di
F. I."Al pari di Prometeo,
egli rubò il fuoco
per cui il Mondo esiste e tutto respira,
La Natura al suo comando
obbedisce e si muove:
Se non è dio egli stesso,
un dio possente l'ispira."
Questi versi, elogiativi oltre misura, accompagnavano a mo' di didascalia il ritratto pubblicato nel gennaio 1785 dal Berfinische Monatschnft, con il titolo "Il Conte di Saint-Germain, celebre Alchimista". L'incisione, a bulino, era quella fatta da N. Thomas due anni prima sulla base dell'unico ritratto del Conte, dipinto quando questi era a San Pietroburgo nel 1760 dall'italiano Conte Pietro Rotari, celebre artista della Corte russa, e donato alla Marchesa d'Urfé, animatrice della vita mondana parigina in cui il più deteriore occultismo si mescolava a brandelli di vera sapienza iniziatica.
L'enigmatico Conte di Saint-Germain, la cui morte era avvenuta a Eckeriforde, nel castello del Principe Carlo di Assia-Cassel (il cui nome iniziatico era "Eques a Leone Resurgente"), non ha mai avuto connotazioni anagrafiche precise, facendosi chiamare di volta in volta Conte di Welldone, Marchese d'Aymar, Conte di San Germano; Monsieur de Surmont o de Belmar. Secondo una testimonianza inglese, era nato vicino ad Asti all'inizio del 1700 e parlava sia l'italiano, sia il francese con un leggero accento piemontese.
Al ritratto di Rotari (e all'incisione che per Hiram ha voluto fare Alfredo Di Prinzio) è assai vicina la descrizione fornita da Charles Henri, Barone di Gleichen:
"... un uomo di taglia media, assai robusto, vestito con semplicità magnifica e ricercata... ".
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Aveva fronte spaziosa, occhi penetranti, statura media e forme aggraziate - ricordando le cronache del tempo - ma poiché sul Conte di Saint-Germain correvano le più strane dicene, ad esempio quella che avesse più di 4.000 anni o che fosse perfino "immortale", la sua descrizione è sempre imprecisa sulle sembianze ed esageratamente lusinghiera sulle capacità. Una in particolare, ce l'ha lasciata Giacomo Casanova e risale a un incontro con il Conte di Saint-Gerinain nel salotto della marchesa d'Urfè a Parigi, nel 1758. L'avventuriero veneziano, all'epoca già Massone e direttore delle Lotterie Reali francesi, si dichiara affascinato dai modi, dallo sfarzo e dalle conoscenze del conte in campo occultistico.
Secondo Casanova e secondo altri storici più scrupolosi, tra cui sir Horace Walpole e lo scrittore francese Henri Chacornac, il Conte di Saint-Germain parlava francese, inglese, spagnolo, portoghese, italiano, tedesco, ebraico, arabo e latino. Qualche altra fonte meno seria aggiunge anche il sanscrito a queste lingue, vagheggiando di contatti di Saint-Germain con i santuari mistici indù. E’ poi storicamente provato che il Conte fosse un compositore di musica (le sue sonate, stampate a Londra dall'editore Waish tra il 1748 e il 1760, erano apprezzate da Mozart e da Gluck), un eccellente violinista (le descrizioni dei suoi concerti sono molto simili, quanto a lodi, a quelle di Paganini), un bravo pittore (se mai, privo di originalità artistica) e un chimico che aveva elaborato centinaia di procedimenti industriali, per la tintura delle sete, per il cuoio, per la preparazione di oli ed essenze, oltre che per la cosmetica, arte in cui era considerato autore di ricette miracolose.
Secondo altre fonti, il Conte di SaintGermain era affiliato al Rosacroce (movimento mistico- iniziatico sorto nel 1614), anzi il suo pseudonimo significava appunto "Vomes Sanctae Fraternitatis" (Socio della Santa Fratellanza). E proprio da questa appartenenza gli derivavano le conoscenze alchemiche, compresa la presunta abilità nel trasformare "piombo" e "metalli vili" in "oro", nel far "aumentare di volume" le perle (si pensi che il procedimento per le perle artificiali è stato messo a punto nel 1913) e nel togliere i difetti ai diamanti. Proprio su questo punto, una cronaca forse un po' frettolosa riferisce che, entrato in contatto con Luigi XV, grazie alla presentazione di Madame Pompadour, il Conte sia riuscito a togliere una macchia a una gemma. Rendendola "della più bell'acqua e aumentandone il valore da 6.000 a 10.000 franchi" del tempo.
Quando Saint-Germain risolse brillantemente il mistero della scomparsa di Maitre Dumas, un ex procuratore dello Chatelet che si dilettava di alchimia e di cui non si avevano notizie dal 1700, il Re volle sapere - raccontano le cronache - i particolari di un fatto tanto remoto che al Conte sembrava molto familiare. "Non posso rispondervi, Sire", avrebbe risposto il Conte. E, data la incalzante curiosità dell'augusto interlocutore, avrebbe aggiunto:"Fatevi Rosa + Croce, Maestà, e vi rivelerò ogni cosa".
Secondo la tesi più accreditata, il Conte di Saint-Germain era nato nel 1698 da una relazione fra la regina di Spagna, Marie Annie di Neuburg (rimasta vedova) e l'Amirante di Castilla. Questa nascita spuria, ma regale, avrebbe permesso al Conte di disporre di ingenti ricchezze, di formarsi una cultura vastissima e di essere ricevuto in tutte le corti d'Europa senza fare anticamera. Anzi, sarebbe stato utilizzato da Luigi XV per una missione diplomatica delicata in Olanda, che sarebbe poi fallita per la gelosia del Duca di Choiseul, allora ministro degli esteri.
Il mistero del Conte è stato gonfiato da vari libellisti anche dopo la sua morte. Già una settimana dopo, si racconta, quando al principe Carlo di Assia Cassel, tornato da una lunga assenza al castello, fece aprire la tomba per rendere l'ultimo saluto al suo ospite, il cadavere di Saint-Germain non si trovò. Non solo, ma nel 1789, la Contessa d'Adhemar avrebbe visto il Conte in una chiesa di Parigi, mentre infuriava la rivoluzione, dopo che lui stesso le aveva mandato un biglietto in cui era scritto, fra l'altro, "tutti i miei sforzi per salvare la monarchia francese sono stati vani". Questa tesi è legata all'altra, più nota, anche se fantasiosa, che voleva Cagliostro allievo di Saint-Germain dal punto di vista iniziatico, ma di idee diametralmente opposte in politica.
Anche a Roma, ogni Natale, a mezzogiorno, c'è chi giura che il Conte di Saint Germain appaia sul Pincio, tranquillamente seduto su una panchina ad attendere i suoi seguaci.
Prima di concludere questa iniziale disamina del mito e della realtà che contornano da due secoli, nel bene e nel male, la figura di Saint-Germain, vogliamo chiarire almeno la sua nomea di "celebre alchimista".
In una raccolta poetica, pubblicata dal libraio-scrivano, Mercier, di Compiègne, si può leggere un sonetto su "La Creazione", di carattere nettamente ermetico e il cui originale si dice che sia della stessa mano del Conte. Questo "sonetto filosofico" è così concepito:
Curioso scrutatore della natura intera,
ho conosciuto dell'universo il principio e la fine,
ho visto l'oro in potenza in fondo alla sua miniera,
ho carpito la sua natura e sorpreso il suo fermento.
... Spiegai per quale processo l'anima nel grembo di una madre,
fa la sua casa, la trascina, e come un seme di vite
messo vicino a un chicco di grano, sotto l'umida polvere;
l'uno pianta e l'altro ceppo, sono il pane e il vino.
Niente c'era, Dio volle, niente diviene qualche cosa,
ne dubitavo, cercai su cosa l'universo posasse,
nulla conservò l'equilibrio e servì da sostegno.
infine, con il peso dell'elogio e del biasimo,
Io pesai l'Eterno, Egli chiamò la mia anima
Io morii, L'adorai, non seppi più nulla.
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La Très Sainte Trinosophie - Opera attribuita al Conte di Saint-Germain |
(tratto da Hiram n. 3, giugno 1984 – Ed. Soc. Erasmo, Roma)