IPNOS-i: il Sonno del Risveglio

di Gianluca F.

Siccome siamo animali pensanti, il pensare ha i suoi pro e i suoi contro, a seconda di come lo usiamo, o di come ci facciamo usare. Per spiegare a noi stessi che "io non sono tutto qua", abbiamo dovuto inventare i concetti di conscio ed inconscio, perché noi dobbiamo definire, suddividere, denominare, se no non stiamo bene.

O. K. vada per il conscio e l'inconscio.

Freud ci ha sguazzato, li ha strumentalizzati, questi concetti, li ha così materializzati, che fra un po' la gente penserà che per recuperare un trauma rimosso e nascosto nell'inconscio si potrà procedere con un bisturi, solo un po' più fine...

Fortunatamente è arrivato Jung, in tutte le cose ci sono il bianco e il nero. Ma in genere prima di assestarsi si continua per un po' a rimbalzare tra un'estremità e l'altra...

L'ipnosi alla fine è una bella cosa. Come per tutte le parole, una definizione può essere piegata e rigirata a seconda della volontà di chi la usa. Tutti parliamo, per cui tutti abbiamo il Copyright sulle parole. Anche "ipnosi" è solo una parola, che vuol dire "sonno", ed in alcune accezioni ha a che fare con l'infanzia e l'innocenza, per cui originariamente è altamente innocua. Bisogna depurarla da tutte le schifezze che i luoghi comuni e i mass media mettono nelle idee della gente.

A prescindere da qualsiasi scuola di pensiero, sia essa junghiana o freudiana o che altro, quello che ho imparato è che "ipnosi" non è altro che il modo che la cultura occidentale, e comunque scientifica, ha elaborato per adattare a sé i concetti di meditazione, contemplazione, ricerca del sé, ecc.

Nonostante, come per tutte le cose, qualcuno ci abbia speculato sopra, creando per esempio quella che è diventata "l'ipnosi da palcoscenico", originariamente il concetto di ipnosi comprende la volontà ed il potere di aiutare qualcuno "ad aiutarsi", utilizzando le suggestioni e le simbologie per portare la persona a far addormentare (ipnos) la propria parte cosciente inibendo le barricate che di solito rinchiudono l'inconscio. Tutto ciò approfittando del fatto che praticamente nessuno tranne gli illuminati mantiene un dialogo diretto tra conscio ed inconscio (il che significherebbe l'annullamento sia dell'uno che dell'altro, in quanto esistono solo come concetti).

Lo scopo finale, appunto, sarebbe quello di sciogliere la delimitazione che abbiamo creato tra conscio ed inconscio, diventare costantemente consapevoli di quello che siamo, e del posto che occupiamo nell'universo. A questo stadio non si sogna più, perché non esiste più un inconscio che voglia comunicarci qualcosa attraverso i simboli per non traumatizzarci. Non avrebbe senso neanche l'ipnosi, come potente mezzo per mettere in comunicazione il conscio e l'inconscio; si sarebbe in un perenne stato di meditazione e contemplazione.

Visto che il mondo da quando ci vede ci abitua all'idea che una cosa simile non è possibile, sfruttiamo questi limiti fittizi proprio per distruggerli. Per distruggere il mondo e ricrearlo.

Alcune controindicazioni di questa nostra convinzione di essere limitati sono anche belle, poetiche, e se si riesce a diventarne consapevoli, diventano un romantico strumento di gioco e di lavoro nell'evoluzione personale.

I simboli, ad esempio. Noi facciamo parte di un ecosistema, a diversi livelli vibrazionali dalla materia, all'energia, allo spirito, ecc., in cui qualsiasi cosa accada al singolo si ripercuote sull'insieme, come in qualsiasi ecosistema che si rispetti. Io sto parlando dell’ "Ecosistema degli ecosistemi". Sotto questo punto di vista, in quanto costituisce parte del creato, l'uomo ne rappresenta come una cellula. Come in ogni corpo vivente ogni cellula ha una funzione particolare ma contiene tutte le informazioni dell'organismo completo, ("così in alto così in basso") e per creare un organismo completo, così l'uomo contiene in sé tutte le informazioni dell'universo, proprio come dentro ad ogni seme c'è un albero.

La rovina che ci ha portato questo fastidioso conscio, è l'illusione che dobbiamo imparare quello che invece dobbiamo solo ricordare, o meglio, estrapolare dall'inconscio, che automaticamente scomparirebbe insieme alla sua controparte.

L'intero universo che abbiamo dentro si rivela a noi, poveri ignoranti, sotto forma di simboli, che rappresentano le monadi, i noumeni del linguaggio universale; ma noi non sappiamo interpretarlo, perché abbiamo dimenticato come si fa, e ci perdiamo a rincorrerci la coda, poveri cretini.

Ad essere illuminati, si vedrebbe tutto come realmente è, gli alberi, le persone, le rocce, solo simboli che rappresentano una parte insostituibile del tutto, simboli della vita che se ne serve per esprimersi.

Per imparare di nuovo, passiamo attraverso metodi e strumenti, come possono essere l'ipnosi e l'interpretazione dei sogni. In verità l'ipnosi è intimamente legata all'interpretazione dei sogni, perché anch'essa si basa sui simboli, è appunto una comunicazione con l'inconscio senza mediatori, in virtù del fatto che usa il linguaggio universale, che il conscio non riconosce, e lascia quindi passare senza elaborarlo.

Una conseguenza di tali conoscenze è anche che a lungo andare uno non ha più bisogno che qualcuno gli faccia un'ipnosi, perché si rende conto che da solo è in grado di raggiungere uno stato di coscienza tale da riuscire ad aiutarsi da sé, cosa che raggiunta una certa maturità diventa assolutamente necessaria. Da noi si insegnano queste cose con lo scopo che chi le impara possa piano, piano, attraverso gli altri, sensibilizzandosi, uscendo un po' da se stessi per cercare di capire gli altri, capire anche i propri problemi, i propri limiti, e superarli, scioglierli, andare avanti, e capire quanto è immenso e profondo e potente l'animo umano, e quanto è pericolosa e deleteria l'ignoranza.

Nei volantini divulgativi scriviamo che si fanno corsi di auto ipnosi, interpretazione dei sogni, micro gestualità, perché sono argomenti da cui bene o male la gente non diffida, per il retrogusto scientifico che li permea. Come facciamo a spiegargli che tutto, TUTTO, è correlato, tutto serve a perseguire la Conoscenza, degli altri, del mondo, ma soprattutto di sé, come facciamo a spiegare alla gente che a prescindere dalle ideologie, dalle religioni, dai metodi, scientificamente accettati e non, dagli strumenti, dai concetti piegati alla volontà di maestri di tante nazionalità diverse, il fine perseguito è la semplice, immensa Conoscenza? La gente non lo capisce. Una volta è venuto uno che aveva letto un volantino e voleva fare il corso di ipnosi per fare gli scherzi agli amici. Era convinto che l'ipnosi servisse a quello...

Così si comincia con i sogni, con l'ipnosi, con i micro gesti, si comincia a capire che esiste una cosa che si chiama inconscio, e che se gli permetti di agire a briglie sciolte è facile che faccia più casini che altro. Si comincia a famigliarizzare con la consapevolezza che tutti noi possiamo di più di quello che abbiamo imparato, del tipo "cavilla sui tuoi limiti e di certo ti apparterranno" (Richard Bach, "Illusioni, avventure di un messia riluttante", Ed. BUR, se non avete mai letto niente di Bach, e non volete finire all'inferno, vi consiglio di rimediare il prima possibile).

Si comincia a guardare il mondo e se stessi in modo diverso, si comincia ad usare il famoso cervello destro, atrofizzato poverino, snobbato dal fratello più laborioso e antipatico, il sinistro.

Poi piano piano, diventa naturale accettare il concetto di "magia", che deriva da "imago", immaginazione, l'immaginazione che fa i miracoli, sia belli che brutti, mi viene in mente chi continua a dire "mi fai marcire il fegato" e poi muore di cirrosi epatica; la "magia", che non è altro che un metodo, uno strumento, per diventare un tutt'uno con noi stessi, qualsiasi magia sia. C'è lo sciamanesimo, dagli indiani ai buddisti agli australiani agli eschimesi, c'è la Cabala, l'Alchimia, c'è Sai Baba, Castaneda, Milarepa, Osho... ci sono tante magie quanto è grande la creatività degli esseri umani, e la loro voglia di evolversi. Noi prendiamo un po' qua e un po' là, fregandocene del sincretismo, che serve a spaventare i passeri, e per gran parte facciamo da noi, inventandoci la nostra magia.

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Appurato che lo scopo è quello di parlare con l'inconscio di una persona, che in gergo si dice soggetto, il problema è quello di "addormentare" la parte cosciente. A pensarci bene, l'ipnosi consiste solo in questa operazione di addormentamento e nella tecnica per mantenere qesta condizione di "sonno" nel soggetto, si chiama appunto IPNOSi. Il resto è semplice dialogo con la parte più profonda della persona. Ed è qui che le tecniche ipnotiche si prestano bene a dare spettacolo, perché, visto che il conscio di una persona è intelligente quanto idiota, ci si può sbizzarrire nei modi più strani per spiazzarlo. Considerando che il conscio è quello del ragionamento sequenziale, causale, ponderato, razionale, alla stregua di un computer può essere "mandato in tilt" proponendogli messaggi che non riesce ad assimilare, dati in modo particolare, infondendo il tono giusto alla propria voce, che deve innanzi tutto essere calma e sicura.

In tale contesto si inventano sempre nuovi metodi e stratagemmi per procurare un'ipnosi ai soggetti più diversi. Un genio in materia è Milton Erickson, consiglio vivamente di leggere qualche suo libro, ad esempio una buona partenza potrebbe essere "La mia voce ti accompagnerà", Ed. Astrolabio.

E' divertente, e ci aiuta ad allargarci la mente, e a prepararci a trovarci di fronte le persone più strane coi problemi più strani, e a trovare noi stessi in loro, alla fine.

Ecco un esempio. In un suo scritto Erickson spiegava come indurre in ipnosi una persona che non parla la lingua dell'operatore, il che rappresenta un problema a prima vista, in quanto sembra una menomazione, visto che la parola e il tono di voce sono le componenti fondamentali di una suggestione.

Ecco la spiegazione. Siccome l'ipnosi, e la suggestione, sono fondate sulle tensioni (sono le tensioni che tengono in ipnosi una persona), ed il miglior modo per procurare tensioni è fare o dire qualcosa di assolutamente incoerente, slegato dal continuum spazio temporale, in modo che il soggetto per almeno qualche secondo sia completamente spiazzato, incapace di connettere e di agire, nel caso in cui la parola non sia utilizzabile si deve usare qualcos'altro, un atteggiamento, un comportamento, uno sguardo, particolare. Naturalmente la sicurezza dell'operatore è fondamentale. Erickson ha proceduto nel modo seguente: incontrando la persona, le ha stretto la mano in modo gioviale, normale, che poi ha tolto in modo particolare, stringendone il dorso con il pollice, e tirandola via lentamente. Contemporaneamente il suo sguardo da allegro e amichevole si faceva via via più fisso, inespressivo, freddo, rivolto in un punto al di là della persona, cosa che le dava l'impressione che le guardasse dentro, o attraverso. Ciò ha spiazzato la persona che è entrata in catalessi. Naturalmente non può essere considerata una regola, uno standard, perché Erickson ha agito così avendo presente la situazione e soprattutto le aspettative del soggetto nei suoi confronti. In seguito, poi a seconda di quello che voleva ottenere, avrà proceduto con gesti, o toccamenti vari in punti strategici, insomma avrà fatto qualcosa che rappresentava comunque un messaggio, una suggestione, senza usare le parole.

In tale contesto, sapere qualcosa sulla micro mgestualità è quasi fondamentale. Uno dei linguaggi più istintivi e innati che usa l'inconscio, è quello del corpo; proprio perché nessuno sa interpretarlo, viene usato come ulteriore valvola di sfogo. Ma inconsciamente sappiamo leggerlo, ed è così che nascono le simpatie o le antipatie a prima vista.

"Quella persona mi è antipatica e non so il perché, è un'affermazione che si sente spesso. In ipnosi l'operatore deve saper leggere qualsiasi tipo di messaggio il soggetto possa comunicargli, per sapere come comportarsi, e per fare la figura di chi sa cose che non potrebbe sapere, che non guasta mai.

E' anche necessario saper capire a grandi linee il soggetto prima di iniziare, creare le aspettative, capire cosa gli piace e cosa no, e soprattutto quanto vuole ottenere quello che vi chiede di dargli, perché tre quarti del lavoro lo fa lui, e non voi.

Le classiche ipnosi per smettere di fumare sono una gran cavolata, perché per fare una cosa simile servono solo le motivazioni giuste, e per quanto un operatore le possa dare all'inconscio, se il soggetto non ha almeno il 51% di voglia di smettere di fumare, l'ipnosi non servirà a niente, al massimo il soggetto non fumerà per qualche mese, per poi ricominciare. L'ipnosi non fa miracoli, siamo noi e la nostra volontà a farli.

Proprio questi piccoli "tilt" continui, di cui sopra, creati da messaggi inconcepibili, creano le così dette tensioni, che mantengono il conscio in uno stato di allerta per la situazione che diviene via via sempre più ingestibile, fino a farlo "addormentare", fino a renderlo inerme. Non è, come può sembrare, una cosa fastidiosa da parte del soggetto. Bisogna considerare che l'operatore deve accaparrarsi la sua completa incondizionata fiducia; che questi deve essere rilassante, sicuro e calmo, deve sembrare che soddisfi tutti i desideri del soggetto, mentre invece gli fa fare quello che vuole; considerando queste cose, si può capire come può essere piacevole lasciarsi andare completamente ad un'altra persona di cui ci si fida, ascoltare la sua voce, e soprattutto gustare l'attesa di nuove sensazioni, visioni, esperienze che normalmente non si provano da soli.

Quello che di solito non si va a pensare, è che l'ipnosi, per definizione, è quella cosa che avviene semplicemente quando due persone parlano. Il semplice atto di voler proporre una propria idea o opinione, il continuo scambio di messaggi posturali, vocali, gestuali, ed anche il modo stesso in cui si afferma una cosa, non sono altro che tentativi di "suggestionare" l'interlocutore, il quale a sua volta risponde in modo più o meno inconscio e istintivo a tali messaggi, e tenta di fare la stessa cosa. Così come l'ho detta sembra che tutti tentino sempre di farla in barba a tutti, ma è necessario andare un po' più in là. Si deve pensare semplicemente agli approcci amorosi, dove al pari degli animali (quali siamo, dopotutto) diventiamo consci di cose di cui di solito ci freghiamo altamente, notiamo quando la persona che ci interessa ha mosso un dito così piuttosto che cosà, riconosciamo i profumi, distinguiamo le diverse intonazioni della voce, valutiamo le cose che diciamo fino alla virgola e al punto.

Quando si parla con una persona, con poche semplici parole si può cambiarle la giornata, o addirittura la vita, usando toni, atteggiamenti, e soprattutto simbologie che l'altro riceverà solo a livello inconscio, e che quindi non valuterà, non razionalizzerà, e proprio per questo tali parole compiranno al 100% il loro scopo. Più uno conosce, e più deve stare attento quando parla.

Se si è in compagnia, ed uno NOMINA solamente il prurito al naso, con un certo tono, prima o poi tutti si gratteranno il naso. Non prude il naso anche a voi? Io me lo sono appena grattato.

Quindi, "ipnosi" è quello che facciamo quando parliamo con qualcuno, e quel qualcuno parla con noi. Ad avere certe conoscenze, si smette di interagire col prossimo in modo istintivo, spinti dalle proprie pulsioni più o meno infantili ed egoistiche, e si impara a sapere quello che si vuole, e cosa volere e cosa no, e a farsi rispettare, perché gli altri ci trattano come noi insegniamo loro a trattarci.

Altro mito da sfatare è quello del "sì, padrone". NESSUNO fa cose che non vorrebbe veramente fare, se Jucas Casella (che non considero certo un luminare in materia) è riuscito a far spogliare quella tipa di cui non ricordo il nome in televisione, è perché lei stessa voleva farlo, era solo frenata dall'etica e company, e Casella è stato abbastanza sveglio da capirlo e scegliersi il soggetto giusto al momento giusto, per poi usare uno stratagemma che aggirasse la moralità della coscienza della signorina.

Inoltre non è vero che un soggetto in ipnosi non sente niente ed una volta sveglio non si ricorda niente. Almeno non è una regola generale. Se è necessario si può restringere l'arco percettivo del soggetto, in modo da fargli sentire solo determinati suoni e non altri (ad esempio solo la voce dell'operatore se c'è chiasso) e si può procurare un'amnesia, ma la norma è che il soggetto percepisce e ricorda tutto in maniera anche potenziata rispetto allo stato normale di coscienza. Essendo l'inconscio l'ente dominante, le cose vengono percepite diversamente, per niente falsate, ma ricche di componenti nuove e poliedriche, come suoni colorati, sensazioni tattili, visive, e uditive allucinate in modo incredibilmente realistico...

Si potrebbe considerare l'ipnosi come un sogno lucido guidato da un'altra persona, per abituarsi a entrare in contatto con la parte più profonda di se stessi, e per poi imparare a fare da soli.

 

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Se qualcuno per strada vi chiede l'ora, provate a rispondergli "lunedì". Se vi riesce bene, e dovete stare attenti che sia la persona giusta, se a questo dite "dormi profondamente" appoggiandogli una mano dietro la nuca, dolcemente ma in modo fermo, vi piomberà giù come un cappero.

Delfymac@tiscalinet.it

Bibliografia:

Milton H. Erikcson, "La mia voce ti accompagnerà", Ed. Astrolabio

Richard Bach, "Illusioni, avventure di un messia riluttante", Ed. BUR

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