Articolo tratto dalla rivista "OLTRE la conoscenza" - ANNO III, n. 26 - luglio/agosto 1998 - Sprea & Giussoni Periodici
Ringraziamo il direttore responsabile per la gentile concessione
DALL'ESTREMO ORIENTE ALLEGITTO, SI MOLTIPLICANO GLI INDIZI SULL'ESISTENZA DI UN'AVANZATISSIMA CIVILTA' ANTIDILUVIANA
Gli abitanti di Atlantide avevano gli occhi a mandorla
Una recente spedizione scientifica sottomarina ha individuato, nei fondali del Mar del Giappone, alcune strutture artificiali. I geologi nipponici non hanno dubbi. Le rovine risalgono a dodicimila anni fa e sono quanto resta di un intero continente sprofondato negli abissi. Intanto dall'Egitto giungono nuove conferme sulla possibilità che le piramidi e la Sfinge siano state costruite dagli atlantidei
di
Alfredo LissoniLa notizia è rimbalzata in Internet nei mesi scorsi, dopo che la televisione giapponese vi aveva dato ampio risalto. Al largo di Okinawa una spedizione di sub ha localizzato alcune rovine vecchie di dodicimila anni. E quanto resta, secondo alcuni, della misteriosa "Onogorojima", un continente perduto citato nelle antiche leggende nipponiche.
Secondo altri studiosi, si tratterebbe invece della mitica Mu, un continente-colonia (anch'esso sprofondato negli abissi), abitato da esuli di Atlantide, che si sarebbero ribellati al governo della "madrepatria".
LATLANTIDE
DEL SOL LEVANTE
Ma andiamo con ordine. Tutto comincia il 9 luglio 1997 quando, nel sito americano della giornalista Laura Lee (http://www. lauralee.com/japan.htm) appare una notizia curiosa: "Il mio amico Shun Daichi mi ha mandato dal Giappone sei foto di monumenti in pietra sottomarini. Non si tratta di piramidi in senso stretto, ma di rovine subacquee mostrate recentemente dalla televisione giapponese in un documentario. Sono sei strutture trovate al largo di Okinawa. Una è a Taiwan. Sono comunque tutte sotto il mare. Tutti i geologi coinvolti concordano sul fatto che queste strutture sono vecchie di dodicimila anni".
La notizia terminava cosi, senza commenti e senza particolare enfasi. Ma ben pochi potevano immaginare il putiferio che essa avrebbe scatenato.
Fra i primi ad arrivare in Giappone, lo studioso americano John Anthony West ed il geologo Robert Schoch; i due ricercatori che, nel volume di Robert Bauval "Il mistero di Orione" (edizioni il Corbaccio) si dicono convinti che la sfinge di Gizah sia anteriore alla civiltà egizia e dunque di origine atlantidea. Schoch e West avevano notato, alla base della Sfinge, un'erosione prolungata, dovuta all'azione di un fiume e di piogge continue, per almeno dodicimila anni. La datazione delle rovine nipponiche coincideva dunque con la data "atlantidea" stimata per la Sfinge (come pure per lo sbarco degli alieni di Schwerta, secondo la "Cronaca di Akakor" di cui abbiamo parlato nel n. 23 di Oltre). Stranamente proprio Schoch e West, dopo avere analizzato un primo costone roccioso, sagomato a piramide, scoperto nel fondali di Yonaguni (area di Okinawa) avevano sentenziato trattarsi semplicemente di strutture naturali, levigate dalle maree. Il 18 ottobre dei 1997 lo studioso giapponese Shun Dalchi replicava via Internet: "Schoch e West sbagliano. Le rovine sono state studiate anche dal professor Kimura dell'università di Ryukyu; questi si è detto sicuro che esse sono artificiali. West cerca a tutti i costi l'Atlantide in Occidente, ma noi giapponesi siamo sicuri di quanto diciamo. Abbiamo studiato dettagliatamente il primo filmato delle rovine, realizzato da un sub professionista di nome Kihachiro Artake e, d'accordo con il geologo professor Ishii, dell'università di TolWo, abbiamo concluso che le rovine sono artificiali".
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Alla fine ha avuto ragione il giapponese. E Schoch e West hanno subito uno smacco colossale il 14 marzo 1998, allorché in Internet sono comparse le immagini, registrate dalla televisione nipponica, di una successiva spedizione subacquea, che ha messo a nudo le rovine. Tra i ruderi che i due americani hanno frettolosamente liquidato come rocce sedimentarie sono spuntati una scalinata, un basamento ed una sagoma che ricorda un tempio a gradoni o una piramide di stile Maya. Altro che scogli levigati! Dinanzi a quest'ultima scoperta, pare che Schoch e West si siano trincerati dietro un'impenetrabile silenzio.
UN MONDO PERDUTO
SOTTO I GHIACCI
Stranamente proprio questi ultimi, due dei più convinti sostenitori dell'esistenza di Atlantide, rifiutano l'idea che il continente perduto possa essere stato ritrovato. Forse perché l'Atlantide è stata identificata non già nel Vecchio Continente, ma in Giappone? Semplici rivalità campanilistiche dividono dunque i ricercatori? Forse, ma non solo. Ben lungi dal sostenere, con Platone, che il continente perduto si trovava nell'Oceano Atlantico, in tempi più recenti West ha sposato la tesi di due ricercatori canadesi, Rand e Rose Flem-Ath, secondo i quali l'Atlantide si trovava nientemeno che in Antartide.
"Dopo avere esposto le proprie teorie in un libro dei 1979", ha dichiarato lo studioso inglese Colin Wilson, "West riuscì a convincere Schoch, un geologo dell'università di Boston, ad accompagnarlo in Egitto per rilevare i dati sul posto. Il lavoro di Schoch lo convinse che la Sfinge era stata erosa alla base dall'acqua e dunque non poteva essere fatta risalire solo al 2500 a.C., contemporanea della Grande Piramide. Non solo, un recente studio dei Flem-Ath sulla carta di Piri Re'is (si veda Oltre n.7) lo ha convinto che l'immenso continente cartografato nel portolano turco - che ora rappresenta l'Antartide -altro non fosse, in passato, che l'Atlantide".
Questo spiegherebbe dunque perché Schoch e West siano cosi restii ad ammettere la genuinità dei ritrovamenti di Okinawa. E del resto in Egitto accade la stessa cosa; il cairota Zahi Awass, sovrintendente agli scavi nella piana di Gizah, si rifiuta di considerare la Sfinge atlantidea, perché ciò ridimensionerebbe il ruolo della civiltà egizia nell'Antichità.
LA CATASTROFE CHE
SCONVOLSE IL MEDITERRANEO
Del resto queste dispute non sono una novità. E dagli anni Cinquanta che studiosi di tutto il mondo negano l'esistenza del continente perduto, sostenendo che Platone avrebbe tratto ispirazione non da una cronaca storica reale ma dalla distorsione di un evento catastrofico locale: l'esplosione dei vulcano dell'isola di Santorini. L'ipotesi che Atlantide altro non fosse che Santorini, è recentemente tornata alla ribalta, pur non essendo affatto una tesi inedita in seguito alla pubblicazione di un libro a firma dello scienziato ed astronomo italoamericano Charles Pellegrino. Egli è convinto che la civiltà di Atlantide altro non fosse che la perduta cultura della Creta minoica e che Thira o Santorini, isoletta al largo di Creta, sia quanto resta del cataclisma che sconvolse quella parte dell'antica Grecia che Platone identificava in Atlantide. Pellegrino illustra dettagliatamente la sua tesi in un libro il cui titolo non ammette repliche: "Il ritrovamento della vera Atlantide" (edizioni Piemme). Nella sua opera lo studioso scrive fra l'altro: "L'Atlantide dei nostri sogni e dei nostri miti era certamente Thira - Santorini. Il ritrovamento di questa città sepolta e della civiltà che la edificò costituisce la scoperta archeologica più importante da quando Howard Carter e Lord Carnarvon entrarono nella tomba di Tutankhamen".
TURISTI PER CASO
NELL' EGITTO DEI MISTERI
Ma è proprio il collegamento con l'Egitto che mette in crisi il discorso dello scienziato. E qui la parte del leone la fanno, per una volta, non gli stranieri ma due italiani. I nostri lettori conoscono già gli studiosi milanesi Valentino Rocchi e Claudio Bianchini, i nostri "turisti per caso" con il pallino dell'archeologia, che da tempo hanno deciso di verificare di persona la validità di certe teorie para-archeologiche. "Oltre alla spedizione in Turchia (si veda Oltre n. 24), - ci racconta Valentino abbiamo condotto uno studio in Egitto, dove si ritiene scamparono i superstiti della distruzione di Atlantide, che diedero vita al Regno dei Faraoni. Ci siamo recati proprio nella piana di Gizah, per verificare certe tesi avanzate da studiosi quali Robert Bauval e Graham Hancock. Bauval, ingegnere, è convinto che le piramidi di Gizah contengano delle informazioni scientifiche avanzatissime, frutto di una civiltà superiore. In particolare, Bauval afferma che le piramidi sono orientate con le tre stelle che fanno parte della Cintura di Orione. Quest'idea gli venne in mente una sera scrutando il cielo. Studiando la Grande Piramide, Bauval si accorse anche che vi erano quattro pozzi di aerazione, puntati come canne di fucile verso la costellazione di Orione, che gli egizi identificavano con la residenza celeste dei dio Osiride. Attraverso questi condotti l'anima del faraone morto veniva simbolicamente scagliata come un proiettile proprio in direzione di Orione.
La Grande Piramide sarebbe stata poi costruita, non dagli egizi ma dagli atlantidei, come una specie di "orologio stellare" le cui lancette indicavano inizialmente la data del 10.450 a.C., epoca in cui le tre stelle di Orione si trovavano precisamente nella posizione delle tre piramidi. Effettivamente, lo abbiamo potuto constatare di persona, oggi la piramide di Micerino è spostata rispetto all'attuale posizione delle stelle. Ma se si controlla, con un qualsiasi programma astronomico informatico, la posizione del cielo come era dodicimila anni fa, i conti tornano".
L'ENIGMA
DEI POZZI ORIENTATI
"Quando si visitano le piramidi", incalza Bianchini, "è difficile non rendersi conto della stranezza di questi monumenti. Ed è ancora più difficile credere, come raccontavano una volta, che esse siano state costruite pietra su pietra da schiavi che utilizzavano rulli di legno e corde o addirittura, come ci dicono adesso, da contadini salariati che lavoravano solo occasionalmente alle piramidi, quando non coltivavano i campi. E chiaro che oggi le autorità cairote, infastidite dall'immagine cinematografica dell'egiziano che sfrutta lo schiavo ebreo (si veda ad esempio il film "I Dieci Comandamenti") sostengono a tutti i costi la tesi della manodopera salariata. Ma anche così facendo, i conti non tornano. La Grande Piramide è composta di 2,3 milioni di blocchi di pietra dal peso considerevole. Solo i blocchi in granito della copertura esterna pesano ben 400 tonnellate. Ora, se accettiamo l'idea che la piramide fosse soltanto un sepolcro per il faraone, e calcolando che Cheope il faraone che ufficialmente ne avrebbe commissionato la costruzione, regnò soltanto 23 anni (dal 2551 al 2528 a.C.) dobbiamo credere che ogni giorno lavorassero alla piramide ben centomila schiavi in grado di tagliare, sbozzare, trasportare ed issare ben 300 pietre squadrate al giorno. E un po' difficile da credere, anche perché nel frattempo Cheope fece restaurare tutti i templi dei suoi predecessori, scavare cinque canali che arrivavano fino alla piramide ed erigere una miriade di templi. Da dove arrivava tutta questa manodopera?
E chi la manteneva? E come la si pagava?
Certo, tutto può essere. Lo storico greco Erodoto, che evidentemente fece i nostri stessi calcoli, scrisse che alla Grande Piramide lavorarono effettivamente centomila persone. Ma ci sono molti altri interrogativi che mi spingono a pensare che a Gizah sopravviva qualcosa di matrice atlantidea, se non addirittura di origine extraterrestre. Mi riferisco ai quattro angusti pozzi, di solito descritti dagli egittologi come "canali di ventilazione".
Si tratta di quattro condotti inclinati, lunghi dai 24 ai 65 metri e costruiti in modo graduale via via che la piramide cresceva in altezza. Come condotti di ventilazione rappresentano un controsenso. Come osservò per primo l'architetto egiziano Alexander Badawy negli anni Sessanta, sarebbe stato assai più semplice e logico costruire dei semplici canali orizzontali, anziché dei condotti inclinati da 32 a 45 gradi. Chiaramente la loro funzione era ben altra. Se ne resero conto Bauval e Hancock; i due scoprirono che i due pozzi rivolti a sud puntavano, nel 2500 a.C., verso le stelle Sirio e Zeta Orionis; quelli rivolti a nord verso Draconis e l'Orsa Minore.
IL "NILO CELESTE"
E LA CINTURA DI ORIONE
"Del resto - prosegue Rocchi - la stessa Grande Piramide è orientata in maniera particolare. Essa si trova in un punto della superficie terrestre che è esattamente un terzo della distanza tra l'Equatore ed il Polo Nord. Inoltre le piramidi messicane si trovano lungo lo stesso parallelo di quelle egizie. Questo è oltremodo curioso.
Secondo Bauval le tre piramidi di Gizah dovevano simboleggiare la Via Lattea, che gli egizi chiamavano "il Nilo Celeste". Nella volta celeste, le stelle della Cintura di Orione si trovano ad ovest della Via Lattea, come se ne controllassero le rive: sul terreno le piramidi sono collocate sulla riva occidentale del Nilo. Dunque, le piramidi di Gizah rappresentavano una sorta di modello in scala della Cintura di Orione sulla terra. Ma la Cintura di Orione di quale epoca?".
"Non certamente del periodo egizio", incalza Rocchi. "Nel 10.500 le piramidi ed il Nilo erano perfettamente allineate sulla Cintura di Orione. Ma anche la Sfinge era orientata astronomicamente. Il suo sguardo era fisso sul punto equinoziale dove sorgeva il sole e dove, dodicimila anni fa, era visibile la costellazione dei Leone. La Sfinge è un leone, e dunque era orientata verso il suo corrispettivo celeste. Prova di ciò si trova in molti testi sacri egizi, come gli "Scritti ermetici", che si riteneva fossero opera di Thot, l'antico dio egizio della saggezza. In uno di questi scritti il dio diceva al discepolo Asclepio: "Non sai, Asclepio, che l'Egitto è un'immagine del cielo?". Orientare le piramidi verso le stelle significava, secondo le credenze dell'epoca, creare una protezione magica che funzionasse sia in cielo, da dove venivano gli Dei, sia in terra".
In questi testi - prosegue Bianchini -si cita un 'Primo Tempo', chiaramente l'era di Atlantide, in cui regnava Osiride. Era l'epoca in cui, si diceva, 'gli dei erano venuti sulla Terra ed avevano stabilito il proprio regno in Egitto'. Tra questi dei vi era Thot o Ermes, la dea Iside, il cui corrispettivo celeste era la stella Sirio, e Osiride-Orione. All'interno della Grande Piramide le camere del re e della regina sono orientate rispettivamente verso Orione-Osiride e verso Sirio-Iside. Chiaramente queste tradizioni celano il ricordo di un antico contatto con visitatori dallo spazio. Cosa c'entra Atlantide? Ebbene, questo contatto diede il via ad una superciviltà che dodicimila anni fa raggiunse un grado tecnologico così alto da autodistruggersi. Alcuni dicono addirittura in una guerra fratricida tra due superpotenze affini agli Stati Uniti e alla ex Unione Sovietica: Atlantide nell'Atlantico e Mu nel Pacifico, dove recentemente sono emerse delle strutture di origine antichissima".
Fantasie? Difficile crederlo. Anzi, la riscoperta di Atlantide porta con sé una sorta di monito antinucleare per le nuove generazioni: "attenti, uomini del XX secolo, la storia tende a ripetersi ciclicamente".
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LA CAMERA SEGRETA DELLA SFINGE
I cultori di Hancock e Bauval sanno come da anni le autorità egiziane, nella persona del responsabile archeologico Zahi Awass, neghino alle spedizioni occidentali i permessi di scavo, nella piana di Gizah. Secondo Awass ciò sarebbe motivato dal fatto che le recenti trivellazioni all'interno della Sfinge hanno causato al monumento danni incalcolabili. Ma i maligni sostengono che Awass, ben sapendo dell'esistenza di camere segrete all'interno della Grande Piramide e al di sotto della Sfinge, non voglia attorno pericolosi concorrenti, per prendersi tutto il merito di eventuali scoperte. La rivalità tra gli archeologi egiziani e quelli occidentali è nota da tempo.
Quando nel 1993 la televisione americana realizzò, con West e Schoch, il documentario "Il mistero della Sfinge" (in cui si mostrava l'erosione della Sfinge, dimostrando così che essa era antidiluviana), Awass protestò a tal punto da spingere la Televisione inglese a realizzare a sua volta un documentario in cui venivano smontate le tesi di West. Ma il 21 marzo scorso Awass ha dovuto cedere, ed ha infine ammesso che la Sfinge è orientata astronomicamente.
Il sole, infatti, durante l'equinozio di primavera illumina perfettamente il monumento. Awass ha anche ammesso di avere scoperto (ma la scoperta in realtà non è sua, bensì dell'archeologo francese Emile Baraize) una caverna sotterranea, alla quale si accede attraverso la zampa sinistra della Sfinge.