ORDO MILITES CHRISTI TEMPLUM HIEROSOLYMITANI

ORDINE DEI CAVALIERI DI CRISTO E DEL TEMPIO DI GERUSALEMME

SACRO ORDINE DEI CAVALIERI TEMPLARI

GRAN PRIORATO D'ITALIA

 

NON NOBIS DOMINE, NON NOBIS, SED NOMINI TUO DA GLORIAM.

Dalla buona terra di Roma, addì 18 dicembre 1999 Anno dell'Ordine 881.

LA SINDONE, UN VIAGGIO LUNGO DUE MILLENNI

La Sindone, il lenzuolo funebre che avvolse il corpo di Gesù Cristo nella tomba. La più importante reliquia della Cristianità. Oggi, con le nuove tecnologie che la scienza ci mette a disposizione, questa reliquia è sotto uno dei più violenti attacchi che la storia ricordi.

Senza chiederci i troppi perché di questo attacco, la cui ragione appare in modo lapalissiano, vogliamo in questa sede cercare di ribattere a questi attacchi, a volte insensati, che vengono portati al Velo Sindonico.

La particolarità straordinaria della Sindone, come tutti sappiamo, è quella di portare impresse le forme esatte del corpo di Gesù Cristo, sia sul davanti che sul retro, formatesi per un processo che la scienza ufficiale non è ancora riuscita a spiegare. Il tessuto di questo lenzuolo è lino, tessuto in modo abbastanza rudimentale come d'uso nei tempi di Gesù, con una intessitura detta a "spina di pesce". Il lenzuolo è lungo m. 4,36, largo m. 1,10 ed ha un peso di Kg. 2,450. Secondo la legge ebraica, nel telo non poteva esservi lana (sarebbe stato sacrilegio) e secondo le misure ebraiche, il lenzuolo era di misura precisa: larga 2 cubiti e lunga 8. Dal colore giallastro del lino con il quale il lenzuolo è stato confezionato, e dalla sua intessitura a spina di pesce, possiamo risalire al luogo dove il lenzuolo stesso è stato prodotto: probabilmente in una località della bassa Galilea, Arbeel, che a quei tempi era famosa per la lavorazione del lino, soprattutto quello giallo.

Per avere una visione completa di tutto il problema, pensiamo sia opportuno ripercorrere in modo breve e succinto le tappe della storia della Sindone.

 

IN TERRASANTA

Quando Gesù morì, il suo corpo senza vita, unto con oli e profumi portati da Maria Maddalena, fu avvolto in un sudario, un lenzuolo funebre di lino. Il corpo, così avvolto, fu poi adagiato sulla lastra di pietra del sepolcro. Dopo tre giorni, come recitano le Sacre Scritture, Gesù risorse, lasciando sul posto questo sudario. Il riferimento più antico sulla Sindone lo ritroviamo nei Vangeli Canonici (Matteo 27,59 - Marco 15,46 - Luca 23,53 - Giovanni 20,7). Tale riferimento si trova anche nei Vangeli Apocrifi, cioè negli Atti di Pilato, nel Vangelo degli Ebrei e nel Vangelo di Nicodemo. Tracce di questo ritroviamo anche nei Vangeli Gnostici di Nag-Hammadi.

In uno di questi testi (Vangelo degli Ebrei) si dice che quando Gesù risorse, consegnò il lenzuolo con impressa la sua immagine ad un sacerdote, dicendo di conservare il telo in un luogo sacro e sicuro. Ma non specifica chi sia questo sacerdote. Ma la prima persona ad incontrare il Cristo risorto fu Maria Maddalena, quindi questo ci induce a pensare che lei stessa si prese cura del lenzuolo funebre di Gesù. Da quel momento in poi, della Sindone si sono perse le tracce, ma attraverso gli esami scientifici che durante gli ultimi anni sono stati eseguiti sulla Sindone, possiamo cercare di stilare un percorso, benché ipotetico, del lenzuolo funebre. Come dicevamo, gli esami scientifici hanno portato alla scoperta che fra le trame del lino del lenzuolo erano presenti dei piccolissimi semi di piante, o meglio dei pollini, che hanno permesso, essendo stati sottoposti anch'essi all'esame della datazione (Carbonio 14), di definire i luoghi dove la Sindone è passata. Nell'ordine, possiamo affermare che il lenzuolo è dapprima sostato sulle rive del Mar Morto dove, guarda caso, vi era una comunità che viveva in un villaggio chiamato Qumran, la comunità degli Esseni. In linguaggio arcaico, la parola "esseno" significa "santo". Gli Esseni sono conosciuti come i più cristiani di quelli che seguirono i dettami di Gesù dopo la sua morte, ed erano seguaci di Giacomo, il fratello di Gesù, che prese le redini della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte del Salvatore. Nulla di più facile che Maria Maddalena affidò agli Esseni il telo sindonico, affinché lo custodissero negli anfratti e caverne che ancora oggi caratterizzano la località di Qumran. Ma non vi rimase molto a lungo, solo 33 anni.

 

LA SINDONE GIROVAGA

La Sindone fu portata a Pella, nella Decapoli, nel 66 d.C. onde poter sfuggire alla rivolta dei giudei, dove parte del Tempio di Gerusalemme fu seriamente danneggiato. Poi se ne perdono di nuovo le tracce, fino in pratica al VI secolo, dove una storia ci parla della presenza di "un velo miracoloso" nell'antica città di Edessa in Turchia (oggi Saliurfa), dove sembra che Gesù stesso indicò di far conservare il Suo sudario. Qui però vi è un grosso errore, perché viene a confondersi un'altra reliquia con la Sindone. La reliquia in questione è il Mandylion (che in greco significa fazzoletto), che da studi recenti sembra non entrarci nulla con la Sindone. Ma questa è un'altra storia che narreremo un'altra volta. Tornando al viaggio del lenzuolo, intorno al 650, un pellegrino a Gerusalemme, tal Arculefo, dichiara di aver visto la Sindone, dicendo che è lunga 8 cubiti ebrei, dicendo in questo caso il vero. La visione del volto di Cristo dalla Sindone diviene un fatto certo ed clamoroso, tanto che nel 787, il Concilio di Nicea stabilisce che è giusto venerare la Sindone. Quindi si riperdono le tracce fino al 944, dove ritroviamo il Sacro Lenzuolo a Costantinopoli, quando Costantino VII, regnante di Bisanzio dice in una pubblica omelia che il volto di Cristo sulla Sindone ha una strana evanescenza e non può essere pittura, in quanto vi è un misto di sudore e sangue. E qui vengono poi a raffica tutte le storie più strane, come quelle di trafugamenti e ritrovamenti, fino a che i Templari arrivarono a Gerusalemme, dove nel frattempo la Sindone era stata riportata. In quanto l'Ordine Templare era la più grande organizzazione di recupero di reliquie del Medioevo, assieme a tante altre cose recuperò anche la Sindone, che passò poi sotto la protezione dei vari Gran Maestri del Tempio, che la custodirono senza più effettuare ostensioni del lenzuolo, effettuate in un discreto numero nel passato. Quando i Templari ritornarono in Europa dalla Terrasanta, dove aver perduto l'ultima fortezza di San Giovanni d'Acri ed essere risieduti a Cipro, riportarono con loro anche la Sindone, per la precisione custodita dal Gran Maestro Jacques de Molay. Quando il vecchio maestro si accorse della congiura che era stata ordita ai danni dell'Ordine, consegnò la Sindone a Goffredo di Charney, Alto Ufficiale dell'Ordine e Precettore di Normandia. Visto che anch'egli era in pericolo, Goffredo consegnò la Sindone ai suoi familiari, affinché la custodissero e la proteggessero in un luogo sicuro e segreto. E fece bene, in quanto il povero Charney finì bruciato sul rogo assieme al Gran Maestro Jacques de Molay.

 

IN FRANCIA

La famiglia Charney prese in carico la Sindone e la portò al sicuro, dapprima a Besancon, dove fu posta nella Cattedrale di Santo Stefano, ma qualcuno che sapeva troppo e che voleva distruggere il Sacro Lenzuolo, nel 1349 diede addirittura fuoco all'intera Cattedrale, rubando la Sindone. Il lenzuolo fu poi recuperato da incaricati della famiglia Charney che la riportarono al sicuro e la nascosero di nuovo in luogo segreto, fino al 1353, anno nel quale ricomparve a Lirey, nella diocesi, guarda caso, di Troyes, la località nella quale l'Ordine del Tempio ottenne l'imprimatur del Papa e nacque ufficialmente. La Sindone era in possesso di Goffredo di Charney, nipote del suo omonimo, ed anche lui cavaliere crociato, non più templare, in quanto l'Ordine, come sappiamo, era stato sospeso. La Sindone, senza alcuna autorizzazione apostolica, fu ostesa nel 1355, suscitando polemiche a non finire. Goffredo poi morì nella battaglia di Poitiers nel 1356, e portò nella tomba il segreto di come fosse pervenuto in possesso del Sacro Lenzuolo, anche se ciò era facilmente intuibile.

A questo punto la Sindone viene di nuovo riposta, e per vedere una nuova ostensione occorre attendere fino al 1389, anno in cui il figlio di Goffredo, Goffredo II, ostende la Sindone, come suo padre, senza chiedere il permesso apostolico, suscitando stavolta non polemiche, ma le ire del vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, che addirittura convocò uno speciale sinodo perché fosse vietato al clero di allora di parlare della Sindone. La cosa scatenò la rabbiosa reazione di Goffredo II e dello stesso clero, che si rivolsero al papa Clemente VII (un antipapa, per la verità), che oltretutto era imparentato proprio con la famiglia Charney. Il papa ordinò che la Sindone poteva venire ostesa, ma a condizione di comunicare a tutti i presenti che la Sindone era falsa, su opinione del vescovo d'Arcis.

Per un discreto numero di anni, la Sindone rimase a Lirey e venne ostesa molte volte, ma l'avvertimento della falsità della reliquia non fu mai dato.

Poi, nel 1418, essendo scoppiata una guerra fratricida tra Francia e Borgogna, temendo per la Sindone, fu deciso di affidarla al conte Umberto de La Roche, che aveva sposato Margherita di Charney, nipote di Goffredo I. Alla fine della guerra, Margherita era caduta in disgrazia, e pensò che invece di restituire la Sindone alla chiesa di Lirey, prima organizzò una vera e propria "ostensione itinerante" per la Francia, ovviamente a pagamento (orrore!) e poi di vendere il Sacro Lenzuolo alla duchessa Anna di Lusignano, che era divenuta la moglie del duca Ludovico di Savoia, a Chambery, che era di fatto la casa natale dei Savoia. La povera Margherita sperava di avere aiuti dai Savoia per pagare ai turchi il riscatto di suo figlio prigioniero, ma per quello che aveva fatto, ossia l'ostensione itinerante e la successiva vendita della Sindone fu scomunicata, morendo poi in miseria nel 1459.

Per l'intanto, i Savoia avevano preso pieno possesso del Sacro Lenzuolo, e fecero erigere, nel 1502, una vera e propria cappella nel castello di Chambery, dove la Sindone fu posta, custodita in un'urna d'argento finemente cesellata. Trascorrono ancora due anni, e nel 1504 papa Giulio II una liturgia propria della Sindone, una messa con questua, e questa festa liturgica, che non è mai stata cancellata, fu ribadita con un documento a firma del papa Clemente X nel 1673.

Nel 1532, accade un fatto davvero drammatico: la cappella della Sindone a Chambery prende fuoco in modo misterioso: le fiamme aggrediscono anche il cofano d'argento che contiene la Sindone. Dopo ore di terrore, e spento l'incendio, la prima ispezione fu proprio per il cofano della Sindone, che sembrava integro, ma purtroppo così non era. Alcune gocce del metallo fuso erano cadute sul Sacro Lenzuolo danneggiandolo per fortuna non in modo gravissimo. Riposta la Sindone danneggiata in altro luogo, i Savoia studiarono come poter riparare i danni in modo non troppo eclatante, e dopo due anni affidarono il lenzuolo alle Suore Clarisse del Convento di Chambery, che applicarono dei rattoppi dove oggi sono ancora visibili.

A questo punto ricominciano le vicissitudini della Sindone: a causa delle guerre del 1536 e del 1561 tra Francesco I e Carlo V il Sacro Lenzuolo viene prima trasferito a Nizza e poi, dopo una brevissima tappa a Vercelli, di nuovo a Chambery. Infine, nel 1578 sembra che finalmente la Sindone trovi la sua collocazione definitiva: viene trasferita a Torino, dove le ostensioni si celebrano ogni 30 anni ed in occasione degli anni giubilari. Alla fine, nel 1694 la Sindone viene definitivamente sistemata nella Cappella del Guarini a Torino e il lenzuolo viene anche sottoposto a restauro, per pulizia e per il rinforzo di alcune parti. Il resto è storia recente, partendo dal 1898 quando il signor Secondo Pia esegue la famosissima fotografia nella quale il negativo della lastra mette in mostra, in modo impressionante, quello che normalmente (al positivo) non si può vedere, cioè addirittura le fattezze del volto di Cristo e tutti i particolari che attestano della Sua Passione e della Sua Morte. Da allora, si sono susseguite commissione pontificie di studio, ostensioni e commissioni di scienziati che, nel 1988, hanno il permesso papale di prelevare un frammento del lenzuolo che viene sottoposto ad una serie incredibile di esami scientifici, compreso quello del Carbonio 14 per la datazione: i risultati sono sconvolgenti: i dati di tre laboratori nel mondo, che si sono equamente suddivisi il frammento prelevato, ossia i laboratori di ricerca di Tucson (USA), Oxford (Inghilterra) e Zurigo (Svizzera), danno lo stesso identico risultato: il lenzuolo può essere datato tra il 1280 ed il 1340. Come è possibile?

 

UN'ABILE MACCHINAZIONE

A questo punto uno stuolo di scienziati gridano al falso, che la Sindone non è mai stata una cosa vera, ma una vera presa in giro per secoli. I più esagitati, manco a dirlo, sono ovviamente gli scienziati che provengono dall'est europeo e quelli inglesi, per ragioni ovvie. Altri scienziati sono stati invece più prudenti, sostenendo che era forse il caso di ripetere tutte le analisi effettuate. Altri ancora hanno parlato di una congiura contro la Sindone. Noi non siamo scienziati, ma uomini di fede dotati comunque di un cervello per ragionare e con cognizioni logiche e scientifiche bastevoli per esprimere, dopo aver attentamente esaminato tutti i risultati degli esami scientifici e ciò che le Sacre Scritture dicono al riguardo. Ed abbiamo anche documenti e tradizioni orali tramandateci dai nostri antichi confratelli dell'Ordine che non debbono e non possono passare inosservate, o peggio, ignorate. Noi, come già detto, non siamo certo i depositari della Verità Assoluta, ma almeno sappiamo ragionare.

Oltre che i risultati degli esami scientifici, abbiamo anche letto libri vari sulla Sindone, ricerche fatte sia da persone con la testa sulle spalle che da romanzieri ed avventurieri bibliografici di valore zero. Gente che ha fatto esperimenti cercando di ripetere un miracolo (!) che Gesù Cristo avrebbe fatto (ovviamente fallendo miseramente). Altri che hanno cercato di dimostrare che si può ottenere la stessa cosa con la tecnica della pittura su lino, fallendo anche loro. Altri ancora che dicono che il Sacro Lenzuolo è stato ottenuto nientemeno che da Leonardo da Vinci (e che l'impronta sul lenzuolo è proprio quella del grande genio). Altri ancora, e questa è la cosa più incredibile, dove noi templari siamo direttamente tirati in ballo, che cercano di dimostrare che l'impronta di quel corpo sul lenzuolo non è di Cristo, bensì del Gran Maestro Jacques de Molay! Incredibile ma vero. Allora, noi che siamo uomini normali, e non scienziati che si ergono a giudici del tutto, abbiamo la nostra da dire, anche perché, e questo è risaputo, gli scienziati saranno pure bravi, ma non sanno, proprio per una questione di conformazione mentale, coniugare i loro risultati con cose che apparirebbero talmente logiche da essere disarmanti.

Allora cominciamo dal principio, ponendo delle domande che come detto sono logiche, ma alle quali gli scienziati che abbiamo interpellato non hanno mai saputo rispondere.

 

LA DATAZIONE DEL SACRO LENZUOLO

Allora, come fa un frammento del tessuto ad essere fra il 1280 ed il 1340, quando gli stessi risultati hanno evidenziato, nello stesso frammento, pollini e microscopici semi datati fra il 20 ed il 40 d.C., cioè proprio durante la vita pubblica di Gesù? E come fanno ad essere presenti sul tessuto, proprio all'altezza degli occhi dell'immagine sindonica, le forme inconfondibili di due monete che sembrano proprio essere monete romane? Per la precisione sono un dilepton lituus, moneta coniata sotto Pilato fra il 29 ed il 30 d.C. posta sulla palpebra dell'occhio destro, mentre sulla palpebra dell'occhio sinistro, è stata poggiata una seconda moneta, un lepton simpulum, fatto coniare da Pilato nel 29 d.C. E come fa un processo di fotosintesi ad impressionare un telo di lino, come ha sostenuto qualcuno, quando per l'appunto è un lenzuolo e non è una lastra fotografica? Basterebbero queste domande a smontare la tesi della datazione così errata. Ma andiamo più a fondo e cerchiamo di spiegare e capire meglio, perché noi uomini abbiamo appunto bisogno di risposte, non di domande che rimangono tali.

Dopo che le risposte dei laboratori avevano datato la Sindone fra il 1280 ed il 1340, venne chiamato un grosso esperto analista dell'Università di Mosca, lo scienziato Dimitri Kouznetsov, il quale, dopo aver esaminato tutto, disse chiaro e tondo che la datazione riscontrata non poteva essere esatta in quanto la Sindone era stata sottoposta all'aggressione di due incendi. E noi siamo d'accordo con lui, per una ragione semplice e disarmante: quando un tessuto, un corpo o qualsiasi altro organismo, vivente o meno, viene aggredito dal fuoco e bruciato, le molecole di questo corpo cominciano a disgregarsi, e gli atomi vagano come impazziti. Quando avviene il raffreddamento, la materia non si ricompone esattamente come era, subendone danni nella struttura atomica e molecolare. Questo fenomeno si chiama carbossilazione della cellulosa che forma le fibre del lino. Ebbene, il frammento prelevato faceva parte proprio della zona aggredita dal fuoco a Chambery. Il tessuto esaminato era stato esposto all'altissima temperatura, ma aveva fatto da "cuscinetto" ai semini ed al polline che in quel caso non ha subìto danni. Non dimentichiamo poi che il lenzuolo è stato sottoposto ad una potentissima radiazione di origine sconosciuta, rilevata senza errori dai rivelatori geiger. In ultima analisi era presente anche tutta una colonia di funghi e batteri che ha formato un invisibile rivestimento bioplastico. Tutte queste cose possono aver benissimo provocato un biofrazionamento degli isotopi di carbonio nella pianta del lino. Uno dei responsabili dell'esame sulla datazione radiocarbonica dichiarò che sarebbe bastata un'alterazione del 15% degli isotopi del carbonio (una cosa non solo possibile ma a questo punto certa) per far datare una cosa dell'epoca di Gesù al 1400 circa.

Le immagini delle monete romane impresse sul lenzuolo possono spiegarsi soltanto in un modo: al momento della "fissione" sul tessuto dell'immagine del corpo, le monete stesse dovevano essere sul corpo e quindi tali monete romane non possono essere state messe o impresse preventivamente o successivamente.

Infine un processo di fotosintesi su di un lino siffatto è impossibile: ci hanno provato in tanti, in vari laboratori sparsi per il mondo, a ricreare quello che è la Sindone, ma nessuno ci è mai riuscito, anche con le tecnologie più avanzate. Anche ammettendo che il lino, intriso dai sudori e dal sangue abbia poi funzionato come lastra fotografica, dal corpo avrebbe dovuto sprigionarsi una energia tale che può essere paragonata a quella emessa dagli isotopi nucleari: e chi ha mai visto un cadavere sprigionare in pratica energia atomica? Quindi la spiegazione a questo fenomeno è una sola: soprannaturale.

 

LA PITTURA SU LINO

Non è possibile, nella maniera più assoluta, ottenere con qualsiasi tecnica pittorica quello che è la Sindone. Le indagini scientifiche hanno dimostrato senza fallo che non esiste sul lino intrisione di pittura né strati di colore, né alcun tipo di pigmento. Con qualsiasi tecnica, è ovvio che la pittura dovrebbe lasciare perlomeno uno strato di colore, anche una semplicissima pellicola, ed oltretutto una parte del lino dovrebbe essere intrisa di colore. Questo non è, perché sul telo non ci sono né tracce di colore, come detto, né pellicole di pittura se pure finissima, e le fibre del lino appaiono integre sia superiormente che inferiormente. Quindi anche l'ipotesi di un dipinto è inammissibile.

 

L'IMPRONTA FATTA DA LEONARDO DA VINCI

E' un'ipotesi fantasiosa quanto affascinante. Come avrebbe potuto il pur sommo genio di Vinci imprimere con tecnica quasi fotografica un'immagine del genere, e per di più nei tempi in cui viveva? Egli era sommo nelle scienze e nelle arti (vedi la Gioconda) ma, dato già per escluso un intervento di natura pittorica, come detto più sopra, come avrebbe fatto addirittura ad autoriprodursi su di un lino che, come si legge dai rapporti stilati dai laboratori, che riportiamo testualmente : "…mediante una elaborazione computerizzata è stata evidenziata la tridimensionalità del corpo e del volto dell'Uomo della Sindone, e l'immagine è conforme ad una proiezione ortogonale verosimilmente causata da un lampo di energia sconosciuta…", ripetiamo come avrebbe fatto? Non è possibile, quindi l'ipotesi, da fantasiosa e affascinante, diviene una follia vera e propria.

 

L'IMPRONTA FATTA DA JACQUES DE MOLAY

Questa poi! Ci riguarda in prima persona, quindi spenderemo qualche parola in più, anche per dimostrare, in modo inoppugnabile, quanto sia autentica la Sindone e quanto ne sapevano i nostri antichi confratelli di tutto ciò. Quello che qui vogliamo dire, oltre allo stabilire in maniera definitiva la natura autentica della Sindone, è la partecipazione che i cavalieri templari hanno avuto in tutta questa vicenda.

La nostra storia parte dal libro "Il secondo Messia" di Christopher Knight e Robert Lomas, due autori inglesi, gli stessi del testo "La chiave di Hiram", che tanto successo ha avuto. Questi due individui hanno cercato di dimostrare come la Sindone non fosse altro che un lenzuolo che avrebbe contenuto il corpo di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dell'Ordine del Tempio, messo poi a morte tramite rogo il 18 marzo 1314, assieme al precettore di Normandia, Goffredo di Charney. I due ricercatori inglesi sono partiti da fatto che le fattezze del personaggio sulla Sindone corrispondevano in un certo qual modo a quelle dell'ultimo Gran Maestro del Tempio. Con uno studio approfondito, essi hanno dapprima sondato la parte storica, poi quella religiosa ed infine quella tecnica, provando addirittura a fare una copia delle impronte della Sindone con un uomo ben verniciato e fatto stendere su di un lenzuolo. Essi sostengono, ad esempio, che l'impronta dorsale dell'Uomo della Sindone può essere fatta soltanto distendendo il soggetto su un soffice letto, in quanto infossandosi, avrebbe potuto così lasciare l'impronta, a differenza di poggiare il corpo su un piano di pietra. In un gesto di estrema carità cristiana, noi templari vogliamo venire loro incontro. Dimenticando ovviamente e volutamente (come sempre) la possibile natura divina e soprannaturale del fenomeno, non hanno pensato che tale impronta potrebbe essere stata ottenuta tenendo il corpo sospeso nell'atto di essere messo su una pietra tombale o dentro un sarcofago. Noi le cose siamo abituati a provarle: la prova è nella foto qui sotto, un gruppo marmoreo risalente nientemeno che al 1170 e proveniente dalla Precettoria Templare di Reims, e tale gruppo marmoreo è custodito proprio a Reims, nella Basilica di Saint Remy.

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Nel gruppo, osserviamo i seguenti personaggi: da sinistra Giuseppe d'Arimatea, Marta di Bethania, la Vergine Maria piegata dolorosamente sul corpo del Figlio morto, dietro di lei vediamo Giovanni, apostolo prediletto, poi Maria Maddalena, piangente e disperata, riconoscibile perché è l'unica con i capelli scoperti, quindi Maria, altra pia donna ed infine un servo. Torneremo con un altro articolo su questo gruppo marmoreo, in quanto è importantissimo per un altro particolare che forse non sfuggirà agli osservatori più attenti…Tornando a noi, puntando la nostra attenzione sul corpo di Cristo, osserviamo che prima di essere messo sulla pietra tombale leggermente infossata rispetto al bordo, quindi da non confondere con un sarcofago (sulla quale campeggia la croce templare), il corpo viene tenuto tramite il lenzuolo dai due capi, e ciò ha indubbiamente causato l'imprimersi dell'intera parte posteriore del dorso di Gesù. Questo per rispondere agli ineffabili Knight e Lomas, bravi ma qualche volta molto ingenui. L'altra ingenuità dei due inglesi sta nell'affermare che il Gran Maestro su posto nel lenzuolo, vivo, dopo che subì gravissime sevizie da parte degli uomini di Filippo IV e dell'Inquisizione di Francia. Tutte le analisi chimiche effettuate sul Sacro Lenzuolo hanno dimostrato che le macchie di sangue e di siero possono essere prodotte soltanto da un cadavere. Infatti determinati liquidi ematici e sierosi non possono fuoriuscire da un corpo nel quale vi è ancora vita: addirittura sulla Sindone sono state trovate tracce di alcuni escreti di cui si ha la fuoriuscita soltanto dopo 12-18 ore dopo la morte del soggetto. Un'altra verità scientifica che scredita totalmente l'amenità dei due scrittori è quella che gli esami sulla Sindone, stavolta effettuati da scienziati di medicina legale e anatomopatologi, ha dimostrato che la muscolatura del soggetto della Sindone è quella di un uomo sulla trentina d'anni. Il Gran Maestro, Jacques De Molay, quando fu arso vivo aveva 67 anni. Inoltre la figura rappresenta un uomo abbastanza esile, mentre il Gran Maestro, da raffigurazioni dell'epoca, è ben più che corpulento. Una delle ultime prove che smentiscono in maniera oseremmo dire decisiva la tesi di Knight e Lomas si riferisce ai capelli. L'immagine sindonica rappresenta un uomo giovane e con capelli lunghi. Bene, comunque sia, quest'uomo non poteva in alcun caso essere un templare. Il perché è presto detto: la Regola Templare era ferrea a questo riguardo, e per quanto riguarda i capelli, citiamo testualmente dalla Regola stessa: "…è fatto assoluto divieto di portare capelli lunghi a guisa di femmina, ma essi devono essere tenuti corti o meglio rasati, mentre è ammesso solo l'uso della barba, purché non impedisca l'igiene corporale….". Questa era la Regola dell'Ordine e non poteva contravvenire ad essa nessuno, nemmeno il Gran Maestro. Ricordiamo che la disciplina dell'Ordine era demandata al Gran Maestro, ma erano sempre presenti monaci particolari, solo affiliati all'Ordine del Tempio, in quanto legati del Papa, ed appartenenti all'Ordine Cistercense, al quale apparteneva San Bernardo, che aveva lui stesso scritto di proprio pugno la Regola Templare. Quindi De Molay non poteva portare i capelli lunghi, ma li aveva corti, come da alcune raffigurazioni di codici miniati del XIV secolo. La comune immagine che si conosce di De Molay, del XVII secolo, è falsa, basta osservare la disposizione della croce templare.

Ora, per terminare questa dissertazione, per ribadire che non vi è nessun tipo di falsità e/o falsificazione nella Sindone, riassumiamo brevemente:

Ma noi vogliamo aggiungere un particolare importantissimo a questi, un particolare che si rifà direttamente al gruppo marmoreo che abbiamo visto, anche se non è quello che avevamo preannunciato poco sopra. Di quello parleremo un'altra volta, se vorrete. Premettiamo che in quasi tutte le raffigurazioni della morte di Gesù che incontriamo nelle chiese ed altrove, cioè i crocefissi, la ferita sul costato è quasi sempre posizionata intorno al cuore o sempre a quell'altezza leggermente spostati sul fianco sinistro di Gesù. Invece, osserviamo attentamente il corpo di Gesù raffigurato nel gruppo marmoreo a Reims: abbiamo evidenziato con un circoletto nero la zona da osservare.

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La ferita che la lancia ha inferto a Gesù, è anatomicamente nel punto esatto come risulta dall'esame del Sacro Lenzuolo. Questo può essere spiegato soltanto in un modo: che i Templari conoscevano la Sindone fin da prima della sua datazione al radiocarbonio e avevano effettuato un esame ben accurato, in quanto il punto della ferita non è affatto approssimativo, come detto, ma è esattamente come indica la Sindone. Non solo: la ferita raffigurata sulla statua ha esattamente le stesse dimensioni e la stessa forma, oltre che la medesima inclinazione rispetto al costato di Gesù. Nelle Sacre Scritture, è scritto che Gesù fu colpito ad un fianco, ma non specifica assolutamente quale. Nelle rappresentazioni sacre di quel tempo la precisione era d'obbligo, perché per un errore anche minimo si rischiava l'accusa di eresia e di vilipendio alla sacra immagine. Terminiamo con un'altra cosa che ci ricollega alla Sacra Sindone, ai templari e da qui ai misteri di Rennes-Le-Chateau, che è questa: proprio a Rennes esiste una sagrestia segreta nella canonica di Saunière (chi conosce la storia di Rennes sa di cosa parliamo), dove lo stesso Saunière fece dipingere sulla vetrata un crocefisso, che riportiamo.

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Osserviamo il punto della ferita sul fianco: la disposizione non è identica, ma il punto ed il fianco sono identici. Come faceva Saunière a sapere anche questo? E anche qui si riconoscono la Vergine (a sinistra), San Giovanni (a destra) ed inginocchiata davanti alla croce c'è Maria Maddalena, che come al solito è riconoscibile dai capelli sciolti. La chiesa di Rennes-Le-Chateau è ad essa dedicata: che proprio per questo il curato sapesse tante cose? Questo è un però è un altro argomento. Noi qui speriamo di aver dimostrato, almeno per noi, tutta l'autenticità della Sacra Sindone. Tutto ciò che possiamo aggiungere a commento di questa speriamo non troppo tediosa dissertazione, è che come la scienza deve entrare a far parte della Fede, per aiutarci, dove possibile, a spiegarci qualcosa che talvolta non riusciamo a comprendere, sarebbe altrettanto auspicabile che la Fede, quella vera, entri a far parte della scienza: probabilmente diatribe così inutili non ci sarebbero ed altrettanto probabilmente tutti noi miseri e poveri uomini saremmo migliori, perché non useremmo la scienza per capire la Fede, ma la Fede per aumentare le nostre conoscenze. E' quello che noi templari stiamo cercando da secoli, la scienza e la conoscenza, nella coscienza e nella Fede.

Che Dio abbia pietà di noi e che perdoni i nostri peccati di superbia e che ci aiuti ad operare sempre nell'umiltà per la gloria del Suo nome.

Ordine dei Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme

Sacro Ordine dei Cavalieri Templari

Gran Priorato d'Italia

(il Gran Priore)

fr. Maurizio Chiavari

 

 

Bibliografia

"Il secondo Messia" di Christopher Knight e Robert Lomas Mondadori 1998

"Sindone: la prova" di Pierluigi Baima Bollone Mondadori 1998

"L'avventuriero del Graal" di Andrew Sinclair Mondadori 1997

"La chiave di Hiram" di Christopher Knight e Robert Lomas Mondadori 1997

"Il mistero del sacro Graal" di Graham Hancock Ed. Piemme 1995

"Rapporto sulla Sindone" di Giulio Fanti ed Emanuela Marinelli giugno 1998

e relazionata bibliografia

"Ordo Milites" Codice miniato XIV secolo Collezione privata

"Templaria" Codice miniato XV secolo Collezione privata