesistenze oggi di difficile individuazione, il principe fece costruire un palazzo che nell'imponenza delle forme riflettesse la propria magnificenza. Gli affreschi nella volta della Stanza dell'Aria furono eseguiti da Mattia Preti nel 1661 in tempi brevissimi. Il Preti elabora una concezione spaziale molto innovativa, eliminando le più tradizionali partizioni architettoniche rintracciabili nell'originario disegno dei Mola e nelle successive Stanze dell'Acqua e della Terra. In questo modo crea uno sfondamento illusorio della volta, lasciando che le figure si muovano liberamente nello spazio. Al centro è la personificazione dell'Aria circondata dalle sue ninfe e dai Venti. Agli angoli sono inserite le quattro figure allegoriche del Tempo (Saturo), dell'Amore (Cupido), della Fama e della Fortuna le quali, nella loro naturale instabilità, alludono alla mutevolezza degli eventi e alla evanescenza dell'elemento aereo. Ai lati ruota l'incessante alternarsi delle fasi del giorno, scandita dai rispettivi carri astrologici: Aurora in atto di spargere fiori, Apollo su un carro rilucente trainato da cavalli bianchi annunciati da due puttini, allegonie della Mezzanotte e del Mezzogiorno; Diana, personificazione della Sera e dea della caccia, rappresentata mentre si allontana dalla bellissima immagine di Endimione dormiente; la Notte, assopita sul suo carro con ai piedi la figura del pittore che si concede il meritato riposo dopo le fatiche della giornata.

Il restauro, in attesa della generale ristrutturazione dei palazzo, è stato finalizzato alla leggibilità e alla conservazione dei dipinti, assai danneggiati dal degrado provocato dal lungo precedente uso abitativo. Dopo il consolidamento e il risanamento dell'intonaco, gravemente lesionato (soprattutto in corrispondenza degli angoli della volta), sono stati fissati tutti i bordi perimetrali e le lacune interne. Il colore, alterato da bruciature, efflorescenze saline, strati di sporco e squilibri cromatici derivati da vecchie sovrammissioni, ha subito una complessa pulitura, in particolare nelle zone divenute ormai illegibili, e la saldatura dei sollevamenti della pellicola pittorica, diffusi in più punti. La stuccatura di numerose lacune ha concluso questo primo e fondamentale intervento, diretto dalla dott. Barbara Fabjan nel 1995 e condotto dai restauratori Elena Zivieri e Guido Piervincenzi.

3) Roma, Chiesa di S. Carlo ai Catinari, controfacciata.

Gli affreschi situati nella controfacciata della chiesa, sopra le due porte d'ingresso, furono eseguiti intorno al 1652 dai fratelli Mattia e Gregorio Preti. La circostanza rappresenta l'unica testimonianza certa dell'esecuzione di affreschi dei fratelli Preti in una stessa chiesa; Mattia dipinse l'affresco di sinistra, con L'Elemosina di S. Carlo ai poveri. Il dipinto, dall'ampia composizione sviluppata secondo due diagonali, termina in alto con la figura di S. Carlo in atto di concedere elemosine ai poveri durante l'epidemia di peste.

Il restauro ha individuato la tecnica di esecuzione: intonaco di calce e pozzolana, giornate di intonaco, ampie e tagliate, anche in questo caso, senza rispettare troppo la composizione figurativa, incisioni indirette sommarie e limitate ai contorni delle figure, pittura corposa e stesa per larghe campiture ed un uso frequente di rifiniture "a secco" sia per dipingere su giornate già eseguite, sia per modifiche compiute in corso d'opera. I problemi di conservazione si presentavano soprattutto in relazione alla pellicola pittorica, con abrasioni e cadute di colore sparse nella superficie e maggiormente concentrate nelle rifiniture "a secco" dove la cromia è più delicata , con zone di pittura notevolmente decoesionate. Questi fenomeni di degrado sono stati risolti con una prima asportazione con acqua distillata dei depositi incoerenti ( polveri, nerofumo e particellato atmosferico). Sono stati rimossi vecchi fissativi e ridipinture con soluzioni basiche di carbonato di ammonio e impacchi di carta giapponese. Consolidato il colore, si sono stuccate e reintegrate ad acquarello le lacune e le più vistose fessurazioni. L'intervento, diretto dalla dott. Anna Maria Pedrocchi nel 1997, è stato condotto dai restauratori dello Studio 3.