Considerazioni su di un manoscritto contenente il commento ad un catechismo degli Eletti Coen
Ordini esoterici del XVIII secolo
di
P. L.
Nel fondo "manoscritti" di una biblioteca europea si trova un curioso volume, eccezionale per più di un motivo.
Le indicazioni che ci hanno guidato alla sua scoperta ci vengono da Eugène Cariseliet, e non dubitiamo che egli a sua volta le avesse avute dallo stesso Fulcanelli. Tuttavia, per ragioni che spero appariranno comprensibili, non le trasmetteremo qui.
Si tratta di un voluminoso quaderno di oltre 400 pagine, che fu, per un periodo di circa cinquant'anni, dal quarto al nono decennio del 1700, un diario di laboratorio speculativo ed operativo di un piccolo gruppo di filosofi ermetici, che praticarono la Grande Opera sino al suo legittimo completamento. Il manoscritto dunque è a più mani, e si riconoscono almeno due diverse grafie.
L'interesse, in questa sede, consiste in un breve, denso, capitolo, dal titolo: "Estratto dal Catechismo degli Eletti Cohen".
Prima di esaminarne il contenuto e le caratteristiche affatto peculiari, è doverosa una premessa per fissare i punti e le date salienti di questo che fu uno dei più prestigiosi, ma anche misteriosi, Ordini massonici del XVIII secolo.
La storia, ancor oggi controversa e discussa, di questo sistema rituale, incomincia nel meridione della Francia, nella seconda metà del '700. Notiamo che queste tranquille città di ricchi borghesi, pensiamo in particolare a Bordeaux e Lione, per motivi ancora inspiegati, furono un focolaio di esoterismo massonico e un fecondo punto di produzione, consolidamento e diffusione di cosiddetti "alti Gradi". Per fare un esempio, lì sembra si fissi nella sua forma definitiva il Grado di "Rosa+Croce", (...). L'ambiente delle Logge francesi dell'epoca, d'altronde, era estremamente favorevole a queste che possiamo chiamare "sperimentazioni rituali". La Gran Loggia di Lione nel 1760 riconosceva ufficialmente sette Gradi: (...).
Nel 1762 dichiarava di riconoscerne 25. La lista è lunga e pittoresca. Contiene dopo i Gradi simbolici alcune varianti del Grado di Maestro: (...)
Se esaminiamo i contenuti esoterici di questi rituali, vediamo che i tratti più caratteristici erano princìpi di calcolo cabalistico, l'importanza assegnata al senso simbolico dei numeri, e sopratutto la convinzione che il nome divino, il tetragramma sacro, fosse per l'iniziato uno strumento miracoloso. A questi si aggiungevano accenni ermetico - alchemici, che con le rivelazioni cabalistiche venivano evidentemente considerati il culmine della sapienza massonica.
Compare allora, in un ambiente così favorevole a qualunque speranza di meraviglioso, a qualunque promessa di arcano svelato, un curiosissimo personaggio, la cui influenza sul pensiero massonico è ancora oggi viva e presente.
Don Martinès de Pasqually de la Tour, di origine probabilmente spagnola, forse anche ebrea, ma certamente battezzato e cattolico, nacque a Grenoble nel 1710.
Lo vediamo comparire intorno al 1754 nell'ambiente delle Logge del sud della Francia, dove incomincia un'opera di proselitismo, peraltro con successo piuttosto modesto, per la creazione dì un nuovo Ordine massonico. Quest'azione ha un primo risultato nel 1761 quando, sotto la protezione della Loggia Francese "Eletta Scozzese", riesce a fondare a Bordeaux un Tempio particolare.
Quest'uomo che da Le Forestier ci viene descritto come volgare e per di più quasi illetterato, vanta il diritto di trasmettere uno speciale insegnamento esoterico che innesta con molta disinvoltura sulla tradizione libero-muratoria. Si tratta, per dirla brevemente, di una visione piuttosto pessimistica del mondo e dell'uomo, caduti in disgrazia a causa del peccato originale. Da questo stato di degrado l'uomo avrebbe avuto la possibilità di un recupero, una "reintegrazione" diceva, dello stato iniziale di gloria per il quale era stato originalmente creato.
Questo era reso possibile grazie ad un metodo efficace di cui il Pasqually aveva, e poteva comunicare, il segreto.
Il metodo era piuttosto complicato: una specie di magia cerimoniale alla quale ci si preparava con l'astinenza ed una rigorosa disciplina interiore. Le operazioni si facevano durante gli equinozi in luna crescente.
La teoria era piuttosto confusa e fu sempre esposta in maniera poco soddisfacente; quanto alla pratica delle operazioni, mostrò nel tempo incertezze notevoli che il maestro non chiarì mai completamente malgrado le insistenti richieste degli allievi.
Non cercheremo di esaminare e studiare qui le tracce di antiche, illustri, tradizioni gnostiche, che dopo quasi due millenni si ritrovavano stravolte e involgarite (vien da dire -imborghesite-) nella confusa esposizione del Pasqually. Resta il fatto che egli riuscì ad attirare un certo numero di discepoli, e che tra questi spiccano due personaggi come Jean-Baptiste Willermoz e Louis-Claude de Saint-Martiri. Di entrambi è nota l'importanza nello sviluppo di strutture rituali massoniche o para massoniche ancora oggi esistenti.
Per tornare alla nostra storia, vediamo che sollecitato dal suoi accoliti, il Pasqually si decise a disegnare un vero e proprio Rito massonico. Era la Franc-Maconnerie des Chevaliers Macons Elus Coèns de l'Univers", in 11 Gradi.
I primi quattro erano quelli delle Logge ordinarie:
(...).
A questi seguivano:
Apprendista Coen
Compagno Coen
Maestro Coen
Grande Architetto Coen
Cavaliere d'Oriente Coen
Commendatore d'Oriente Coen Réaux Croix.
In realtà mancavano, questi Gradi, sia di rituali che di catechismi completi. Il maestro, alle richieste dei discepoli, rispondeva lamentando che le preoccupazioni materiali non gli permettevano di dedicarsi compiutamente a questo compito.
Nel 1767 si era sposato; nel 1768 gli era nato un figlio, che fu battezzato il 20 giugno 1768. In quel periodo era effettivamente carico di debiti e non sapeva come pagarli. Uno dei suoi adepti, il Grainville, ufficiale del reggimento di Foix, convinse allora gli altri a liberare il "Gran Maestro" dalle sue preoccupazioni materiali, dandogli una pensione conveniente, purché si impegnasse a completare la struttura e l'insegnamento dei Gradi rituali.
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Pagina di un manoscritto del XVIII sec. Con la quale inizia il capitolo intitotalto "Estratto del catechismo degli Eletti Cohen" |
Martinès accettò di andare a Parigi e di mettersi al lavoro. Nel 1771 gli nacque un secondo figlio. Nel 1772 finalmente è pronto, manoscritto, il "Traité de la réintégration des étres", che riassume tutta la sua dottrina, e che egli ha dettato faticosamente agli allievi parigini.
Il 5 maggio del 1772 Martinès parte per San Domingo per risolvere un problema di eredità. Tuttavia continua a inviare dall'altra parte dell' Atlantico documenti ed istruzioni ai suoi che gli scrivono solleciti disperati.
Il 20 settembre 1774 muore, probabilmente a Port-au-Prince. Pare vi fosse un successore designato, ma l'Ordine stava ormai decadendo. I rituali non furono mai completati. Il successore, Sebastien de Las Casas decretò lo scioglimento nel
1750. Nel 1822 lo stesso Willermoz, ormai prossimo a morire, scriveva a definitiva conclusione di questa strana avventura che tutti coloro che avevano ricevuto il Grado più elevato dell'Ordine (i cosiddetti Réaux-Croix) erano morti, il che comportava che "nessuna trasmissione era ormai possibile per perpetuare l'Ordine degli Eletti Cohen".
Concluderemo questo breve "excursus", notando che il Willermoz cercò di introdurre parte degli insegnamenti del Pasqually nella Libera Muratoria. La sua azione nel Convento di Whilhelmsbad per la creazione di Gradi particolari del Rito Rettificato pare avesse questo scopo. Anche questo tentativo però falli, e a tutt'oggi non solo il Rito Rettificato non ha concluso la definizione dei suoi rituali, ma i cosiddetti Gradi dei "Professi"2, che dovevano conglobare l'esoterismo dei Cohen, sono scomparsi.
Una sorte diversa doveva seguire il Saint-Martin che ad un certo punto rifiutò l'operatività magico-cerimoniale dei Cohen e si ritirò in una via solitaria vagamente misticheggiante.
Esaminiamo ora il manoscritto: si compone di due parti, il catechismo vero e proprio ed i commenti dell'autore, o degli autori, in nota interlineare. La prima parte è abbastanza coerente con quanto già noto dell'esoterismo "cohen". Cercando di dare una sequenza logica ad un caos piuttosto disordinato di considerazioni dottrinarie, spiegazioni degli emblemi e degli strumenti del Tempio, divagazioni teologiche e descrizioni di operazioni magiche, tenteremo di riassumerne l'insegnamento.
Innanzitutto troviamo una cosmogonia. La Creazione nasce da sei potenti operazioni compiute dal Grande Architetto. Si riconosce all'inizio una materia caotica informe, che per azione del fuoco centrale viene predisposta alla "creazione corporale universale". Spinta dall'azione del fuoco, la materia centrale si unisce all'anima (universale?) rompe l'involucro che la teneva racchiusa e con una violenta esplosione libera tutte le forme corporali.
In questa Genesi dell'Universo, chiamato "TempioUniversale", il Grande Architetto è assistito da 3 principali spiriti divini, che sono 3 persone in lui, e cioè:
Il dio di Abramo.
Il dio di Isacco, emanato dal Padre, ed è chiamato spirito.
Il dio di Giacobbe, emanato dalla prima e dalla seconda persona, ed è l'anima, detta anche "minore".
L'Eterno forma poi il primo uomo a sua somiglianza. Lo forma buono e incapace di contravvenire da solo alle leggi divine che il Creatore gli aveva prescritto per la sua conservazione affinché restasse per un tempo immemorabile vero Adamo e "vero uomo-dio vivente". Ma l'uomo prevarica, usando male del libero arbitrio e l'anima iniziale, perso il corpo di gloria, si incorpora in un corpo caduco e materiale, definito "tempio particolare".
Ora, diventata prigioniera di una materia oscura e tenebrosa, deve incominciare un periodo di "pentimento" per ritrovare la conoscenza perduta. Questo processo viene chiamato "reintegrazione".
Restano insoluti tutta una serie di problemi e di dubbi, del che l'estensore del catechismo è quantomeno consapevole. Si trova cosi nel testo, per esempio, questo passo molto illuminante: -come ha fatto (Adamo) a perdere un tesoro cosi prezioso? La sua prevaricazione provviene interamente da lui? Si può rispondere si e no.
A questo punto si narra una storia dell'umanità decaduta. Persa per la "prevaricazione" la Conoscenza divina, questa viene comunque trasmessa da alcuni Eletti attraverso una certa sequenza di popoli: sono i tartari (sic!), i caldei, gli egiziani e gli ebrei. Questi Eletti sono Enoch, Abramo, Mosè, Aronne, Giosuè, Davide, Salomone, Zorobabele e Cristo.
Si hanno 7 ère, ciascuna rappresentata da un Tempio.
Il 1° Tempio, orientale, è tenuto da Adamo.
Il 2° Tempio, è nella regione dell'Eden, ed è tenuto da Caino e da quattro suoi discendenti, Irad, Marvial, Mathusael e Lamech, ed è soggetto al numero 5.
Il 3° Tempio, settentrionale, è tenuto presso i figli di Seth, da un uomo santo chiamato Enoch.
Il 4° Tempio fu tenuto da Noè al centro delle acque al tempo del Diluvio Universale, ed è detto "La Santa Arca".
Il 5° Tempio, tra l'est e l'ovest, fu tenuto da Abramo.
Il 6° Tempio, nella Terra Promessa, fu tenuto da Mosè.
Il 7'° Tempio, in Gerusalemme, fu tenuto da Salomone.
Come si vede non si fa, almeno qui, alcun accenno al tempio di Zorobabele, o a quello di Cristo. In realtà però viene detto che tutti questi uomini sono manifestazioni diverse di Cristo. Tutti, poi, rappresentano evidentemente il Cohen ideale, reintegrato nello stato primordiale di "uomo-dio".
Questo è, più o meno, ridotto all'essenziale, il contenuto del catechismo.
La seconda parte, che lo commenta in una ricca serie di notazioni interlineari e a lato delle pagine, trasforma però sorprendentemente questa confusa dottrina in qualcosa di (relativamente) semplice, coerente e molto concreto.
Infatti questa lettura alternativa del manoscritto, questa spiegazione che lo segue parola per parola, traduce le divagazioni dottrinali e teoriche in precisi materiali ed operazioni relativi alla Grande Opera Ermetica eseguita secondo la cosiddetta "via secca".
Cosicché la "prevaricazione" è riferita alla preparazione dei corpi metallici e minerali necessari, ed alla loro "animazione iniziale nella Prima Opera. Il corpo caduco e tenebroso è allora quello che gli ermetisti chiamavano "Mercurio dei Filosofi", che fissa l'anima metallica ed all'interno del quale essa avrebbe dovuto subire la serie di operazioni al crogiolo che la condurrebbero ad un "corpo di gloria" cioè alla Pietra Filosofale.
I 7 templi, e la storia dell'Umanità, sono invece descritti come le 7 operazioni della Seconda Opera, prima della cottura finale, quelle che il Filalete chiama Aquile e Geber, Sublimazioni.
Il tutto, ripeto, con estrema precisione, servendosi di un simbolismo tipico della scuola rosacruciana tedesca, che abbiamo ritrovato identico, tra l'altro, in un trattato del "Theatrum Chemicum".
Tutto ciò crea evidentemente degli interrogativi nuovi sull'Ordine del Pasqually. Noi sappiamo che, almeno ufficialmente, i Coheri disprezzavano l'Alchimia, cosi come tutte le attività materiali e scientifiche. L'unica eccezione,è rappresentata dal fratello del Willermoz, Pierrejacques, che sin dalla prima giovinezza aveva fatto ricerche e studi ermetici, pare giungendo anche alla pratica di laboratorio. Ma questi si tenne sempre piuttosto appartato dalla setta, riluttante ad un impegno più che formale, e certamente non ebbe mai alcuna influenza né sul fratello né sul suoi compagni.
Se osserviamo le date, vediamo che sul manoscritto il catechismo incomincia da pagina. 296. Ora a pagina 294 e 295 è dettagliata la preparazione della Medicina del V Ordine, eseguita con successo nella notte del 9 aprile 1779. Possiamo supporre quindi che si sia nel medesimo anno. Ma nel 1779 come abbiamo visto, l'Ordine dei Cohen stava scomparendo.
Infine gli autori del manoscritto, di cui abbiamo i nomi, non sono citati in nessun punto della ricchissima documentazione rimasta, relativa all'Ordine ed ai suoi componenti.
Riassumiamo i fatti. Sappiamo che nella seconda metà del XVIII secolo si formò all'interno della Massoneria francese un Ordine che trasmetteva un insegnamento esoterico legato ad una teoria di possibile divinizzazione dell'uomo, che si serviva di strumenti di magia cerimoniale. Sappiamo che i suoi membri praticavano queste operazioni e le conosciamo nei dettagli, da documenti epistolari e rituali. Sappiamo che quest'Ordine entrò presto in decadenza per poi estinguersi definitivamente.
Scopriamo ora che, almeno nel suoi ultimi anni di vita, esisteva un piccolo gruppo di filosofi ermetici al corrente degli insegnamenti segreti dei Cohen, letti però in termini di alchimia operativa, secondo una tradizione ed un linguaggio simbolico che si collega agli ermetisti rosacruciani tedeschi del secolo precedente.
A questo punto sembra molto difficile trarre delle conclusioni definitive. Faremo un'ipotesi.
E' noto che il Pasqually ripeté piú volte ai suoi discepoli, di essere sottomesso ad un "capo principale" di cui eseguiva gli ordini e trasmetteva l'insegnamento. Si potrebbe allora immaginare che quelle che paiono farneticazioni disordinate, fossero il risultato di una precisa dottrina ermetica, non compresa, mal digerita, e mai trasmessa nel suo vero contenuto. La morte del Pasqually avrebbe infine interrotto qualunque contatto tra i possessori della vera dottrina ed i membri dell'Ordine dei Cohen, i quali, come la storia documentata dimostra, infine delusi dall'evidente inconsistenza di quanto aveva loro lasciato il Maestro, si diressero ad altre esperienze.
Evidentemente, per qualche motivo che possiamo solo supporre, non erano stati giudicati idonei.
Nota bibliografica
Sul Cohen in generale vedi del Le Forestier:---LaFranc-Maconnerie Occultiste au XVIII° siècle et l'Ordre des Elus Coéns" e "La Franc-Maconnerie Templière et Occultiste au XVIII et XIX siècle", ed. La Table d'Emeraude.
Uno studio particolare sul ricco epistolario del Willermoz, e su altri documenti cohen -, che si trovano presso la Biblioreca di Lione, è stato fatto da Alice Joly, Archiviste-Paléographe, -Un Mystique Lyonnais et les secrets de la Franc-Maconnerie, Paris, 1956.
Per i rapporti tra l'esoterismo "cohen" ed il Rito Rettificato, vedi tra l'altro "Travaux de la Loge Nationale de Recherche Villard de Honnecourt", n. 4, 2a série, I° sem. 1982.
Per altre notizie sull'Ordine, con una puntualizzazione degna dei discepoli di R. Guénon, vedi l'articolo dedicato in "Rivista di Studi Tradizionali", n. 45, Torino, 1976.
Il trattato rosacruciano cui si accenna, del "Theatrum Chemicum" (IV volume) s'intitola: "Hermetis Trismegisti, Tractatus vere auereus de Lapidis Philosophici secreto in cap. 7 divisus: Nunc vero a quodam Anonymo Schollis illustratus".
(tratto da "Hiram" N.5 - maggio 1987, pag.144- Ed. Società Erasmo)