GIOVANNI CIRAOLO
di
A.D.Nasce a Reggio Calabria il 24 Maggio 1873, si laurea in legge nel 1895 a Roma, ove dal 1891 aveva, ventenne, dato il suo nome ad un volume sulla delinquenza femminile ed a pubblicazioni di sociologia e di diritto che lo collocarono in buona luce nel mondo scientifico.
Di temperamento ardente e uomo d'azione, sacrifica le aspirazioni accademiche alle lotte del giornalismo, dei tribunali ed infine della politica.
Il suo pseudonimo « Cyrus » è tra le firme più ammirate e ricercate.
Fa parte del partito radicale, di cui diviene autorevole membro della Direzione nazionale.
E V. Presidente dei Probiviri della Stampa italiana, Consigliere del Direttivo della Federazione nazionale Giornalistica; membro del Comitato Centrale della Croce Rossa, ne diviene presidente nel 1919 e dura in carica sino al 1925.
Nelle elezioni politiche del 1909 è deputato del Collegio di Fano ove «sbaraglia le falangi di clericali e moderati ».
Nel 1912 Giovanni Ciraolo viene eletto Presidente del Rito Simbolico Italiano, dopo esserne stato Grande Oratore dal 1904.
Senatore del regno nel 1919.
Muore nel 1954.
Intensa la sua attività giornalistica: fu redattore nell'arco 1895-1919 de «La Tribuna », de « La Patria », da « La Vita », del « Messaggero », de « Il Giorno » di Napoli e de « Il Secolo » di Milano. Collaborò per i problemi assistenziali alla « Nuova Antologia » e alla « Revue pour l'etude des calamités » dedicando ai terremoti - quello del 28 Dicembre 1908 che devastò la sua Reggio, aveva provocato nell'animo suo, profondo turbamento - ogni più intensa preoccupazione.
Notevole la sua produzione di scrittore:
Il delinquente negativo , Roma 1892.
Il delitto nelle Calabrie, Rivista di Sociologia 1895.
Delitti femminili, Milano, Kantozowiez 1896.
Tre anni di lavoro nella C.R.I., Roma, Luzzatti 1922.
L'Unione Internazionale di Soccorso. Dal progetto Ciraolo alla Convenzione 12.7.1927 », Accademia dei Lincei, Roma 1931.
La leçon d'une catastrophe , Geneve 1933.
Vita intima, note e pensieri, Le Monnier, Firenze 1934.
In quest'ultima opera il Ciraolo annota le osservazioni «di chi dopo lungo cammino, ripensando presso a sera, alle cose vedute e vissute riassume tra sé impressioni ed esperienze. E per simpatia vuole ridirle almeno in parte a chi come lui abbia il gusto della definizione e il senso della relatività ».
Ultima opera del Ciraolo è «La paternità dello stato», Milano, Officine Litografiche 1950.
Affettuosa e fraterna l'amicizia che legava Giovanni Ciraolo ad Oreste Dito.
L'amicizia fraterna è provocata da Ettore Ferrari con una lettera di presentazione di Oreste Dito a Giovanni Ciraolo.
Ne vien fuori la collaborazione del Dito al giornale «La Vita » quotidiano di Roma, di cui il Ciraolo era redattore capo (1907).
L'amicizia si rende più stretta ed affettuosa tanto che Oreste Dito in nome della Massoneria cosentina lo invita a candidarsi nel Collegio di Castrovillari (prov. di Cosenza), Collegio sicuro per una candidatura Massonica.
La candidatura è anche appoggiata da Luigi Fera già deputato e massone della Loggia Bruzia-De Roberto di Cosenza.
Il Ciraolo non accetta perché avrebbe dovuto criticare l'atteggiamento d'un fratello già deputato di quel Collegio, Alessandro Turco, ove ancora questi aveva familiari e clientele. Il Turco appariva agli occhi del Ciraolo come un «ultra giolittiano e pseudo radicale ».
E tale critica potrebbe portare al fallimento della candidatura poiché, scrive: «non potrei prima d'esser già deputato accettare candidature esperimento, perché l'insuccesso colpirebbe in me troppe cose e finirebbe con lo scoraggiare troppi amici che con me credono nella genuinità delle energie e della fede che occorre dedicare alla politica ».
Come è noto Ciraolo sceglie poi il Collegio di Fano, anche perché come dice ancora in una sua lettera, sempre ad Oreste Dito «voi vicino alla promozione (a preside) dovreste lasciare Cosenza e questo pregiudicherebbe troppo! non si potrebbe lasciarvi costà? ».
Eletto deputato a Fano il 2 Maggio 1909, subito dopo e precisamente il 22 dello stesso mese il Ciraolo così scrive ad Oreste Dito «memore e grato».
Durante il fascismo l'amicizia fraterna non diminuisce, in una lettera del Ciraolo del 3 Giugno 1929 inviata all'avv. Gaetano Sardiello antifascista e poi deputato del P.R.I. alla Costituente -così scrive di 0reste Dito «Cittadino e Maestro nobilissimo per animo, per mente, per opere ».
Dimenticavo: Giovanni Ciraolo insieme a Francesco Nitti aprono uno studio legale (1908) in via Nazionale 51 - Tel. 31.31. «indipendentemente dallo studio che ciascuno di noi ha rispettivamente in Roma e Napoli ».
(da Rivista Massonica, n. 4, aprile 1977 Soc. Erasmo, Roma)