Profilo di Quirico Filopanti

 

di C. G.

 

Quirico Filopanti fu patr iota, soldato, legislatore, scienziato e filantropo. Visse solitario a Bologna g li ultimi anni e là morì, ottantaduenne, all'ospedale. Era il deca no della Camera. Si chiamava Giuseppe Barilli e, per amore dell'antichità classica, nel 1837 si cambiò il nome. Incominciò a lavorare per l 'Italia nel 1831; segretario della Repubblica Romana ed esule in Inghilterra e i n America, ritornò nel 1859 a Bologna, ma rifiutò la cattedra univ ersitaria di meccanica (vinta per concorso nel 48), non intendendo giurare fedel tà alla Monarchia. Là dove invece non si sarebbe più tratta to di ciò ch'egli considerava una pura questione d'interesse, aderì ; al giuramento in quanto rappresentante della nazione. Nel 66 partecipò alla campagna garibaldina nel 6° rgt. (Nicotera) e nel 67 fu a Mentana. Era inge gnere idraulico, astronomo, filosofo, ed ancora scrisse di storia e profess&ogra ve; lo spiritismo, essendo anche un medium potente. Pubblicò trattati e l ibri di divulgazione scientifica. Era amico di Mazzini, di Garibaldi, di Vittorio Emanuele; quando morì ebbe piuttosto onori popolari e spontanei che riconoscimenti dall'Italia ufficiale. Certo, attorno al suo feretro, dice il Goppelli - (ascoltatore a Cesena delle sue conferenze e compagno d'armi con il rgt. Corte da Bari, nella III guerra d'indipendenza) - si ritrovarono il Bagnoli della Costituente Romana e professore di Diritto all'Università di Bologna, ed il colonnello Pittaluga rappresentante regolari e garibaldini insieme (proveniva dai Mille). Aveva qualche nota curiosa, lui, repubblicano convinto: ammirava Giulio Cesare. Dal punto di vista strettamente filosofico era sulla linea razionalista di Cartesio, Leibnitz, Kant, nel senso che credeva in alcuni princìpi innati insuperabili, ma da riconoscere comunque (a parte lo spazio e il tempo), nella intelaiatura etica della vita (Dio, la Verità, la Giustizia). Siamo quindi piuttosto vicini alla impostazione della religione naturale. Kantiano con venature mistico-sentimentali si potrebbe definire dalla seguente descrizione, alla quale aggiungerci lo sforzo - significativo e meritevole di approfondimento - di conciliare la Bibbia con una dimostrazione in termini chimici dello sviluppo della vita (che, per tonalità evolutiva, e la comune fede " spiritualistica ", lo ricongiungerebbe al Flammarion oltre che al Bailly). Trascrivo dal Goppelli cui mi sono rifatto per i dati biografici e la fisionomia storica: "Nelle notti stellate, egli amava tenere le sue conferenze astronomiche all'aperto, più che altro perché lo studio del firmamento innalza la nostra mente a Dio, della cui bontà, sapienza e potenza infinite parlano tutte le cose che vengono da Lui, ma più alto di Lui parlano i cieli, i quali ci annunziano la sua gloria e ci fanno sclamare col profeta Isaia: - alzate gli occhi al cielo e guardate: chi fu colui che fatte ha tutte queste cose? ".

(tratto da Rivista Massonica n.9 - Novembre 1973 -Ed. Società Erasmo - pag.522)