Giuseppe Meoni
di
A.A. M."Per opportuna notizia pregiomi comunicare a codesto 0n.1e Ministero che proveniente da Roma il 27 corrente è giunto nella colonia di Ponza il confinato politico in oggetto indicato"
1. Così da Napoli, il 30 maggio 1929 (anno VII, s'intende), l'Alto Commissario per la provincia notificava l'arrivo di Giuseppe Meoni al confino di polizia, comminatogli per la durata di cinque anni in data 25 maggio 1929 dalla Commissione provinciale di Roma per l'assegnazione al confino di polizia, presieduta dal prefetto Giovanni Garzaroli.Quali i capi d'imputazione? L'appartenenza alla Massoneria e l'orientamento repubblicano.
Meoni - nato a Prato l'8 novembre 1879, laureato in lettere e filosofia a Firenze, insegnante a Prato e a Firenze, cultore di studi classici e curatore di finissime edizioni critiche di Tiro Livio, Cicerone, del Furioso ariostesco e giornalista di polso sicuro - era asceso ai vertici dell'Ordine nell'ambito del rinnovamento delle cariche aperto dalla Gran Maestranza di Domizio Torrigiani. Del resto - democratico convinto e convincente - nel corso della grande guerra egli s'era affermato quale acuto interprete delle correnti che nel conflitto vedevano l'occasione storica per l'instaurazione di nuovi equilibri "sulle basi della libertà e della giustizia internazionale", come egli stesso affermò nella solenne rievocazione di Nazario Sauro.
Fedele al programma di rivendicazione nazionale - scevro però da ossessioni nazionalistiche - nel dopoguerra Meoni venne a trovarsi politicamente vicino a un uomo che, dopo lunga peregrinazione, tornava a riconoscere nella Massoneria l' Istituzione capace d'inverare i valori permanenti della libertà politica e della tolleranza: Giovanni Amendola.
Dopo le dimissioni di Torrigiani da Gran Maestro, Meoni - Presidente della Gran Loggia di Rito Simbolico ed eletto Gran Maestro Aggiunto nell'ultima Assemblea dell'Ordine, nel 1925 -presiedette il Comitato ordinatore, preposto alla guida della Massoneria, quotidianamente martellata da assalti alle Logge, sequestri, condanne da parte del regime fascista e, al tempo stesso, fatta oggetto delle polemiche più velenose e inique per opera dell'estrema sinistra, d'obbedienza moscovita.
Eppure proprio Meoni - come Torrigiani, Ferrari, Leti, Chiesa,... fu tra quanti dimostrarono che (contrariamente a quanto aveva ritenuto Gramsci) la Massoneria non sarebbe mai divenuta un'"ala del regime"; tantomeno, però, essa fu disposta a divenire un'appendice dei partiti che aspiravano a imporre nuove forme di dittatura o di totalitarismi religiosi e culturali. Perciò - anche dopo la commutazione del confino in ammonizione, non senza che perdurasse la più stretta sorveglianza su ogni suo minimo movimento2 - Meoni coltivò nella solitudine, confortata da pochi fedelissimi amici, l'attesa del ritorno alle libertà conculcate da un sistema, uno dei cui pilastri - i Patti Lateranensi - sarebbe sopravvissuto alle rovine del fascismo, a prova della minorità della democrazia repubblicana postbellica, proporzionata al livello di coscienza civile, maturato dal paese nel corso della storia. Per ricordare in forma appropriata Giuseppe Meoni (morto il 28 giugno 1934) - le sue ceneri riposano nel famedio dei Grandi Dignitari dell'Ordine, al Campo Verano, in Roma, ove vennero tumulate il 24 dicembre 1948 (mentre i funerali, nel 1934, dovettero essere celebrati pressoché di nascosto, giacché il regime temeva potessero dar luogo a una spontanea manifestazione di simpatia popolare per lo strenuo antifascista) - s'impone una tempestiva, sistematica, esauriente ricostruzione delle vicende dei massoni durante il regime: per verificare in quali modi e per quali vie il deposito tradizionale dell'Ordine sia stato salvaguardato dalla dispersione, e come esso sia poi stato riaffermato all'indomani del 25 luglio 1943. In tal modo si rimedierebbe anche al silenzio di quanti hanno dimenticato la figura dell'antico Consigliere Delegato della federazione nazionale della stampa italiana forse perché troppo intenti a calpestarne quotidianamente l'insegnamento, con l'umiliazione della professione giornalistica a mestiere.
(1) Inedito, da Archivio Centrale dello Stato, Confinati Politici, fascicolo Meoni Giuseppe. Per molti documenti v. Giuseppe Meoni nel centenario della nascita, Serenissima G.L. del Rito Simbolico Italiano, Roma, Palazzo Giustiniani, 1979.
(2) Vedesi, al proposito, il telegramma n. 0431-U.P., del 27-V-1931, della R. Questura di Roma Alta Direzione Gen.le di P.S. di Roma: "Con riferimento e precorsa corrispondenza che il repubblicano Meoni prof. Giuseppe di Ferdinando in data 24 corrente ha terminato di espiare il biennio di ammonizione. Nei suoi confronti si continua il servizio di pedinamento". Inedito, da A. C. S. loc. cit.
(da Hiram, n. 4, agosto 1983 - Ed. Erasmo, Roma)