Il cerchio di Brodgar
Un gorgo nel cielo
Gli antichi abitanti dell'Europa post-atlantidea eressero nell'estremo nord i grandi, cerchi di pietra per cercar di ripristinare simbolicamente l'ordine cosmico sconvolto dalla grande catastrofe
.di Antonio Bonifacio
Non v'è niente da dire, giunti a questo remoto punto settentrionale della Scozia, si ha la precisa sensazione di trovarsi al bordo superiore della Terra. Il paesaggio, con le sue immense solitarie brughiere che hanno progressivamente saturato l'orizzonte, ha emotivamente preparato il viaggiatore alla visione della "fine del mondo". Alla fine del viaggio ecco dunque pararsi, davanti alle dirupate scogliere del John o'Groats, la vista immensa e magnifica di un mare in cui sembrano agitarsi forze ciclopiche. All'orizzonte, avvolte nella splendida mutevole luce che solo a settentrione si manifesta, si svelano un gruppo di isole, sospese tra cielo ed oceano: le Orcadi. Uno stretto braccio di mare separa due mondi, oggi culturalmente molto lontani, la Scozia celtica e queste isole per lungo tempo politicamente appartenenti al regno di Norvegia, e poi riannesse al territorio della Corona britannica. Gli abitanti, che orgogliosamente si definiscono orcadiani, a sottolineare la loro autonomia dalla terra continentale, gravitano culturalmente nell'area scandinava sotto la cui giurisdizione sono stati per secoli. Al di là di queste relativamente moderne paternità culturali, un elemento lega, comunque, indissolubilmente tra loro gli isolani al resto del territorio britannico: la massiccia presenza di strutture megalitiche. Infatti Orcadi possono vantare un cospicuo reticolo di resti tra loro in profonda connessione funzionale.
La Comet Stone presso il cerchio di Brodgar. Unendola idealmente con altre pietre, è possibile tracciare allineamenti che indicano posizioni particolari della Luna e deli astri. |
Quando anche in piena estate, nei cosiddetti due mesi aspri (il resto dell'anno è praticamente inverno), si sente il vento soffiare con raffiche di potenza inimmaginabile, mentre si contempla il nudo paesaggio, viene spontaneo domandarsi per quale recondito motivo, con tanta terra a disposizione, un consistente gruppo umano abbia deciso di stabilirsi a queste remote latitudini per erigere queste meravigliose strutture, che possiedono una particolare ed inconfondibile impronta stilistica nel panorama del megalitico inglese. |
Sicuramente le Orcadi furono in passato considerate un posto speciale, e le leggende che le riguardano hanno un grande significato in rapporto ad alcuni temi legati a una possibile identificazione della "Dimora Originale". Prenderemo in esame una tradizione che riguarda la più settentrionale delle isole, che secondo una tenace trasmissione popolare era luogo di uno dei fenomeni più spaventosi della Terra. A Nord di Ronaldsay, la più settentrionale dell'arcipelago, si tramanda che esistesse un gorgo, un vortice chiamato "Swelki", "una sorta di mulino del mare, dove le acque si precipitavano come attraverso il buco di una mola...
Quel gorgo è mai esistito? Molte mappe lo riportano (anche se non precisamente in questo luogo: citiamo ad esempio la mappa di Olao Magno, del sec. XVI, e la carta del Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher), ma siamo propensi a ritenere che i cartografi raccolsero una più antica tradizione relativa alla Scienza Regale (l'astronomia) e la trasformarono in un evento di questa terra. L'antica tradizione del Maelstrom vuole infatti il gorgo situato, anziché nel bel mezzo del mare artico, nella volta celeste. Facciamo questa affermazione con cognizione di causa in quanto (come abbiamo visto in studi precedenti) il gorgo, a cui spesso si riferiscono molteplici tradizioni, è da riferirsi a una precisa zona celeste, che si trova in prossimità della stella Rigel. La presenza di un allineamento astronomico riferibile a questa zona astrale spiegherebbe la presenza di tante strutture megalitiche in un posto così remoto: un luogo che, pare a causa della penuria di legno, imponeva di costruire non solo le case di pietra, ma di pietra persino l'arredo domestico. Difatti agli stupefatti visitatori di Skara Brae, un piccolo villaggio riemerso, fortunosamente, dalla sabbia che l'aveva ricoperto molti secoli fa, si mostrano le cucine degli orcadiani, dove su ordinati ripiani di pietra i nostri sconosciuti isolani riponevano il vasellame domestico. Era provvista anche di una vasca impermeabilizzata idonea, a quanto pare, a contenere i molluschi.
Lampio cerchio di Brodgar, molto prossimo al mare, è stato realizzato contemporaneamente a Stonehenge. Questa struttura si componeva all'origine di 60 megaliti (per alcune fonti, 58) perfettamente ritmati nel loro intervallo, dei quali solo 27 sono sopravvissuti nella loro posizione originale, e a cui sono associati un certo numero di cumuli di pietre e di terriccio che costituiscono i traguardi attraverso cui si osservano i punti del cielo all'orizzonte astronomicamente significativi. Apparentemente tra le realizzazioni di questa remota regione del Nord e la piana meridionale di Salisbury non dovrebbe esservi alcun contatto. V'è però un importante particolare: il diametro dell'anello di pietre di Brodgar è identico al diametro di uno dei cerchi interni di Avebury. Ciò dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, che le idee circolavano in quella remota epoca, non solo genericamente, ma con precisi riferimenti numerici. Le scoperte di Thom, fortemente osteggiate da molti archeologi, tendono a dimostrare l'esistenza di un sistema di misurazione completo, del tipo del sistema metrico decimale, formato dal pollice megalitico (2,07 cm), dalla yarda megalitica (0,829 m.) e infine dalla pertica megalitica equivalente a 2,5 yarde. Una conferma alle teorie di Thom è venuta dalla scoperta nella zona basca di un'antica unità di misura denominata vara, che è stata utilizzata nella costruzione dei monumenti megalitici ad anello esistenti nella regione, la cui misura è molto prossima, ma non identica, all'unità di misura trovata da Thom.
L'interno del tumulo di Maes Howe come apparve ai primi scavi moderni. |
L'idea che in un'Europa ancora completamente divisa in piccoli gruppi tribali possa essersi affermata un'unità culturale - basata sugli allineamenti astrali e sull'uso comune di una matematica fondata sullo sviluppo del triangolo pitagorico - resta un fatto assolutamente inspiegato nell'ambitto "ortodosso" dell'archeologia. Bisogna sottolineare, facendo un passo indietro nella cronologia storica, che dopo i fondamentali studi di John North, il panorama è divenuto ancora più complesso e affascinante. Ricordiamo che prima che si affermasse l'ipotesi astronomica quale possibile scopo dell'esistenza dei monumenti, dovettero passare molti anni. Solo l'ultima generazione è informata, "ufficialmente", che tremila prima della nascita di Cristo vasti gruppi umani, etichettati fino a non molto tempo fa come barbari urlanti con la faccia dipinta di blu, erano stati in grado, consapevolmente, di erigere a prezzo di sforzi inauditi protrattisi per millenni dei sistemi di rilevamento dei moti del Sole e della Luna. Oggi, forse non per caso, questa scoperta è destinata a essere sopravanzata da un'altra ancora più sconcertante: vale a dire che i costruttori delle precedenti strutture megalitiche, cioè i tumuli, pensarono bene di allineare le loro costruzioni a certe stelle del cielo che erano invariabilmente le stesse, e che poi formarono l'ossatura delle mitologie conosciute. Stiamo parlando, a questo punto, di popoli vissuti seimila anni fa.
Il tumulo di Maes Howe esisteva già da più di 3.500 anni quando i Vichinghi vi fecero incursione: si ritiene infatti che il sito risalga al 2500 avanti Cristo. E' costruito su una collina rocciosa in mezzo a un paesaggio che non deve essere stato molto diverso da quello originale, nei pressi del Cerchio di Brodgar e delle Pietre di Stenness e dello scomparso anello di Bookan, ed è sicuramente uno dei più bei monumenti della Scozia preistorica. La collina artificiale è alta circa 7,3 metri e larga 35, mentre un lungo passaggio (11 metri) conduce nelle profondità ad una stanza interna a base quadrata alta 4,6 metri. In una parete c'è la porta di accesso, ma in ognuna delle altre tre si trova una nicchia quadrata, a circa un metro dal suolo. Queste aperture danno su altrettante piccole camere che un tempo potrebbero aver ospitato sepolture. La qualità della muratura a secco è eccezionale: non è stato impiegato alcun tipo di calce e alcune delle lastre di pietra sono tuttora così ben collegate le une con le altre che tra le giunzioni non si può nemmeno infilare la lama di un coltello E' stato calcolato che per la costruzione di Maes Howe, compresa l'estrazione del materiale e il trasporto, furono necessarie almeno centomila ore-uomo, quindi dieci volte di più di quanto hanno richiesto alcuni tumuli a esso contemporanei. Siccome il contenuto originale della tomba è sconosciuto, risulta difficile fare ipotesi sui riti che vi si svolgevano. Un fatto è comunque inequivocabile: l'entrata è rivolta verso sud-ovest, e indica che i costruttori di Macs Howe avevano uno specifico interesse per il tramonto invernale Appena dopo l'ingresso si trova infatti una nicchia triangolare contenente una grossa pietra che avrebbe dovuto essere spinta nell'ingresso per bloccare il passaggio. Questa pietra non si adatta perfettamente al corridoio: c'è un'apertura di circa mezzo metro tra la sua parte superiore e l'architrave. Dall'accuratissima realizzazione delle giunzioni tra le pietre nel resto della tomba, appare evidente che la realizzazione di questa intercapedine deve essere stata intenzionale. Il suo posizionamento è difatti legato al giorno più corto dell'anno: il solstizio d'inverno. Nella stagione invernale a queste latitudini il sole è poco più di un pallido stoppino che scorre non molto alto rispetto alla linea d'orizzonte rischiarando l'oscurità della notte boreale. L'interno di Maes Howe si presenta in questa circostanza proprio come un'oscura caverna cosmica dove la vita appare in attesa di germinazione 1 raggi di luce solare penetrano solo in quel giorno nell'oscurità e sembrano quasi assorbiti dalla pietra posta in fondo alla sala. La luce penetra come una lama per alcuni minuti riproducendo lo stesso fenomeno visibile nell'altrettanto magnifica struttura irlandese, Newarange, dove lo stesso giorno si assiste al prodursi di un consimile evento.
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Una pietra, conservata al museo di Kirkwall riproduce in suggestive profonde incisioni i medesimi motivi a spirale presenti nell'arte megalitica irlandese. Da questo complesso di ragioni troviamo difficile accettare la corrente interpretazione archeologica che vede nel tumulo nulla più che la sepoltura di un personaggio eminente. Il piccolo villaggio di Skara Brae, che era sito nelle prossimità, non mostra, nella sua architettura, una così marcata distinzione tra individui in classi. Inoltre, in un altro tumulo locale, Isbister, sono stati rinvenuti gli scheletri di 340 individui: orbene tale complesso, indiscutibilmente funerario, non evidenzia in alcun modo differenze tra individui. I morti di Isbister avevano in precedenza subito la scarnificazione, rimanendo a lungo esposti allo scoperto. Questa pratica è assai simile a ciò che è tuttora praticato dalla sopravvissuta comunità indiana dei Parsi, un tempo stanziati in medioriente, che usano esporre, come millenni fa, i corpi dei defunti nelle cosiddette "torri del silenzio" per farli scarnificare dagli uccelli. La presenza dei resti dell'aquila di mare "codabianca", quale possibile sostituta dell'avvoltoio, all'interno della tomba dimostra la praticabilità di questa ipotesi. Nello stesso tumulo sono stati trovati numerosi teschi di cani. Tali resti animali furono rinvenuti anche in un altro tumulo delle Orcadi, Cuwen, risalente al 3000 a.C., dove su otto sepolture umane furono trovati ben 24 teschi canini. Tali similitudini con l'antico mondo indoeurepeo sono troppo specifiche per essere casuali. Leggiamo quanto scrive Erotodo nelle sue Storie: "Un persiano, dicono, non viene sepolto se non quando il suo corpo è stato spolpato da un cane o da un uccello da preda". E' questa un'indicazione importante circa il ruolo che i due animali svolgevano nel rituale di sepoltura, e il fatto di ritrovare entrambi gli elementi a queste latitudini può essere un'ulteriore importante indizio della possibile preesistenza di una patria comune da cui si rifletterebbero ancora queste tradizioni locali.
Tale tipo di orizzonte culturale, avente per oggetto la scarnificazione del corpo al fine di procurarsene uno nuovo e incorruttibile, è tipico dell'orizzonte religioso sciamanico. Come dello stesso orizzonte fa parte il "viaggio astrale" compiuto nei sette e nove cieli lungo la via Lattea. Quest'ultimo elemento lega la possibile presenza di un "gorgo stellare", come accesso al mondo dei morti, con le sepolture orcadiane e queste ultime con Maes Howe: che è stato utilizzato, probabilmente, quale tumulo "virtuale". L'assenza di resti umani all'interno della tomba consente infatti di immaginare un significato diverso del monumento e delle sue funzioni.
Una cosa comunque è certa. Tutto il complesso orcadiano funziona come un enorme orologio di pietra in cui la penetrazione della luce al solstizio all'interno di Maes Howe rappresenta l'apoteosi. Anche qui constatiamo una medesima visione ideologica relativa l'incardinamento di edifici terrestri a misteriose rotte astrali tracciate nella volta celeste. Pertanto questa costruzione, apparentemente destinata all'estremo riposo di una classe egemonica, sembra, per la sua simbologia, avvicinarsi più alla sede di un crocevia iniziatico in cui la "morte" appare come il necessario passaggio catartico per raggiungere una dimensione diversa e superiore dell'esistere.
Molto prossimo a Maes Howe si trova ciò che resta del magnifico cerchio di Stennes. In origine questo sito era composto da un circolo con 12 pietre e un diametro di 31,7 metri. Di questo gruppo rimangono solo quattro pietre dalla piuttosto forma insolita; la più alta raggiunge i 5 metri, ma non lontano dal limite meridionale del ponte di Brodgar c'è una pietra ancora più alta (5,6 metri), conosciuta come Watch Stone. Questa potrebbe aver fatto parte di una schiera di menhir che collegava i tre cerchi megalitici, tutti circondati da profondi fossati dalle enigmatiche funzioni. Chi visita oggi questi luoghi è naturalmente attirato dalle emergenze del paesaggio megalitico e non valuta che la parte più massacrante del lavoro degli antichi isolani è sotto i suoi piedi. 1 fossati infatti raggiungono la ragguardevole profondità di quasi quattro metri per circa sette di larghezza. Per la loro realizzazione fu necessario asportare, nel 3000 a.C., senza strumenti né di ferro né di bronzo, diverse centinaia tonnellate di massiccia arenaria. Naturalmente il tempo ha colmato tale depressione, ed è questo il motivo per cui sfugge l'importanza di tale realizzazione. Recentissimi studi, basati su rilievi compiuti in Inghilterra meridionale, sulle collimazioni astronomiche hanno dimostrato che i profondi fossati che cingono le grandi pietre venivano utilizzati proprio per far da mira agli oggetti celesti posti in particolari posizioni astrali. Ciò non è ancora dimostrabile per i cerchi orcadiani, in mancanza di specifici studi, ma in considerazione delle parentele "ideologiche" con gli altri monumenti della Britannia e dell'Europa megalitica, siamo di fronte a un'ipotesi facilmente comprovabile. Secondo una tradizione molto interessante, il sito di Stennes era un tempo conosciuto come Tempio della Luna, e il Cerchio di Brodgar come Tempio del Sole. Il folklore locale ha conservato in forma di tradizione popolare alcuni aspetti connessi a tale denominazione. Le giovani coppie, fino a un recente passato, si recavano prima al Tempio della Luna, dove la donna si inginocchiava e pregava per ottenere forza, e poi al Tempio del Sole, dove l'uomo faceva lo stesso. Il "Culto" delle pietre non era solo però di ordine privato. Ogni Capodanno, nel periodo di raccordo tra i due calendari solare e lunare, la gente si incontrava alla chiesa sita presso Stennes e danzava, festeggiando per giorni. Tanto l'entusiasmo popolare doveva essere irrefrenabile in quelle celebrazioni che nel Natale del 1814 il capitano W. MacKay, non orcadiano, proprietario del terreno intorno al monumento megalitico, esasperato dai numerosi visitatori che gli danneggiavano i campi, tentò di distruggere le pietre. Riuscì a romperne una, conosciuta come pietra di Odino (Odin Stone) e ne fece cadere un'altra prima di venire fermato. Le sue azioni accesero la rabbia dei locali e ci furono due tentativi di incendiargli le proprietà. La pietra di Odino, massima divinità del pantheon nordico, era tenuta in gran conto dagli orcadiani quale custode dei giuramenti. Infatti se si voleva solennizzare un patto i due contraenti si stringevano la mano attraverso un foro praticato nella pietra. Forse la tradizione romana della Bocca della Verità, che stritola le mani degli spergiuri, trae origine da lidi lontani.
E' molto probabile che un corridoio di menhir unisse tra loro Stennes e Brodgar, confermando l'esistenza di un disegno astronomico complessivo che raccordava tra loro i vari monumenti. Ipotesi suffragata dalla scoperta di un ulteriore sito archeologico destinato, per così dire, come Skara Brae a civile abitazione. Stiamo parlando del complesso di Barnbohuse individuato, di recente, per puro caso. Ne fa parte un menhir (già conosciuto) che risulta ugualmente allineato con Maes Howe, che in tal modo risulta ulteriormente implicata con il disegno osservativo. Tornando a Brodgar quale possibile osservatorio lunare, dobbiamo considerare che il tracciato del nostro satellite nel cielo a queste latitudini, così settentrionali, presenta caratteristiche assai peculiari Al momento di maggior culmine la Luna sembra ruotare in un grande cerchio intorno all'asse polare settentrionale, durante il tragitto più alto, così dar quasi l'impressione di non tramontare mai. Ora, attraverso il puntamento del cerchio di Brodgar con alcuni traguardi "naturali" questo bizzarro movimento del satellite era in qualche modo tenuto sotto controllo, in quanto dalla postazione visuale sull'allineamento si rendeva possibile osservare le fasi del moto del satellite con i relativi punti d'arresto. Si consideri la particolarità offerta da osservatori del tipo di Brodgar al fine di poter calcolare un moto particolare della Luna, essenziale per prevedere le eclissi, costituito da una piccola oscillazione dell'astro, con un'ampiezza di circa 9 primi, movimento scoperto solo nel Cinquecento dall'astronomo Tycho Bralie. Tale movimento si verifica con una periodicità pari a 173,3 giorni, che è esattamente la metà dell'anno dell'eclissi (si dice anno delle eclissi il tempo che il Sole impiega a transitare per lo stesso nodo lunare, uno dei due punti di intersezione tra l'orbita lunare e l'eclittica), e questa specificità rende queste lande remote ancor di più affascinanti.
V'è comunque un ultimo punto al quale desideriamo prestare particolare attenzione invitando i lettori a fornirci qualche eventuale dato integrativo in proposito. La più grande delle isole delle Orcadi è Mainland, ma essa è conosciuta dagli abitanti con il più antico nome di Pomona. Non sappiamo come l'isola abbia ricevuto questo nome, che coincide con una delle più arcaiche e misteriose divinità del mondo romano. I Romani infatti, come è noto, riuscirono a penetrare solo fino all'altezza dell'odierna Newcastle, e lì costruirono la celebre fortificazione nota come Vallo di Adriano. Ma il nome dell'isola coincide con quello del nume della dea Pomona, che a Roma è preposto alla difesa magica dell'urbe; dea arcaica che appare associata al solco circolare primordiale tracciato sul Palatino da Romolo (da cui probabilmente pomerium). Ma nella simbologia della Roma arcaica il Palatino e gli alti colli sono a loro volta assunti quali specchi terreni della costellazione boreale dell'Orsa Maggiore, di cui il Palatino apparirebbe come la Polare. Tutti questi paralleli astronomico-etimologici sono frutto di un caso, o rispondono alla medesima idea di fondare in ogni luogo avente specifiche caratteristiche geoastronomiche una nuova sede, cioè che riproducesse le caratteristiche della precedente Dimora Originaria nell'estremo nord?
| Il complesso dei monumenti citati mostra che le remote regioni settentrionali della Caledonia furono in tempi lontanissimi una delle sede privilegiate del megalitico. Resta difficile spiegarsi il perché, in base a esclusive motivazioni di ordine razionale. Anche tenendo presente che il clima, all'epoca in cui l'isola fu popolata, era migliore di quanto sia attualmente, non si riescono comunque a ipotizzare logici motivi per i quali un consistente gruppo umano lasciasse la terraferma per avventurarsi nel periglioso mare orcadiano al fine di stabilirsi in un luogo così appartato. Riflettiamo sul fatto che, ragioni climatiche a parte, la Scozia settentrionale è praticamente priva di abitati umani e solo nell'arcipelago si trova una così alta concentrazione di manufatti. Del resto nulla di questi antichi siti pare far pensare a popolazioni particolarmente bellicose: sull'arcipelago infatti non si osservano opere di difesa tali da far ipotizzare comunità in lotta tra loro. Inoltre lo stile costruttivo ha caratteristiche di stupefacente precisione, come se le maestranze delle isole sapessero maneggiare ,gli attrezzi da lavoro della pietra con maggior accuratezza dei "colleghi" della Gran Bretagna. Lo stile di Stennes e della stessa Maes Howe è assolutamente inconfondibile. Allo stesso modo se si riflette sul numero di ore-lavoro necessario alla realizazione di tali strutture, lavoro umile e onerosissimo, non si può che rimanere stupefatti della quantità di tempo che gli isolani avevano da sottrarre alle pur faticose attività di sopravvivenza quotidiana. Una volta che però si entri nel paesaggio orcadiano, si comprendono forse i motivi di tali fatiche. Solo a queste latitudini è possibile osservare certi movimenti celesti, e solo in questo paesaggio è possibile trovare punti naturali che si conformino a un modello celeste. Torniamo perciò a un discorso già fatto, e a conclusioni già proposte: laddove i nostri predecessori ravvisarono nell'orografia del terreno una possibiltà di raccordo con la volta celeste, non esitarono a impegnarsi in ogni possibile sforzo per armonizzare il cielo con la terra. Tutto questo avvenne, probabilmente, in ricordo e in restaurazione di una più felice epoca e di un più felice luogo, dove il Cielo e la Terra erano "naturalmente" uniti tra di loro; E avvenne dal giorno in cui le stelle cessarono di levarsi nel modo che era stato loro prescritto, e nella speranza che il creatore le ricondusse indietro |
Le pietre centrali del cerchio di Brodgar sono state paragonate al mirino di un fucile che punti nei diversi tempi dell'anno, verso gli astri che si affacciano all'orizzonte |
(da "i Misteri" , Anno IV, n. 26, 1998 Ediz. Cioè Srl, Roma)