Da "OLTRE la conoscenza", anno III, n. 28, ottobre 1998 – Ed. Sprea & Gussoni Periodici S.r.L.
Per gentile concessione del Direttore Responsabile
LA VERA STORIA DEL PIU’ GRANDE STUDIOSO DI OCCULTISMO DI TUTTI I TEMPI Il medico alchimista che sfidò il rogo Mal visto dai colleghi, temuto dai suoi avversari, amato dal popolo. Paracelso fu un grande precursore della medicina moderna ma non ebbe vita facile nell'Europa del XVI secolo. Le sue abilità come guaritore e le sue ardite teorie sulla natura del Creato gli conferirono grande fama ma gli procurarono anche guai a non finiredi
Paolo LorenziGli scritti di Theofrast Bombast von Hohenheim, detto Paracelso, dimostrano che egli è stato un uomo straordinario sia come scienziato sia come mago.
Cercare però di far emergere la verità sul suo conto è un compito davvero difficile tanto la storia di questo personaggio è costella di elementi che si fondono spesso con il mito e la leggenda.
Nacque in Svizzera, a Eissiedehn, presso Zurigo, nel 1493. Il padre era un nobile svizzero decaduto che aveva scelto di esercitare il mestiere di medico. Seguendo le orme del genitore anche il giovane Theofrast studiò medicina a Basilea e completò poi la sua formazione culturale laureandosi all'università di Ferrara.
Cominciò fin da subito a far parlare di sé effettuando con successo una serie di guarigioni che gli fecero raggiungere in breve tempo una gran notorietà. Nel 1527 fu nominato professore presso l'università di Basilea, un riconoscimento più che meritato dal momento che era diventato in pochi anni uno dei grandi nomi della medicina europea.
La carriera di Theofrast era insomma ben avviata e prometteva molto bene per il futuro.
Tuttavia il medico cominciò a sviluppare una serie di difetti del carattere che lo portarono in breve tempo a pregiudicare non poco la sua buona fama.
|
Paracelso |
PIU' GRANDE DEL CELSO Egli divenne in breve tempo un individuo fin troppo orgoglioso di sé. Era talmente convinto della sua superiorità rispetto ai grandi dela medicina del passato e del presente che decise di adottare lo pseudonimo di Paracelso, proprio perché significava che egli era più grande di Celso, il famoso medico della Roma antica; divenne, inoltre, un accanito bevitore, e si racconta che spesso cadeva in preda ad improvvisi attacchi di collera. La sua condotta come professore era decisamente anticonformista. Non appena fu nominato docente all’uniersità di Basilea ordinò ai suoi alunni di bruciare in pubblico le opere di Avicenna, di Galeno e di altri famosi medici dell'antichità. Questo suscitò astio e irritazione da parte dei suoi colleghi, che lo criticarono definendolo un esibizionista e un ciarlatano e complottarono per allontanarlo dall'università. Paracelso reagì in malo modo con insulti e contro accuse che misero in notevole imbarazzo i suoi colle hi. |
I suoi avversari avrebbero potuto contrastarlo con validi argomenti ma la fama stessa che circondava Paracelso impedì loro di attaccarlo più del dovuto. Quando poi riuscì a guarire l'editore Frobenius, al quale gli altri medici avevano deciso di amputare una gamba che si era infettata, parve che la sua posizione fosse oramai invulnerabile a ogni attacco. La sua popolarità alle stelle, nonostante tutto, e le sue guarigioni sembravano addirittura miracolose.
Poco tempo dopo, però, uno dei suoi pazienti si rifiutò di pagare una parcella e Paracelso lo citò in tribunale; i suoi nemici colsero l'occasione al volo per tramare alle sue spalle e fargli perdere la causa. Vista la sentenza a suo sfavore Paracelso venne preso da un attacco d'ira e insultò i giudici che lo fecero subito arrestare.
Fu quindi costretto a fuggire da Basilea e cominciò a vagare per l’Europa in un lungo pellegrinaggio solitario.
Paracelso passò così il resto della sua vita lavorando come medico, scrivendo molti libri (anche se pochi furono pubblicati mentre era in vita) e lanciando violente invettive contro i suoi nemici. Viaggiò molto, risiedette per qualche tempo a Praga dove venne in contatto con i più grandi occultisti contemporanei tra cui Cornelius Agrippa e John Dee. Dopo quattordici anni di spostamenti accettò l'offerta dei vescovo di Salisburgo che lo invitò a stabilirsi in quella città. Era il 1541 e Paracelso aveva 48 anni. Sembrava finalmente aver trovato la pace e la possibilità di condurre una vita tranquilla dedicata allo studio, ma sei mesi dopo il suo arrivo in città morì.
Sulla sua morte si sono fatte molte congetture. Si dice che egli cadde in un burrone dopo essersi ubriacato, ma c'è anche chi afferma che fu avvelenato dai suoi nemici.
|
Illustrazione tratta dall'opera di Paracelso "Prognosticatio" |
LE GUARIGIONI MIRACOLOSE Comunque sia, dopo la sua morte la sua fama non fece altro che aumentare. Finalmente tutte le sue opere furono pubblicate, divenendo un punto di riferimento non solo per i medici dell'epoca ma anche per alchimisti, maghi e occultisti. Gli interessi di Paracelso infatti spaziavano in moltissime discipline e all'epoca la distinzione tra le materie che oggi definiremmo scientifiche e quelle pseudo-scientifiche era ancora molto labile. Ecco perché oggi, pur essendo Paracelso citato addirittura nelle enciclopedie scientifiche come precursore di alcune basilari teorie mediche, è anche considerato una sorta di patrono dell'alchimia e della magia. |
E tuttavia Paracelso si qualificò sempre e solo come medico, mai come mago.
Questo perché nel XVI secolo era ancora molto pericoloso per un uomo di scienza acquisire la reputazione di mago o di stregone. La frenesia della caccia alle streghe si stava diffondendo per tutta l'Europa e molte persone venivano messe al rogo sotto l'accusa di essere in combutta col demonio.
Ed è anche per questo che dopo morte cominciarono ad emergere aspetti della sua vita e delle sue opere che a volte risultano ammantati da un alone di mistero.
Si diceva ad esempio che egli nel suo laboratorio alchemico fosse riuscito nell’intento di creare il cosiddetto "homunculus", un essere di piccole dimensioni che era al suo completo servizio.
Di certo, almeno all’espoca, Paeacelso raggiunse la sua notorità soprattutto per la capacità che aveva di guarire i malati più gravi.
Si racconta che abbia guarito la figlia di un oste rimasta paralizzata dalla vita in giù sin dalla nascita somministrandole con ogni probabilità una medicina a base di salnitro disciolto in alcuni cucchiai di vino. In realtà l'efficacia di una simile medicazione è, o dovrebbe essere pressoché nulla. C'è chi ha ipotizzato perciò che Paracelso possedesse particolari poteri di natura paranormale e che fosse in grado di esercitare una sorta di ipnosi nei confronti dei suoi pazienti determinandone la guarigione.
PARACELSO E GLI ELEMENTALI
Paracelso è anche noto per aver elaborato alcune teorie sulla natura del Creato. In particolare egli focalizzò la sua atten zione sui cosiddetti "spiriti degli elementi" di cui egli stesso realizzò ina classificazione ripresa poi anche da altri autori e ulteriormente elaborata.
Ai tempi di Paracelso si pensava che il Creato fosse composto da quattro elementi fondamentali.
Aria, acqua, terra e fuoco.
Questi quattro elementi venivano associati a determinati spiriti che ne impersonavano le qualità.
Paracelso, inquadrò questi spiriti in un sistema di riferimento basato proprio sui quattro elementi battezzandoli perciò Elementali. Tali esseri, pur avendo una certa affinità con gli esseri umani, non discenderebbero da Adamo e rappresenterebbero una via di mezzo tra la tangibilità e la concretezza degli esseri umani e la natura incorporea degli spiriti.
Nel Liber de Nimphis Paracelso classifica gli Elementali in quattro tipologie: le Ondine o Ninfe, riferite all'elemento Acqua, i Silfi, riferiti all'elemento Aria, le Salamandre riferite all'elemento Fuoco e gli Gnomi, riferiti all'elemento Terra.
Per questi esseri l'elemento in cui vivono è permeabile esattamente come per noi lo è l'atmosfera. Nel loro elemento, infatti, essi si muovono con destrezza e agilità. Gli gnomi dunque riescono a penetrare nlle rocce e a muoversi nel sottosuolo come se questo fosse vuoto. Lo stesso concetto riguarda le altre tre tipologie. Le Ondine percepiscono l'acqua come vuoto e in essa si muovono senza problemi, le Salamandre non hanno alcun problema a vivere tra le fiamme e i Silfi si spostano nell'aria come facciamo noi.
Paracelso riteneva che gli Elementali non possedessero un'anima e che il loro desiderio più grande fosse proprio quello di averne una. Per farlo cercano la compagnia degli esseri umani e in particolare desiderano ardentemente sposarsi con membri della nostra razza, poiché il vincolo sacro del matrimonio può fornire loro un’anima immortale.
Questa concezione del mondo oggi può far sorridere.
E tuttavia essa dimostra come Paracelso fosse desideroso di inquadrare in modo ordinato e, a suo modo, scientifico l’essenza stessa delle cose.
In un certo senso egli tentò un approccio conoscitivo con il lato nascosto della natura in un modo molto moderno.
Erano sbagliati i presupposti, certo. Ma per la sua epoca Paracelso è comunque da considerare un precursore.