Giuseppe Evangelisti

Leggendario eroe Garibaldino

di U.B.

 

Nato il 13 marzo 1873, Giuseppe Evangelisti, in Borgo S. Angelo, il rione più popolare e più popoloso di Perugia, era il quartogenito di una numerosa figliolanza. Suo padre, Benedetto, viene ricordato dalle fonti anagrafiche, come "manovale casengolo", mentre la madre era "atta a casa ".

Avviato alle elementari, il piccolo Giuseppe riuscì a fare "un po' di seconda", cosa che allora per i figli della povera gente era considerato un privilegio. Poi, le esigenze della famiglia gl'imposero di andare a guadagnarsi qualche centesimo imparando l'arte del decoratore.

Lavorò come apprendista nella bottega di Giovanni Bisacchi, antico garibaldino e vecchio internazionalista che aveva subito in precedenza galera e persecuzioni d'ogni genere per le sue idee.

Morto nell'anno 1883 il Bisacchi Giovanni, l'azienda passò al figlio Giulio il quale divenne in seguito un pittore di grande talento, massone tra i migliori del suo tempo, e attivissimo anarchico. Giulio Bisacchi alla morte del padre aveva 24 anni, pertanto era di 14 anni maggiore di Giuseppe Evangelisti, ciò nonostante fra i due si era stabilito un rapporto di amicizia e di fiducia, al punto che decisero di condurre la piccola azienda in società. Ciò avveniva nell'anno 1895, quando il giovane Evangelisti (aveva 22 anni) e il suo ormai maturo socio Giullo Bisacchi decisero di entrare contemporaneamente in Massoneria, ricevendo la Iniziazione dal Venerabile Francesco Innamorati della Loggia "Francesco Guardabassi".

Ormai però Evangelisti aveva raggiunto non poca notorietà data la grande passione che aveva per la bicicletta. Inutile dire che la bicicletta di quel tempo non è da paragonarsi a quella odierna essendo la sua caratteristica primitiva molto diversa e molto più pesante. Tra gli anni 1890-96 partecipò a tutte le gare che si effettuarono in Umbria arrivando invariabilmente primo a tutti i traguardi, tanto è vero che, nel 1892, venne proclamato "Campione dell'Umbria", dopo aver vinto una memorabile corsa, organizzata dal "Veloce Club di Perugina", alla quale parteciparono i migliori corridori del tempo. Giova ricordare che al presente il "Veloce Club" perugino, nel quale sono associati centinaia di appassionati, è intestato a Giuseppe Evangelisti.

Ma la notorietà di Giuseppe Evangelisti non proveniva soltanto dalla sua passione sportiva, ma anche dalla sua attività politica. Faceva parte di un Circolo repubblicano un poco selvaggio, denominato "Circolo Gioventù Operosa", che aveva nel giovane Guglielmo Millocchi l'instancabile animatore, e in Publio Angeloni (assessore repubblicano al Comune di Perugia e massone) il teorico e prudente punto di riferimento. Tale Circolo per diversi anni era stato l'anima nera della polizia perugina.

Quando, nel febbraio 1897, a Perugia si apprese che la popolazione dell'isola di Candia si era ribellata agli oppressori turchi rivendicando l'annessione alla Grecia, vi furono dapprima una serie di dimostrazioni popolari in favore degli insorti, indi altre di disapprovazione per il governo italiano che si era associato ad altre potenze europee (Austria e Germania in testa) che avevano mandato la flotta sull'Egeo con la scusa che tale misura sarebbe stata necessaria per impedire un conflitto tra la Grecia e la Turchia.

Fatto sta che la guerra scoppiò dirompente e, mentre i turchi invadevano la Tessaglia, in Italia Ricciotti Garibaldi, secondogenito dell'Eroe e di Anita, allora cinquantenne, lanciava l'appello alla gioventù democratica affinchè si arruolasse nel Corpo dei garibaldini disposto ad accorrere in difesa della Grecia.

Ricciotti non era nuovo alle eroiche imprese. Era stato accanto al padre alla Bezzecca, a Mentana, a Digione, ed ovunque si era comportato da valoroso. In breve si costituì un corpo di volontari che superò le 2000 unità, costituito prevalentemente da repubblicani, gran parte dei quali aderenti alla Massoneria.

Il 25 febbraio 1897 a Perugia, per iniziativa del Comune, il cui Sindaco Ulisse Rocchi, massone, era a capo di una maggioranza costituita di radicali (quelli di Cavallotti per capirci), repubblicani e socialisti, venne organizzata una grande manifestazione in favore del popolo di Candia alla quale aderì pubblicamente anche la Loggia "Francesco Guardabassi". La quale Loggia, il 16 marzo successivo dell­berava "di inviare al signor Konduriotis ministro greco residente a Roma lire 100 a beneficio della causa ellenica". Ciò lo si apprende dal giornale democratico d'i­spirazione massonica, "La Provincia del­l'Umbria", del 18 marzo 1897. Nello stesso numero, detto giornale riportava poi il seguente comunicato:

"Concittadini a Canaia. Il simpatico cam­pione del Veloce Club perugino, Evange­listi Giuseppe, è partito per Candia. Al bravo e generoso giovane che accorre fra le file dei volontari italiani in difesa degli eroici candiotti, noi mandiamo un affet­tuoso saluto ed un fervido augurio".

Evangelisti fu il primo dei perugini a partire, ma il seguente 29 aprile altri giovani perugini seguirono le sue orme. Questi: Publio Baduel, Achille Lualdi, Edgardo Calindri, Carlo Baroni, David Anastasi, tutti repubblicani e quasi tutti massoni.

Il corpo di volontari comandato da Ricciotti Garibaldi non venne destinato, come si riteneva, nell'isola di Candia bensì sul fronte della Tessaglia ove i turchi stavano infliggendo dure sconfitte all'esercito greco. Partecipò a vari fatti d'armi; la battaglia l'affrontò il 17 maggio 1897 a Domokos ove i garibaldini si coprirono di gloria per evitare un colossale disastro all'esercito greco ormai pressochè in rotta. Cadde eroicamente il deputato repubblicano Antonio Fratti, insieme a tanti altri giovani che dettero la propria vita per l'ideale della libertà dei popoli. Giuseppe Evangelisti si comportò da valoroso guadagnandosi i gradi di sergente e, soprattutto guadagnandosi la stima e l'amicizia di Peppino Garibaldi, figlio maggiore di Ricciotti. L'amicizia fra i due si prolungò nel tempo e, come vedremo, fu ricca di fecondi e positivi risultati patriottici.

Tornato a casa a metà giugno 1897, Evangelisti venne festeggiato da tutta quanta la Perugia democratica e progressista. Invitato dalla Loggia "Francesco Guardabassi"  a commemorare la figura di Antonio Fratti, nella tornata del 26 giugno, così, tra l'altro, ebbe a dire:

"Antonio Fratti vivrà eternamente nel culto della democrazia che ebbe in lui uno dei capi più autorevoli, una delle più belle figure della nostra storia recente. Il valoroso di Bezzecca e Digione, il discepolo amato di Giuseppe Mazzini, l'esponente più autorevole del Partito Repubblicano, ha dato la sua nobile vita per la libertà della Grecia. A me il doloroso compito di raccoglierne le spoglie mortali ......".

 

Per alcuni anni Giuseppe Evangelisti non fece più parlare di se. Aveva abbandonato la sua adorata bicicletta per dedicare invece il suo tempo libero allo studio. Si fece una cultura, aiutato dal suo grande amico Guglielmo Millocchi che era maestro elementare, anche se non abilitato perchè la monarchia lo aveva privato dell'insegnamento in tutte le scuole del regno.

Evangelisti e Millocchi furono, il 20 Giugno 1909, cinquantenario delle stragi di Perugia, tra i fondatori della Loggia massonica intestata, appunto "20giugno 1859". Insieme avversarono la guerra di Libia, ritenuta una guerra di conquista imperialista. Ma poco dopo, nel 1912, Evangelisti non seppe resistere al fascino della camicia rossa e al nuovo appello dell'ultra sessantenne Ricciotti Garibaldi; accorse ancora in Grecia a combattere per la libertà di quella nazione.

I popoli della Grecia, della Bulgaria, della Serbia e del Montenegro si erano ribellati ai maneggi degli imperi centrali e degli ottomani al grido:"I Balcani ai popoli balcanici". Vi furono dei conflitti sanguinosi a cui presero parte pure i garibaldini d'Italia. Giuseppe Evangelisti si comportò ancora da valoroso sul campo di battaglia e dell'onore, guadagnandosi il grado di tenente, a Drisko, per meriti di guerra.

Ed eccoci alla seconda metà dell'anno 1914. La guerra era scoppiata tra gl'imperi austro-ungarico e tedesco da una parte, e Francia e Inghilterra dall'altra. In Italia il governo si dibatteva in una problematica neutralista senza via d'uscita; i clericali si erano schierati per l'intervento in favore, naturalmente, della Triplice; i repubblicani fedeli alla loro tradizione risorgimentale, si agitavano per l'intervento in favore dell'Intesa; Mussolini, dal canto suo, se ne stava in attesa del migliore... offerente allo scopo di decidersi da che parte buttarsi.

E mentre tutto questo avveniva, Peppino Garibaldi si era precipitato a Parigi da dove invitava i giovani ad arruolarsi nella Legione Garibaldina disposta a battersi in favore della Francia invasa.

Rispose con entusiasmo la gioventù repubblicana che accorse attraverso mille peripezie, poichè il governo italiano impediva loro di raggiungere il suolo francese. E accorsero anche i veterani delle precedenti campagne di Grecia.

Della campagna garibaldina in Francia abbiamo una validissima testimonianza. Quella di Guglielmo Millocchi che, quasi ogni giorno inviava dal fronte corrispondenze al settimanale repubblicano di Perugia, "Il Popolo", del quale era direttore.

Era partito, Guglielmo Millocchi, il 10 agosto 1914, insieme al giovane segretario della Sezione repubblicana perugina, Lamberto Duranti, anch'egli massone da qualche anno. S'imbarcarono a Civitavecchia su di un vecchio vapore alla volta della Sardegna, poi con rischiosi mezzi di fortuna in Corsica e, alla fine a Parigi ove in pratica venivano concentrati i primi volontari italiani provenienti, non solo dalla madre patria, ma da varie parti del mondo.

"Qui a Parigi, non più festosa, la guerra si sente, si vede e, passatemi la parola, si respira", scriveva Millocchi il 31 agosto al suo giornale. Poi, dando la spiegazione della massiccia partecipazione d'italiani residenti in Francia al volontariato garibaldino, così proseguiva: "La Francia fu buona coi lavoratori nostri, ed oggi, nell'ora del dolore, essi vogliono dimostrarle la loro gratitudine. A Marsiglia visitammo la Sede dei inazziniani italiani, vi fervevano preparativi per la partenza; essi si sono arruolati in massa con le schiere dei volontari. E la loro bandiera rossa fu alla testa della dimostrazione nella quale. a Marsiglia, mille e mille italiani acclamarono alla Francia Repubblicana".

La lettera di Millocchi in discorso aggiungeva infine:"Peppino Garibaldi, che fremendo attende ordini, è salutato e festeggiato da tutti i volontari" i quali,"alternando il grido di Viva l'Alvazia e la Lorena con quello di Viva Trento e Trieste", si spazientivano nell'attesa d'incontrarsi col nemico ormai vicinissimo a Parigi. ''Attendiamo qu icon Garibaldi l'ordine di partire da un giorno all'altro". Quell'ordine che stentava a venire perchè il governo ancora non aveva deciso se i volontari italiani dovevano essere utilizzati autonomamente, oppure incorporati nell'esercito francese. Intanto però i tedeschi s'approssimavano sempre più a Parigi. "La spedizione deve essere - e sarà schiettamente repubblicana. Peppino Garibaldi è entrato perfettamente in quest'ordine di idee e l'Italia sarà ancora una volta grata al Partito Repubblicano ......".

Il 4 Settembre, in un'altra lettera Millocchi manifestava la sua delusione poichè i volontari, anzichè essere inviati al fronte, furono invece spediti nelle cittadine di Montelimar e Nimes, nei pressi di Lione."Avrei volulo che ci avessero inviati a combattere a Parigi. Fra pochi giorni i francesi dovranno battersi in una disperata difesa della loro capitale ......".

Intanto erano giunti gli altri fratelli di Peppino, vale a dire Sante, Ricciotti junior, Costante, Ezio e Bruno. Tutti quanti insomma i figli di Ricciotti, salvo Menotti junior che, trovandosi in Estremo Oriente, raggiunse i suoi fratelli quando la Legione garibaldina era stata sciolta. In tempo però per partire volontario, coi superstiti fratelli, nell'esercito italiano dopo la dichiarazione di guerra.

 

 

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Questa fotografia, più unica che rara, venne scattata a Perugia il 22 giugno 1915 quando i fratelli Garibaldi, figli di Ricciotti, si erano ritrovati con alcuni ufficiali della Legione Garibaldina che operò nelle Argonne. Indossavano la divisa della Brigata Cacciatori delle Alpi nella quale si erano arruolati in quei giorni. Si noti il lutto portato al braccio dai Garibaldi per i loro fratelli Bruno e Costante caduti nelle Argonne.

Seduti, da sinistra, sono: il maggiore Longo comandante del III battaglione, Ricciotti junior, Peppino e Sante. In piedi, sempre da sinistra, il primo Giuseppe Evangelisti, il terzo Menotti junior e il quarto Ezio. Quattro giorni dopo, Giuseppe, Menotti, Ezio e Sante ricevettero l'Iniziazione massonica nella Loggia "Francesco Guardabassi" di Perugia.

 

 

 

 

   Continuava frattanto l'arrivo dei volon­tari a Montelimar compresi quelli di pre­cedenti imprese garibaldine. Millocchi, in una corrispondenza datata 25 settembre, così diceva: "Carlo Bazzi ha ritrovato i suoi compagni; ecco Longo che guadagnò i galloni a Domokos; Cristini che s'è se­riamente battuto tra i boeri; Gnecco, mo­desto compilatore dell'Emancipatore di Genova; Falangola che è accorso dall'A­merica; Fiaschi il sindacalista; Camillo Marabini, lo storico della seconda spedizione di Grecia; poi Chiostergi, Cappel­li, Rovesini, il nostro Baduel; Tonino Or­landi Candini, il vecchio mazziniano fio­rentino che fu a Digione, e oggi, ancora una volta risale a cavallo e ritrova l'antica gagliardia giovanile". Peppino Garibal­di, che nel frattempo era stato insignito del grado di tenente colonnello dell'esercito francese, li riceveva tutti abbraccian­doli affettuosamente. Ad un primo incon­tro collegiale coi veterani (erano quasi tutti ufficiali per meriti di guerra),"qualcuno domandò: E Peppino Evangelisti? Quel­lo verrà, vedrete", rispose Peppino Garibaldi. "Sono tornati da ogn iparte, con­venuti qui, attorno ai fratelli Garibaldi nella febbre tormentata ma ormai brevis­sima dell'attesa. Molti sono a Nimes, ferve lì, come qui, il quasi compiuto lavoro d'organizzazione. Sono venuti alla spic­ciolata e a gruppi, a decine, a centinaia, eludendo con ogni astuzia la vigile sorve­glianza dei reali carabinieri. Arrivavano agitando un cencio, o rosso o tricolore ita­liano o francese, cantando la marsigliese o gli inni della patria, gettando come pri­mo saluto il grido di Viva la Repubblica. Montelimar ne è piena. Giungendo han­no tutti, subito, una prima domanda: quando ci daranno la camicia rossa? E poi, quando si parte? lo non posso nominarli tutti. C'è qualche socialista, qualche sin­dacalista, qualche anarchico; i nomi di quas itutti sono negli elenchi dei Circoli giovanili e delle Sezioni Repubblicane d'Italia".

Proseguendo nella sua corrispondenza del 25 settembre, Millocchi così concludeva: -"Peppino Garibaldi aveva detto: quello verrà, vedrete. E quello - Peppino Evangelisti -piombò tra noi modesto come sempre, buono, affettuoso, sorridente e frettoloso come per dire: scusate se vi ho fatto aspettare ( .. ). Egli è forse il più amato, certo il più conosciuto dei garibaldini di Grecia. Il suo arrivo fu una festa Per tutti. Dovetti, egoisticamente, sottrarlo ai saluti rumorosi e festosi ( .. ), Comanderà una Compagnia, ma io non lo credo troppo contento de isuoi galloni di capitano".

Un'altra lettera di Miliocchi al suo giornale, datata 2 novembre 1914, informava che ormai i tre battaglioni di volontari erano mobilitati per il fronte, nelle Argonne, ad Est di Parigi. Il governo della Francia aveva consentito che gl'italiani si costituissero in Legione (in principio si chiamò IV Reggimento Estero), comandata da Peppino Garibaldi il quale era sottoposto al comando supremo del 2° Esercito francese."Quando i tipografi avranno messo in piombo queste righe, i battaglioni di Montelimar saranno in marcia e quelli di Nimes avranno levato le tende ......".

   Al volontari fu consentito d'indossare la camicia rossa sotto la divisa francese. "chi scrive", diceva Miliocchi, "ne ha una nuova fiammante, dono della Mas­soneria lionese".

Il primo importante scontro a fuoco della Legione garibaldina avvenne il 26 dicembre su di un terreno collinoso e ricco di boscaglia, nei pressi di Bolante. La battaglia sanguinosa, aspra, vide vittoriosi i volontari della Legione. Le perdite assai dolorose; trenta morti e centoventi feriti, una ventina i dispersi. Tra i caduti il tenente Bruno Garibaldi, caduto alla testa del suo plotone. Con lui cadde l'operaio perugino Guido Bura, che lasciava la giovane moglie e tre bambini.

La seconda, dura battaglia della Legione Garibaldina nelle Argonne, avvenne il 5 gennaio 1915 a Four de Paris, dove Giuseppe Evangelisti, alla guida della quarta compagnia del III battaglione, compì autentici prodigi di valore. Ancora tantissimi i morti, oltre cinquanta, e quasi duecento i feriti. Ma non poche postazioni tedesche vennero espugnate. Tra i morti un altro Garibaldi, Costante, e un altro perugino, il massone Lamberto Duranti.

Altra durissima battaglia l'8 gennaio, lungo la linea di Maison Forestière, dove Giuseppe Evangelisti si guadagnò i gradi di maggiore e la massima onoreficenza militare francese, la Legion D'Onore, conferitagli personalmente dal capo dello stato maggiore francese, generale Joffre.

Lamberto Duranti in una lettera datata 1° gennaio 1915, scritta a Publio Angeloni, descrisse lo svolgersi della battaglia del 26 dicembre.

   "Cisiamo battuti da veri leoni" egli affermava. "Sono veramente vivo per miracolo. Il Diavolo non m' ha voluto con sé. Abbiamo combattuto per due ore sotto un turbinio difuoco ( .. ). Presto riattac­cheremo: forse domenica. Sarò ancora for­tunato? Ci credo poco ma... avanti! C'è gloria per tutti qui e bisogna conquistar­sela. I tedeschi hanno veduto come sappiamo batterci: lo vedranno ancora per­ dio! Abbiamo sposato la santa causa fran­cese e per essa daremo l'ultima stilla di sangue; italianamente".

 

   Ed ecco il pianto di Millocchi per la perdita dell'amico, del Fratello nell'Ordine, espresso in una lettera datata 7 gennaio: "Lasalma del povero Lamberto sta nella chiesetta semioscura, accanto a quella di un altro valoroso, Costante Ganbaldi. Umbria repubblicana, i tuoi morti ripo­sano l'uno accanto a l'altro: anche Costan­te Garibaldi aveva dato il suo nome e la sua fede alla gioventù repubblicana di Terni. I volontari entrano commossi. Mol­ti occhi, non soltanto i nostri, sono umi­di di pianto ( .. ). Io non scrivo una ne­crologia. Perchè volevo dirvi, repubblica­ni dell'Umbria, che la nostra Federazio­ne ha perduto il suo segretario e il suo pro­ pagandista, ma la sua bandiera non deve abbrunarsi, perchè Lamberto Duranti è morto da eroe…"..

 

 

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Qui sono raffigurate le firme nel registro delle presenze della Loggia "Francesco Guardabassi", sottoscritte da alcuni presenti dopo la Tornata del 26 giugno 1915 allorchè vennero Iniziati Peppino, Menotti, Ezio e Sante Garibaldi. Oltre a quelle dei fratelli Garibaldi, sono leggibili quelle di Publio Angeloni, Terzo Bellucci, Zopiro Montesperelli e dell'On. Francesco Innamorati, autentici campioni della democrazia umbra.

 

 

In una successiva corrispondenza, datata 24 gennaio, Millocchi fece il resoconto della cerimonia della consegna della Legion d'Onore a Giuseppe Evangelisti. Ne sintetiziamo al massimo il contenuto: "Sapete quale è la motivazione che accompagna, per Peppino Evangelisti, l'alta onoreficenza? Non è la descrizione di un fatto isolato, e neppure una particolareggiata relazione; non occorsero troppe parole, è semplice, breve, sintetica, e perciò più bella, più grande, più degna! Eccola: Per superba condotta al fuoco così semplicemente ".

A metà marzo 1915 la Legione Garibaldina venne disciolta. Evangelisti e Miliocchi, tornati a Perugia, ripresero senza soste la campagna interventista, avendo cura di non confondersi con l'interventismo mussoliniano dell'ultima ora. Essi avevano assunto, alle Argonne, un impegno coi fratelli Garibaldi. Quello cioè di farli ammettere in Massoneria dalla Loggia "Francesco Guardabassi".

L'evento si realizzò la sera del 26 giugno 1915, quando Peppino, Ezio, Menotti e Sante ebbero la Luce massonica dal Venerabile Publio Angeloni il quale, peraltro, ebbe la delega di rappresentare il Gran Maestro Ettore Ferrari. Per la verità storica va precisato che dei Garibaldi superstiti delle Argonne mancava Ricciotti junior, mentre vi si era aggiunto Menotti junior, rientrato sotto quei giorni dalla Cina.

A Perugia si stava predisponendo la brigata Cacciatori delle Alpi con la quale, si erano arruolati i fratelli Garibaldi.

Giuseppe Evangelisti, che tanto avrebbe voluto partecipare all'Iniziazione dei suoi intimi amici, era partito il giorno avanti per il fronte, volontario nell'esercito regolare italiano, col riconfermato grado di maggiore. Nuove gesta eroiche, altre decorazioni, poi le delusioni del dopoguerra.

Congedato, riprese il suo lavoro di decoratore, dedicandosi prevalentemente a osteggiare il furore del dilagante fascismo. Nel 1921 fu Venerabile della Loggia "20 Giugno 1859" della quale era Oratore il Fratello Millocchi. Nel 1926 venne arrestato quale "massone sovversivo", insieme a molti altri Fratelli, e spedito al confino di polizia. Liberato nel 1929, si trattenne ancora un anno a Perugia, in solitudine e in miseria, finchè, nel 1930, non riuscì ad espatriare in Francia dove ricevette quei riconoscimenti che la sua patria gli aveva negato.

Cessò di vivere il 15 marzo 1935 a Nizza, circondato dal suoi vecchi compagni d'armi, tra i quali Ezio Garibaldi, costretti all'esilio da una dittatura spietata che aveva messo al bando i migliori figli d'Italia.

 

(tratto da Hiram n° 5-6, dicembre 1982 - Soc. Erasmo, Roma)

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