La regola di Maat
Maat era la regola. La regola era
Maat. Nessun concetto poteva significarne tanti alla pari di Maat. Era l'ordine, la
saggezza, la ritualità, la rettitudine, la giustizia, la morale, l'armonia universale.
Era il cubito dell'artigiano, secondo il quale ogni cosa veniva misurata esattamente. Era
la custode della legge divina, verità perfetta e sapienza assoluta.
Simbolo di Maat, nel linguaggio dei geroglifici, era lo zoccolo del trono, rettitudine per
eccellenza.
Dire e fare Maat, porre la regola nel suo cuore per governare con armonia: questo e solo
questo era il compito principale del Sovrano, espressione terrena della divinità.
Ispirandosi alla regola di Maat, il Re interveniva negli affari giuridici, proteggeva il
debole dal più forte. E' in virtù del suo legame con Maat che l'istituzione faraonica fu
il più durevole dei regimi politici e attraversò i secoli. E' per questo che il faraone
(da per aa, grande casa) non poteva essere un tiranno: la sua volontà doveva
essere solo Maat, al di fuori di essa c'era il caos.

Maat era figlia del dio solare Ra e
sorella di Thot, dio della sapienza. Con lui sedeva sulla prua della nave di Ra,
impugnando lo scettro e l'ankh e portando la piuma bianca della verità.
A Maat prestava giuramento il faraone, al momento del'investitura e nella sala di Maat (la
Sala della Giustizia), al termine della vita terrena, avveniva la pesatura del cuore con
la piuma della giustizia.
Questa era la tradizionale dichiarazione di innocenza (dal Papiro di Ani) di fronte
a Osiride:
Non ho detto il falso
Non ho commesso razzie
Non ho rubato
Non ho ucciso uomini
Non ho commesso slealtà
Non ho sottratto le offerte al dio
Non ho detto bugie
Non ho sottratto cibo
Non ho disonorato la mia reputazione
Non ho commesso trasgressioni
Non ho ucciso tori sacri
Non ho commesso spergiuro
Non ho rubato il pane
Non ho origliato
Non ho parlato male di altri
Non ho litigato se non per cose giuste
Non ho commesso atti omosessuali
Non ho avuto comportamenti riprovevoli
Non ho spaventato nessuno
Non ho ceduto al'ira
Non sono stato sordo alle parole di verità
Non ho arrecato dirturbo
Non ho compiuto inganni
Non ho avuto una condotta cattiva
Non mi sono accoppiato (con un ragazzo)
Non sono stato negligente
Non sono stato litigioso
Non sono stato esageratamente attivo
Non sono stato impaziente
Non ho commesso affronti contro l'immagine di un dio
Non ho mancato alla mia parola
Non ho commesso cose malvagie
Non ho avuto visioni di demoni
Non ho congiurato contro il re
Non ho proceduto a stento nell'acqua
Non ho alzato la voce
Non ho ingiuriato dio
Non ho avuto dei privilegi a mio vantaggio
Non sono ricco se non grazie a ciò che mi appartiene
Non ho bestemmiato il nome del dio della città .
Stefano Rex