(tratto da "Hera", periodico mensile, n. 4 - aprile 2000, Ed. Adriano Forgione, Guidonia Montecello-Roma)
Amnesia di una civilta'
di Graham Hancock
Mentre cercavo l'Arca dell'Alleanza in Etiopia (Il Mistero del Sacro Graal -Piemme) ho imparato che i fondamenti della storia accademica ortodossa si basano su una teoria del passato che potrebbe essere, e sottolineo potrebbe essere, parzialmente o completamente errata. Lavorando su Il Mistero del Sacro Graal, ho compreso quante anomalie del passato non fossero adeguatamente spiegate da una visione ortodossa della storia. Ad esempio, se gli storici avessero ragione, gli strani poteri dell'Arca dell'Alleanza descritti nella Bibbia sarebbero soltanto elementi folcloristici creati dagli autori?
Il ruolo che l'Arca aveva giocato nell'abbattere le mura di Gerico, la voce e le scintille che si dice provenissero da essa, la sua abitudine di colpire a morte le persone quando la toccavano, i tumori cancerosi che causò tra i Filistei di Ashdod e molti altri segni e meraviglie sarebbero solo fantastiche invenzioni letterarie completamente avulse dalla realtà storica?
Quello che mi sorprendeva era che nessuno avesse mai seriamente considerato la possibilità che l'Arca potesse essere, in base ai resoconti delle fonti storiche, una specie di congegno tecnologico.
Questo perché gli storici non riconoscono l'esistenza di un'antica civiltà in grado di realizzare un congegno tecnologico capace di fare ciò che ha fatto l'Arca, rigettando così tutte le prove che suggerivano il contrario. Comprendo che la tesi dell'Arca come "macchina " non sia l'argomento più inoppugnabile che io abbia mai sostenuto, ma il mio scopo nello scrivere quel libro era di mettere a confronto i lettori con l'insieme di attributi misteriosi di quell'oggetto e di chiedersi se fosse ragionevole esporli solo come fantastiche invenzioni letterarie. Non ho mai affermato quale dato di fatto che i poteri dell'Arca potessero essere derivati dalla conoscenza dimenticata di una civiltà perduta.
L'orgoglio di un uomo
La stessa razionalità di base si trova all'interno del mio successivo libro Impronte degli Dei (Corbaccio) in cui l'obiettivo era di comprovare l'esistenza di una grande cultura preistorica sparsa in tutto il globo, mai cancellata del tutto che aveva lasciato solo alcuni sopravvissuti alla fine dell'ultima glaciazione, cioé circa 12.500 anni fa.
A tutt'oggi sono attonito dall'esito scaturito dal dibattito che Impronte degli Dei ha generato tra gli accademici ortodossi. Alcuni lo hanno rigettato, altri avendo notato quanto popolare fosse diventato quel libro, un best-seller con oltre tre milioni di copie vendute, hanno concluso che avevo imbrogliato il pubblico per arricchirmi .
Dopo anni di debiti e di disastri economici sono orgoglioso di dire che i miei libri mi stanno rendendo ricco. Questo mi dà indipendenza e libertà d'azione e mi permette d'investire nella ricerca al fine di convalidare la teoria dell'esistenza di una civiltà perduta.
Il ventesimo secolo ha reso manifesta l'emergenza culturale, prodotta dalla posizione ufficiale, sul fatto che nessuna civiltà perduta giace dimenticata nel passato umano tanto che nessuna ricerca seria è stata fatta per oltre cinquanta anni sull'argomento a livello accademico. Così sono orgoglioso di essere stato spalla a spalla con i miei amici Robert Batival e John Anthony West nell'aver rimescolato le carte in così malo modo per gli storici ortodossi -egittologi in particolare - che milioni di persone in tutto il mondo ora nutrono seri dubbi sul quadro ufficiale della storia.
Sono orgoglioso del fatto che quanti prima erano indifferenti, ora sono preparati a concedere il beneficio del dubbio alla possibilità dell'esistenza di una civiltà perduta nel nostro passato e che i pensatori ortodossi, i quali avrebbero preferito ignorarci, sono stati costretti a fare marcia indietro.
Tentativi ed errori
Forse sarebbe stato meglio ignorare quelle anomalie per le quali gli storici non offrono spiegazioni soddisfacenti?
Sarebbe stato meglio se John Anthony West non si fosse mai incuriosito dell'erosione presente sulla Sfinge di Giza e non avesse mai iniziato a pensare che i segni sul suo corpo potessero risalire alle pesanti piogge dell'ultima glaciazione, migliaia di anni fa? (cfr. articolo su questo numero N.d.R.).
Sarebbe stato meglio se Robert Batival non avesse notato la somiglianza che esiste tra le tre stelle della Cintura di Orione e le tre piramidi di Giza? Contrariamente ai loro denigratori credo che il lavoro di West e Bauval sia stato un fatto positivo, avendo stimolato un nuovo spirito di indagine sui misteri antichi e rappresentando un atto di generosità verso i passato. Naturalmente sono stati commessi degli errori. La teoria di una civiltà perduta nella preistoria e il suo impatto sulle culture storiche è ai suoi primi passi e richiederà anni di costanti rifiniture prima che tutti questi errori vengano eliminati.
Tutte le teorie sono il risultato di anni di sperimentazione condotte attraverso ipotesi errate poi abbandonate o gradualmente migliorate. Alcune nostre idee possono essere buone, altre meno, ma solo continuando a lavorare possiamo accorgerci di cosa funziona e cosa no. Il mio lavoro sta evolvendo e laddove h fatto errori l'ho riconosciuto pubblicamente. Un esempio su tutti è stata la dichiarazione pubblica circa l'errata interpretazione dei geroglifici presenti nella Camera di Scarico al di sopra della Camera del Re, nella Grande Piramide. Ho sostenuto inizialmente la teoria di Zecharia Sitchin che quei segni con il nome di Cheope fossero stati realizzati fraudolentemente per giustificare l'attribuzione ufficiale della piramide al faraone Cheope.
Nel Dicembre 1997, Zahi Hawass mi permise di trascorrere un intero giomo nell'esplorazione di quelle camere senza restrizioni. Ho esaminato quei geroglifici da vicino, illuminati da potenti luci, e sono giunto alla conclusione che nessuna falsificazione avrebbe potuto essere realizzata su quei blocchi successivamente al loro posizionamento, motivo per il quale credo appartengono realmente all'Antico Regno (2.500 a.C.). Ho detto più volte in pubblico, in trasmissioni TV e su Internet che da quel momento ho accettato l'idea che la Grande Piramide appartenga all'era della Quarta Dinastia.
In cerca di una motivazione
Non è una conversione improvvisa. La mia tesi centrale relativa al messaggio di Giza è che quei monumenti siano stati progettati per indicare lo stato del cielo del 10.500 a C., ma ciò non implica necessariamente che tutti siano stati eretti in quella data. Ho anche affermato che il progetto di base di Giza potrebbe essere stato deciso nel 10.500, e aver richiesto 8000 anni per essere completato. Inoltre i pozzi della Grande Piramide puntano a stelle del cielo del 2.500 a.C., per cui è ipotizzabile un antico progetto basato su un culto stellare di antichissima origine.
Robert Bauval ed io abbiamo creato una teoria unificatrice che si presenta come seria alternativa a quella ortodossa delle tombe reali.
Le tre piramidi di Giza e la Sfinge riprendono un modulo architettonico e astronomico che riproduce simbolicamente alcune delle stelle principali del Duat (il luogo stellare dove le anime dei faraoni viaggiavano dopo la morte fisica) come esse dovevano apparire in quella regione di cielo, all'alba dell'equinozio di primavera del 10.500 a.C. Citando le scoperte geologiche di John Anthony West e Robert Schoch abbiamo affennato che la Grande Sfinge e le associate strutture megalitiche dei templi potrebbero essere state costruite in quella lontana epoca.
Attualmente siamo convinti che le tre piramidi sono molto più giovani della Sfinge e dovrebbero essere relative all'epoca della Quarta Dinastia. Ultimamente la nostra teoria non si focalizza sulle date precise in cui i monumenti vennero eretti ma sulla motivazione che ne stimolò la costruzione. Un modello architettonico simbolico del Duat, come doveva apparire nel 10.500 a.C., poteva essere stato eretto successivamente a quella data da qualunque cultura possedesse una corretta conoscenza della Precessione degli Equinozi (cfr. HERA n. 3) e di come questa cambia le posizioni delle stelle nel cielo in un lungo periodo di tempo. Credo che Cheope abbia realmente fatto erigere la Piramide (forse la Camera Sotterranea e qualche altra parte della struttura potrebbero essere più antiche), ma non come una tomba. Il fatto che il suo nome appaia solo in una zona inaccessibile della Piramide prova che Cheope non era un megalomane.
Una sfida da raccogliere
Recentemente ho trascorso molto meno tempo a Giza. La mia ricerca si è focalizzata sulle rovine e i resti sommersi sparsi dovunque nel mondo, particolarmente Yonaguni (cfr. HERA n.1). Ho compiuto decine e decine di immersioni e Santa Faiia (già autrice delle foto per Lo Specchio del Cielo - Corbaccio) ha fotografato ogni momento di questa ricerca. Le immagini di questa struttura sottomarina e di quelle adiacenti ad essa verranno pubblicate sul mio prossimo libro Underwater ma una cospicua galleria è già sul mio sito Internet (www.grahamhancock.com) e possono essere viste da chiunque.
Il problema più difficile e complesso che abbiamo affrontato è stato quello di valutare se queste strutture fossero state realizzate da mani umane o solo il risultato di qualche processo geologico. Se naturali, il loro significato non andrebbe oltre la curiosità geologica, ma se risultassero opera umana, queste strutture rivoluzionerebbero la nostra concezione della preistoria. Questo perché la loro lavorazione dovrebbe essere avvenuta fuori dall'acqua, prima che il livello dei mari aumentasse, cioè circa 12.000 anni fa. Queste strutture subacquee potrebbero essere le reliquie di una civiltà perduta prediluviana e poiché sono un po' dappertutto, questa civiltà preistorica potrebbe aver raggiunto una diffusione "globale" all'epoca della sua estinzione. C'è una resistenza incredibile a queste idee. Studiosi che definisco "turisti accademici" si recano a Yonaguni, fanno quattro o cinque immersioni e se ne vanno dichiarando che la struttura è di origine naturale.
Ne è un recente esempio il geologo tedesco Wolf Wichmann che la scorsa estate realizzando tre immersioni, dichiarò poi alla rivista Der Spiegel: "non ho trovato niente che avesse a che fare con l'uomo". Il rifiuto delle conclusioni a cui sono giunti i suoi colleghi giapponesi dell'Università di Ryu Kyu è offensivo. Teraku Ishii e il professore di geologia Masaaki Kimura hanno realizzato oltre 200 immersioni in due anni di esplorazioni, dichiarando che la struttura è artificiale. Offesa che nasce dall'accettazione incondizionata del parere di un geologo "turista" che si è tuffato per sole tre volte e che non ha minimamente tenuto conto della più grande esperienza dei suo collega giapponese. Lo stesso articolo di Der Spiegel commette un fatale errore affermando che 10. 000 anni fa, solo gruppi di "primitivi cacciatori" occuparono le coste del Giappone. Niente di più falso. t scientificamente provato che in quel periodo il Giappone era patria dell'evoluta cultura Jornon, che produceva finissime ceramiche almeno 3000 anni prima di qualsiasi altra civiltà nota e che impiegò la domesticazione del riso in una data estremamente antica. Le prove della sorprendente raffinatezza della cultura Jornon, unite all'esistenza di avanzate abilità architettoniche presenti nei siti di Sannai-Maruyama etc, fa di questo misterioso popolo preistorico un possibile candidato alla creazione della struttura di Yonaguni. Pertanto non si può giungere a fare dichiarazioni come quelle del dottor Wichmann, sulla base di sole tre immersioni, ma si potrà esprimere una opinione solo dopo una ricerca esaustiva che, archeologicamente parlando, richiede molto più tempo, energie e rischi da assumersi nelle acque di Yonaguni.
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Ho realizzato oltre 100 immersioni a Yonaguni e in altri siti subacquei non lontano da esso e sono orinai convinto che tutte le diverse parti della struttura siano interconnesse. Quanto più conosco Yonaguni tanto più è difficile per me accettare le teorie della sua origine naturale. Mi piacerebbe quindi offrire una sfida a Wichmann o a qualsiasi altro geologo e/o archeologo (meglio se una squadra): lavorare assieme a Yonaguni per un periodo di una settimana realizzando circa venti immersioni. Mostrerò le strutture per come le conosco e fornirò ogni ipotesi, inclusa quella accademica dimostrando il perché penso che quel monumento sia stato realizzato da esseri umani. Essi faranno altrettanto per persuadermi del contrario. Allo scadere della settimana vedremo chi avrà dovuto cambiare opinione. Nel frattempo mi stupisco di come la reazione accademica a questa scoperta sia quella di ridimensionarla sistematicamente. Perché un approccio scientifico e razionale alle anomalie deve essere costantemente affrontato in modo ostile e scettico piuttosto che con mente aperta? |
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Sognatori archeologici
Naturalmente credo che la stessa domanda si possa applicare al più complesso enigma della preistoria. Non è corretto pensare ai nostri predecessori dell'età della pietra, come a primitivi e selvaggi. Né ci sono motivi per presumere che il loro pensiero metafisico fosse inferiore al nostro. E sufficiente la bellezza profonda e misteriosa dell'arte delle caverne per dimostrare quali potenti pensatori e ispirati artisti fossero al lavoro in quei tempi. Sono personalmente convinto che l'uomo sia una razza sofferente di amnesia che copre un lungo periodo del suo passato. 1 primi resoconti scritti risalgono a 5000 anni fa. Del tempo precedente non conosciamo nulla. E obbligatorio ricercare nella memoria perduta degli ultimi 40.000 anni di storia e cosa importa se commettiamo degli errori durante il percorso? t giunto il tempo di contrapporre quesiti precisi all'ansia patologica degli intellettuali impegnati solo a svilire coloro che, intelligentemente, si interessano agli enigmi inspiegati del passato, volendoci persuadere che qualsiasi opposizione al paradigma storico dominante è solo il lavoro di sognatori archeologici.
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