La nozione di esoterismo
di
V. L.La nozione di esoterismo racchiude una complessità di contenuti
e dottrine che rende difficile una sua delimitazione concettuale precisa
e rimanda ad "una sorta di involucro" al cui interno possono
trovare spazio riferimenti diversi.
La capacità di ritrovare "la parola perduta", il riacquisto simbolico
di privilegi che l'individuo possedeva prima della "caduta"
rappresentano motivi che si ritrovano al fondo di qualsiasi esoterismo
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Fra i numerosi termini che massoni e non massoni usano quotidianamente senza, per altro, dare ad essi un senso preciso, uno dei maggiormente usati è quello di esoterismo. In esso sono confluite esigenze storiche ed esigenze dottrinali, annotazioni sapienziali ed indicazioni filosofiche, presupposti occultistici e spunti spiritistici, il tutto inserito nel principio che ciò che si riferisce ad esso deve intendersi come riservato se non, addirittura, come segreto. Impostazione talvolta contraddetta dalla diffusione di argomenti che ad esso si riferiscono.
In questa condizione non fa meraviglia che alcuni si siano accinti ad approfondire questo termine, sia riconducendolo alle sue origini sia attraverso un'analisi filologica dei suoi significati, con lo scopo di ottenere una completa delimitazione concettuale di un sostantivo introdotto nel linguaggio comune verso i primi anni del secolo XIX. Noto è, infatti, che originariamente tale sostantivo non esisteva e che gli aggettivi corrispondenti riguardavano una dottrina riservata a talune categorie di persone come opposta a quella indicata con il termine essoterico adoperata per cognizioni alla portata di tutti. Più precisamente scrittori come Galeno e Giamblico adoperavano il primo di questi aggettivi mentre Aristotele usava il secondo per indicare le sue lezioni pubbliche, riservando il termine "acromatici" per gli scritti rivolti agli allievi più stretti.
Ma se l'intento di questi Autori è lodevole non resta meno che esso si scontri con la difficoltà che si presenta a chi voglia definire un concetto. Questo deve unificare in un solo significato le molteplici indicazioni che le sue formulazioni presentano, fatto non raggiungibile facilmente nei confronti del termine esoterismo, data la molteplicità di contenuti che esso presenta. Sembra così preferibile, tralasciando una concettualizzazione al momento impossibile, contentarsi di stabilire una sua nozione nel senso di ipotizzare che se il suo significato non è ora del tutto definito lo potrà diventare più tardi quando tutte o per lo meno la maggior parte delle sue componenti saranno precisate. questo, del resto, il modo con cui il termine "nozione", derivato con probabilità in questa accezione da Berkeley, viene di solito, come rileva Lalande, adoperato.
Impostata su questa linea e riconducibile al greco
eiswJ ew - "io faccio entrare" -, la nozione di esoterismo trova in questa derivazione una prima delimitazione. "Fare entrare" vuol dire - nota Marquès Rivière1 - aprire una porta, offrire agli uomini la possibilità di penetrare nell'interiore attraverso l'esteriore; simbolicamente è rivelare una verità nascosta, un senso occulto". Indicazione che l'avvicina all'occultismo, così come lo definì Eliphas Levi sulla scorta dell'opera di Cornelio Agrippa Philosophia Occulta, ma che alcuni studiosi hanno rifiutato. Caratteristica al riguardo è la posizione di Guénon2 secondo il quale "esistono persone che non possono sentire pronunciare la parola esoterismo senza pensare immediatamente all'occultismo od a altre cose dello stesso genere, nelle quali di vero esoterismo non vi è la minima traccia." Noto è, a questo proposito, come Guénon3, interpretando il quarto dei sensi rilevati da Dante in una narrazione, affermi che esso "non può essere che un senso propriamente iniziatico, metafisico nella sua essenza, ed al quale si riattaccano molteplici dati, i quali senza essere tutti di ordine puramente metafisico, presentano un carattere ugualmente esoterico." Del resto, sempre secondo Guénon4, si può "parlare dell'esistenza di un esoterismo e di un essoterismo in qualunque dottrina, distinguendone la concezione e l'espressione, la prima tutta interiore, di cui la seconda non è che l'esteriorizzazione; così a rigore, ma allontanandosi dal senso abituale, si può dire che la concezione rappresenta l'esoterismo e l'espressione l'essoterismo, e ciò in modo necessario, quale risultato della natura stessa delle cose". Va, però, aggiunto che la designazione di esoterismo "se si ha interesse a conservare il senso proprio, non può servire a qualificare qualsiasi dottrina riservata, ad uso esclusivo di una élite intellettuale".Il riferimento della nozione di esoterismo alla metafisica, intesa con Guénon5, come '1a conoscenza dell'universale o, se si vuole, dei principi universali ai quali soli conviene del resto propriamente il nome di principi", consente una sua più precisa delimitazione. In pratica permette di comprendere come l'esoterismo implichi un riferimento ad una dottrina od a un insieme di dottrine. Ciò spiega perché Guénon6 sosteneva che "è mediante l'esoterismo che si unificano tutte le dottrine tradizionali, oltre le differenze, del resto necessarie nel loro ordine delle forme esteriori di esse". E perché ancora, riprendendo la distinzione fra esoterismo ed essoterismo, ritenga che "nelle dottrine orientali la distinzione... non può essere applicata nello stesso modo, in certi casi non può essere applicata del tutto", rimanendo, tuttavia, il senso esoterico.
Sotto questo profilo non sembra esservi dubbio che l'elemento principale della nozione di esoterismo stia nei suoi rapporti con l'iniziazione che nei suoi aspetti fondamentali implica, secondo Persigout7, una purificazione dell'essere, una illuminazione ed una reintegrazione simbolica. La morte a desideri profani necessaria per diventare una creatura perfetta, la capacità di ritrovare "la parola perduta". pervenendo ad una conoscenza avuta in passato, il riacquisto simbolico di privilegi che l'individuo possedeva prima della "caduta", rappresentano altrettanti motivi che si ritro~ vano al fondo di qualsiasi esoterismo. Motivi che, riconducendo le diversità delle iniziazioni allo schema "discesa-risalita", le collega tutte ad una Saggezza primordiale ossia alla Tradizione.
Tutto ciò, mentre sottolinea il carattere universale dell'esoterismo, permette di considerare quanto meno superficiale la tesi sostenuta recentemente da Antoine Faivre8 e secondo la quale, per quanto vi possa essere "dell'esoterismo" in altre aree culturali, non resta meno che questo abbia la sua sede ed il suo sviluppo in Occidente. In realtà, aggiunge Faivre, se ci interessiamo della religione dell'antico Egitto sembrerebbe più pertinente studiare le forme di egittomania e di egittofilia proprie degli esoteristi occidentali in quanto "se vi è un esoterismo egiziano è anzitutto nel nostro immaginario moderno che esiste". Una posizione che se spiega il tentativo di Faivre di tracciare una storia dell'esoterismo occidentale lascia, per altro, in sospeso i collegamenti che uniscono i vali esoterismi.
L'universalità dell'esoterismo non esclude, tuttavia, la ricerca di indicazioni che permettano di coglierne meglio l'intima intelaiatura. Significative appaiono al riguardo le impostazioni sia di Pierre A. Riffart9 che del già ricordato Antoine Faivre. Di essi il primo, sostenitore fra l'altro di un esoterismo universale, ha interrogato il testo della Tavola di Smeraldo e vi ha trovato la possibilità di otto invarianti caratteristiche dell'esoterismo. Il secondo ha dichiarato che "noi chiamiamo esoterismo in Occidente moderno una forma di pensiero identificabile attraverso la presenza di sei caratteri fondamentali o componenti, distribuiti secondo un dosaggio variabile all'interno del suo vasto contesto storico e concreto". E' così possibile individuare per Riffart otto invarianti (impersonalità degli Autori, opposizione fra profani ed iniziati, il piano sottile, la corrispondenza fra le varie forme di esoterismo, le scienze occulte, le arti occulte e l'iniziazione come processo specifico), e per Faivre quattro caratteri fondamentali (corrispondenze, la natura vivente, immaginazione e mediazioni, l'esperienza della trasmutazione) ai quali si aggiungono due elementi secondari presenti frequentemente presso i precedenti (la pratica della concordanza e la trasmissione).
E'facile accorgersi come invarianti e caratteri fondamentali abbraccino, anche se con indubbie diversità, componenti della nozione di esoterismo comuni o riconducibili ad aspetti dello stesso tipo. Così è per il riconoscere che esistono delle corrispondenze simboliche e reali fra tutte le parti dell'Universo, secondo la formula della Tavola di Smeraldo che stabilisce che "ciò che è in alto è come ciò che è in basso; ciò che è in basso è come ciò che è in alto". Così, del pari, è per la Natura vivente e per le scienze e le arti occulte quali mezzi e strumenti per conoscere e dominare il mondo naturale. Così, infine, è per le relazioni che intercorrono tra l'acquisto di determinate proprietà e per la trasmissione dei poteri o di caratteristiche legate all'iniziazione.
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Considerato sotto questo punto di vista l'esoterismo appare come una dottrina che implica un modo di pensare e di agire diverso da quello comunemente seguito. "I principi di non contraddizione e del terzo escluso, di linearità causale - nota al riguardo Faivre10 - si trovano sostituiti da quelli del terzo incluso e di sincronicità". Parallelamente esiste una cosmogonia che, nelle sue diverse forme, implica una visione dell'Universo spesso differente da quella degli scienziati, mentre è presente la consapevolezza di una conoscenza o gnosi che permette a chi la possiede di approfondire i molteplici problemi dell'esistenza. Su tutto domina il principio che il complesso di dottrine che costituisce l'esoterismo non può o non deve essere comunicato che ad un numero ristretto di discepoli.
La complessità di contenuti e di dottrine spiega la genesi ed il senso proprio della nozione di esoterismo come quello di una risultante sorta in un certo tempo dall'uso corrente di specificazioni astratte. Pren-únente appare in questo quadro l'aggettivo esoterico come qualificante con certe notazioni una dottrina o conoscenza che per particolari segni era destinata ad essere conosciuta da pochi. La caratteristica di riservato o segreto di queste dottrine nei confronti della maggioranza della popolazione rendeva, infatti, necessario mantenere per il complesso di queste dottrine una impostazione specifica bene espressa dal termine esoterico. Può darsi che all'uso di qualificare con questo aggettivo particolari dottrine o teorie abbia influito il ricordo della distinzione aristotelica fra l'insegnamento impartito la mattina ai discepoli più stretti e quello fatto la sera per il pubblico in generale. Comunque non va dimenticato che per Pitagora, secondo Giamblico11, coloro che "dopo i cinque anni di silenzio diventavano per sempre esoterici, ascoltavano Pitagora dietro la tenda e potevano anche vederlo".
Se si tiene conto di queste condizioni che apparivano tanto più giustificate rispetto ai tempi ed all'ambiente nel quale operavano gli alchimisti ed, in genere, coloro che si dedicavano a questo tipo di ricerche, risulterà evidente come l'aggettivo esoterico abbia acquistato un profondo significato. In questo senso vale la definizione che ne dà il Dictionnaire Robert12 e per cui di esoterico "si dice dell'insegnamento che in certe Scuole della Grecia antica e nei confronti di discipline particolarmente qualificate, completava ed approfondiva la dottrina. Si dice anche di qualsiasi dottrina o conoscenza che si trasmette per tradizione orale a dei discepoli o a degli adepti qualificati". E per adepto sempre lo stesso dizionario afferma che si tratta di "persona iniziata ad una dottrina esoterica".
E' in relazione a ciò che è sorto e si è sviluppato il sostantivo esoterismo derivato con probabilità da una situazione con particolari caratteristiche e come possibilità di sussumerle sotto un unico termine. In altre parole il suo uso è diventato più diffuso via via che ci si è resi conto che esso poteva valere come riassunto od indice di molteplici situazioni qualificate dal medesimo rapporto rispetto all'aggettivo. Nasce cosi un termine che, legato ad alcune dottrine ed ipotesi metafisiche, acquista il significato di sostantivo riassuntivo di tutte quelle dottrine ed ipotesi definite per il loro carattere come esoteriche. E' in questo senso che il già citato Dizionario Robert afferma, prendendo l'aspetto più evidente dell'avvenuta trasformazione, che esso è "una dottrina in base alla quale certe conoscenze non possono o non devono essere comunicate soltanto che ad un piccolo numero di discepoli". Per aggiungere che rientrano fra queste conoscenze quelle che hanno a che fare con l'ermetismo, la magia e l'occultismo.
Tutto ciò spiega perché attualmente il piano esoterico non abbia sempre una corrispondenza essoterica ma viva di vita propria ed abbia finito coli il costituire una sorta di linguaggio specifico provvisto di alcune caratteristiche fondamentali. Sono queste, da un lato, la riservatezza che impedisce di parlare o di scrivere di determinati argomenti ove larga parte è data al simbolismo e, dall'altro, la capacità di riferirsi ad una molteplicità di dottrine e di teorie. Capacità che gli ha consentito di assumere particolari contenuti dando origine a forme esoteriche diverse, dall'esoterismo massonico a quello cristiano, ciascuna con particolari notazioni derivate dall'aggetti vo cui si riferisce.
La nozione di esoterismo appare così il tentativo di enucleare gli aspetti essenziali di un termine che per la sua complessità sfugga alla concettualizzazione per il suo costituire una sorta di involucro al cui interno possono essere collocate le dottrine più diverse.
Va, però, aggiunto che la diversità delle dottrine risponde ad uno schema unitario che costituisce il passaggio necessario per addivenire alla gnosi, intesa come sapere totalizzante che coglie nell'universo e nell'uomo rapporti fondamentali anche se meno evidenti.
Note
I. R. J. Marquès, Storia delle dottrine esoteriche, Edizioni Mediterrance, Roma 1984.
2. R. Guénon. Oriente ed Occidente, trad. Ital. Edizioni Tradizionali, Torino 1965.
3. R. Guénon, L'esoterismo di Dante. trad. Ital. Atanòr, Roma 1971.
4. R. Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indú, trad. Ital., Edizioni Tradizionali, Torino 1965.
5. R. Guénon, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù. cit.
6. R. Guénon, Aperçu sur l'initiation, Editions Traditionelles, Paris 1970.
7. G. Persigout, Le cabinet de réflexion, Méré, Paris 1946.
8. A. Faivre, L'ésotérisme. P.U.F, Paris 1992.
9. P. A. Riffard, L'ésotérisme, R. Laffont. Parigi 1990.
10. A. Faivre, L'ésotérisme, cit.
11. Giamblico. La vita pitagorica, Laterza, Bari 1984.
12. Dictionnaire Robert, citato da Dictionnaire des Sociétés Secrètes en Occident, Grasset. Paris.
(da MASSONERIA OGGI - Anno III n. 1 Genaio-Febbraio 1996 - Ed. Erasmo Roma)