Articolo tratto dalla rivista "OLTRE la conoscenza" - Anno III n. 21 febbraio 1998

Sprea & Giussoni Periodici, Vignate (MI)

Ringraziamo il direttore responsabile per la gentile concessione

 

UN NOBILE NAPOLETANO DEL SETTECENTO RIUSCI' FORSE A COMPIERE L'IMPOSSIBILE

 

Geniale scienziato e fine mecenate, il principe più misterioso di Napoli aveva lanciato una sfida all'immortalità. Tra leggende, dicerie e fatti storici ripercorriamo le tappe della vita di un uomo che ancora oggi fa parlare di sé e delle sue "macchine anatomiche"

Raimondo Di Sangro: l'uomo che morì due volte

di Paolo Lorenzi

A Napoli sono vissuti diversi Principi di San Severo, ovvero esponenti della famiglia dei Di Sangro. Basta dare uno sguardo alla celeberrima cappella Sansevero, finemente decorata dai maggiori artisti dell'epoca moderna, per capire quanto questa famiglia fosse importante. Ma di tutti i Di Sangro il più vivo nella fantasia popolare è sicuramente Raimondo, un personaggio davvero sorprendente vissuto nel XVIII secolo e più precisamente tra il 17 10 e il 1771.

raimondodisangro01.jpg (99800 byte)

Di lui si è detto che fu naturalista, filosofo, astronomo, poeta, scrittore, soldato, mecenate. Di certo questo ritratto si addice a una personalità poliedrica, ma non va dimenticato che nel Settecento le persone che possedevano interessi anche molto diversi tra loro non erano rare, specialmente all'interno della nobiltà. Raimondo di Sangro, però, aveva qualcosa in più. La sua passione per la natura non lo induceva alla sola speculazione teorica. Egli amava praticare di persona ogni genere di esperimenti.

Raimondo Di Sangro affermava di aver inventato una lampada perpetua; e qualcuno ritiene che avesse realizzato una carrozza che poteva muoversi per brevi tratti senza bisogno di cavalli. Inoltre - e ciò è documentato - Di Sangro progettò una sorta di carrozza anfibia in grado di attraversare gli specchi d'acqua.

MORTO E RESUSCITATO

In particolare il principe Raimondo era affascinato dall'anatomia e dalla fisiologia del corpo umano. Aveva deciso di dichiarare guerra alla morte arrivando a creare l'elisir di lunga vita. Ancora di più, voleva trovare il modo di diventare immortale. Molto probabilmente subì gli influssi di qualche corrente alchemica che gli diede modo di acquisire conoscenze profonde di magia e occultismo.

Fu così che arrivò alla creazione di un prodotto dalla composizione misteriosa, che nelle intenzioni dei principe sarebbe stato addirittura in grado di resuscitare i morti.

In seguito a ignote sperimentazioni, Raimondo di Sangro decise di provare in prima persona la sostanza miracolosa di sua invenzione e fu così che arrivò ad organizzare la propria morte per poter rinascere a nuova vita.

Narra la leggenda che Ralmondo, dopo aver ordinato ad un servo di fare a pezzi il suo cadavere e di riporlo in un baule, decise il momento della propria dipartita ed assunse la misteriosa sostanza. Il procedimento di risurrezione doveva infatti seguire tale macabro iter. Il corpo dei principe avrebbe dovuto rimanere nel baule per un certo periodo di tempo, dopodiché egli sarebbe tornato in vita. Ma i familiari del principe, venuti a sapere dell'esistenza del baule e credendo che in esso si celasse un favoloso tesoro, si fecero prendere dall'avidità. Di conseguenza, nonostante le proteste dei servitore che lo custodiva, il baule fu aperto anzitempo. Lo spettacolo che ne segui è degno diun film dell'orrore. li corpo del nobile napoletano uscì dal suo provvisorio sepolcro. Era di nuovo "vivo", ma il processo di saldatura degli arti non aveva potuto completarsi, e il principe era divenuto una creatura orripilante e grottesca. In mezzo al terrore dei presenti, ciò che era stato Raimondo di Sangro urlò e si accasciò nuovamente nel baule, cadendo a pezzi. Di fatto, morì una seconda volta, definitivamente.

LE MACCHINE ANATOMICHE

Quando si parla del principe Raimondo di Sangro sovviene immediatamente anche un altro celebre aneddoto, che riguarda la vicenda dellaecosiddette macchine anatomiche.

E ancora possibile vedere questi strani e macabri oggetti nella già citata Cappella Sanseveroa Napoli. Qui sono custoditi gli "orridi armadi", così chiamati perché al loro interno sono conservati due corpi umani a cui sembra essere statotolto l'involucro corporeo. I corpi sono composti dallo scheletro e dal groviglio inestricabile delle vene e dei capillari che avvolgo no le ossa come un reticolo fittissimo.

raimondodisangro02.jpg (59763 byte)

La leggenda vuole che questi corpi appartenessero a due servitori di colore del principe Raimondo. Il nobile sperimentò infatti su di loro un preparato speciale, un siero di sua invenzione che avrebbe dovuto pietrificare i due poveretti. Il risultato che ottenne fu di distruggere l'involucro esterno dei loro corpi; il sistema circolatorio venne letteralmente metallizzato. Si dice addirittura che il principe abbia compiuto questo esperimento mentre i due servitori erano ancora in vita, il che legittima l'opinione che il principe fosse una persona cinica e malvagia.

Non sappiamo se questa storia corrisponda al vero o se si tratti di un'altra leggenda. Di fatto però le macchine anatomiche, vere o false che siano, sono state realizzate con estrema accuratezza oltreché naturalmente con un evidente senso del macabro.

Un vecchio testo cita l'episodio suddetto ricordando che alla pietrificazione dei corpi assistette anche un medico palermitano, Giuseppe Salerno, che molto probabilmente partecipò all'esecuzione dell'esperimento.

Ad ogni modo, questo ed altri episodi - qui non c'è spazio per citarli tutti - hanno contribuito a far sorgere intorno alla figura del principe Raimondo una cortina di mistero. Un mistero tuttora vivo.

Si dice infatti che ancora oggi in certe notti lo spettro di Raimondo infesti i vicoli e la zona adiacente la Cappella e che egli sia imprigionato in una dimensione a metà tra il nostro mondo e l'aldilà.

back.gif (9867 byte)