di Antonio DAlonzo
La grande crisi nichilistica della cultura occidentale realizza in questo discusso secolo, ormai prossimo alla fine, lapogeo della sua potenza e della sua ineluttabile referenzialità, manifestantesi anche nel linguaggio ordinario delle masse con un lessico influenzato dal massiccio bombardamento mediatico, che non lascia spazio, non diciamo alla speculazione, ma a qualche enunciato che abbia la parvenza di unargomentazione, e non sia la solita sterile vacua imitazione fonetica e concettuale di modelli televisivi. In questa era di "desertificazione spirituale" domina incontrastato lapparato della tecnocrazia, che elevando ad unico scopo dellesistenza il proprio autopotenziamento tecnico, dissolve la storia nel fluire insignificante del tempo. Secondo la concezione biblica il tempo è una linea retta che conduce ad un fine ( éschaton ), ovvero alla venuta del regno di Dio, in cui si risolverà la storia, corruzione temporale originata dal peccato primordiale. Il tempo dellera moderna è rettilineo perché abbiamo assimilato la trasformazione giudaico-cristiana del divenire greco. Il tempo della scienza moderna è dominato da un fine, assicurare il trionfo delluomo sulla natura, il tempo dellutopia dal raggiungimento della società "giusta" e ugualitaria. Entrambe, sia la scienza che lutopia, proiettano alla fine del tempo un fine ultimo, e perciò trasformano il divenire irrazionale in storia: entrambe sono debitrici alle radici giudaico-cristiane della nostra cultura. Ora, la tecnica rende possibile la fine della storia, non perché restauri la concezione greca del tempo circolare, ma perché mantenendo il paradigma rettilineo non pone un fine ultimo al di fuori del tempo, ma nel tempo, anzi nel tempo immediato: il potenziamento infinito del proprio apparato. Lunico fine è in realtà quello che sarebbe dovuto essere un mezzo: il perfezionamento della tecnica come mezzo per raggiungere il benessere diventa il fine, a cui il benessere sociale - trasformato in mezzo - deve tendere. Rovesciando i fini in mezzi, la tecnica trasforma la storia in un fluire insignificante del tempo, dove lunico scopo è lapparato che si accresce infinitamente con le sue novità tecnologiche, subito dichiarate obsolete e perciò soppiantate da altre più avveniristiche, proprio perché più inutili ai fini delleconomia della vita quotidiana. La tecnica non avvalla più il continuum di unazione storica che conduca ad un fine ultimo ad essa estrinseca, con il quale si possa giustificare il perseguirsi di tale agire ( sia tale fine la Parusia,il trionfo della società perfetta, o il dominio sulla natura). La tecnica pone dei fini allinterno dellimmediato, questi fini sono in realtà dei mezzi trasformati in fini, che vengono posti per essere subito superati da altri, considerati migliori dei precedenti ( le novità tecnologiche). Tutto questo in un processo infinito che infrange il sogno di una storia umana o divina, trasformandola nellidea di un indefinito e alienante percorso di progresso tecnologico.
Nellera del dominio tecnocentrico, luomo perde così la sua essenza di animal rationalis, in quanto si trova immerso in un macrocosmo di informazioni e nozioni specialistiche che nessun singolo può interamente possedere. Si rende così necessaria la divisione specialistica dei saperi che priva luomo delluniversalità della conoscenza e gli impedisce di poter gettare uno sguardo dassieme sul mondo circostante. Luomo diventa così labitante spaesato di un mondo tecnologico da lui interamente creato, ma che ormai gli è diventato estraneo. Egli attraversa lo spazio circostante e si trova ad affondare in un oceano mediatico, di cui non riesce interamente a comprendere il significato, ma che agisce in modo subliminale sul suo inconscio. A causa della divisione dei saperi, luomo contemporaneo è ritornato a guardare il proprio cosmo con lo stesso sguardo stranito con cui il suo antenato di Neandertal scrutava il dispiegarsi di fronte a lui di un mondo estraneo ed ostile: egli ha perduto il possesso della terra e lo ha ceduto alle macchine. Luomo non è più il signore della natura, egli è più simile ad un viandante che passa, osserva e cerca di assimilare ciò che vede, e che altro non è che lergersi trionfale del titanico apparato tecnologico che celebra la sua infinita volontà di potenza. Il viandante che ha rinunciato ad abitare nella comunità delle macchine fa professione di irriducibile nichilismo e tuttavia rivolge unattenzione vigile allinesorabile crescita del deserto spirituale circostante. Non crede quasi più in nulla, ma ha la capacità di gettare sulle cose uno sguardo che le anima e le illumina. Nietzsche descrive bene questa condizione di solerte vigilanza, nella sua teorizzazione di un nichilismo attivo, perfetto, che assuma su di sé la consapevolezza della fine dei valori tradizionali e possa permettere alluomo di attraversare il "deserto che cresce" del nichilismo Il nichilismo passivo, al contrario, è la passiva accettazione della crisi spirituale dellepoca, ed è tipico di chi si limita a subire passivamente il Nulla e non ha più il coraggio, che è proprio del viandante, di osservare, passare e preparare lalba di una rinascita e di un nuovo inizio. Il viandante proprio perché non abita più in nessun luogo, può nel suo incessante peregrinare assimilare la frantumazione dei saperi, episodicamente rasentati nel suo passaggio, e riproporre quellaspirazione ad una universalità della conoscenza, che metta fine alla dicotomia della cultura in umanistica e scientifica.
Unaltra possibile lettura del pellegrinaggio spirituale ci viene da Hermann Hesse. Sappiamo dalla sua biografia che egli viaggiò molto e visitò lIndia, non riuscendo tuttavia a dissolvere i propri conflitti interiori. Ne Il lupo della Steppa, Hesse pensa in fondo che la panacea in grado di curare la lacerazione psichica del suo viandante - rappresentato da un intellettuale di cinquantanni incapace di far convivere nella sua anima cultura e pulsionalità - sia di discendere dalle vette dello spirito per tuffarsi nel fluire irrazionale del fiume del divenire, ossia di abbandonarsi alla gioiosa imprevedibilità della vita ( pur senza rinunciare, beninteso, allo spirito). Anche in Siddharta il motivo in fondo è sempre questo: dopo tanto peregrinare, il protagonista arriva alla meta della ricerca, che altro non è che il pensiero dellunità di Io e mondo e comporta labbandonarsi al fiume eracliteo, alla magica sinfonia del creato. Il percorso del viandante per Hesse è sempre lo stesso, dalla cultura alla vita, ed è simbolicamente ribadito nellabbandono di Castalia da parte dellasceta della conoscenza, Josef Knecht, che per incontrare la vita ordinaria della gente comune esce dalla propria torre di avorio e si riappropria dellumanità perduta. Il significato simbolico della figura del viandante è quindi racchiuso nellidea di una perdita della conoscenza suprema, e quindi del controllo sullalterità, che costringe a rimettersi in giuoco e a confrontarsi con un vitalismo che ribadisce la priorità dei fenomeni della vita, e quindi la loro irriducibilità alle categorie puramente astratte dellintelletto filosofico e scientifico. È in fondo la metafora dellestraneamento spirituale delluomo contemporaneo che abita il mondo della tecnica. È lattraversare un mondo, improvvisamente diventato estraneo, in attesa di una sua riappropriazione teoretica, forse più utopica che pianificabile. In questo senso il vagabondare del viandante può rimandare anche ad unulteriore significazione simbolica, in cui il viaggio è unallegoria iniziatica del cammino dello spirito che cerca e trova alla fine sé stesso nel mondo delle cose oggettivate. Per Hegel nella Fenomenologia dello spirito, la coscienza, che ancora ignora, intraprende il suo cammino per giungere alla scienza dellAssoluto stesso. Nel neoplatonismo il viaggio per mare simboleggia il cammino iniziatico che lanima compie per arrivare alla conoscenza del Sapere Assoluto. Nellinduismo il viaggio è simboleggiato dal Samsara, linfinita concatenazione di nascite - morti - rinascite che lanima subisce per poter alla fine arrivare alla Moksha o Mukti, la liberazione, appunto, dalla metempsicosi. Anche il buddhismo popolare ha prodotto innumerevoli storie di viaggi spirituali, anche ultraterreni. Leggendari sono i viaggi nel mondo sotterraneo di personaggi della mitologia buddhista come Devadatta o il Bodhisttva Kuan-Yin Nello sciamanismo, lo stregone effettua dei viaggi estatici nella terra degli spiriti, il cui scopo è di ottenere la guarigione del malato, o di acquisire comunque la protezione del proprio villaggio. Nellislamismo, il 27 del mese di ragab, Maometto viene rapito dallarcangelo Gabriele e portato dalla Mecca a Gerusalemme. Durante questo viaggio notturno egli riesce miracolosamente a salire nei sette cieli dove incontra Adamo, Giovanni e Gesù, Giuseppe, Idris, Aronne, Mosè e Abramo. Prima del suo ritorno sulla terra il fondatore dellIslam ottiene una riduzione dei doveri originariamente imposti da Allah ai fedeli.
In un ambito non più iniziatico, ma letterario, il viaggio fu il simbolo controculturale di unintera generazione, la cosiddetta beat-generation, che a cavallo tra gli anni sessanta e settanta sognava la fuga da un mondo inaridito e consumistico verso sconfinati spazi e praterie del possibile: On the road di Kerouac è il manifesto-icona di quella aspirazione ad una universale libertà dei costumi e delle genti, che oggi, trentanni dopo, non può non farci sorridere, intrisa comera di una vuota e ingenua retorica anarcoide completamente priva di una qualsiasi teorizzazione concettuale.
Nella nostra cultura, unaltra figura di viaggiatore leggendario è naturalmente Ulisse, e anche di questo mitico eroe si sono fornite interpretazioni molteplici e variate chiavi di lettura sul significato del suo viaggio. Ci limiteremo, per ragioni di spazio, alle due più celebri e contrastanti fra di loro: quella della scuola di Francoforte e quella di James Yoice.
Nella Dialettica dellilluminismo, Horkheimer e Adorno vedono in Odisseo il simbolo dellinfanzia dellumanità, che nel suo viaggio si forma come soggetto razionale, contrapponendosi alla natura, e dominandola. Odisseo compie un viaggio per mare, che nella psicanalisi è il simbolo dellinconscio, combattendo e sconfiggendo in varie tappe del suo peregrinare, mostri, ciclopi, creature fantastiche, dei. Egli è soverchiato dalla potenza di questi terribili avversari, ciò nondimeno egli riesce a vincerli con la sottile arma dellastuzia: è il trionfo del logos sulla forza del Mito. Lerrare di Odisseo diventa quindi la simbolica celebrazione del primo trionfo della razionalità appena formatasi nella sua vittoriosa lotta contro le creature del Mito. Alla fine del viaggio luomo ha sconfitto la paura irrazionale della natura, adesso non più scrigno segreto di orrori e magie, ma nuova terra di conquista da parte del logocentrismo occidentale.
Proponendo una lettura del viaggio omerico assolutamente antitetica, James Yoice incorona, come Horkheimer e Adorno, Ulisse a simbolo della modernità, ma al contrario dei francofortesi inscrive in esso la cifra della dissoluzione contemporanea della soggettività, in quanto vede nelle peripezie del nostro eroe la deflagrazione della discorsività razionale nellapoteosi dellinconscio LUlisse diventa così il tragicomico racconto di una giornata interminabile di un ebreo irlandese Leopold Bloom a spasso per Dublino, nel cui inconscio è come se risuonassero tutti i rumori, gli strepiti, le grida della città e i pensieri e le percezioni della gente che incontra e non incontra Yoice con laiuto di tecniche innovative mutuate dalla psicanalisi come lo Stream of Consciousness, riesce a descrivere la perdita dello spessore di senso dellesistenza contemporanea e la crisi spirituale del soggetto moderno aggredito dal frastuono nichilista e dal caos di un mondo privo di un senso, di una direzione , di un Dio.
Abbiamo quindi due paradigmi antonimici del viaggio delleroe omerico, il primo celebra il trionfo della nascente razionalità moderna, il secondo la sua dissoluzione e decostruzione.
Un altro autore la cui opera è indissolubilmente legata allidea del viaggio, come allegoria di libertà mentale e confronto - incontro con lAltro è Bruce Chatwin. Nei suoi libri vi è unoriginale commistione e con - fusione di resoconti di viaggi, elementi autobiografici, creazioni letterarie, racconti storici, fantasticherie. Il reale si mescola con il fantastico e latto dellesplorazione fisica si confonde e si annulla con lesperienza del vagabondaggio mentale. Chatwin è alla perenne ricerca di terre lontane e inesplorate, agli antipodi della civiltà moderna, perché incontrare lAltro non significa ricondurlo nella cerchia rassicurante della propria tautologica identità, operare un movimento interno di rassicurante rafforzamento ed esclusione del diverso, come se il riconoscimento dellinferiorità apparente dellesotico garantisse la forte certezza etnocentrica dellidentità occidentale. lIo del viaggiatore proprio dal confronto con lAltro trae un motivo di arricchimento della soggettività, non più arroccata in una massiccia ma sterile difesa della propria logica identitaria. Ma proprio perché volta ad una dialettica infinita con lAltro, tesa ad assimilare ciò che nel diverso permette di potenziare lidentico, rispettandolo come tale, senza pretendere di annullarlo o di soffocarlo in un Aufhebung hegeliano.
Il viaggio diventa quindi con Chatwin allegoria di unesplorazione spirituale e ci permette di chiudere la nostra carrellata sui cantori del vagabondaggio intellettuale con un rapido cenno alla psicanalisi del profondo junghiana
Jung fu .un grande studioso di esoterismo, astrologia, alchimia, occultismo e mitologia: ovviamente in una prospettiva psicoanalitica e non tradizionale. Nella esperienza mistica ed esoterica che Jung cataloga come "religiosa", è celato in realtà il tentativo di mediare conscio ed inconscio, Io ed Es, di realizzare lunità androgina ed archetipica. Nellideale alchemico della congiunzione e della trasformazione degli elementi egli ha riconosciuto una dinamica analoga a quella del processo di individuazione, ovvero alla formazione e al divenire del Sé. Il tentativo di realizzare e riconoscere lidentità tra microcosmo e macrocosmo altro non è che la proiezione simbolica della ricerca di una ricomposizione del conflitto e della scissione tra Io ed Es. È il principio dindividuazione che attiene al divenire del Sé, ed in questo senso è la riproposizione demitizzata di quel processo che la letteratura e la mitologia hanno simbolicamente indicato nel viaggio come allegoria di una ricerca dunità e sintesi psichica.
Il viaggio, quindi, secondo la lettura junghiana, è la ricerca di radici e identità. Ma nel viaggio, in realtà, lIo è LAltro. Lessenza del viaggio è trovare il Sé, ma come Altro.
Questo ci ricollega con lassunto dal quale siamo partiti, quando abbiamo indicato nella figura del viandante la metafora della crisi contemporanea, crisi - che non si dimentichi - ha il suo Moloch trionfante nella tecnica.. Ora se il viandante è lemblema dellestraneamento nichilistico, esso in qualche misura, ne è anche la cifra del suo tentativo di superamento. Il girovagare del viandante inscrive la sua traccia nel sogno umanistico di un neo-ecumenismo culturale, ma questa nuova sintesi non può avverarsi senza abbandonare la propria identità solipsistica per incontrare lAltro. Solo dal confronto e incontro con il Totalmente Altro, con il Diverso, si può superare limpasse spirituale e costruire una nuova identità, una nuova cultura. Questo significa avvicinarsi a tutto ciò che è stato rimosso dalla cultura occidentale, aprirsi allesplorazione di quei margini che costituiscono il Fuori dellapparato tecnologico, cercare nuove forme e nuove vie. Ma a differenza dello sterile pensiero utopico di matrice controculturale, lapertura deve essere realizzata senza rinunciare al tentativo di una forte teorizzazione culturale che può trovare la sua giustificazione solo in unautentica bildung. È un andare verso lAltro senza coltivare intenti coercitivi sul suo annullamento, sulla soppressione delleterogeneità, ma neanche dissolvendosi nella sua estraneità, liquidando lidentità collettiva nellorrore di un ibridismo polìfilo denominato new-age, il cui livellante assecondare le capacità medie delle folle finisce per essere una nuova forma di massificazione, a discapito di ogni vera apertura sincretistica.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Galimberti, Psiche e techne, Feltrinelli
Nietzsche, Opere complete ( a cura di G. Colli e M. Montinari) Adelphi
Hesse, Il lupo della steppa, Mondadori.
Hesse, Siddharta, Adelphi
Hesse, Il giuoco delle perle di vetro, Mondadori
Hegel, Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia
De Places, Platonismo e tradizione cristiana, Celuc
Filippani - Ronconi, Upanisad antiche e medie, Bollati Boringhieri
Duyvendak, A Chinese " Divina Commedia", Leiden
Eliade, Lo sciamanismo, ed. Mediterranee.
Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri.
Kerouac, On the road, Mondadori
Horkheimer, Adorno, Dialettica dellilluminismo, Einaudi
Yoice, Ulisse, Mondadori
Chatwin, In Patagonia, Adelphi
Jung, Opere, Boringhieri.