L’Italia, uno Stato apparentemente Laico

Animi enim simplicitas et veracitas non imperio

legum, neque authoritate publica hominibus

infunditur, et absolute nemo vi aut legibus potest cogi,

ut fiat beatus, sed ad hoc requiritur pia et fraterna monitio,

bona educatio et supra omnia proprium et liberum iudicium.

Spinoza, Tractatus Theologico-Politicus.

Poiché la semplicità e la sincerità dell’animo non vengono

trasmesse agli uomini dal comando delle leggi , né dalla pubblica autorità,

e nessuno può essere costretto dalla forza o dalle leggi ad essere felice,

al tal fine occorrono un consiglio amorevole e fraterno, una buona educazione,

e sopra ogni cosa un giudizio proprio e libero.

Spinoza, Trattato Teologico-Politico

La geniale intuizione del conte di Cavour, "libera Chiesa in libero Stato", manifesta tutto il suo carattere risorgimentale, allorquando per religione si intendeva unicamente quella cattolica. La via tracciata dal Cavour, sarebbe dovuta essere la strada da percorrere per porre fine alla Questione romana.

Nel 1908 la così detta "mozione Bissolati" contro l’insegnamento religioso nella scuola, "atta ad assicurare il carattere della scuola elementare, vietando che in essa venga impartito, sotto qualsiasi forma, l’insegnamento religioso", provocò la scissione in seno al Rito Scozzese Antico ed Accettato del Grande Oriente d’Italia.

Fra i 470 deputati che respinsero la mozione, contro i 60 favorevoli, ci furono anche dei massoni. In considerazione del fatto che l’allora Gran Maestro, Ettore Ferrari, aveva comminato l’espulsione dall’Ordine a tutti i fratelli che non avessero votato la mozione Bissolati, Saverio Fera, Luogotenente Gran Commentatore del Supremo Consiglio dei 33\ , rifiutandosi di applicare le previste sanzioni disciplinari, "in omaggio alla libertà di coscienza dei deputati", abbandonò insieme agli scozzesi scissionisti Palazzo Giustiniani e diede vita alla Massoneria di Piazza del Gesù.

Probabilmente Ettore Ferrari ritenne fondamentale per il bene dell’Istituzione imprimere, anche in deroga agli Antichi Doveri, un’impronta laica ad una società, ed ad uno Stato, che si apprestavano a divenire confessionali. Laicismo come Landmarks nella visione del G\ M\ Ettore Ferrari. Laicismo inteso come necessità; necessità come fonte stessa delle Costituzioni. Questa visione accomuna a parer mio, il G\ M\ Ferrari ad un insigne giurista quale il Mortati, che considerava la necessità quale fonte di tutte le fonti.

Sul versante clericale, il Partito Popolare di don Luigi Sturzo era ostacolato in considerazione del fatto che la Santa Sede non poteva riconoscersi ufficialmente nello Stato italiano perché nato dalla "rivoluzione" laica del Risorgimento, senza aver prima risolto la Questione romana.

È certamente un calcolo tattico di monsignor Benigni a sganciare la Chiesa dal Partito Popolare e al contempo avvicinarla al fascismo, che si dimostrerà l’unico strumento idoneo alla nascita dei Patti del Laterano nel 1929. La risoluzione della spinosa ed annosa "Questione romana" è ciò che la Chiesa si propone dall’alleanza con Mussolini, per conseguire dopo la legittimazione con lo Stato italiano il consolidamento del suo progetto politico, che vedrà nella Democrazia Cristiana lo strumento politico atto a garantire alla Chiesa la sua influenza nello scacchiere politico e sociale italiano.

Mussolini abbisognava di legittimità internazionale, è "costretto" proprio in virtù dei rapporti che con la Santa Sede si venivano a costituire, ad un’accelerazione diretta a sottolineare la sua avversione alla Massoneria, ormai senza distinzioni tra giustinianei e ferani.

L’anticlericalismo aveva ormai abbandonato Mussolini a scapito del suo laicismo che lo aveva portato – anche quando da socialista predicava l’antimassonismo – da direttore del Popolo d’Italia a prendere più volte le difese ed a far suoi i programmi che la Libera Muratoria professava.

Il 12 gennaio 1925 Mussolini dichiara anche sotto il profilo giuridico guerra alla Massoneria; presenta infatti alla Camera il disegno di legge sulla "regolamentazione delle attività delle associazioni" che darà poi vita, non senza difficoltà e controversie, alla famosa legge del 26 novembre 1925 n. 2029.

La Massoneria non è chiamata direttamente in causa, ma le gerarchie ecclesiastiche mostrano egualmente di gradire il progetto del duce.

La Massoneria viene ora per così dire sacrificata per favorire la Conciliazione tra Stato e Chiesa. Prova ne sia la riunione della Commissione per la riforma della legislazione ecclesiastica del regno d’Italia, tenutasi il 12 febbraio dello stesso anno, nella quale il ministro della Giustizia, Alfredo Rocco, dichiarava a conclusione del suo intervento, rivolgendosi ai monsignori romani, «unite nei nostri cuori in un solo affetto e in un solo culto».

Il laicismo fin qui considerato è ancora un laicismo risorgimentale, provinciale, che vive e si nutre d’anticlericalismo.

Se per ragioni storico-politiche non poteva che essere diversamente, nell’odierna società esso assume un Valore Universale, non di contrapposizione alla Chiesa o alle Chiese, alle religioni. Esso è un modo di essere, una filosofia di vita.

 

La Carta repubblicana appare una Costituzione laica e non confessionale agli artt. 2, 3 e 19, ma è agli artt. 7 e 8 che manifesta il suo carattere; non uno Stato laico quello che la Carta pone in essere, semmai uno Stato attento alle problematiche religiose.

La presenza dell’art. 7, per alcuni espressione di un genio diplomatico, è in realtà, a mio sommesso avviso, un’aberrazione in seno alla sovranità stessa di uno Stato. Come può infatti uno Stato dichiararsi "Indipendente e Sovrano" rispetto ad un altro Stato?

Uno Stato non ha bisogno di dichiararsi indipendente e sovrano nel proprio Ordine, egli lo è in quanto tale. Costituzionalizzare lo Stato Città del Vaticano ed i Patti Lateranensi equivale da una parte a minare la propria sovranità, e dall’atra a creare una commistione tra Teocrazia e Cesaropapismo.

Lo Stato cattolico è ciò che partorisce l’art. 7 della Costituzione.

I nostri Padri costituenti furono costretti ad offrire un ulteriore riconoscimento, con la conseguente pretesa di diritti da parte cattolica. La Questione romana risolta nei Patti del Laterano è ipso iure un colpo di spugna ai diritti quesiti del Risorgimento.

Prova ne sia la presenza dell’art. 8 della Carta costituzionale; lo Stato concede alle "confessioni religiose diverse dalla cattolica di organizzarsi secondo i loro statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano".

Ecco creato un doppio binario, una scala gerarchica nei rapporti tra Stato e confessioni religiose, nella quale la Chiesa cattolica ricopre un primato inespugnabile. Essa tratta i suoi rapporti con il nostro Stato sia come confessione religiosa privilegiata, sia come Stato. Ciò le attribuisce una capacità giuridica che non ha pari, e che di fatto fa della Chiesa una voce che lo Stato italiano non può esimersi dall’ascoltare.

L’intuizione cavouriana di Libera Chiesa in Libero Stato andrebbe forse novellata con l’espressione Libere Chiese in Libero Stato, in omaggio ad un laicismo reale, che allo stato appare quanto mai assente.

Noi massoni abbiamo un compito, moralizzare la società in cui viviamo, la nostra non è politica partitocratrica, ma Politica, nel senso più alto, platonicamente intesa. Noi non osserviamo passivamente l’evolversi dinamico della società, non critichiamo per amor di critica, ma sappiamo pensare e non facciamo del "pensiero uno scopo", ci riuniamo per edificare Templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al Bene e al Progresso dell’Umanità.

Noi impariamo a "forzare il nostro cuore, i nostri muscoli e nervi a servire, servire, servire al di là delle forze e, così tener duro, pur quando in noi tutto è finito eccetto il Volere che dice: Resisti!"

Ci cibiamo di spiritualità ed erigiamo le nostre Cattedrali interiori per il bene stesso dell’Umanità. Ma l’Umanità ricerca, per la struttura datasi, solide facciate in cui il profano possa fermarsi a contemplare, arrecandosi così appagamento; egli non busserà mai al Tempio perché rimane immobile nella sua cecità a fissare l’esterno, il visibile, l’apparente. Presumendo di conoscere ciò che è con ciò che appare, emetterà il suo giudizio, profanamente insindacabile.

L’unico scopo dell’esistenza umana sulla terra non è né

cielo né inferno, ma solo l’umanità che quaggiù portiamo in noi,

e la sua massima possibile perfezione.

J.G. Fichte\ , Filosofia della Massoneria.

Quale dunque il Nostro compito, quale il Nostro contributo, come spargere nei cuori profani il seme che illumina le nostre menti rendendoci migliori? Credo che a questi interrogativi la Nostra secolare Istituzione dovrà dare delle risposte che proiettando l’Uomo nel terzo millennio, daranno concreta attuazione al pensiero del fr\ Fichte.

Da laico quale io sono, non trovo alcun imbarazzo, anzi ne ravviso una certa complementarietà fra il pensiero fichtiano appena richiamato e la seguente affermazione presente nelle Sacre Scritture: «Elegit nos ante mundi constitutionem, ut essemus sancti in conspectu eius», il Signore ci ha scelti ancor prima della Creazione del mondo, per essere santi alla sua presenza.

È per il bene dell’Umanità, che nasce dal bene del singolo verso la Comunità, che il Libero Pensiero può incontrare il dogma di fede e non combatterlo.

Non combattere però il dogma di fede non equivale a subirlo, per lo Stato la laicità oltre ad una necessità, per la pace interna dei suoi cittadini, deve essere un Dovere, proprio nel rispetto della libertà di pensiero e dell’Uguaglianza dei cittadini stessi. Quanto poi i concetti di Bene e Verità siano scindibili, non sono allo stato in grado di esprimerlo, spero umilmente un giorno di capirlo.

La laicità è un Valore Universale che deve essere, come la libertà di pensiero, la filosofia di vita a cui ci ispiriamo e a cui ci siamo obbligati. La storia, "magistra vitae", ci insegna che gli uomini hanno lottato e lottano, che sono morti pur di poter manifestare le proprie idee, il proprio libero pensiero, scintilla della nostra intelligenza. Questa libertà anche se tutelata, garantita, sancita nella Carta costituzionale, nella trazione dell’Ordine cui ci pregiamo essere iniziati, è una ricerca, una conquista.

Diurna meta del nostro peregrinare la crediamo nostra, pensiamo di esserne padroni, senza accorgerci che siamo schiavi solo della sua assenza; libertà di pensiero e di azione spesso non collimano, spesso non convergono, dandoci così l’erronea idea di non essere liberi; ma questi due aspetti, inscindibili l’uno dall’altro manifestano tutta la loro unicità. Potremmo pensare alla libertà del pensiero come ad una melagrana, ed ai sui chicchi come libertà degli atti.

Pensiero e silenzio, silenzio e pensiero, aspetti complementari, come aste del compasso, una fissa l’altra traccia. Accostare il silenzio al pensiero equivale a dargli vita, ad escluderne la morte. Certo nel silenzio il Libero Muratore sgrossa la pietra grezza, cancella i debiti della profana conoscenza, ma se non assistito dal pensiero, può solo polverizzare quella pietra e non anche modellarne la cubica forma.

Venerando Monello

vmonello@hotmail.com