UNITA'
Credo, per quanto fino ad oggi mi è stato dato di comprendere, che l'Unità-Principio di ogni
esistenza sia Uno, comune a tutte le tradizioni, e invariabile come il principio stesso (sufi: el tawid wahid).
Nel tentare di pervenire a spiegazioni mi sono convinto del fatto che in origine tale affermazione di Unità invariata non richiedeva neppure di essere formulata esplicitamente alla luce della vicinanza degli uomini con il Principio stesso di Assoluto incausato.
Man mano però che è aumentata la discesa nella molteplicità e smarrita la conoscenza intuitiva della Verità di ordine superiore, è divenuto poco a poco necessario formulare tale affermazione di Unità con chiarezza. Proprio questo ha forse creato la spaccatura, e il problema, di una doppia lettura: una esoterica ovvero destinata solo a coloro i quali sono in possesso del particolare linguaggio e simbolismo iniziatico ed altresì dei veri significati, per la loro vicinanza allla Verità-Uno; l'altra exoterica, destinata alla moltitudine e che assume, in sintesi, un valore essenzialmente liturgico rituale, lontana dalla "luce".
In tale secondo caso, che è quello della assoluta maggioranza, ovviamente, il pluralismo, inteso però qui con accezione negativa, si è realizzato, in un contesto di oscuramento spirituale, come tendenza ad appigliarsi al manifestato, nel senso di idolatria in tutte le sue forme, confondendo il simbolo con ciò che è chiamato a significare. Da tutto ciò discende che mentre quell'immanente concetto di Unità è stato conservato presso le menti superiori, esoteriche, si è smarrito per tutti gli altri tra i riti e le liturgie, sicchè debba essere riconosciuto e svelato ripercorrendo il cammino all'inverso.
Molto, sebbene non tanto, e non unitariamente, si è conservato: sta qui il valore delle Upanisad, del misticismo tibetano, del Cristianesimo vero, del Sufismo, dei fratelli Massoni e Rosacroce,...
Noi non nasciamo illuminati, nè menti superiori, nè vicini al concetto di Unità; tuttavia, non ci accontentiamo della superficie delle cose e tentiamo di andare in fondo, alla ricerca di quella Verità su cui fondarsi, immanente e immutabile, che è Uno, la Vita Eterna, il Nirvana, l'Illuminazione, il Paradiso..........quel riconoscere una Realtà consustanziale al mondo delle cose, delle vie, delle menti, che scopre nell'anima dell'Uomo qualcosa di simile alla Realtà divina.
La possibilità, allora, ci è data dal metterci in "viaggio": nella Conoscenza che è una e che traforma l'uomo conducendolo dai torbidi flussi dell'ignoranza alla splendido nettare della coscienza illuminata, per pervenire, in un opera di alchimia "organica" alla traformazione da metallo in oro.
In viaggio, dunque, stando attenti a non confondere il rito con la sostanza, il simbolo con il suo significato, verso quella Conoscenza che è una e che svela la natura ultima della Realtà, la sola che risolve tutte le opposzioni, le contraddizioni e i conflitti dualistici, penetrando l'Unità che è al di là di ogni dualità.
In viaggio, dunque, a raccogliere quei frammenti di Verità (qui sta il valore di Uomini come Gurdjieff, ma non solo) ovunque essi si trovino: nei testi antichi, nell'opera dei Grandi Maestri, nei simboli massonici, nell'Enneagrmma, nei movimenti disegnati dai danzatori Dervisci, nei canti qwali di Nusrah Fateh Ali Khan, nei Vangeli apocrifi, ed ancora altrove......
In tutto ciò vi è la Verità che è Uno, percepibile nei suoi frammenti, e che è la stessa che dobbiamo ritrovare dentro di noi se riusciamo a risvegliarci, e se riusciamo a leggere oltre le diversità che sono solo di rito, figlie di quella discesa nel molteplice; nessun contrasto allora è nemmeno solo immaginabile tra le religioni e non per sintesi, che è ridurre molti ad uno, qui si tratta proprio dell'inverso, dell'immanenza del concetto di Unità ,che dobbiamo cogliere.
Quel giorno per noi che ricerchiamo non sarà più necessario nemmeno comunicare (che contempla anche l'opposto, non-comunicare), perchè si sarà pervenuti oltre gli opposti, nel mare silenzioso dell'Unità indivisa e incondizionata, ad essa ricongiunti.
Vi saluto con SVAGA, che è una formula indiana che vuol dire
"possiamo noi rientrare in noi stessi e diventare ciò che siamo"
Un caro saluto
Horvitz (Fabrizio)