Su "il Bollettino Salesiano" dell’ottobre 1999 a pag. 38 ho letto un articolo che mi ha lasciato nello stesso tempo sconcertato e soddisfatto.

Il titolo:"Fede e ferro sulla via", l’argomento: "I Cavalieri Templari".

Dapprima, sinteticamente, viene proposta la storia della nascita dei Templari, storia che conosciamo tutti, con qualche inesattezza, rispetto le ricerche che ho svolto (per esempio, a me risulta che Pietro l’Eremita fosse stato il precettore di Goffredo di Buglione e che ebbe un ruolo importante, proprio assieme a Goffredo, alla nascita dei Cavalieri di Nostra Signora di Sion a Gerusalemme), poi si parla della loro fine. E qui l’autore riferisce che i Templari "divennero bersaglio di critiche, ritorsioni, calunnie, e dell’avidità degli avidi".

L’autore ammette, quindi, che le accuse verso i Templari non erano altro che calunnie; la loro fine sarebbe stata voluta solo da Filippo il Bello. L’unica colpa di Clemente V, sempre secondo l’autore, sarebbe stata quella di aver sciolto l’ordine. L’autore non dice come si è svolto il processo (i processi), quanto è (sono) durato(i), quante volte sono stati interrogati. Il 22 novembre del 1307 il papa emanò la bolla "Pastoralis proeminentia", con la quale veniva ordinato l’arresto dei Templari, il sequestro dei loro beni ed eventualmente la loro restituzione se fossero stati riconosciuti innocenti. Si, è vero, alcuni Cavalieri Templari avevano confessato sotto tortura, ma tali confessioni erano state tutte ritrattate dinnanzi al tribunale pontificio. Eppure non furono creduti. Il processo pontificio si svolse a più riprese, finchè i vescovi cominciarono a condannare al rogo 54 Templari. Il 16 ottobre del 1311 ebbe inizio il concilio di Vienne e, con la bolla del 2 maggio 1312 "Vox in excelso" Clemente V soppresse l’ordine dei Templari; con un’altra bolla "Ad providam Christi Vicarii" il papa decideva la destinazione dei beni dei cavalieri. Il seguito era facile da immaginare. Jacques De Molay fu arso vivo il 18 marzo del 1314, su una isoletta della Senna, mentre guardava la cattedrale di Notre-Dame. "I corpi vanno al re di Francia, ma le anime a Dio", gridava il Gran Maestro e maledì Filippo il Bello e, forse, anche il papa. Un fatto è certo che un mese dopo moriva il Vicario di Cristo e sette mesi dopo il re di Francia. Da allora si parlò dei re di Francia come "re maledetti".

L’articolo, però, mi ha sorpreso positivamente.

Proprio perché pubblicato su una rivista cattolica, mi viene da chiedere: che la Chiesa si sia accorta, finalmente, dell’errore commesso?

A questo punto è giusto che Esoteria proponga l’articolo alla Vs. attenzione.

Buona lettura

Pietro Marino

 

Da "il Bollettino Salesiano", anno CXXII, n. 9 - Ottobre 1999

Difensori dei pellegrini, quando viaggiare era rischioso: i cavalieri del Tempio

 FEDE E FERRO SULLA VIA

di Giovanni Eriman

"Dieu le volt! ", Dio lo vuole! Il grido riempì le contrade d'Europa proprio sul finire del secolo XI e servì a radunare un grande esercito per strappare Gerusalemme, la Città Santa, all'orda di pastori/guerrieri, chiamati turk (forza) per la loro forza selvaggia, che nel 1078 l'avevano occupata.

 

0ggi gli strateghi della guerra non avrebbero scommesso una lira sulla capacità di quell'armata "raffazzonata" che sul finire del secolo XI marciava contro i turchi. Pochi i professionisti della guerra, molti i contadini, i rifiuti della società, i poveri spinti più dal miraggio della ricchezze che dalle idealità religiose; numerosi anche quelli che fuggivano la peste, la carestia, le inondazioni, i briganti. Animati, almeno alcuni, da autentico spirito religioso ma da nessuna tecnica di guerra si mossero agli ordini di un frate, Pierre l'Ermite e di un cavaliere di Borgogna, Gualtiero-senza-averi... che è tutto dire! Furono massacrati. Ovviamente. Ma dietro di loro un'armata vera, guidata da Goffredo di Buglione, arrivò sotto le mura di Gerusalemme e la strappò ai turchi. Poi, in gran parte, gli eserciti rientrarono nelle rispettive nazioni.

ALLORA NACQUERO...

Fu allora che un nobile cavaliere, Ugo di Pagani, e otto compagni d'arme giurarono di rimanere a difendere i pellegrini che si recavano a visitare il sepolcro di Cristo. Si chiamarono "Poveri Cavalieri di Cristo". Monaci, un po' particolari, ispirati alla regola agostiniana, con una peculiarità: assieme al breviario avevano la spada. Erano nati i monaci guerrieri, che riempiranno la storia per circa 200 anni.

A Baldovino II, re di Gerusalemme dopo Goffredo, non sfuggì l'importanza che potevano assumere quei religiosi di nuovo stile nel sistema di difesa mediorientale, dal momento che aveva a disposizione solo poche centinaia di cavalieri e poche migliaia di fanti per difendere un territorio circondato da nemici. Così li favori in ogni modo, regalando loro il suo stesso palazzo, sulla spianata del tempio, la moschea di Al-Aqsa. E i "Poveri Cavalieri di Cristo" divennero "Cavalieri del Tempio", i famosi e temuti Templari, che armarono di fede il loro spirito e di ferro il loro corpo. La loro forza furono la rapidità, la disciplina ferrea, la coesione resa visibile dall'uniforme.

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NOCCIOLO DURO DELLA CRISTIANITA

Dopo un secolo erano oltre 15.000, sparsi in 9000 case conventuali. Divenuti quasi leggenda col loro grande mantello bianco rossocrociato, costituirono il punto di forza della presenza cristiana nelle terre della redenzione, ma si sparsero in tutto le nazioni cristiane, senza venire meno alla loro regola. Punteggiarono infatti di castelli le strade percorse dai pellegrini; la loro presenza costituiva la miglior garanzia per chi voleva compiere il suo viaggio preoccupandosi dell'anima senza doversi preoccupare della propria pelle. Furono gli unici guerrieri che fecero la guerra a tempo pieno! Il binomio programmatico poteva essere "guerra e preghiera". Oggi farebbe accapponare la pelle, ma rapportato ai tempi era certamente quanto di meglio si potesse sperare.

I re, i signori, la gente semplice erano soddisfatti del loro servizio: le donazioni (danaro, terre, chiese, rendite ... ) fioccarono da tutte le parti e in breve l'ordine divenne uno dei più ricchi e potenti della cristianità. Tanto da potersi permettere di fare prestiti perfino ai re. Questo potere e questa ricchezza furono anche la loro sventura. Il declino cominciò probabilmente dalla sconfitta di Acri nel 1291. Fiaccati nell'orgoglio e indeboliti politicamente, divennero bersaglio di critiche, ritorsioni, calunnie, e dell'avidità degli avidi! Le arpie non sono mai mancate in nessun luogo e in nessuna occasione.

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Gerusalemme, spinata del tempio.

La moschea "El Aqsa", antica sede dei Cavalieri Templari

 

LA SVENTURA SI CHIAMAVA FILIPPO

La loro fine fu decretata da Filippo il Bello che il 13 ottobre del 1307 fece arrestare tutti i templari di Francia. Una bene orchestrata campagna diffamatoria li accusò... di tutto! Vennero alla luce, probabilmente ad atte, le cose più turpi e incredibili. E può anche essere che Filippo credesse almeno a una parte delle accuse, che però solo sotto tortura furono confermate da alcuni cavalieri. In Francia li sterminò il rogo, la spada o la corda del boia, ma anche la Bolla di Clemente V che sciolse l'ordine a 200 anni dalla sua nascita, non sine cordis amaritudine et dolore, non senza grande amarezza, forse perché non era del tutto convinto di quel che faceva.

Il Gran Maestro Jacques de Molay finì sul rogo con più di 50 confratelli, protestando a gran voce la sua innocenza. Il processo fu forse più politico che altro, e la ragione, secondo Alain Demurger, va ricercata nell'affermazione dello stato laico di fronte al potere pontifico che i templari, facendo riferimento al solo Papa, incarnavano.

 

MA SOPRAVVISSERO

L'ordine non sparì. Pare che uno dei templari di Francia, Jean Mare de Larmeny riuscisse a fuggire, portando con sé la "Carta dei Poteri" consegnatagli poco prima dallo stesso Gran Maestro, che assicurava la sopravvivenza legale dell'ordine. Del resto nelle altre nazioni essi continuarono la loro vita, senza essere troppo molestati e la Bolla papale non fu applicata. Già nel 1340 l'ordine col Gran Maestro Armand de Braque era di nuovo a Parigi.

Passata la bufera, a più riprese i templari tentarono di farsi riconoscere dalla Santa Sede. Verso la metà del 1800 la pressione fu particolarmente forte, ma ancora una volta Roma resistette, nonostante che i templari potessero esibire testimonianze documentali che perfino un papa aveva aderito all'ordine, Innocenzo III. L'ostacolo quasi insormontabile per il riconoscimento era (ed è?) probabilmente la condizione posta dalla Santa Sede che l'ordine fosse composto esclusivamente da membri di "religione cattolica, apostolica, romana", il che voleva dire l'allontanamento dei cavalieri inglesi, svizzeri, tedeschi, svedesi ecc. che di religione cattolica non erano.

Il progredire dell'ecumenismo può oggi giocare a loro favore. Essi giurano di essere ancora utili alla Chiesa. I pellegrini giubilari e no sono difesi e assistiti da altre organizzazioni soprattutto da un altro clima civile, da un'altra cultura, ma il ruolo dei templari è di testimonianza, di carità, di servizio, di opere di bene ovunque ci sia bisogno.