T E T R A C T Y S
di
Pietro Marino
Pitagora "colui che è annunziato dalla Pizia". Infatti si racconta che il padre Mnesarco consultò la Pizia, lantica sacerdotessa che a Delfi recitava i responsi delloracolo di Apollo Pizio, per un viaggio che avrebbe dovuto intraprendere. La sacerdotessa non solo gli disse che il viaggio era da fare, ma gli profetizzò che la moglie avrebbe dato alla luce un bambino bello e saggio, che, con la sua opera, avrebbe contribuito ad elevare la cultura ed il sapere del genere umano, ma soprattutto avrebbe contribuitoalla sua elevazione spirituale.
Mnesarco rimase turbato da questo oracolo e, per tale motivo, cambiò il nome della moglie da Partenide in Pitaide e, quando costei partorì a Sidone nella Fenicia, chiamò il figlio Pitagora.
I Greci erano soliti attribuire ai grandi uomini una origine divina.
Anche Pitagora non sfuggì a queste considerazioni. Egli era stato inviato dal Cielo.
Pitagora nacque a a Sidone nella Fenicia, come ci tramanda Giamlico e non a Samo ; qui, invece, iniziò i suoi primi studi.
Piagora cresceva bello e con doti tali da turbare un dio, dice Giamlico nella sua Vita Pitagorica. Il popolo si convinse dellorigine divina del giovane, perché riusciva ad attrarre lattenzione di ognuno quando parlava, per lequilibrio dellanima, per il calmo parlare, perché non conosceva lira, lambizione, il riso. Il suo nome era conosciuto nelle città vicine e molti lo salutavano chiamandolo il "chiomato di Samo". Il giovane studiò tutta lopera di Omero, fu iniziato alle tradizioni dellOrfismo (dualità dellessere umano e dellimmortalità dellanima), studiò la matematica. Ebbe i migliori maestri, ma fu Talete che ammise che Pitagora aveva superato il Maestro e che avrebbe compiuto opere ineguagliabili.
E da Talete imparò a risparmiare il tempo. E per questo ci è di supporto sempre lopera di Giamlico. Egli si nutriva di alimenti leggeri e digeribili, per cui non aveva necessità di molto sonno. Fu sempre Talete che gli consigliò di recarsi in Egitto, perché convinto che sarebbe divenuto il più sapiente e divino tra gli uomini, se avesse incontrato i sacerdoti di Menfi e Diospoli.
Pitagora, quindi, si mise in viaggio ; si recò a Delo, a Creta, dove fu iniziato ai misteri di Zeus e sottomesso ai riti catartici ; infine decise di recarsi in Egitto. Si imbarcò su una barca di marinai egiziani. Il viaggio durò tre giorni e tre notti e Pitagora rimase nella stessa posizione, senza mangiare, bere né dormire. Anche i marinai si convinsero dellorigine divina del giovane e, quando lo fecero sbarcare, lo onorarono innalzando un altare su cui, come dono, accumularono tantissima frutta. Piagora, in Egitto, rimase 22 anni. Ebbe modo di conoscere la vita politica, la cultura religiosa, quella scientifica, i misteri; fu attratto dal rispetto che aveva questo popolo verso i morti, gli animali; approfondì le sue conoscenze esoteriche.
Fu questo soggiorno in Egitto che contribuì a forgiare il giovane Pitagora, che assimilò la sapienza Egiziana, che si interessò di astronomia, metafisica, acustica ma soprattutto dei numeri.
Giamblico dice che Pitagora trascorse 22 anni nei Templi dEgitto e si fece ammettere, in questo periodo, non superficialmente né a caso, a tutte le iniziazioni degli Dei.
Egli ricevette un insegnamento completo, iniziazioni molto approfondite, tanto che la sua formazione fu identica a quella dei sacerdoti e veniva considerato un loro pari.
LEgitto era la terra classica dei Misteri.
Pitagora fu attratto molto dai riti religiosi, dallimportanza che veniva data ad ogni gesto, ad ogni parola. Infatti per ogni gesto veniva recitata una formula magica. Riportiamo qui lesempio che troviamo sul testo : "Pitagora e i misteri", cioè il rito che compiva il sacerdote quando apriva il tabernacolo, che ogni sera veniva sigillato. Una formula magica per togliere i sigilli, unaltra per infilare la chiave nella toppa, unaltra ancora per girare la chiave, ancora una per ritirare la chiave, unaltra ancora per guardare il dio, e così via, per spolverare la statua, togliere gli unguenti, lavarla, vestirla, ecc...Richiedeva molto tempo... Ma tutti avevano limpressione che gli dei erano viventi, tutti ne sentivano la presenza nel Tempio. Si può capire il perché degli slanci di fede degli egiziani.
Pitagora fu colpito dallunità spirituale del popolo egizio e cercherà di ricrearla. Infatti, in seguito, imporrà riti regolari e cercherà di dare ai suoi discepoli una padronanza assoluta delle loro azioni.
Pitagora, in Egitto, era sotto la protezione del faraone Amasis. Questi fu sconfitto dai Persiani ed il Maestro fu imprigionato e, quale prigioniero di guerra, fu portato a Babilonia. Dopo 12 anni ebbe la libertà e poté tornare in patria. Aveva ormai 56 anni.
A Samo fondò la scuola denominata "Emiciclo di Pitagora". La sua dimora era una grotta fuori città, dove poteva consacrarsi alla meditazione filosofica.
Qui, però, rimase poco... Non trovò un ambiente disposto a ricevere i suoi insegnamenti. Per questo egli ripartì alla ricerca di una terra ospitale, dove le persone avessero dimostrato interesse per le ricerche filosofiche. E giunse a Crotone.
In questa cittadina creò un centro iniziatico, sulla cui struttura abbiamo notizie piuttosto attendibili.
Per potervi entrare bisognava possedere doti particolari, anche fisiche.
Innanzitutto Pitagora sottoponeva il candidato a rigorosi controlli: il comportamento, latteggiamento, le abitudini, le persone che frequentavano, gli interessi, le reazioni, il carattere, le manie, ecc... Forse Pitagora esagerava, ma così evitava che persone curiose, avide entrassero nella Scuola, evitava che il Tempio venisse contaminato, che tutta la Scuola venisse contaminata.
Pitagora fu il primo a denominarsi "filosofo", amico della sapienza, e rifiutava il titolo di Sapiente che si addiceva alla Divinità, in quanto la Sofia è la scienza di Dio, mentre la Filosofia è la scienza delluomo.
Platone dirà che Dio non è filosofo, ma Sofo.
Negli Antichi Misteri veniva osservata la divisione tra i riti riservati agli esoterici, quindi gli Iniziati, ed i riti riservati agli exoterici, i non-iniziati. Pitagora si attenne a questa divisione.
Il candidato, ammesso, non veniva trattato con riguardo, tuttaltro: doveva rimanere in silenzio, dominare la propria curiosità, stare al servizio degli anziani, doveva purificare lo spirito ed il corpo. Doveva astenersi dal criticare, accettare ciò che a lui veniva trasmesso; in questo grado alcune verità dovevano essere ammesse (nei gradi superiori potevano essere verificate ed accettate per esperienza personale), imparava ad essere altruista, a rispettare le Leggi, a perdonare.
In questo grado, che è quello degli "ascoltatori", il candidato rimaneva 5 anni.
Era lunga lattesa. Ma ne usciva temprato, paziente, disciplinato, capace di mantenere il segreto, rispettoso della Gerarchia, capace di obbedire. Forse in questo grado Pitagora soleva dire:" Fatti amico chi per virtù è il migliore, imitandolo nel calmo parlare; dire cose futili e sciocche è da uomo misero".
Venivano, quindi, ammessi al grado dei "parlatori". Potevano esprimere il loro punto di vista e chiedere chiarimenti. Cominciavano ad imparare i segreti del simbolismo.
Nel grado superiore, che era il grado dei matematici, vi era la loro partecipazione effettiva alla conoscenza. Ma non si interessavano solo di matematica, anche delle altre scienze. Gli ammessi a questi tre gradi stavano ancora fuori dellOrdine, erano gli exoterici...Successivamente si passava alla categoria degli esoterici. Non erano molti quelli che riuscivano. Pitagora soleva dire che non da ogni legno si deve scolpire un Mercurio. E solo allora potevano incontrare il Maestro, cioè vederlo; perché prima lo avevano solo udito. Solo gli esoterici potevano decidere se rimanere nella scuola e dedicarsi alle discipline iniziatiche o se volevano anche svolgere attività nella vita profana. Abbiamo così unaltra distinzione: gli attivi e gli speculativi. E, per questo, che Pitagora insegnò loro a diventare Politici, cioè ad interpretare le leggi, a praticare la giustizia, a studiare le legislazioni ideali. Solo chi possiede la saggezza, diceva Pitagora, può avere il potere politico.
I pitagorici consumavano cibi vegetali e pasti frugali, usavano il pane azzimo degli ebrei; vivevano in assoluto isolamento, non diffondevano le scoperte scientifiche. La scuola si basava solo sullinsegnamento orale. Per questo non abbiamo alcun loro manoscritto. Fu forse il segreto ed il misticismo che regnava nella scuola a causarne la fine. Alcuni sostengono che il loro atteggiamento si attirò i sospetti dei governanti che decisero che la scuola andasse distrutta. Altri sostengono che fu un certo Cilone, rifiutato da Pitagora nellOrdine, che, portando avanti una campagna diffamatoria contro la Scuola, riuscì a far sollevare il popolo, che appiccò il fuoco alla casa di Milone, dove si erano riuniti i pitagorici. Solo due riuscirono a salvarsi: Liside ed Archippo.
Sulla morte di Pitagora nulla si sa. Morì nelleccidio di Crotone per come riferiscono Ippolito e Neante ? Riuscì a fuggire con Liside ed Archippo e raggiunto fu ucciso in un campo di fave, per come sostiene Ermippo ? O, come racconta Dicearco, vagò di città in città, scacciato da tutti, e morì di fame nel Tempio delle Muse a Metaponto? Ed il suo corpo, il suo sepolcro? Che fine hanno fatto? Ricordiamo, a questo punto, solo la leggenda: Pitagora è asceso allOlimpo, lessere divino, Apollo Iperboreo, il dio solare ha riguadagnato lOlimpo. E questo anche perché Pitagora, in vita, si era posto come mediatore fra gli dei e gli uomini.
Ma quale erano i punti su cui si basava la dottrina della scuola Pitagorica ?
Lo scopo essenziale del pitagorismo, dice il Reghini, è lelevazione spirituale che si designa col termine di palingenesi che, etimologicamente, significa rinascita, seconda nascita. Il Reghini si sofferma sulle considerazioni che sono state fatte sulla parola: seconda nascita dopo la morte del corpo, quindi reincarnazione; seconda nascita, nella religione cattolica (infatti la parola palingenesi si trova sia nellAntico Testamento, sia nei Vangeli), come resurrezione dei morti o la resurrezione della carne ed in questo senso abbiamo la vera reincarnazione, cioè luomo torna ad essere corpo ed anima come prima.
Luomo, per Pitagora, nasce alla vita spirituale prima della morte del corpo, seconda nascita ad una vita nuova, alla vita immortale e divina. Luomo deve riuscire ad abbandonare il corpo a se stesso ed ascendere, coscientemente, anima e spirito, sino al libero etere, al decimo cielo, allempireo. Negli ultimi versi aurei leggiamo: "Allora, lasciato il corpo, salirai al libero etere. Sarai un dio immortale, incorruttibile, invulnerabile". E prima aveva detto: "Tu confida, perché divina è la razza di quei mortali cui la sacra natura manifestandosi parla. Se in te vè alcunché di quella razza, riuscirai in ciò a cui ti esorto. Avendo risanata la tua anima, da quei mali la libererai".
Rudolf Steiner riporta nel suo testo :"Liniziazione segreta nelle antiche religioni e nel Cristianesimo primitivo" questa frase e ci comunica che è un detto di Empedocle, da cui si può evincere il pensiero degli antichi Egiziani sullessenza eterna delluomo e sul suo rapporto con il divino. E continua, affermando che la prova la troviamo nel "Libro dei Morti".
Se è vera lasserzione dello Steiner, possiamo affermare che su tutta lopera di Pitagora ebbe notevole influenza il pensiero egizio. Certamente Pitagora fu colpito dalla leggenda di Osiride, tagliato a pezzi da Tifone in 14 pezzi, le cui membra (solo 13 pezzi, non fu trovato il sesso) furono raccolte dalla moglie Iside e rimesse a posto da Anubi, inviato da Ra ; fu rianimato dal soffio della moglie, la quale illuminata da un raggio di Osiride, diede alla luce un figlio che chiamò Oro, a cui fu affidato il compito terrestre di Osiride; Osiride, il Dio preferito, il Dio che giudicava lanima dopo la morte e che Egli stesso le dava il Suo nome. Così luomo diventa un Osiride, luomo diventa dio.
Ed i numeri, per Pitagora ?
Tutto è numero, il numero è il segreto del mondo.
La realtà può essere compresa solo se la si riduce a una quantità misurabile attraverso la Geometria e numerabile attraverso laritmetica. I numeri si distinguono in intellettuali, quelli esistiti nella mente di Dio, scientifici, quelli che procedono dallunità.
Il numero 1 esprime lUnità; per la matematica pitagorica l1 non è un numero ma il principio di tutti i numeri. Principio che non è inizio, ma, ammessa lesistenza di unaltra unità, dall1, come unità, derivano tutti gli altri numeri; e, quindi, il 2 non è un numero ma laddizione di 2 unità (1+1). Il 2 è il Principio dei numeri pari, è femminile, come gli altri numeri pari, perché genera, cioè è divisibile e si può addizionare per formare numeri pari e dispari. Mentre il n. 1 è rappresentato da un punto, il numero 2 è rappresentabile da due punti estremi di un segmento.
Quindi la monade ha perso il carattere di unicità, in quanto essa si distingue in una molteplicità di unità.
Il n. 3, somma di tre unità o somma dell1 e del 2, cioè dellaccoppiamento della monade con la diade, è un numero maschile, perché indivisibile e, quindi, non genera. E un numero sacro, perfetto e, oltre che raffigurato in modo lineare, ha una raffigurazione superficiale piana, cioè mediante i tre vertici di un triangolo equilatero; è quindi un numero triangolare.
Da questo numero triangolare possiamo ottenere altri numeri triangolari; se noi aggiungiamo sotto la base della rappresentazione piana (triangolo) del numero 3 il numero tre in rappresentazione lineare, otteniamo il numero triangolare sei, se aggiungiamo a questa rappresentazione il n. 4 in forma lineare otteniamo il numero triangolare 10, se aggiungiamo a questo il n. 5 in forma lineare otteniamo il numero triangolare 15, ecc.. Questa base che si aggiunge viene chiamata gnomone triangolare. Il Reghini ha stilato una tabella da cui si ricava facilmente il numero triangolare.
Sulla prima riga ha riportato i numeri interi, cioè i numeri in forma lineare che si aggiungono al di sotto della base e al di sotto di essi i numeri triangolari che si ottengono. Quindi la somma dei primi numeri interi è uguale al numero triangolare. Tutti i numeri triangolari hanno forma regolare in quanto si parte dal numero triangolare 3 che è un triangolo equilatero.
Il n. 4 può essere rappresentato sia in forma lineare, quindi somma di 4 unità, ma anche, come il tre, ha una raffigurazione superficiale piana, il quadrato; il Reghini, dice, che è il secondo quadrato, in quanto già lunità è il quadrato di uno. Il 4 è contemporaneamente il quadrato di 2 ed il fattore di 4, cioè 2 al cubo, ed il prodotto di 2 fattori (2+2=4): come tale è un quadrato. Il 4, per i pitagorici, è il solido, filosoficamente è generato dal Maschile e dal Femminile, è il primo numero pari in quanto il principio dei numeri pari è il 2.
Se, al numero triangolare 3, aggiungendo lo gnomone triangolare trovavamo i numeri triangolari, aggiungendo lo gnomone del quadrato al n. 4 troviamo i numeri quadrati.
Lo gnomone del quadrato è costituito da una squadra aggiunta sotto e a destra del quadrato. Se al numero 4 rappresentato in forma piana aggiungiamo una squadra di 5 punti, otteniamo il numero quadrato 9 (32), se al numero quadrato 9 aggiungiamo una squadra di 7 punti troviamo il numero quadrato 16 (42), ecc... Bisogna sempre aggiungere i numeri dispari. Anche in questo caso il Reghini ha stilato una tabella. Sulla prima riga sono riportati i numeri dispari (gnomone), alla riga di sotto il numero quadrato. La somma dei primi numeri dispari è uguale al numero quadrato.
Ma perché abbiamo preso in considerazione solo i numeri 1, 2, 3 e 4? Perché la tetractys è costituita dalla somma di questi numeri che è uguale a 10. Il 10, la decade, che contiene il tutto, simbolo della perfezione intesa come compimento della manifestazione universale.
La tetractys non era formata, quindi, da 10 numeri, ma dalla somma dellunità con gli altri tre numeri fondamentali, nei quali, dice De Regny, era compreso il punto, la linea, il triangolo e il tetraedro. Ogni numero superiore al 10 era formato da una decade. Infatti, come unità di misura, non si andava oltre il 10.
Sulla sacra tetractys giuravano i pitagorici :"Benedici a noi, o numero divino, tu da cui derivano gli dei e gli uomini. O santa Tetrade, tu che contieni la radice, la sorgente delleterno flusso della creazione. Il numero divino si inizia con lunità pura e profonda, e raggiunge il quattro sacro ; poi produce la matrice di tutto, quella che tutto comprende, che tutto collega ; il primo nato, quello che giammai devia, che non affatica, il sacro dieci, che ha in sé la chiave di tutte le cose".
Si è detto che il numero 2 si ottiene addizionando due unità, il numero 3 addizionando la monade con la diade; dal 4 tutti i numeri possono essere ottenuti addizionando termini diversi dallunità. Quindi la raffigurazione geometrica dei numeri termina con il 4; e, poiché la somma dei primi 4 numeri costituisce la decade, la nuova unità del sistema di numerazione decimale, ne consegue la perfezione del numero 4, della decade e del simbolo della tetractys.
In Massoneria è frequente il simbolo dei Numeri. Per esempio: il 2 è riferibile alle Colonne, al pavimento a scacchi, alla squadra, al compasso; il 3 al delta luminoso, il 4 alle facce della pietra cubica, il 5 alla Stella Fiammeggiante, il 6 alle sei direzioni : basso-alto; oriente-occidente; settentrione-mezzogiorno; il 7 al numero dei gradini che occorre per salire allOriente; l8 ai vertici della pietra cubica; il 9 al numero delle caselle in cui è suddivisa la Tavola da Disegno;il 10 alla Tetractys.
Il simbolo della tetractys coincide con il delta massonico; e il delta potrebbe coincidere anche con il simbolo cristiano della Trinità. Il Reghini dice che è molto facile assimilarlo a quello cristiano soprattutto quando al centro viene posto locchio di Dio. Lo è di meno quando al centro è scritto il tetragrammaton, il nome di Dio in quattro lettere (designato così dai cabalisti). Il delta è posto tra il sole e la luna durante i lavori in grado di apprendisti ; nel grado di compagno viene sostituito dalla Stella Fiammeggiante. Vi è certamente una connessione tra i due simboli. E se la stella a 5 punte è sia simbolo dellantica scuola pitagorica che della massoneria, il delta è certamente identificabile con la tetractys pitagorica.
Secondo il Bonvicini il tempio è stato creato in "4 prospettive simboliche" :
1a- abbiamo le coordinate spaziali ( S.E.N.O.) ;
2a- coordinate spazio-temporale (Zenit-Nadir) ;
3a- centrale - macro-cosmica ; creazione divina : Libro Sacro, Squadra, Compasso - principio e fine ;
4a- umana - microcosmica - quindi, accensione dei tre ceri (sapienza, forza, bellezza) ed il collocamento del quadro di Loggia.
Il Bonvicini, a questo punto, sostiene che i tempi della costruzione del tempio sono 10, e cioè la somma di 4 (la squadratura) con il 3 ( formato dal 2=Zenit-Nadir + 1 Centro) ed ancora con il 3 (le 3 accensioni dei ceri). Questi tempi di costruzione esprimono la Tetractys pitagorica ( si può vedere nella posizione triangolare dei candelabri). Il Guegon la chiama "Circolazione del Quadrante" concepita come massima perfezione umana. I pitagorici nel loro giuramento sulla tetractys dicevano :"quello che tu credi 4 sono 10 ed il triangolo perfetto è il nostro giuramento". Ciò ha fatto pensare che anticamente il quadro di Loggia venisse disegnato con la Tetractys.
Sarebbe interessante approfondire il pitagorismo ; si pu ò solo ricordare il triangolo rettangolo pitagorico con i lati nella prop orzione 3, 4, 5 ; lenunciazione che 32+42 è = 52 (teorema di Pitagora), che i numeri 3, 4 e 5 hanno un significato anche sommati a due a due ; cioè la somma del 3 con il 4 è 7, che è un numero primo, che non è divisibile e che non genera, sim bolo di Minerva, non generata perché uscita dal cervello di Giove, ed era armata e Vergine, simbolo della sapienza divina. E la somma, dice il De Regny, del 3 e del 5 è 8,che è il doppio del 4, l8 è il primo num ero cubico possibile e che sommando il 4 al 5 si ha il nove, la potenza del 3. P ossiamo ricordare il pentalfa, simbolo della scuola, che rappresentava anche lu omo che si svincolava da tutto per elevarsi spiritualmente ; il pentalfa ch e , come riferisce il Reghini, "avendo langolo di vertice di 36 gradi consentiv a di ricavare la c.d. parte aurea del lato del Pentalfa". I Pitagorici le davano molta importanza, la connettevano al concetto dellArmonia Universale, che rite nevano potesse essere applicabile allarchitettura, alla scultura, alla musica in genere a tutte le arti. Ma vi era anche la stella a 6 punte, formata da 2 triangoli capovolti e intrecciati (lesagramma). Per i pitagorici la stella a 6 punte racchiusa in un cerchio significava "la stella del macrocosmo" , simboleggiava lunione di Dio con la natura. Il Reghini dimostra, inoltre, come la proporzione aritmetica pitagorica sia stata applicata alla proporzione armonica musicale. A proposito ricordiamo il quadro di Raffaello - Scuola dAtene- dove è riportata la scala musicale di Pitagora e la tetractys. Si può ricordare lincidenza del pitagorismo : gli artisti protoromantici, bizantini, romanici e gotici erano ispirati al Pitagorismo in relazione alle regole e figure geometriche ; Galileo poté trovare la formula del moto naturalmente accelerato grazie alla proprietà che consente di trovare il numero quadrato enunciata allinizio. Possiamo fare un cenno sulla Croce pitagorica, la X che, indicava la Decade, che significava la Ricostruzione dellUno, Dio, la manifestazione e la riflessione del pensiero primordiale ed Universale. La Croce Pitagorica divenne simbolo dei Templari che tumulavano i morti con le gambe incrociate ad X per simboleggiare il cammino verso la Resurrezione. Questo tipo di croce, racchiusa in un cerchio, veniva incisa dai maestri costruttori, dagli scalpellini sulle loro opere ; la troviamo nella tomba del faraone Sahurè ad Abusir, a Mallia sullisola di Creta, nelle rovine di Festo, nel Palazzo Diocleziano a Spalato ; il pentalfa è inciso sulle mura di Pompei. Nel cerchio i pitagorici inscrivevano il triangolo con il punto o con locchio ; se il triangolo aveva la punta verso lalto, la divinità era il Logos, Pensiero, lIntelligenza Creatrice, lEssenza pura ; se il triangolo aveva la punta verso il basso la divinità era intesa come il Dio Manifesto, come lemanazione dellessere supremo.
Vorrei concludere con una considerazione che, contemporaneamente, è riassuntiva del pitagorismo sui numeri, tratta dal gioco "Il Sogno" edito dalla Mondadori : i numeri sono, per loro natura, i principi primi, nei numeri si vedono molte somiglianze con le cose che sono e che si generano. Poiché le note e gli accordi consistono nei numeri, e poiché tutte le altre cose sembrano fatte ad immagine dei numeri, gli elementi dei numeri sono elementi di tutte le cose, e tutto quanto luniverso è armonia e numero. Se il numero è ordine, come accordo di elementi illimitati e limitanti, e se tutto è determinato dal numero, tutto è Ordine. Terra e cielo, Dio e uomini sono insieme grazie al Kronos, ossia allordine. Tutto ciò rappresenta la saggezza e la conoscenza matematica, tutto ciò è la spiegazione della vita, lessenza delluniverso.
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