I PIU'ALTI VALORI DELL'UOMO
Di Giuseppe Coloca
Nell'apprestarmi a scrivere tale relazione mi sono soffermato su quanto i "valori" abbiano impegnato i più grandi pensatori di ogni epoca e di ogni campo, che da sempre si affannano a tracciare la strada della virtù e della rettitudine a sottolineare i comportamenti da tenere o da evitare.
Se ci pensiamo bene, ogni regola ha come base un valore da preservare, ma alla fine qual è la finalità dei valori? In effetti. la domanda potrebbe sembrare un po' equivoca: non sono i valori stessi la più alta finalità dell'uomo? Ebbene la risposta è altrettanto equivoca: si e no.
Non solo l'attenta analisi dei valori in base al loro campo di applicazione, ma anche uno sguardo d'insieme ci aiuteranno a motivare questa strana risposta.
Ma andiamo con ordine: partiamo dalla concezione di "valore" e dalla sua mutevole applicazione. Valore è chiaramente "ciò che vale". "ciò" che ha importanza" e già" qui ci rendiamo conto che la nostra strada, apparentemente retta e ben delimitata, prende subito una miriade di diramazioni. Ebbene, infatti, proviamo a chiedere a varie categorie sociali " che cosa ha più importanza " ed è facile immaginare che le risposte non saranno univoche.
Senza scadere nella banale enumerazione dei valori oggi più "quotati", possiamo subito sottolineare una cosa: molte persone sì' "costruiscono" una scala dei valori a misura della propria vita ed è chiaro che le opinioni al proposito di un prete e di un manager non sempre coincideranno. Eccoci dunque tornati alla domanda di poco prima: sono i valori la nostra più alta finalità? Sì, perché' sono quei principi che regolano il nostro modo di agire e no perchè sono in realtà dei principi fittizi, artificiali e cuciti su misura come un abito di sartoria, e sappiamo bene che un mondo in cui ognuno sceglie per sé' cosa è giusto fare non è un mondo retto da nessun valore.
Ecco dunque perchè l'opera di migliaia di pensatori, nel corso degli anni, non ci ha dato una risposta definitiva.
Ma, a questo punto, bisogna spostare leggermente l'obiettivo delle nostre riflessioni: una volta appurato quanto fragili ed estemporanei siano gli pseudo-valori di oggi, è doveroso chiederci se abbiamo perso i "veri" valori.
Mi pongo questa domanda pur essendo convinto che un atteggiamento nichilista non conduca a nulla e che in realtà i valori non siano persi ma rinchiusi in una sorta di "stanzino" buio in fondo alla nostra coscienza, perché' sostanzialmente noi ne siamo spaventati, o forse annoiati, comunque non ne vogliamo più" sapere. E non si pensi, attenzione, che questo sia solo il frutto di un fenomeno storico-sociale che dal "pio" e religioso medioevo ha portato al novecento decadente e disfattista. Certo la perdita del senso religioso pesa molto sulla nostra condizione attuale, ma non dimentichiamo che ha acuito. e di molto il nostro senso critico. Anzi. direi proprio che la nostra smodata voglia di ricorrere all'analisi, alla schematizzazione e al paragone ci ha indotti a quell'errore di atteggiamento che ci ha dato la possibilità di "ribellarci" ai valori "sconfiggerli" e rinchiuderli prigionieri del nostro raziocinio. Errore di atteggiamento, dicevo, perché di questo si tratta, dell'atteggiamento dell'approccio con cui l'uomo ha iniziato ad affrontare la questione dei valori.
Paradossalmente, l'esempio più" lampante dell'errore che provo a correggere con queste mie umili riflessioni è proprio nel titolo di questa relazione: "I più alti valori dell'uomo". Ebbene che proprio in quel superlativo relativo lo sbaglio, perchè implica una misurazione, una classificazione ed una schematizzazione di ciò che invece dovrebbe avere considerazione assoluta. E' facile arguire, infatti, che laddove ci sia misurazione c'è analisi, dove c'è classificazione c'è paragone e dove c 'è un più alto c'è un più basso. A questo punto, carissimi fratelli chiedo a voi e a me stesso: chi se la sente di seguire anche i più" bassi valori dell'uomo? Valori che magari implicheranno grossi sacrifici a fronte di soddisfazioni minime o remote nel tempo?
Mi rendo conto che ancora una volta si sta ragionando per assurdo, eppure mi sono limitato ad analizzare soltanto l'altro lato della medaglia: non è" forse altrettanto assurdo limitarci alla sfera dei valori più nobili?
Ma chi ha fatto questa classificazione chi dice che debba per forza esserci una "scala" dei valori? Perchè ricorrere a gerarchie?
Forse, ritengo, perchè noi tutti siamo segretamente consapevoli di non riuscire a rispettare tutti i comandamenti che ci vengono impartiti. Ma fin qui non ci sarebbe niente da confutare, almeno finché non abbiamo trasformato questa che altro non è" che un'umana debolezza nel pretesto per sancire quali valori sono i più validi e quali i meno pregiati e quindi da accantonare.
Eccoci dunque al punto cruciale del mio discorso: nessun valore è misurabile, quindi quantificabile ed è dunque impossibile designare la superiorità di un valore su di un altro. in quanto tutti sono dei beni assoluti.
A questo mi si opporrà che molto spesso si presentano dei conflitti di priorità che ci obbligano a scegliere tra questo e quel principio da seguire, ma a questo mi riservo di rispondere tra poco.
Torniamo dunque al concetto di misurabilità che noi abbiamo imprudentemente applicato anche a ciò cui non compete: quando si dice che è il denaro a far girare il mondo non si fa altro che sancire il passaggio da valore a valuta.
Il valore però è fuori da ogni dimensione, non può essere stimato e numerizzato perche' si ridurrebbe l'essenza della vita ad una equazione algebrica.
Ecco dunque il frutto del nostro errore di atteggiamento, che ci ha fatto accantonare i nostri veri scopi e, cosa ben peggiore, che ci ha fatto cercare ed idolatrare degli pseudovalori che altro non sono che le facce del Dio-Denaro. Infatti, dietro le finalità che animano l'esistenza di noi tutti C e purtroppo solo il benessere materiale, questo sì quantificabile ed anzi alla base di ogni misurazione, classificazione e schematizzazione, che a loro volta sono alla base di divisione, ostilità. classismo, lotta.
Ecco dunque a cosa si riduce la vita in un mondo retto dalla valuta, in cui il denaro governa l'uomo stesso che lo ha creato, ma che lo à" poi rigenerato fino ad elevarlo a valore assoluto e rendersi suo schiavo.
Ma perché la valuta da ente materiale di scambio è assunta al ruolo di bene unico e definitivo? Perché l'uomo ha, nei secoli, sempre più trasferito la sua entità da ciò che è a ciò che fa, a ciò che produce, ottiene, guadagna, possiede: avere, non essere è il verbo della vita.
Detto questo. tutta la discussione che seguirà e che ci porterà al cuore del problema, potrebbe sembrare superflua, priva di contatti con la realtà, eppure spero di riuscire a dimostrare il contrario.
Innanzi tutto penso sia inutile sottolineare come qualsiasi uomo abbia bisogno di regole, di direttive o quanto meno di obiettivi da raggiungere. Tralasciando per il momento una disquisizione puramente moralistica si può dedurre che la finalità di un'esistenza e le modalità e i mezzi usati per raggiungerla si collochino su un modello di comportamento del tutto sovrapponibile a quello del nostro ipotetico "mondo dei valori".
Con una semplice generalizzazione dei termini e spostando l'obiettivo dal "giusto" all`adeguato ecco che siamo rapidamente passati da un quadro teorico, forse utopico, alla realtà": è innegabile, infatti, che lo scopo della vita di molti non può dirsi "giusto", né tantomeno possono essere giustificabili i mezzi per questo adottati,, tuttavia esiste un codice di comportamento. non etico ma utilitaristico. che coordina tutto ciò.
Ecco allora come l'esistenza di ognuno di noi necessita di consigli, direttive, insegnamenti, che via via si snodano sulla scala della rettitudine dai più biechi ai più nobili. E' dunque intrinseco nella nostra natura l'aspirare a seguire i valori, così come è plausibile il fallimento di tale tentativo.
Ma se l'uomo non lottasse continuamente con la sua stessa natura animalesca non potrebbe mai elevarsi dalla barbarie, provare a seguire le tendenze dell'anima, riuscire a creare arte. scienza ed altre opere virtuose.
In questo perenne conflitto, insito nella natura umana, ci confortano le parole del sommo Dante che già otto secoli orsono ammoniva: "Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza". In questa frase vediamo perfettamente indicate le vere finalità dell'esistenza umana, vale a dire quel "seguire virtute e conoscenza " che altro non è che coltivare la disciplina dei valori nei vari campi cui il destino e le nostre attitudini ci portano ad operare.
Il "valore" diventa così il frutto delle nostre migliori qualità e la cura di queste diventa la via per raggiungerlo; tale via può essere imboccata da più parti: molto spesso è' la cultura religiosa che prova ad indirizzarci al nostro miglioramento, ma a volte bastano il buon senso e lo spirito di fratellanza.
Ecco dunque che il bene non è un dono o un insegnamento, ma nasce da noi, dalle nostre opere, dalle nostre azioni: la religione funge da valido manuale, ma può sempre essere sostituita da un apprendimento autodidatta.
Questo perché alla fine per conoscere il bene e i valori che di esso ne sono le fondamenta dobbiamo essere consapevoli che essi originano da noi e che solo noi ne siamo responsabili.
Ora possiamo ben capire quanto inutile sia la concezione di una "scala di valori" e quanto invece tutto ruoti intorno ad una diversa struttura che io immagino circolare ed imperniata su quanto di più prezioso abbiamo: la vita, che è l'unico, grande valore vero dono che ci è concesso. che ci permette di godere delle gioie del mondo e che ci permette di conoscere, evidenziare e mettere a frutto le nostre virtù.
Nella vita c 'è il senso della nostra estemporaneità, ma anche allo stesso modo della nostra profonda grandezza, in essa si spiega la dipendenza di ognuno di noi dagli altri e quindi la nostra universale fratellanza. La vita ci vede tutti diversi e tutti inesorabilmente uguali davanti alla sua meravigliosa grandezza e alla sua sacralità.
Questo è il valore cardine, l'unico che può porsi di una spanna al di sopra degli altri perchè da esso tutti partono. come i raggi del sole, e senza di esso nessun altro potrebbe esistere. Ecco cosi che cade ogni priorità: tutto è pari dinanzi al bene supremo.
Dicevo poc'anzi che mi piace idealizzare l`"architettura dei valori" come una serie di cerchi concentrici, rappresentanti i valori, tutti sullo stesso piano, con al centro il valore-vita, origine e scopo di tutto.
Scopo perché la vita è tutto e fin dai più primordiali istinti noi puntiamo a difenderla, a migliorarla e a rigenerarla, che e poi il dovere del singolo nei confronti della specie, come ci insegnano le leggi di natura.
Dunque non dobbiamo fare altro che seguire queste leggi, che prima sintetizzavo in buon senso e spirito di fratellanza, per dischiudere gli occhi, offuscati dagli affanni della vita moderna e della bieca corsa al denaro,, sulla luminosa via della virtù.
Concludo questa mia breve relazione con un'ultima riflessione.
Qualche riga più in alto dicevo che la totale dissoluzione che accompagna la nostra società e che l'ha segnata già da molti secoli non sembra lasciar spazio a speranze concrete, ma solo a vuote speculazioni moralistiche come potrebbero sembrare ora queste mie parole.
Ebbene sono convinto che la situazione, se pur grave,, non sia del tutto irreparabile.
Dicevamo che i valori nascono da noi, dalla nostra stessa essenza e si estrinsecano per mezzo delle nostre azioni: non sono quindi il risultato di una educazione o di qualsiasi altra influenza esterna.
Mi piace ritornare sulla similitudine già usata per la religione: un buon testo è importante per l'apprendimento ma, essendo stato scritto dall'uomo anch'esso è un prodotto della conoscenza, quindi chiunque voglia veramente imparare troverà altri modi per percorrere quella stessa via del sapere.
L'uomo non è dunque materia inerte da spalmare per gli educatori. né è un computer che attende di ricevere il programma con gli ordini da eseguire: è un essere pensante e soprattutto un essere cosciente.
Ma forse queste due qualità non basterebbero se non ci fosse, in quel "soffio divino" che ci ha dato la vita, anche una buona dose di bontà. che marchia in modo indelebile la nostra natura.
Di fronte all'eterno dilemma: "Luomo nasce buono o cattivo", io rispondo dunque in maniera decisa a favore a che non può tramontare neppure della nostra insita bontà , davanti all'avidità di sentimenti e all'egoismo dei nostri giorni, ma che anzi segnerà' la strada della salvezza per l'umanità.