NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM
Dalla buona terra di Roma, addì 15 febbraio 2000
Anno dell'Ordine 852.
IL MISTERO DEL TESORO DEL TEMPIO
Una domanda che sempre qualcuno ci ha posto nei nostri svariati convegni: ma che fine ha fatto il tesoro dei templari? A questa domanda non vi è una risposta precisa. Ma in qualche modo cercheremo di dare una risposta che sia esauriente. Quando il 13 ottobre 1307 gli sgherri di Filippo IV il Bello, re di Francia, attaccarono e arrestarono i Templari, la prima ed unica preoccupazione di Filippo fu quella di cercare di appropriarsi del tesoro dell'Ordine: ma non lo trovò, in quanto, proprio tre notti prima dell'attacco, una lunga fila di carri, scortati da pattuglie di cavalieri, lasciò la sede dell'Ordine del Tempio di Parigi, dove era stato portato il tesoro che proveniva da Cipro, ultimo avamposto templare davanti alla Terrasanta. Questa colonna si divise in tre parti: la prima si diresse verso il porto di La Rochelle, dove era di stanza l'intera flotta templare; la seconda si diresse a sud di Parigi, verso Tolosa; la terza colonna si diresse verso il confine con l'Italia. Stando alle poche cronache del tempo, ad antichi documenti ed alle numerosissime tradizioni orali tramandate, la prima colonna fu caricata sulle navi che salparono per una destinazione sconosciuta, la seconda colonna invece si inoltrò nei territori verso i Pirenei, quasi al confine con la Spagna, mentre l'ultima colonna attraversò, dopo una cruenta quanto breve battaglia con le truppe reali, che avvenne nei dintorni di Marsiglia, il confine con l'Italia.
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La colonna si incamminò sulla via Francigena a marce forzate diretta verso l'Italia meridionale. Ma cosa trasportavano i carri? In modo più che verosimile, tutto il tesoro, o almeno la grandissima parte di esso. Il tesoro era formato anche da quelle reliquie di cui abbiamo parlato all'inizio di questa parte, reliquie che, a parte la Sacra Sindone, non sono mai state ritrovate. Noi, per quanti sforzi possiamo fare, dobbiamo necessariamente perdere le tracce della prima colonna, in quanto non sappiamo dove la flotta del Tempio si diresse: qualcuno dice in Scozia, altri in America. A questo proposito, molti scrittori sostengono che i Templari avevano scoperto l'America ben prima di Colombo, in quanto proprio là i Templari avevano le loro miniere d'argento. Una prova? Il solo fatto che quando Colombo arrivò sulle coste americane con le famose tre caravelle, sulle vele avevano applicata una croce di colore rosso come quella templare. Gli indigeni che vennero incontro a Colombo, con sua grande sorpresa, dimostrarono di aver già visto e di conoscere tale simbolo, tanto che si dimostrarono fin troppo amichevoli... Ma torniamo alle altre due colonne, quella diretta a sud e l'altra diretta in Italia. Quella diretta a sud della Francia si perse nei meandri della regione dell'Aude, nei dintorni della città medievale di Carcassonne, regione a prevalenza catara, dove i templari avevano le loro roccaforti, in Linguadoca, e dove gli stessi volevano fondare uno stato indipendente. Ma dove misero il tesoro e che fine fecero? Questo riguarda il mistero di Rennes-Le-Chateau, per quello è molto più opportuno sfogliare le relative pagine in questo sito di Esoteria, che sono carissimi amici che ci ospitano e ci sopportano cristianamente, dove l'argomento di Rennes-Le-Chateau è trattato con una arguzia ed una professionalità scientifica veramente notevoli. La terza colonna, quella diretta in Italia, fece tappa in Liguria e poi alle precettorie del Tempio di Firenze, di Orvieto, di Roma e di Anagni. Poi, la colonna si fermò nei dintorni di Sermoneta, dove vi era una importante precettoria del Tempio, acquartierata a Ninfa, e vicino all'Abbazia Cistercense di Valvisciolo, dove la colonna si fermò, stette qualche giorno e ripartì alla volta di Parigi, dopo aver lasciato il suo carico prezioso ed altri templari di rinforzo. Una tradizione radicata, recita che una parte del tesoro del Tempio è nascosta nei sotterranei dell'Abbazia di Valvisciolo, ma non se ne è mai avuta prova. La particolarità di questa abbazia è quella che è architettonicamente situata fra il romanico ed il gotico, ed è dotata di contrafforti, come quelli delle cattedrali gotiche sulle quali torneremo più tardi, ma tali contrafforti sono perfettamente inutili. Osserviamo sotto.
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Qui vediamo solo due dei vari contrafforti dell'Abbazia, sul modello di quelli usati nelle grandi cattedrali gotiche di Francia. Questi che vediamo sono quelli esterni ed appaiono perfettamente inutili, in quanto non devono sostenere una cosiddetta "controspinta" dall'interno. Non solo: notiamo anche che il contrafforte a sinistra è strutturato in modo assai diverso da quello di destra. Da una ispezione accurata che abbiamo effettuato e da altre prove, possiamo sostenere che sui vari contrafforti dell'Abbazia, almeno tre non servono a nulla e. . sono vuoti internamente. Perché? Scorrendo ora altre immagini dell'Abbazia, osserviamo attentamente il chiostro che riportiamo nella foto sottostante.
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Al centro vi è un pozzo, di forma prettamente ottagonale come vedremo anche di altre cose templari, e le colonnine che contornano il chiostro sono anch'esse tipiche delle abbazie cistercensi, cioè sono doppie e su ogni capitello vi è scolpita una forma diversa, sempre comunque che si richiamano ai templari. Ma di queste colonnine, ve ne sono alcune che non sono affatto in linea geometricamente con le altre, ma sono disassate: questa particolarità è nei punti "giusti", ossia proprio all'ingresso della Sala Capitolare e di fronte alla stessa, dalla parte opposta, dove esistono alcuni particolari che ora, con l'aiuto di una piantina, vedremo.
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Abbiamo segnato con il numero 1 la Sala Capitolare, ovviamente rivolta ad est come in tutte le costruzioni templari. Con il numero 4 abbiamo evidenziato una parte nella quale esiste un contrafforte che non assolve assolutamente ad alcuna funzione, ed oltretutto è vuoto nella parte interna. Visto che all'epoca non esistevano i montacarichi per passare da un piano all'altro i documenti (perché abbiamo constatato che il vuoto interno di tale contrafforte sprofonda nel suolo), a quale altra funzione poteva servire? Altri contrafforti assolutamente inutili e senza un senso logico li abbiamo evidenziati sulla piantina con il numero 3. Vuoti anch'essi, e senza alcun carico da sostenere. In ultimo abbiamo evidenziato con il numero 2 una parte nella quale è presente il pozzo, la davanti ad esso c'è un enorme contrafforte sul quale non grava alcun carico e che è addirittura più basso rispetto alla parete che dovrebbe, in teoria, sostenere. Anch'esso, da una ispezione che abbiamo effettuato, è cavo internamente. Perché tutti questi contrafforti cavi che in pratica costituiscono dei cunicolo che affondano nei sotterranei dell'Abbazia? Non abbiamo potuto visitare i sotterranei stessi, perché sono "off limits" e, secondo i frati, là sotto non ci sarebbe nulla da vedere. La Sala Capitolare, che riportiamo sotto, è un vero gioiello.
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Vera arte cistercense e questa sala "parla" templare in ogni sua pietra. Difatti è strutturata esattamente come tutte le sale ove si svolgevano i Capitoli dell'Ordine del Tempio. La parte principale è ad oriente, dove sedeva il Gran Maestro o il dignitario più alto in carica della zona, che in quel caso poteva essere il Precettore di Ninfa. Il pavimento è strutturato in zone diverse, ove appunto nei capitoli prendevano posto i vari appartenenti alle diverse categorie, chiamiamole così, che esistevano nell'Ordine Templare. Se osserviamo le chiavi delle volte a crociera della sala, notiamo che portano incise i cosiddetti "nodi templari", che riproduciamo qui sotto.
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Tale nodo lo ritroviamo in moltissime costruzioni templari anche in Italia, come a Staffarda, nei pressi di Saluzzo, in provincia di Cuneo. Si dice che questo nodo rappresenti esotericamente il cammino della coscienza e della conoscenza, comunque sempre a forma di croce appunto per il rispetto dovuto a Gesù Cristo. Ma in questa strana e bellissima abbazia ritroviamo un qualcosa di clamoroso, che abbiamo già trovato in tantissime parti dove i templari erano di stanza, come a Gerusalemme o in Francia, vicino a Rennes-Le-Chateau: il SATOR, ovvero un criptogramma cristiano che, decodificato, non è altro che il Pater Noster in latino. Qui sotto riproduciamo questo antichissimo graffito.
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Per la spiegazione e la decodifica di questo strano criptogramma, vi rimandiamo come sempre in questo sito ai nostri amici di Esoteria, dove anche questo argomento è stato trattato con competenza. Quindi questa abbazia è sicuramente uno dei luoghi di arrivo del tesoro del Tempio, e dove i cavalieri templari hanno nascosto una buona parte di quello che avevano portato da Parigi su quella lunga colonna di carri. Ma siamo certi che oltre a parte del tesoro vero e proprio, altri segreti si celino là sotto, in quei sotterranei inesplorabili, segreti che i Templari hanno voluto lasciare a loro testimonianza.
ORDO MILITES CHRISTI TEMPLUM HIEROSOLYMITANI
Ordine dei Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme
Sacro Ordine dei Cavalieri Templari
Gran Priorato d'Italia
Il Gran Priore
(fr. Maurizio Chiavari)