Nel terzo centenario della morte di Mattia Preti il frutto di un secolo di studi

Raggiunto un obiettivo comune

Un motivo per rafforzare l’identità culturale della regione

L’IDEA di realizzare, da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Calabria, una rilevante mostra a livello internazionale su Mattia Preti, è nata da due ragioni fondamentali.

La prima è stata quella di rendere omaggio al Maestro calabrese nel terzo centenario della morte, raggruppando un numero notevole di opere, tali da farlo meglio conoscere al grande pubblico.

La seconda è consistita nel fermo intento di dare l'avvio ad una serie di manifestazioni artistiche di cui la Calabria ha estremamente bisogno, per dimostrare che essa può - a pieno titolo - inserirsi in quel circuito delle grandi iniziative culturali che onora il nostro Paese, ad onta di chi ha cercato invece, di tempo in tempo, di sgretolare moralmente la Regione riaffermandone un carattere di marginalità che non le appartiene in alcun modo.

Il raggiungimento di tale obiettivo non è stato facile, e oggi, dopo tre anni di lavoro, possiamo ben dire che la Soprintendenza cosentina ha potuto risolvere consistenti problemi di natura finanziaria, tecnica e organizzativa, dall'atto del concepimento della mostra al momento della sua inaugurazione, in un intenso e dialettico rapporto non solo con gli Uffici centrali del nostro Ministero per i Beni e Le Attività Culturali, ma anche con gli Enti locali quali il Comune e la Provincia di Catanzaro e l'Assessorato ai Beni Culturali della Regime Calabria.

Mi preme sottolineare come uno dei nodi cruciali per la realizzazione della mostra sia stato rappresentato anche dalla sede della manifestazione. Infatti, non esistendo in Calabria fino a qualche mese addietro una sede museale dotata di consolidata tradizione espositiva, si è reso necessano conseguire nel più breve tempo possibile il pieno recupero del complesso monumentale del San Giovanni di Catanzaro, per poter degnamente ospitare i dipinti e i disegni provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, italiane e stramere, in ossequio alle rigorose condizioni di prestito internazionale.

C'è stata in tal senso, da parte della Soprintendenza cosentina, una forte determinazione, inquadrata in una politica generale volta a restituire e rafforzare l'identità culturale della regione, concretizzatasi, contestualmente, anche nel restauro, che giudico rilevantissimo, del Palazzo Arnone di Cosenza, di proprietà demaniale e destinato ad ospitare degnamente la istituenda Pinacoteca Nazionale.

Questa Mostra è nata, cosi, da un intenso e fruttuoso lavoro comune, elemento, che va energicamente rimarcato. I complessi problemi organizzativi sono stati affrontati sotto l’egida del Comitato Nazionale per le Celebrazioni di Mattia Preti, presieduto dal sottosegretario di Stato Agazio Loiero, grazie ad un valido gruppo tecnico-scientifico che ha visto unite le forze della Soprintendenza della Calabria, della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma e del Dipartimento delle Arti dell'Università della Calabria.

L’azione del Comitato Nazionale ha potuto, quindi, armonizzare nel modo migliore i diversi eventi espositivi. Nel Museo di Capodimonte, la Mostra organizzata dalla Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Napoli ha ripercorso, con importanti scelte, tutta la carriera del Maestro, focalizzando il periodo napoletano ma fornendo, in realtà, una immagine complessiva di estrema nitidezza e precisione. A Taverna, la mostra organizzata dal Comune in felice accordo con la Repubblica di Malta, si è concentrata sul difficile problema del primo periodo del Maestro, di ardua ricostruzione. La nostra mostra, invece, si prefigge di porsi come un momento di sintesi tra le diverse ricerche per arrivare alla formulazione di un giudizio critico, frutto di un secolo di studi cui riteniamo di aver contribuito con impegno.

A tale scopo si è cercato di individuare capolavori celeberrimi accanto ad opere pressoché inedite per ricomporre un quadro organico delle certezze e dei problemi che la storiograria ha potuto mettere in,luce. Ne emerge l'immagine di un artista grandioso e universale, non inquadrabile in nessuna categoria preformata, ma gravido di tutta la sapienza del suo tempo, in una posizione del tutto peculiare che ne fa l'erede delle più alte tradizioni seicentesche, dal caravaggismo al classicismo, e, nel contempo, il pittore dallo stile inimitabile e personalissimo che attraversa un secolo intero costruendo un universo figurativo dove convivono in intima coerenza l'epica e l'idillio, la magniloquenza e l’introspezione.

Soprindente per i Beni A.A.A.S. della Calabria