Il mistero di Melusina
di
G. C. B.
Il nome di Melusina è associato all'opera di Paracelso, che sceglie questa figura dalla leggenda popolare raccolta da Raimondo di Arras, e collegata all'origine dei Lusignano. M. (mère Lusine), è la moglie di Raimondino, figlio del Re dei Brettoni; dotata di poteri soprannaturali dona eroico coraggio al marito. Sorpresa da lui mentre si trasforma in Sirena, M. scompare nel regno delle acque, e ricomparirà solo di tanto in tanto come presagio di sciagure. 1 suoi attributi nell'araldica (coda, tino) sono paragonabili ad analoghi attributi di Iside nel periodo ellenistico. Goethe scriverà, e inserirà piú tardi nel Wilhelm Meister (I vagabondaggi) "La nuova Melusina". Nella leggenda del Poitou si ricorda anche questo: Raimondo, disperato per aver involontariamente ucciso Emmerico, Conte di Poitiers, suo benefattore, fugge nel bosco. In una radura trova una sorgente con tre donne bellissime; una di esse è M., che lo consola.
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Melusina in un dipinto di Gian Carlo Benelli che addolcisce e perfeziona le sembianze di questa figura mitologica cara all'ermetismo e presente in diverse cattedrali medievali.
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In Paracelso M. è analoga di Ninfe e Sirene (Ninfldidico) e vive nell'Aquaster (il principio acqueo, il principio psichico quasi materiale legato al lunare, dal quale, secondo Paracelso, viene anche Maria). Molte cose dice Paracelso su M.; essa è comunque una visione mentale che può essere anche interpretata come variante del Serpente Mercuriale e legata alla simbologia dell'Albero Filosofico, identificato a sua volta con la figura femminile della Gnosi (Ireneo). Jung paragona la M. di Paracelso al Filius Regius o Rex Marinus, che chiama dal profondo delle acque. M., che ritorna in Goethe come Margherita nel primo Faust ed Elena nel secondo Faust, è stata anche paragonata, con una certa elasticità, a Beatrice. Per Paracelso, le "Scatole" (forze spirituali che guidano l'azione dell'adepto) stimolano M. a prendere forma umana. Di M. dice Jung, nel suo studio su Paracelso: |
"Questa figura non è certo una chimera allegorica né una mera metafora: essa ha la sua particolare realtà psichica nel senso che essa è una apparizione piena di fascino che, per sua propria natura, è da un lato una visione psichica, ma è anche , tenuto conto della capacità di realizzazione immaginativa della psiche (detta "Ares" da Paracelso), una distinta entità obbiettiva, come un sogno che diventi realtà per un attimo. L'anima appartiene a questi fenomeni di frontiera che si verificano in particolari condizioni psichiche". Nelle circostanze di un crollo di valori, quando sul futuro si fa il buio, M. giunge come presenza reale e soccorrevole: l'inconscio appare come visione mentale, e M. emerge dal reame delle acque assumendo sembianze umane. M. tuttavia inganna: i suoi atti hanno supremo significato e massima insensatezza. Occorre dunque estrarre la saggezza dalla insensatezza, che della saggezza è madre. Accade così quando, come l'adepto, si bussa alla porta dell'ignoto per obbedire alla legge del futuro. M., affine a Morgana (a sua volta legata per nascita ad Afrodite, e quindi ad Astarte) deve perciò vanificarsi se l'opera di estrazione del Liquor Sophiae vorrà compiersi: e il suo vanificarsi, come quello di Polia, avviene a maggio, casa di Venere, mese di Maria, segnato nel Toro dalla congiunzione di Sole e Luna. Cioè dalle Nozze Sacre (o chimiche) di primavera.
(Tratto da "Hiram", N.2 - aprile 1980, pag. 41 - Ed. Società Erasmo)