LA
PATRIA NELLA CULTURA
di
Manlio del Gaudio
Dopo la pace di Westfalia del 1748 e la guerra dei sette anni (1756 - 63) con conseguenze nel nord America e nelle Indie, il sentimento di patria già patrimonio ideale della cavalleria e della nobiltà, (come quando il Cardinale Richelieu è riuscito a superare l'universalismo cattolico per il patriottismo francese, anche se Montesquieu lo definirà come uno dei peggiori cittadini di Francia, forse perché si era appiattito sulla regalità di Luigi XIV) si allarga e coinvolge il mondo intellettuale anche se in un clima di vago utopismo europeo, proprio del cosmopolitismo illuminista. Un esempio significativo c'è dato da Gian Rinaldo Carli (1720 ‑1795) nato a Capodistria di nobile famiglia economista ed erudito, laureato a Padova che invia un suo articolo al "caffè" di Verri dal titolo "la patria degli italiani", che mi è piaciuto prendere in prestito per questo mio intervento. Segno di un nuovo patriottismo che supera le divisione politiche dell'Italia per fare prevalere un cosmopolitismo all'interno delle terre di tradizioni e di culture italiane. Patriottismo dei dotti che, mentre nel 500 era un patrimonio individuale degli intellettuali ora comincia a divenire coscienza sociale. Ricordiamo un esempio quando nel 1717 Gaetano Argento viene accolto nel patriziato cittadino di Cosenza, anche perché la sua virtù è venerata da tutta Italia. Ma si fa anche strada la messa in crisi della religio regis in quanto si ritiene che solo nelle repubbliche sia possibile che l'idea dell'amor di patria diventi una specie di amor proprio in ogni cittadino fino all'affermazione del principio ubi libertas ibi patria. Di qui si elabora il concetto di nazione "come un insieme di uomini che condividono la stessa lingua madre" (Turgot nel 1751) che non è la società di Burke o il popolo di Rousseau. Concetto di nazione che si travasa in quello di stato "un insieme di uomini riuniti sotto un solo governo" (Turgot) che non sarà quello etico di Hegel Ma ricordato che nel 1792 gli straccioni di Walmy contro il duca di Brunswich vincono al grido di "Evviva la nazione!" perché ispirati dal mito ardente del principio della coesione consapevole tenuto a battesimo nell'89. Ma nel 1798 Napoleone andrà in Egitto con 160 scienziati per fare anche una conquista culturale, tanto che nel 1802 inizierà la pubblicazione dei venti volumi di erudizione "Viaggi nel basso e nell'alto Egitto”. Il tutto pervaso dal senso dell'onore, honor, honos, honus, peso. Come rifiuto di scendere a patti con ciò che è brutto, basso, volgare, interessato, come sentimento di quanti sono capaci di scelte difficili. Napoleone dopo che con la grande rivoluzione vi era stato lo scontro fra onore e patria opera un sincretismo fra le due sensibilità tanto che da vita alla più ambita decorazione francese, ancora oggi, la Legione d'onore. De Gaule, dopo la crisi d'identità che aveva attraversato la Francia, riporterà i due sentimenti, onore e patria, sotto la stessa bandiera. Non deve meravigliare che possa avvenire un contrasto fra onore e fedeltà, come con Caracciolo, i fratelli Pisacane Carlo e Filippo, Borghese. E saranno gli intellettuali illuminati soprattutto nel Regno di Napoli, non più retto a provincia, per la patria ritrovata, con l'avvento di Carlo di Borbone, a dare vita ad una stagione di riforme che si imporrà all'attenzione dell'Europa colta. Impresa ardua, se si considerino l'enormi difficoltà che hanno incontrato dopo un lungo periodo vice reale all'insegna del quieta non movere, a differenza dei riformatori lombardi che godevano della saggia amministrazione di Maria Teresa. Vanno ricordati: il fisiocratico Abate Galiani, il Genovesi con la sua cattedra di economia nel 1762 la prima in Europa e il suo imperativo "non dovrà più esserci gentiluomo secolare od ecclesiastico che sia il quale dica sono nato per non fare nulla", la "Scienza della legislazione” del Filangeri, (dove la vera scienza politica è la scienza non di ciò che è ma di ciò che dovrebbe essere" a differenza di Montesquieu) il costituzionalismo di Pagano sino a giungere alla patria dei cittadini. dove la maestà della legge e dell'etica civile che la fonda, consente il godimento dei diritti e l'esecuzione delle pubbliche virtù, con la Repubblica Napoletana. Un evento dell'anima. Che ha avuto la consapevolezza di dovere produrre cultura per farla circolare. Iniziando a dare concretezza all'interrogativo che i philosophes napoletani si erano posti nel'86 "è possibile educare il popolo?". Grazie ad un'istruzione pubblica che sola poteva rendere i cittadini consapevoli del proprio interesse. Sino a potersi esprimere più tardi in termine giuridico costituzionali con Salfi e Romagnosi (che è stato il primo nel 1833 a chiamare Risorgimento il movimento per la rinascita dell'Italia) ispirati dalla civilitation e dal liberalismo di Constant permeato dall'Esprit de Coupet, che non dimentica Sieyes e Turgot, nella dottrina dei quarto potere quale potere neutro intermedio e preservatore per la tutela della libertà individuale in ciò che gli individui hanno diritto di fare e la società non ha il diritto di impedire. Per proseguire con Stuart Mili, Tocqueville, Pareto, Croce, Aron, e arrivare alla 1ibertà negativa ossia assenza d'interferenze da parte dello Stato come dice Isaiah Berlin e mi piace ricordare che, nella sua qualità di storico delle idee ha scritto che la potenza individuale, l'onestà, la lucidità, il coraggio, l'amore disinteressato per la verità che caratterizzò i migliori pensatori del Settecento, rimane, fino ad oggi, senza confronti. Creando una tradizione cui un gran numero di uomini deve oggi la vita e la libertà". Va sottolineato che oggi nel mondo cattolico si manifesta una certa attenzione ai temi della libertà dallo stato. Come traspare dall'antologia curata da Dario Antiseri "Cattolici per il mercato". ( Rubettino editore). Con riferimento alla Scuola Austriaca, Von Hayak, Von Mises. Ritorniamo alla Repubblica Napoletana, dove appunto "nacque il primo germe dell'unità d'Italia" (Croce‑Gentile) per poi arrivare fra incertezze, soste e slanci all'appuntamento con la nazione, «soprattutto grazie al soliloquio di Cavour» (Gobetti). All'unità ma non all'unione, per l'assenza di un autentico spirito liberale e del supporto di un comune mito delle origini tale da creare senso di appartenenza nazionale. L'antiqua virtus perché la memoria è appartenenza, identità, cultura. In particolare non si può dimenticare che Farini ha scritto a Cavour sui meridionali, che "i beduini al confronto di questi cafoni sono fiore di virtù civili". Ma non ha saputo accelerare il cammino per mutare i radicati atteggiamenti riduttivi e rifiutare l'atavico fatalismo, per fare nascere e diffondere la fiducia frutto dei senso di comunione. Ma anche gli intellettuali, al di là degli aspetti umanistico letterari, non sono riusciti a dare origine ad una reale consapevole coesione nazionale. Non per niente dal canto suo Cattaneo ha detto "non siamo servi degli stranieri ma di una minoranza retrograda.
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1848 - Italia e Libertà avvinte ad uno stesso destino Bozzetto allegorico di E. Pintore - Museo Risorgimento - Genova |
Ricordiamo le tensioni in Lombardia e in Liguria
contro l'annessione al Piemonte il cosiddetto brigantaggio in Italia
meridionale, la rivolta a Palermo nel 1866 e i fasci siciliani del 1893 94.
Crispi, si è sentito investito della missione di giungere alla unificazione
morale, ma è stato travolto dagli scandali e dalla sconfitta di Adua. Sergio
Romano, sulle polemiche che caratterizzano il Risorgimento ha detto che «resta
un patrimonio storico da non dimenticare.
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Giuseppe Mazzini |
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Giuseppe Garibaldi |
PER CONCLUDERE
Ma è anche bene ricordarci di Leopardi, il poeta
della sofferenza sul "come senza amor patrio non c'è società, dico ancora
che senza amor patrio non c'è virtù".
In definitiva, l'amore di patria può anche essere
una illusione ma è a questa illusione che dobbiamo riferirci per rendere
possibile ogni virtù. Grazie ad una religione civile (che come religione ha
bisogno di una fede) ed una costante etica repubblicana, più di quanto lo
possano un inno e una bandiera. Per superare disillusione e tristezza per le
promesse non mantenute e le occasioni mancate. Che non si possono certo
riscattare guardando indietro. E per opporsi al criterio di sostituire agli
inflessibili, gli indecisi, gli inconsistenti e i flessibili. Per avere una
sempre migliore visione dell'Italia e di noi stessi.