Il Racconto del Graal
di Pietro Marino
Quando ho cominciato questa mia ricerca, ero convinto che avrebbe avuto una fine.
Quanta presunzione!
Più leggevo e più mi accorgevo che la ricerca mi portava a "ricercare" altro; ed io, indomito, continuavo con la stessa fiducia con la quale avevo iniziato; mi dicevo: giungerò al termine.
Ed i giorni passavano inesorabili ed io non mi sentivo pronto; ero insicuro, mi sentivo un incapace, perrchè non riuscivo a mettere nulla per iscritto. Scrivevo, sì, ma tutti gli appunti finivano inesorabilmente nel cestino.
Lo sconforto, ormai, mi aveva assalito.
Avevo deciso di lasciar perdere; mi ero arreso.
Un giorno, ripensando alla mia ricerca, mi sono sentito come un naufrago in mezzo all'oceano, come un naufrago che aveva tanta sete, con tanta acqua a disposizione, ma non poteva bere perché l'acqua era salata, come un naufrago che non avrebbe raggiunto mai la terra ferma, ma che avrebbe fatto di tutto per raggiungerla.
Allora ho capito con quale spirito bisognava proseguire
La ricerca sarebbe dovuta continuare per tutta la vita e, se avessi voluto dare un contributo, dovevo cercare solo di adare alcuni stimoli a chi mi avrebbe ascoltato, perché la ricerca deve essere effettuata da ognuno di noi e dentro di noi.
E' una ricerca interiore, è il perfezionamento dell'uomo, è la trasformazione in esseri spirituali, è l'unificazione con Dio
Questo voleva dire ricercare il Graal
Ed è con questo spirito che ho continuato il mio lavoro
Ora mi sento sereno.
Mi auguro, soltanto, di essere riuscito a dare un modesto contributo alla continua ricerca che ognuno di voi compie ogni giorno.
Un personaggio famoso faceva scrivere al suo Snoopy: "Era una notte buia e tempestosa..."
La notte cui mi riferisco non era né buia né tempestosa; era una notte di estate, come tante altre... L'unica cosa stonata era il mio umore, avevo l'impressione che stava per succedere qualcosa, ma non capivo cosa.
Mentre mi sforzavo di dare una spiegazione a quella mia ansia, davo uno sguardo al cartellone del film che avevo appena visto. Non era la prima volta che lo facevo; certamente sarà capitato anche a voi; rileggevo il titolo, volevo conoscere i nomi dei produttori, quello dei fotografi, dei costumisti, volevo ricordare i nomi degli attori, del regista...E mentre ero lì intento ad assorbire questa "cultura", mi si avvicinò una persona che, come me, leggeva quella locandina. Lo guardai con la coda degli occhi e mi accorsi che si trattava di un frate; indossava un abito talare molto strano, che non se ne vedono più in giro: la stoffa era di quella pesante, di colore grigio, consunta...
Non riuscivo a vederne il volto perché coperto dal cappuccio del saio e le mani erano nascoste nelle larghe maniche di quell'abito che, da tempo, non veniva lavato. La sua schiena era ricurva; l'impressione che ho avuto è stata quella che quel frate doveva soffrire molto.
Ripresi la mia lettura.
All'improvviso:
-Anche tu sei rimasto impressionato dal film- mi disse.
Mi girai e mi trovai di fronte un vecchio, di età indefinibile; rimasi impressionato dall'espressione degli occhi: mettevano serenità.
E fu allora che capii che la mia ansia era dovuta veramente alla visione del film.
Ed il monaco continuò a parlare, mi disse che il prof. Jones aveva speso tutta la sua vita alla ricerca del Graal, trascurando anche gli affetti più cari. Sapeva, come il Re Pescatore di cui mi avrebbe detto da lì a poco, che qualcuno della sua famiglia era destinato a trovarlo.
- Caro figliolo, vedo dalla tua espressione che vuoi saperne di più. Per questo sono felice di poterti narrare la storia del Graal, anche se sono molto stanco.
Devi sapere che fu un frate francese, Elinando, durante le crociate, a parlare per la prima volta del Graal e lo descriverà, nelle sue cronache del 1203, come il calice usato da Cristo nell'ultima cena.
Era un periodo particolare.
Avrai sentito parlare certamente dell'invasione dei mori, delle conquiste di Yussef e che il suo successore Alì era riuscito, tra il 1102 ed il 1111, ad occupare Siviglia, Valenza, Saragozza e che si era spinto sino a Barcellona. Bisognava intervenire. Ma come riunire cavalieri, guerrieri disposti ad allontanarsi dalla Patria? Era necessario un giusto motivo. A quell'epoca i viaggiatori che tornavano dall'Oriente raccontavano che i pellegrini, che visitavano la Terra Santa, erano ostacolati e non era permesso loro di visitare il Santo Sepolcro.
Ecco trovata la motivazione: liberare il Santo Sepolcro.
Papa Urbano II, che aveva già preso contatti con i Bizantini che volevano espandersi in Oriente per i loro mercati, accompagnato da alti prelati, si mise in viaggio, visitò la Provenza ed altre regioni e, parlando con ardore, il 27 novembre del 1095 a Clermont, riuscì a formare un esercito numerosissimo. Egli si rivolse ai cavalieri che vivevano nella lussuria, a quelli che si dedicavano a guerre private, al re di Francia Filippo I; li descrisse come banditi fuori della grazia di Dio e diede loro la possibilità di redimersi:
"Vadano a combattere contro di infedeli...Diventino cavalieri di Cristo...Lavoreranno per la gloria dell'anima e del corpo...Qui erano tristi e poveri; là saranno gioiosi e ricchi. Qui erano nemici del Signore; là saranno suoi amici."
Il grido che si levò fu uno solo:"Dio lo vuole".
E così quasi 200.000 uomini marciarono verso Oriente per liberare il Santo Sepolcro. Per non dimenticare quale fosse il loro dovere, sui vestiti era stata cucita una Croce.
Templare |
Fu proprio durante le Crociate, nel 1118, che fu istituito un Ordine che avrà a che fare con il nostro Graal: l'Ordine dei Templari. Un nobile, Ugo di Payns e otto compagni emisero i voti religiosi di povertà e castità; infatti la loro prima denominazione fu "Milizia dei poveri cavalieri di Cristo". Il loro compito era quello di proteggere i pellegrini che si recavano a Gerusalemme. Si stabilirono, per concessione di Baldovino II, in un'ala del palazzo reale, che si riteneva fosse il Tempio di Salomone
Per i primi otto anni, però, i Cavalieri Templari non esplicarono il loro compito; e come avrebbero potuto, se, per tutti quegli anni, non avendo accettato altri accoliti, erano rimasti solo in nove? Rimasero chiusi nel palazzo. Si diceva che erano intenti a fare scavi: cercavano qualcosa di molto prezioso, mai trovata. Si pensa stessero cercando l'Arca dell'Alleanza.
Ma il primo a scrivere sul Graal fu nel 1190 Chrétien de Troyes con il suo "Perceval ou Le conte du Graal".
E' il racconto di un giovane eroe, Perceval, il figlio della vedova, che si reca alla Corte di Re Artù per divenire Cavaliere. Mentre fa ritorno a casa si imbatte in due pescatori che lo convincono a recarsi ad un castello di proprietà di un signore zoppo, il Re Pescatore. Qui assiste a due episodi: un ragazzo che tiene impugnata una spada dalla cui punta cade una goccia di sangue ed una fanciulla che tiene tra le mani un Graal, di oro con incastonate pietre preziose, che diffonde una luce immensa per tutta la stanza;
"quando fu entrata nella sala col Graal che teneva,
si diffuse una luce così grande che le candele persero il chiarore,
come stelle quando si leva il sole e la luna".
Perceval che conosce le buone maniere e che sa che non è gentile porre domande, sta zitto. Il mattino successivo, al suo risveglio, non trovando nessuno, si rimette in viaggio, durante il quale s'imbatte in un eremita che lo rimprovera e lo chiama peccatore. Il suo dovere era quello di domandare su quanto aveva visto.
Qui termina il racconto del Chrétien.
La processione del Graal in una miniatura della Bibliothèque Nationale di Parigi (da "La Ricerca del Santo Graal" di Graham Phillips) |
L'opera del Chrétien, figliolo, rimase incompiuta.
Qundi - chiesi - questo Re Pescatore possedeva il Calice di gesù?
No figliolo, il Chrétien non parla di un calice, ma di un graal. Tu cosa pensi sia?
- Possiamo immaginare che la spada insanguinata sia quella che aveva trafitto il costato di Cristo e che il Graal sia un oggetto con il quale ne era stato raccolto il sangue.
- Effettivamente solo così si possono spiegare le continuazioni del libro del Chrétien ad opera di un anonimo scrittore.
Sempre nel 1190 è scritta la "prima continuazione" che inizia da dove l'aveva interrotta il Chrétien. In questo libro non è più Perceval l'eroe ma Gawain; quello che ci interessa però è il Graal. Gawain, come Perceval, è invitato in un Castello e qui lo vede; ci viene descritto come qualcosa che, muovendosi a mezz'aria, è capace di servire il pane, il vino, le cibarie ai cavalieri senza bisogno di servitori. Nel libro ci viene anche detto come era giunto nel castello. Giuseppe di Arimatea aveva costruito il Graal e si era recato sul Monte Calvario, lo aveva poggiato ai piedi del Cristo ed aveva raccolto il suo sangue. Ma cosa è esattamente il Graal? E' un piatto o una coppa? Si sa solo che è d'oro. Ma nel racconto si parla di un altro Graal posseduto da Nicodemo, compagno di Giuseppe di Arimatea quando si allontanò dalla Palestina. E' un Graal costruito dallo stesso Nicodemo a forma di testa e somigliante al Cristo che Nicodemo lasciò a Lucca prima di proseguire il viaggio con Giuseppe verso la Britannia. Giuseppe, poi, lascerà il suo Testamento spirituale, decidendo che il Graal usato per raccogliere il sangue del Cristo rimanesse in possesso dei suoi discendenti. Quindi il Re Pescatore è un discendente di Giuseppe d'Arimatea.
Nel 1200 venne scritto il romanzo più famoso sul Graal "Joseph d'Arimathie - Roman de l'histoire du Sain Graal" di Robert de Boron. Giuseppe d'Arimatea, dopo la Crocifissione, si reca da Pilato per chiedere il corpo del Cristo per la sepoltura. A Giuseppe non solo viene consegnato il corpo del Cristo, ma anche il calice usato nell'ultima cena. Prima di seppellire Gesù, Giuseppe raccoglie dal suo corpo, con il calice, qualche goccia di sangue Dopo la Resurrezione, accusato di aver sottratto il corpo, viene imprigionato. Qui gli appare Gesù che gli riconsegna il Calice, dicendogli che solo lui ed i suoi discendenti lo avrebbero custodito; gli dà mandato di diffondere i suoi insegnamenti e di dire messa; lo informa che, quando si parlerà del Graal, da quel giorno bisognerà chiamarlo "Calice".
-Vi chiedo scusa se un interrompo un racconto così interessante. Ma Gesù non aveva dato lo stesso mandato a Pietro?
-Figliolo, se hai questa curiosità, devi documentarto. Ci sono state varie diatribe durante i secoli. I Vescovi britannici hanno sempre affermato di avere un diritto di prioprità rispetto alla Chiesa Cattolica. E' nata prima la Chiesa Britannica o quella di Roma? Ma proseguiamo il nostro racconto. Nel 70 Giuseppe fugge in Britannia con il cognato di nome Bron. Il figlio di Bron si chiama Alein ed il nipote Perceval, il quale avrà in custodia il Graal e verrà chiamato Re Pescatore. Tutti coloro che possederanno il Graal saranno chiamati Re Pescatore. Il Graal per Robert de Boron aveva proprietà taumaturgiche.
Dal racconto si evince che il Graal esisteva già prima del Cristo:
"Io non oso raccontare, né riferire, né potrei farlo...le cose dette e fatte dai Grandi Saggi. Là sono scritte le ragioni segrete per cui il Graal è stato designato con questo nome".
Giuseppe d'Arimatea |
Ma su Giuseppe d'Arimatea vi è un altro racconto. Nel Vangelo Gnostico di Nicodemo viene narrata una storia del calice di Cristo. Il Calice era in possesso di Giuseppe d'Arimatea che venne imprigionato dopo la Resurrezione. Nella prigione veniva cibato utilizzando lo stesso calice. Per questo motivo rimaneva in vita. Nel 73, dopo il saccheggio di Gerusalemme, Giuseppe venne trovato in una torre con il calice in mano. Quale era la torre? Ed il Calice che fine aveva fatto? |
- Forse - intervenni - la torre era quella del Tempio di Salomone ed i Cavalieri Templari, cercando l'Arca dell'Alleanza, avevano trovato il calice?
- In ogni modo, devi sapere che nel 1200 fu scritto un altro libro "Perceval" meglio noto come Didcot Perceval. Esistono due manoscritti, il più antico è il Didcot Manuscript. In questo manoscritto si trova la versione in prosa del libro di Robert De Boron. Poi, il racconto.
Merlino racconta ad Artù l'origine della Tavola Rotonda:
"Essa fu fatta per significare la tavola alla quale Nostro Signore sedette il giovedì quando disse che Giuda l'avrebbe tradito".
Ma vi fu una seconda Tavola fatta da Giuseppe di Arimatea e vi fu una terza fatta da Merlino stesso quando viveva il padre di Artù, Uther Pendragon, Tavola che diventerà famosa con Artù. Le Tavole di Giuseppe e di Artù hanno tredici posti e solo dodici sono occupati. Al posto di Gesù, nella tavole di Giuseppe, vi è un pesce; il posto vuoto è quello di Giuda. Quel posto vuoto deve essere occupato solo dal Cavaliere più virtuoso del mondo designato a custodire, nel primo caso, a ritrovare, nel secondo caso, il Graal. Nel romanzo Artù non solo occupa il posto del Cristo, ma diventa, anche, Capo della Chiesa.
Il Graal appare ai Cavalieri della Tavola Rotonda (miniatura del '300) (da "Hiram" nn. 2-3; settembre 1982 ed. Erasmo) |
Merlino racconta che Giuseppe lasciò il Graal a suo cognato Bron, questi a suo figlio Alain. Bron è molto malato e guarirà quando qualcuno chiederà
" che cos'è che il Graal ha servito e cos'è che serve.."
E qui viene narrata la storia di Perceval come l'aveva scritta il Chrétien. Ma questa volta Perceval alla fine riceverà di Graal.
Nel 1205 Wolfram von Eschenbach scrive "Parzival", dove si trovano alcune novità: il Graal non è un piatto, non è un calice, ma una pietra magica "Lapsit Excillis" che serve cibo e bevande ai Cavalieri e che ha proprietà taumaturgiche. La pietra è uno smeraldo caduto dalla testa di Lucifero quando fu scacciato da Dio dal Paradiso. Secondo la leggenda, verrà consegnato ad Adamo che, a sua volta, per il suo peccato, lo perderà; lo ritroverà Seth, figlio di Adamo ed Eva, che va a cercare qualcosa nel giardino di Eden che potesse servire per far guarire il padre ammalato, giungerà a Cristo che lo utilizzerà nell'ultima cena, lo avrà Giuseppe d'Arimatea con il quale raccoglierà il sangue di Cristo Anche in questo testo il Re, colpito a morte, non potrà guarire fino a quando non gli saranno rivolte le domande giuste sul Graal. Un'altra novità, se così posso dire, è quella che come difensori del castello troviamo i Cavalieri Templari. Alla fine del romanzo Wolfram fa riferimento a quello del Chrétien e racconta che la storia era stata tratta da un manoscritto arabo scoperto da Kyot, Templare a sua volta ed iniziato ai Misteri del Graal.
Qui è bene che ti dica cosa si trova scritto nel romanzo a proposito del Graal.
"Se qualcuno tendeva la mano per ottenere qualunque cosa, la trovava pronta, davanti al Graal, vivande calde o vivande fredde, piatti nuovi o vecchi, carne di animali domestici o cacciagione. <Non vi fu mai una cosa simile>, diranno molti. Ma sbaglierebbero se protestassero irosamente, perché il Graal era il frutto della beatitudine, una tale abbondanza delle dolcezze del mondo che le sue delizie erano pari a quelle che ci vengono descritte del regno dei cieli"
"Io so bene che molti cavalieri dimorano con il Graal a Munsalvaesche...vanno sempre in cerca di avventure. Lo fanno per i loro peccati, questi templari...Essi vivono grazie ad una pietra della specie più pura...E' chiamata lapsit exillis. Grazie al potere di quella pietra, la fenice arde e si riduce in cenere, ma la cenere le ridona vita... Non vi fu mai un umano tanto gravemente malato che, se un giorno vede la pietra, possa morire entro la settimana che segue...Il suo aspetto rimarrà lo stesso...come nel giorno in cui vide la pietra... e se vedesse la pietra per duecento anni, il suo aspetto non cambierà mai, eccetto che forse i suoi capelli diverranno grigi. Tale forza la pietra conferisce a un uomo che la carne e le ossa subito ridivengono giovani. La pietra è chiamata anche Graal".
"Oggi è Venerdì Santo, e là attendono una colomba che discende dal cielo. Essa porta una piccola ostia candida, e la posa sulla pietra... Sempre il Venerdì Santo, essa porta alla pietra ciò che ti ho appena detto, e da ciò la pietra trae tutte le buone fragranze delle bevande e dei cibi che vi sono sulla terra, simili alla Perfezione del paradiso. Intendo tutte le cose che la Terra può produrre. Inoltre la pietra fornisce ogni selvaggina che vive sotto il cielo, sia che voli o corra o nuoti. In tal modo il potere del Graal dà sostentamento alla confraternita dei cavalieri".
Un frammento di Parzifal di Wolfram von Eschenbach conservato alla Bayerische Staatsbibliotek di Monaco di Baviera. ( da "La ricerca del santo Graal" di G. Phillips - ed. Sperling & Kupfer Editori) |
- Questa pietra - dissi al monaco - mi fa ricordare la sacra "pietra nera" della Mecca (Ka'aba), santuario centrale dei popoli islamici alla Mecca; tutti i maomettani devono visitarlo, almeno una volta nella loro vita, eseguendo il cosiddetto Pellegrinaggio, che è uno dei cinque pilastri dell'Islam; mi ricorda il "Terzo Occhio" di Shiva (l'Urna posta sulla sua fronte che permette la visione interiore), la "pietra filosofale" degli alchimisti, la Pietra degli Antichi saggi che frate Basilio Valentino dell'Ordine Benedettino ci dice essere stata concessa per la consolazione e salute degli uomini, pietra su cui si appoggia la verità, che ha il potere di portare a Dio, la pietra del destino dei Tuatha de Danaan, lo scudo di tartaruga dell'"I King", oracoli parlanti, la pietra di Sion, scartata dai costruttori, e che diventerà testata d'angolo, pietra angolare che non è altro che lo stesso Gesù Cristo, la cornucopia dei Greci dispensatrice non solo di ricchezze, ma soprattutto di conoscenza, il vaso rituale Buddista(Kallasa) pieno del nettare dell'immortalità, l'urna colma di manna della tradizione ebraica.
Il monaco non commentò , e riprese:
-Nel 1220 vennero scritti altri romanzi. Il primo è il "Perlesvaus". Nel romanzo Gawain si imbatte nella spada che aveva decapitato Giovanni Battista che viene posta nella cappella del Castello dove era stato invitato, con altre reliquie, tra cui il Graal. E Gawain lo vede e, dapprima, gli sembra un calice, poi ha la forma di un bambino ed infine gli sembra che ve ne fossero tre e vede un uomo inchiodato ad una croce ed una spada infissa nel fianco. Ma non sarà Gawain a ricevere il Graal, ma Perceval.. In questo romanzo troviamo ancora i Cavalieri Templari come guardiani del Graal. Infatti nel castello si travano due maestri e 33 uomini in bianco con una croce sul petto. In questo romanzo c'è un mondo magico da scoprire. Ci sono riferimenti, dicevo, ai Templari, al pensiero dualistico dei Catari, ci sono riferimenti alchemici, quando si parla dell'arte della necromanzia, quando viene detto che il Graal è un Vas Hermeticus, vaso ermetico. Nel Perlesvaus si parla delle trasformazioni del Graal ed è bene che ti riferisca testualmente cosa l'autore anonimo, ma si sa che era un cavaliere templare, scrive:" alla consacrazione della messa apparve il Graal in 5 maniere diverse che nessuno dovrebbe rivelare, perché i segreti del Sacramento nessuno deve dirli apertamente, eccettuato colui al quale Dio lo ha affidato Re Artù vide tutti i mutamenti e l'ultimo fu la trasformazione in un Calice".
E' vero, il Graal si trasforma, ma, con qualsiasi forma, rimane sempre un simbolo di conoscenza.
Sempre nel 1220 vennero scritti due romanzi che fanno parte del Vulgate Cycle: Lancelot e Le Queste de Saint Graal. Nel Lancelot viene descritto come cinque cavalieri non riescono a trovare il Graal. Nell'altro romanzo Cristo appare ad Artù, di Venerdi Santo, e gli dà un piccolo libro dove è scritto:
Qui inizia il Libro del santo Graal.
Quindi il Santo Graal viene indicato come un libro scritto dal Cristo stesso; in seguito, però, il Graal avrà la forma di un calice, è un "vasello"
"né di legno, né di metallo, né di pietra, né di corno, né di osso".
Non si sa di cosa sia fatto.
E' il libro di Gesù che solo chi è puro di cuore, chi è vicino a Dio può leggere. Gli uomini non possono pronunciare le parole che leggono, altrimenti il cielo, la terra, l'aria, l'acqua sarebbero sconvolti.
Si legge:
"I cieli diluvierebbero, l'aria tremerebbe, la terra sprofonderebbe e l'acqua cambierebbe colore".
In questo romanzo Parsifal pone le domande giuste sul Graal e gli viene risposto:
"E' il piatto nel quale Gesù Cristo mangiò l'agnello con i suoi discepoli il giorno di Pasqua... E perché questo piatto fu grato a tutti lo si chiama Santo Graal".
Carissimo figliolo io ti ho raccontato cosa è stato scritto sul Graal; ci sono altri testi ne che parlano, ma mi sembra superfluo andare oltre. Ora dobbiamo fare, però, alcune considerazioni. Si fa riferimento ai Cavalieri Templari soprattutto nel Parzival, dove è anche detto che il Graal è il calice del Sangue di Cristo e che il libro è tratto da un racconto in latino scritto da un monaco di Glastonbury.
Abbazia di Glastonbury (da www.geocities/Athens/Delphi/3636/index.htm- Il Santo Graal a cura di Mariano Tomatis)
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Glastonbury, figliolo, è il luogo dove sarebbe giunto Giuseppe d'Arimatea; Glastonbury è il luogo dove fu costruita una Cattedrale, dove nel 1190 i monaci avrebbero scoperto la tomba di re Artù, dove si dice vennero trovate due ampolle, sepolte con Giuseppe d'Arimatea
"bianche e argento piene di sangue e sudore del profeta Gesù",
ampolle rappresentate nelle vetrate della Chiesa di St. John a Glastonbury, dove esiste una sorgente conosciuta con il nome di "pozzo del calice". Che Giuseppe si fosse spostato dalla Palestina è certo: se ne parlò persino nel Concilio di Pisa del 1409. E già in precedenza storici di quel tempo scrivevano che il cristianesimo giunse prima in Britannia e poi a Roma.
Una coppa di legno di ulivo fu affidata dall'Abate dell'Abbazia ai suoi monaci per portarla in salvo. Era "il più prezioso tesoro dell'Abbazia". La coppa fu portata in un feudo, quello di Nanteos Manor, e fu affidata al signore di quel feudo. La coppa è stata custodita sino ai nostri giorni. Si dice che sia conservata, ora, in una banca.
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Nanteos Cup (da www.geocities/Athens/Delphi/3636/index.htm- Il Santo Graal a cura di Mariano Tomatis) |
Torniamo ai Cavalieri Templari. Costoro possedevano molte reliquie, tra cui la Corona di Spine che era stata posta sul capo di Gesù. La reliquia più importante era il santo Graal: trovato nel Tempio di Salomone duranti gli scavi oppure trovata in Bretagnia? Secondo alcuni il Santo Graal, in possesso dei Templari, sarebbe sepolto nella Rosslyn Chapel in Scozia, dove operarono i Templari di Sain Clairs. Nella Rosslyn Chapel vi è la pietra tombale di sir William de St. Clair
"su cui è inciso un calice in cui è inserito una rosa-croce ottagonale con un fiore nel centro che sta ad indicare il sangue di Cristo".
La colonna dell'apprendista nella Rosslyn Chapel (da "La Chiave di Hiram" di C. Knight e R. Lomas . Ed. Mondadori) |
Probabilmente i Cavalieri Templari, custodi di reliquie, avranno dato alla famiglia dei St. Clair il compito di custodirle nella loro cappella. Chissà quale segreto nasconde la colonna dell'apprendista costruita all'interno della stessa!
Ma essendo stato dimostrato che la Rosslyn Chapel è identica al tempio di Erode ( sono stati sovrapposti i lucidi delle fondamenta del Tempio di Erode con quelli della pianta della Cappella e si è verificato che coincidono), ed avendo accertato, con apparecchiature moderne, che sotto la Cappella esistono dei cunicoli, alcuni pensano che il Graal o altro (i manoscritti che i Templari trovarono durante gli scavi a Gerusalemme?) possa trovarsi in quei segreti passaggi.
Usando la medesima apparecchiatura è stato accertato che all'interno della colonna dell'apprendista c'è un oggetto, ma l'attuale proprietario, il barone Saint Clair Bonde, non ha mai voluto dare l'autorizzazione ad usare i raggi X.
Secondo altre fonti i Templari avrebbero custodito il Graal a Gisors, dove esisterebbe, sotto la torre del castello, una cappella con trenta cofani, 19 sarcofagi e 13 statue. Sono stati eseguiti degli scavi, durante i quali sono stati rinvenute 11.000 monete del 1300 ed una cripta di 125 metri quadrati.
A questo punto, però, il Ministro alla Cultura ha vietato di continuare gli scavi. Perché?
Di detta cappella si parla in due manoscritti, il primo è datato 1375, il secondo 1696.
In alcuni documenti originali leggiamo che il Castello di Gisors, nel 1160, fu affidato ai Cavalieri Templari.
In altri è scritto che Sion aveva nove commanderies, una delle quali era quella di Gisors e la cappella sotterranea, cui ho fatto riferimento, poteva essere il deposito degli archivi di Sion.
A proposito di Sion devi sapere che si pensa che l'Ordine dei Templari fosse stato istituito per volontà dell'Ordine di Sion. Inizialmente dovevano costituire il suo esercito, successivamente dovevano curarne l'amministrazione. Si dice che Ugo di Payns fosse stato, oltre che Gran Maestro dell'Ordine dei Templari, anche quello dell'Ordine di Sion; anche Bernard de Blacheford ricoprì contemporanemente le due cariche; costui era simpatizzante dei Catri e poarente del papa Clemente V. Bernard de Blancheford è legato a Rennes-le-Château, Rennes-le-Château è legata all'Ordine di Sion, a Rennes-le-Château, vicinissima a Gisors, operarono i Templari.
Nel 1188 l'Ordine di Sion abbandonò i Templari; ci fu, in altri termini, una rottura; da quel momento l'Ordine di Sion cambiò il nome in Priorato di Sion. Il Priorato esiste ancora? In un elenco di Gran Meastri sono indicati personaggi famosissimi: Leonardo da Vinci, Isaac Newton, Victor Hugo, Claude Debussy, Jean Cocteau.
Figliolo, lascio a te il compito di documentarti sul Priorato di Sion, sulla sua esistenza dopo lo sterminio dei cavalieri templari, dopo la fine delle Crociate; lascio a te il compito di documentarti sul "tesoro maledetto" di Rennes-le-Chateau, sui Merovingi, sui pastori d'Arcadia, la famosa tela di Poussin, sulla Torre Magdala eretta in onore di Maria Maddalena e sulla scritta che si trova sulla facciata della Chiesa "Terribilis est locus iste" (Questo è un luogo maledetto). Perderemmo, altrimenti di vista la nostra ricerca.
Ci sono poi delle strane coincidenze tra la storia dei Templari e quello scritto nei romanzi
Nel 1191 i Cavalieri Templari aiutarono Corrado e si parla di un "cavaliere verde" che lo aiutò a conquistare il castello di San Giovanni d'Acri; nel Perslevaus si parla di un cavaliere dallo scudo verde che aiuta Lancillotto per conquistare una fortezza. E poi, il monaco francese Guyot (Kyot) , Templare, dopo aver visitato Gerusalemme, raccontò la storia del Graal che Von Enschenbach utilizzò per il suo Parzifal. Essendo anche egli Templare, ed essendo certo di quello che scriveva, nel romanzo discredita il Chrétien de Troyes, affermando che aveva scritto il Perceval solo perché aveva sentito vagamente la storia, ma che non la conosceva tutta.
- Forse per questo - lo interruppi - nel romanzo del Chrétien non ci si sofferma sul Graal, forse per questo l'opera rimane incompiuta, forse per questo il Chrétien non parla del Graal, ma di un graal.
- Ma ci sono altre considerazioni da fare. - proseguì il frate - I romanzi hanno un filo conduttore comune: la Britannia. In antichi racconti gallesi si parla di Re Artù alla ricerca di un calderone che, come il Graal, aveva poteri soprannaturali e proprietà taumaturgiche. Che i romanzi del Graal siano ispirati a queste leggende celtiche? E' indubbio che i capi celtici possedevano calderoni che si credeva fossero magici; è indubbio che accanto al cristianesimo fossero vive tradizioni celtiche; è indubbio che ci sono collegamenti tra la letteratura celtica e i romanzi del Graal (il calderone è custodito da nove sacerdotesse vergini che avevano il potere di guarire; il Graal nel Vulgate Cyrcle è portato da nove fanciulle in clausura; troviamo la figura del Re Ferito come il re Pescatore nei romanzi del Graal; il nome Bran che ci fa pensare a Bron, la Montagna Bianca che ci fa pensare alla Terra Bianca dove sarebbe giunto Giuseppe d'Arimatea e dove si trovava il regno di re Artù, ma soprattutto il racconto di Peredur ci fa capire che certi collegamenti non sono casuali, ma che, per riuscire ad interpretare elementi del ciclo del Graal, bisogna conoscere la letteratura celtica. Peredur si reca nel castello dello zio che è il re Ferito, come Perceval nel castello del re Pescatore ferito che era suo zio; Peredur vede una lancia che gocciola sangue ed una testa che galleggia in un bacile di sangue, come Perceval che vede una spada che gocciola sangue ed un graal luminoso, Peredur che viene rimproverato dalla Vergine Nera per non aver rivolto domande su quello che aveva visto; solo così avrebbe dato la possibilità al Re Ferito di guarire, come Perceval o Gawain che vengono rimproverati per lo stesso motivo, Peredur che va alla ricerca del bacile che contiene una testa decapitata, come Perceval che va alla ricerca del Graal).
In racconti gallesi troviamo già la figura del Re Artù (Bran) che va alla ricerca del calderone, che giunge fino agli inferi per prenderlo, troviamo il mago Merlino (Myrddin), troviamo Gawain (Gwalchmai), troviamo l'isola di Annwn che è una "terra giacente al di là di acque" dove è custodito il calderone, come l'Avalon di Artù che è l'isola in cui è nascosto il Graal.
Nella caldaia la dea Cerdwen prepara un elisir di conoscenza e saggezza, nella caldaia gli irlandesi depongono i loro guerrieri caduti, nella caldaia vengono posti il re e la regina alchemici che ne escono rinnovati.
Figliolo, non è finita. Ci sono altre leggende o altre fonti storiche che parlano del Graal. C'è una leggenda che collega il Graal con i Catari. Wolfam von Eschenbanch nel suo romanzo colloca il castello del Graal sui Pirenei ed il suo nome è Munsalvaesche; il signore del castello era chiamato da von Eschenbach, in un altro romanzo, Perilla. Esisteva un signore che si chiamava Raimon de Pereille (in latino il suo nome veniva scritto Perilla) ed era signore di Montségur, cittadina montana dei Catari.
Anche ai giorni nostri vi è stato un tedesco, studioso del catarismo, ufficiale delle SS, che, dopo aver compiuto ricerche sui Pirenei ed essere divenuto amico di Antoine Gadal, autore di racconti sul Graal Pireneico, scrisse nel 1933 un libro nel quale sosteneva non solo che Munsalvasche si identificava in Montségur, ma soprattutto che i personaggi del Parzifal di von Eschenbach non erano altro che protagonisti della resistenza catara contro i Crociati di Simon de Montfort. Lo stesso Parzifal non era altro che il visconte di Carcassonne Raimon-Roger Trancavel morto nel 1209.
La storia ci insegna che Montségur fu assediata per dieci mesi prima di essere conquistata nel 1244. Durante una tregua quattro Catari fuggirono dalla città per portarne via il "tesoro". Ma tutto l'oro era già stato messo al sicuro mesi prima. Cosa portarono, quindi, fuori dalle mure i quattro Catari? Forse il Santo Graal? O forse il loro tesoro era solo custodito nei loro cuori?
A questo punto intervenni:
-Tempo fa ho sentito un mio fraterno amico parlare dei Catari; mi ha tanto incuriosito che sono andato a documentarmi. Per i Catari la morte del Cristo era una manifestazione satanica, per alcuni Dio non si era incarnato, per altri Gesù non era che un profeta; la Croce era semplicemente uno strumento di tortura, la Crocifissione non aveva nulla a che fare con il divino. Allora mi chiedo: come potevano essi pensare al Graal come la coppa che avesse contenuto il sangue di Cristo? Eppure lo tenevano in considerazione. Quindi poteva avere solo un significato simbolico; e se il tesoro portato via dai quattro Catari era il Graal, non poteva certamente essere qualcosa di materiale. E' un tesoro divino, da ricercare nella propria anima, è una presa di coscienza della propria spiritualità. Ciò non toglie, però, che materialmente i catari potessero possedere una Coppa che fu loro affidata nel XII secolo; ciò non toglie che i quattro Catari fuggiti da Montségur, avessero "restituito" quella Coppa nascondendola nella caverna di Juan de la Pena, dove era già stata custodita. Quella coppa si trova, adesso, nella Cattedrale di Valencia.
Montségur - la fortezza (da www.geocities/Athens/Delphi/3636/index.htm- Il Santo Graal a cura di Mariano Tomatis |
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Valencia (da www.geocities/Athens/Delphi/3636/index.htm- Il Santo Graal a cura di Mariano Tomatis) |
Il frate mi guardò, mi sorrise, e continuò il suo racconto:
Adesso gli ultimi due racconti sul Graal.
In un manoscritto del 1330, "La folie Perceval", vengono narrate le avventure di Perceval alla ricerca del Graal. La storia, in sostanza, è sempre la stessa. Esiste il Re Pescatore, il suo Castello; si assiste alla processione durante la quale una fanciulla porta il calice che aveva contenuto il sangue del Cristo, un fanciullo porta la lancia che aveva trafitto il costato di Gesù e 4 servitori portano una scatola contenente il piatto usato nell'ultima cena, sulla scatola troviamo la spada che era servita per decapitare Giovanni Battista. Ma qui c'è una novità: il Graal non è un Calice, ma un libro luminosissimo che si trova nel piatto. Alla fine del racconto il Re Pescatore dichiara che nel libro sono riportate le parole segrete dette da Gesù. Era stato Didimo, un discepolo dello stesso, a scriverlo.
Devi sapere che nel 1945 sono stati scoperti in delle giare dei rotoli di carta, i famosi rotoli del Mar Rosso; tra questi è stato trovato un vangelo, il vangelo gnostico di Tommaso che contiene 114 detti di Gesù. Il Vangelo di Tommaso non è altro che il vangelo di Didimo. Ma se è stato scopeto nel 1945, come se ne poteva parlare già nel 1330?
L'altro racconto riguarda la storia del calice Mariano, che sono certo ti darà spunti di meditazione.
- C'è poi la storia del calice Mariano, che sono convinto, ti darà spunti di meditazione.
Uno storico di Tebe, Olimpiodoro, considerato attendibile, vissuto nel V secolo, sosteneva che il Calice Mariano era stato inviato in Britannia, quando Roma fu saccheggiata dai Visigoti. Questo calice era stato trovato dall'imperatrice Elena, Madre di Costantino, nel Santo Sepolcro. Elena considerava il calice come quello che aveva usato Maria Maddalena per raccogliere il sangue di Cristo. Elena stessa, poi, lo avrebbe portato a Roma e, da qui, in Britannia nel 410.
Graham Philips sostiene di averlo trovato. Egli, dopo aver letto un poema di Robert Veron, proprietario delle terra della Bianca Asbbazia, dove sarebbe stato nascosto il nostro calice, ed aver decodificato due sequenze di numeri romani riportati alla fine del poema, si mette alla sua ricerca. Segue un percorso che il Veron avrebbe indicato con quei numeri che, secondo Phipils, si riferivano ai Salmi (numero e versetti).
Giunge, così, nella Chiesa Parrocchiale di Hodnet; qui raccoglie un altro indizio che lo porterà in una caverna posta di fronte al Castello Rosso nella Hawstone Park. Egli cerca 4 statue, soprattutto quella raffigurante un'aquila che simboleggia Giovanni l'Evangelista, perché convinto che avrebbe trovato al di sotto di essa il calice. Ma la statua non c'è. Non si perde d'animo; continua le ricerche e viene a sapere che, nel 1920, effettivamente, ai piedi di quella statua, era stata trovata una piccola coppa. Viene a conoscenza del nome di chi l'aveva rinvenuta e trova anche il discendente, Victoria Palmer, la quale possiede quel piccolo oggetto di onice molto antico.
Nel 1200 sembra che il calice Mariano giunse nelle mani del barone Fulk Fitz Warine. In una biografia del barone viene detto che egli era discendente di Re Artù e l'autore anonimo lo fa andare alla ricerca del Graal.
La coppa scoperta a Hawkstone Park. Si tratta del Calice Mariano? (da "La ricerca del santo Graal" di G. Phillips - ed. Sperling & Kupfer Editori) |
C'è da dire, inoltre, che esiste un frammento di un poema "Robin e Marian" che fa parte della Collezione William Salt. In questo frammento Robin va alla ricerca della "sua amata Marian". Tutti penserebbero ad una donna; infatti successivamente in un solo romanzo l'autore identifica in Marian la donna di Robin Hood. Nel frammento Marian è un calice, "il più prezioso mai fabbricato".
Possiamo identificare il calice Mariano con il calice Marian a cui si fa riferimento? Si pensi, altresì, che lo scrittore Robert Vernon nel 1600 sosteneva che Robin Hood non era altro che Fulk Fitz Warine. C'è la prova storica che Robin Hood sia esistito realmente, morto nel 1247. Sono stati trovati dei documenti da cui si evince che erano state confiscate le terre a Robin il fuorilegge. Si parla di Robin e di Randolf conte di Chester. Ma Randolf è la persona che combatté al fianco di Fulk Fitz Warine, che era capo di una banda di fuorilegge. Ecco perché si pensa che il Robin storico non era altro che Fulk Fitz Warine; storicamente è provato che egli fondò un convento dedicato a Santa Maria ad Alberbury; anche Robin aveva costruito una cappella dedicata a Maria Magdala. Ecco perché il calice "Marian" del manoscritto viene identificato nel calice Mariano e perché si pensa che fosse in mano del Fulk. E' opinione che la storia raccontata su Robin sia stata tratta dalla vita di Fulk Fitz Warine.
Esiste un'altra leggenda su Maria Maddalena. Sarebbe stata lei a portare il Calice a Marsiglia. Infatti, ancora oggi, in quella città sono conservate delle reliquie che si sostiene siano della Maddalena.
Ma c'è chi sostiene che fu un Druido a dare a Gesù una coppa e che Giuseppe d'Arimatea volle restituirla con il sangue del Cristo, dopo la Crocefissione, allo stesso Druido. Il Druido non è altro che Merlino, perché egli sarebbe esistito storicamente; viene identificato in un gallese specializzato in testi profetici, tale Talierin.
C'è, ancora, chi sostiene che erroneamente si parla di "San Graal", in origine "Sang Real" (sangue reale), dove sangue sta per stirpe. Per costoro Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena ed avrebbe avuto dei figli, i quali avrebbero dato inizio alla stirpe dei Merovingi.
E se veniamo ai nostri giorni, scopriamo che i Sarmatiani, popolo del Caucaso, posseggono una coppa, Amonga, che, secondo loro, ha il potere di dare cibo e quello di fornire la conoscenza.
Ci sarebbero altre cose da narrare, ma, Figliolo, è meglio che io termini qui. Ora ho tanta voglia di riposare...
-Vi chiedo perdono se ancora vi trattengo - intervenni- Ma vorrei dirvi che mentre ascoltavo il vostro racconto cercavo di capire cosa c'era di comune in tutte le leggende ed i romanzi. L'unica possibilità di trovare un legame è quella di spiegarci tutto simbolicamente. Io mi chiedo: i castelli in cui i cavalieri vengono ospitati sono castelli reali o sono castelli che vedono solo loro e quindi stanno ad indicare il nostro Essere più intimo? E i loro viaggi attraverso le regioni e le foreste non potrebbero identificarsi in un Labirinto, che contiene qualcosa di sacro che non tutti possono raggiungere? E la spada che Artù estrae dalla roccia non è sinonimo di conoscenza, perché solo chi ha la conoscenza di se stesso diventa un saggio? Non è forse nell'Apocalisse di Giovanni che la spada viene indicata come la Potenza del Verbo?
- Figliolo - mi disse - io devo andare. Hai già iniziato la tua ricerca. Forse un giorno, quando entrambi avremo raggiunto la verità, la conoscenza, quando tutti e due avremo incontrato dentro di noi il nostro Graal, quando, a seguito della nostra ricerca spirituale, avremo raggiunto la via della rivelazione, ci incontreremo.
E senza aggiungere altro si incamminò; io lo seguivo con lo sguardo...
Fu un attimo! Presi coscienza del fatto che quel monaco aveva un accento francese; allora lo rincorsi, volevo togliermi ogni dubbio...
Era sparito.
E mentre pensavo ad un monaco francese di nome Elinando che, per primo, aveva parlato del Graal, il sole faceva capolino all'orizzonte.
Mi incamminai verso casa, pensando ad un oggetto immateriale che irradia luce e vita, con un profondo significato spirituale, misterioso, simbolico, ad una pietra magica, alla pietra filosofale, alla coppa del sangue di Cristo, ad un libro, ad uno strumento di conoscenza che fa acquistare facoltà intuitive, che fa prendere coscienza del senso dell'eternità, ad una coppa di Resurrezione e di vita spirituale, convinto che era iniziata la mia ricerca; sarebbe stato un viaggio senza fine, verso la perfezione, la luce, attraverso la creazione di una divina armonia, una compensazione tra la terra ed il cielo, tra Dio e gli uomini.
Sito Internet |
Il Santo Graal a cura di Mariano Tomatis - www.geocities/Athens/Delphi/3636/index.htm |
Sito Internet |
I Misteri di Martin Mystere - Bonelli Editore - www.bvzm.com/graal.html |
Graham Phillips |
La ricerca del Santo Graal - Sperling & Kupfer Editori 1996 |
John Matthews |
Il Graal la ricerca infinita - Tascabili XENIA Editori - Traduzione di Aldo Troisi - 1995 |
M. Baigent - R. Leigh - H. Lincoln |
Il Santo Graal una catena di misteri lunga duemila anni - Arnoldo Mondadori Editore 1994 |
Giuseppe M.S.Jerace |
Il simbolismo latomistico nel mito della ricerca del Graal - in Hiram nn. 2-3 ; settembre 1982 -pagg. 66-67 - Ed. Soc. Erasmo |
Dominique Viseux |
L'iniziazione cavalleresca nella leggenda di re Artù - Ed. Mediterranee - 1980 |
Francesco Zambon (a cura di) |
La cena segreta - Trattati e rituali Catari - Ed. Adelphi - 1997 |
Rosario e Sabina Piccolini |
La biblioteca alchemica - Ed. MEB - 1990 |
Demurger Alain |
Vita e morte dell'Ordine dei templari - Ed. Garzanti -1992 |
Knight Christofer - Robert Lomas |
La Chiave di Hiram - Ed. Mondadori - 1997 |