Giordano Bruno Ferrari
di
S. L."Non abbraccio il sacerdote, abbraccio mio fratello". Pronunziate queste parole, e stretto al petto un giovane religioso che a stento riusciva a celare la commozione, l'Uomo si incamminò sereno verso la morte. Quell'Uomo si chiamava Giordano Bruno Ferrari.
Roma, Forte Bravetta, 24 maggio 1944. Alcuni appartenenti al fronte della resistenza erano in procinto di venire tradotti dinanzi al plotone di esecuzione tedesco. Fra di essi era Giordano Bruno Ferrari, figlio primogenito di Ettore, di colui che per lunghi anni, col suo operare, aveva illuminato a livello nazionale e internazionale la storia dell'Ordine massonico e la più alta tradizione artistica.
Giordano Bruno Ferrari, nato a Roma nel 1887, aveva derivato dal padre due nobili vocazioni: la fede di uomo libero e giusto, il culto dell'arte. Ancor fanciullo dovette rimanere affascinato dalle attività del genitore, nel cui celebre studio nascevano splendide statue e suggestivi dipinti, ma anche si promuovevano numerose iniziative -illegali-, tutte all'insegna dei più elevati valori della fratellanza universale. Ricordiamo: la spedizione di Ricciotti Garibaldi in Grecia nel 1897, conclusasi con l'epico assalto di Domokos; la missione personalmente svolta nel 1900 nelle province dell'Impero ottomano, per ridestarvi i "fratelli dormienti", e preparare la seconda rivoluzione dei Giovani Turchi; la spedizione di Ricciotti Garibaldi a Drisko (sul confine greco albanese) nel 1912; il piano -vanificato da superiori decisioni politico governative - di intervento delle camicie rosse, agli ordini di Peppino Garibaldi, sul fronte di Salonicco nel 1916.
Giordano Bruno Ferrari fin da giovanissimo fu elemento di spicco nel settore della pittura. Allievo di Carlandi e di Coleman, fu tra i venticinque della campagna romana, e decorò con pregevoli affreschi la Esposizione Universale di San Francisco del 1914. Fece il suo dovere nel primo conflitto mondiale, distinguendosi nel corso della sesta battaglia dell'Isonzo, in cui venne conquistata Gorizia: nell'occasione meritò un encomio sul campo.
Negli anni fra le due guerre (anni molto difficili - occorre dirlo? - per la famiglia Ferrari), al pari di altri uomini di cultura dissidenti dal regime, poté contare sull'amicizia di Giovanni Gentile che gli affidò l'incarico di direttore artistico della Enciclopedia Treccani.
Dopo le tragiche giornate del settembre 1943, Giordano Bruno Ferrari non ebbe esitazioni. Entrò a far parte del Fronte militare clandestino di Roma, comandato dal generale Armellini, e dal 22 marzo 1944 dal generale Bencivenga. Addetto al servizio informativo, nel centro "colonnello Peppino-Arcobaleno-Wanda", assolse brillantemente diversi delicati compiti. Catturato dalla polizia germanica, subì incessanti interrogatori e spietate torture, ma nulla rivelò della sua organizzazione.
Condannato a morte e rinchiuso nel Forte Bravetta, diede prova di singolare forza d'animo, confortando i suoi familiari e gli stessi compagni di detenzione.
Poco prima della esecuzione entrò nella sua cella un giovane prelato, allora cappellano della prigione, destinato poi a diventare un alto dignitario della Chiesa.
Quando questi gli disse che era giunto per offrirgli l'estrema assistenza spirituale, Giordano Bruno Ferrari la ricusò. Lo fece con molto garbo: disse chi era e di chi era figlio; ringraziò calorosamente il sacerdote, esternandogli i sentimenti di una fratellanza che non può essere subordinata ad alcun particolaristico credo religioso. Un lungo abbraccio concluse quel nobile dialogo.
Pochi istanti dopo il piombo dell'esecuzione stroncava la vita di Giordano Bruno Ferrari. Alla sua memoria, quale appartenente al Fronte militare della resistenza, fu concessa la medaglia d'oro al v.m. con questa motivazione:
"Animato da purissimi sentimenti di italianità, intellettuale di alta levatura, gentiluomo ligio alle leggi dell'onore e della onestà, durante i primi cinque mesi dell'occupazione tedesca di Roma svolgeva intensa, ininterrotta e preziosa attività informativa sfidando serenamente e quotidianamente la morte. Tratto in arresto sotto l'accusa di spionaggio a favore del nemico, sopportava stringenti interrogatori ed atroci torture, serbando il più assoluto silenzio circa i capi e l'organizzazione di cui faceva parte, e manifestando tutto il suo disprezzo per i carnefici nazifascisti."
"Condannato a morte attendeva serenamente la fine, sostenendo spiritualmente i compagni di cella e rifiutando qualsiasi assistenza. Si appressava al luogo dell'esecuzione con stoica fermezza e rivolgeva l'ultimo pensiero all'Italia nella certezza che sarebbe risorta libera e pura. Roma, ottobre 1943 - 24 maggio 1944."
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L'immagine marmorea e la lapide posta in via Margutta a Roma a ricordo dei sacrificio di Giordano Bruno Ferrari. |
(tratto da "Hiram", n. 3 giugno 1984, pag. 83 - Ed. Società Erasmo)