Un Cavaliere calabrese molto romano

SECONDA grande mostra, dopo quella di Capodimonte, per il terzo centenario della morte di Mattia Preti (1613-1699), forse l’artista che meglio rappresentò le straordinarie caratteristiche di sintesi del Seicento fra caravaggismo, classicismo, barocco, naturalismo. "Mattia Preti: il Cavalier Calabrese" nella sua terra, dal oggi al 31 ottobre a Catanzaro, vicino a Taverna dove nacque. Al complesso duecentesco di San Giovanni una settantina di opere ripercorre la carriera fra Roma, Napoli, Modena e Malta. I curatori Giorgio Ceraudo, Claudio Strinati e Luigi Spezzaferro (catalogo Electa Napoli) hanno puntato sui contatti, stimoli e committenze del periodo romano sul quale mancano le notizie. Preti arrivò a Roma, intorno al 1630, pontefice Urbano VIII Barberini, ed entrò in contatto con un ambiente ricco di spunti creativi: accanto alle ultime frange del caravaggismo c'era il dominante classicismo neoveneto di Poussin e Sacchi e la nuova corrente barocca. Dapprima Preti fu affascinato dai naturalisti francesi e poi si accostò alla corrente neoveneta.

- Tra i dipinti più significativi in mostra un capolavoro della maturità, l'epico "Cristo in gloria" del Prado; "Concerto grosso" della Doria Pampliilj, restaurato per l'occasione; i "Due filosofi capitolini"; la "Sofonisba" Pallavicini, concesso dalla stessa principessa Pallavicini; lo "Stentardo di San Martino al Cimino", per il Giubileo 1650. E "Cristo dinanzi a Pilato" della raccolta Rospigliosi è probabilmente l'unica traccia del rapporto diretto fra Giulio Rospigliosi e Mattia Preti. Il restauro del '98 da parte di Laura Ferretti, ha rimosso modifiche e ritocchi di un intervento degli anni '50, riportando in luce la stesura variegata del cielo e soprattutto la policromia del blu e del grigio argento.

In apertura di mostra un esame della figura ancora poco studiata, del fratello maggiore Gregorio, autore di diverse pale provenienti da chiese romane. Spazio anche ai bozzetti per il Sant'Andrea e il San Carlo Borromeo, databili intorno al 1650, e per i disegni preparatori dei dipinti piu' celebri (prestati dai principali musei europei).

Nel 1653 Preti lasciò Roma per Napoli, un periodo documentato da "I quattro evangelisti di Palermo", "Cristo e la cananea", "Cristo e l'adultera". Infine le opere più tarde, come la "Madonna della lettera" e quelle conservate in Calabria.

Una sezione è dedicata ai restauri degli affreschi di Preti curati dalla soprintendenza ai beni artistici e storici di Roma in Sant'Andrea della Valle ("Sant'Andrea innalzato sulla croce", "Crocifissione di Sant'Andrea", "Sepoltura di Sant'Andrea"), in San Carlo ai Catinari ("Lelemosina di San Carlo ai poveri") e nel palazzo Doria Pamphilj di Valmontone, con le immagini inedite di Aria, Venti, Tempo, Amore, Fama e Fortuna.

Da domani la mostra sarà fruibile per il grande pubblico. Oggi, l'inaugurazione è riservata soltanto ai seicento eletti che assisteranno al taglio del nastro.