" LEGGE DEL LIBRO E TEOLOGIA POLITICA "
di Aldo Giannatiempo
" Religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa : soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo."
( Gc 1,27 )
PROSPETTIVA TEOLOGICA
Quattro autori, quattro forti legami all' ebraismo palestinese...........
........Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda, quella piccola chiesa stretta alla terra di Palestina che diverrà soccombente nella storia .........
( La sopravvivenza della Chiesa predicata dal Messia passò attraverso i secoli e si condensò in una piccola comunità Gioachimita che ancora esiste in Iraq sotto il nome di ...........)
........che sarà oscurata e resa muta di fronte al trionfo della grande "ecclesia" paolina delle genti nella sua dimensione teologico politica lontana dalla sorgente del profetismo ebraico.
( La parola del possibile Messia la cui missione era stata stroncata dal Sinedrio e dalla Legge romana garantista della continuità e della saldezza dell' impero venne elaborata con i termini e le categorie della filosofia greca perchè potesse avere accesso a Roma che in quei tempi era molto coinvolta dalla cultura greca; lo sviluppo della manifestazione in termini ebraici non avrebbe mai permesso lo sviluppo della nuova religione nella sede dell' impero.La promessa della salvezza individuale portò alle adesioni di quella fascia di popolazione che era sempre stata emarginata e accantonata dalla cultura ufficiale e che non aveva mai trovato un punto di aggregazione.)
Atti degli Apostoli e Lettere Paoline nella rifondazione in termini ellenistici e metafisici del messaggio messianico.
( L' ideologia paolina fu nel tempo costruita e promulgata attraverso la serie di scritti che vanno sotto il nome di lettere paoline indirizzate alle comunità fondate da Paolo o dai suoi correligionari, gli Atti degli apostoli sono un percorso in parte storico ed in parte autobiografico del lavoro di conversione attuato da Paolo, in essi si hanno notizie dello scontro ideologico con la comunità palestinese condotta dal fratello del Messia.)
Rispetto dell' antica Legge rivelata al popolo per gli autori delle Lettere ebraiche e riaffermata dal profeta morto sul Golgota testimone delle visioni messianiche degli scritti profetici di Isaia; messaggi per il popolo d' Israele nella completezza delle radici e dell' elezione .
Ascesa dell' individualità per Paolo, con l' inserimento delle conquiste del pensiero greco nel rapporto con il soprannaturale, con la definizione metafisica collegata all' orizzonte dei miti e delle rivelazioni, con l' accesso ad una religione cosmica scissa dalle origini.
Riaffermazione per Giacomo, erede e fratello del Messia giustiziato, del valore collettivo dell' "etnos" e della consapevolezza di essere il popolo eletto e vincolato quindi al rispetto tradizionale.
Ma quella piccola chiesa di Palestina esprime la vera cattolicità:
(Lc 16,15)." perchè ciò che è grande al cospetto del mondo è piccolo al cospetto di Dio e ciò che è piccolo al cospetto del mondo è grande al cospetto di Dio "
La cattolicità è l' animo di un popolo e l' esperienza comunitaria per Giacomo.
La cattolicità è l' insieme dei credenti di qualunque radice essi siano per Paolo.
Un popolo, un' elezione privilegiata ed una Legge data da Dio per Giacomo.
Una dottrina in trasformazione basata su di una filiazione divina e manifesta con la revisione della Legge per Paolo collegata all' operazione di salvezza insita nella manifestazione.
........ed il contrasto si fa radicale con Paolo nell' interpretazione delle "opere ".
Nella lettera di Giacomo le "opere" si identificano nell' esortazione al soccorso verso il settore dei più deboli che è alla base del contrasto di interpretazione.
Mentre per Paolo le "opere" sono scomparenti al confronto della "fede", per Giacomo che risulta allineato alla concezione sapienziale antica è piuttosto la "fede" che ha un carattere di praticità che si identifica nelle "opere", quelle "opere" che sono la manifestazione del Dio attraverso il patto concluso con il popolo, attraverso la Legge che svela la sua manifestazione e la sua pietà.
"Fede" come termine di concretezza per un' applicazione terrena per l'uno, come rapporto di astrazione con la divinità e puro abbandono per l' altro.
La "fede" interpretata da Paolo in un certo senso allontana l' immagine del Dio in uno spazio non definibile, in una dimensione dove la stessa "fede" fa invocare la fine di se stessa per accedere all' esperienza della manifestazione.
Paolo invoca la "fede" già come limite della pienezza, come limite beatificante mentre Giacomo si rivolge alla dimensione umile e terrestre delle opere per manifestare la "fede" che certamente è da ritenersi morta senza questo elemento operativo per cui :
" la religione pura e senza macchia è questa: visitare le vedove e gli orfani nella loro tribolazione ".
Nel campo di estenzione del termine "fede", nella sua astrattezza o nella sua accessibile manifestazione terrena sta uno degli termini mai risolti del contrasto tra i due testimoni dell' esperienza del sacro.
Paolo ha visto e patito, come il Messia ed ancor prima i profeti, la tragica insufficienza delle opere della Legge per cui questa è diventata "maledizione" ( Gal. 3,13 ), mentre per Giacomo il rispetto della Legge, Legge regale (2,8) , Legge di libertà (1,25;2,12) è ancora il motivo che allontana dalle bassezze del mondo mediante l' atto operativo.
Per Paolo la Legge è abrogata e morta, mentre per Giacomo continua ad essere attiva ed operante, a comminare dure condanne a cui si può sfuggire operando con misericordia per ottenere nel giudizio misericordia.
Giacomo rivendica la validità delle opere della Legge seguendo l' antica sapienza veterotestamentaria che ammoniva come la vita e la gioia sono il frutto dell' osservanza dei precetti anche se Giobbe ed i profeti pativano lo scandalo dell' empio trionfante e del giusto calpestato.
Ciò che Paolo vede quando considera anticristico l' insegnamento di Giacomo è la negazione della salvezza che viene dal Cristo che in definitiva ci salva dal rispetto della stessa Legge.
E l' abolizione della circoncisione come riferimento tangibile del patto con Dio rappresenta per Paolo il primo passo della liberazione dalla Legge e quindi di una prima posssibilità di espansione al di fuori del vincolo etnico-sacrale ebraico.
Tuttavia la lettera di Giacomo è un forte richiamo perchè conferma il punto fondamentale che l' orizzonte della salvezza appartiene alle opere e questa salvezza non può essere garantita dalla trasfigurazione spirituale nella fede dato che permane irrisolta con essa la sciagurata miseria dell' uomo........e il richiamo alle "opere" può certamente sanare questa dolorosa realtà.
Anche attribuendo la gloria a Gesù Cristo (2,1) lo stato di redenzione in terra non è attuato e Giacomo vede perdurare la dominante miseria :
"guardate la vostra miseria,prendete il lutto, piangete; il vostro riso si cambi in lutto e la vostra gioia in afflizione "
( 4,9; Is 32,11;Ger 4,13;Zac 14,13;Gv 16,20 ).
Paolo vede l' impotenza dell' uomo a compiere il bene e perciò asserisce che non le opere ma solo la fede può salvarlo, Giacomo verifica che anche gli uomini di fede non compiono opere giuste nè misericordiose.
Giacomo vede che la salvezza va al di là della sola fede predicata da Paolo, e con questo rinvia al giudizio che Dio sta per fare, giudizio che la "dottrina" di Paolo consente di rinviare nel tempo e viene avvolto dalla penombra.
La reciproca accusa di anticristità trova in Giacomo anche la disposizione negativa di Paolo di farsi Dottore al di fuori dell' esperienza vissuta e diretta con il Messia, di parlare in termini astratti e non concreti, con abbondanza di parole invece di applicare le norme della Legge che nei tempi, nelle diaspore, e nelle vicissitudini storiche del popolo ebraico hanno garantito la compattezza e la sopravvivenza dell' etnos e dell' elezione.
Non può Paolo ergersi a giudice di quella Legge trasmessa tradizionalmente e rivelata.
Tragica realtà oggi nell' accogliere le due tesi diametralmente opposte della testimonianza della divinità e della lacerazione che viene a creare la mancata venuta del regno di Dio.
Paolo accusa con ragione i giudei che restano stretti nell' osservare le istanze legali e nel negare la salvezza venuta con il Cristo; ma è anche vero che restare fermi nell' osservanza della Legge antica manteneva nell' attesa esclusiva del giorno del giudizio impedendo quindi lo spalancarsi di un nuovo bimillenario abisso, quello di un ordine "sacro" di secoli nei quali si compiono interminabili reiterazioni rituali commemoranti e riattualizzanti come venuta una salvezza che non è venuta. L' attesa apocalittica attualizzata da una salvezza sostitutiva . Quell' attesa apocalittica di un popolo, degli antichi valori dell' etnos confermata dalla dimensione profetica, sostituita dalla prospettiva di una salvezza individuale dilazionata nel tempo e sottoposta all' ingiuria della storia.
Dramma della storia del sacro nel riflesso di mutazione ontologica e apocalittica.
Il sistema utopico-individualistico nello scontro con il sistema apocalittico-etnico dell' umanità e non del singolo. Il tema del singolo operante con il fine del bene per la comunità distrutto nella sua identità etnica e storica.
Rimando della soluzione escatologica collettiva per l' aprirsi di quella individuale.
" Ebbene, adesso, o ricchi piangete urlando sulle disgrazie che stanno per colpirvi..........Ecco, il salario degli degli operai che mietono i vostri campi e che voi avete frodato, grida, e il clamore è entrato nelle orecchie del Signore degli eserciti.Avete banchettato sulla terra e nei piaceri avete ingrassato i vostri cuori per il giorno del macello. Voi avete condannato, avete ucciso il giusto: egli non vi fa resistenza............Non mormorate fratelli gli uni contro gli altri, affinchè non siate giudicati. Ecco, il giudice sta alla porta " (5, 1-9).
Parole di doloroso scandalo per l' ingiustizia che opprime i miseri, per un numero indefinibile di secoli queste parole nella Chiesa delle nazioni non si sono più udite!
Abbiamo ascoltato invece quelle troppo diverse di Paolo :
" tutti quelli che sono sotto il giogo della schiavitù devono considerare i loro padroni come degni di un assoluto rispetto "
(1 Tm 6,1).
Sebbene ci si debba accontentare del poco indispensabile (1 Tm 6,8) i ricchi ottengono secondo Paolo la loro sovrabbondanza di beni dalla benevolenza di Dio (1 Tm 6,17) non dalla spoliazione dei miseri (5, 4-6; 2-6).
Giacomo vede dovunque l' umiliazione intollerabile del povero(2 1-9) e aspetta che il Signore lo liberi e lo vendichi (1, 9-11; 5, 6-9; 4,11;Mt 6,19) vede anche che la felice sistemazione del mondo interpretata da Paolo è il segno della potenza delle tenebre e della lontananza di Dio (4,4; 1,2; 1,12; 2,5) .In questa prospettiva è Paolo che ritorna all' orizzonte del fallimento dell' ordine sacro quando afferma che la ricchezza ricevuta nel mondo rappresenta la benedizione di Dio (Lv 26; Dt 28; Sof 2,3).
Questo è il capovolgimento per cui i cristiani giudaizzanti fermi alla Legge antica ne subiscono la smentita ed esigono la concreta e immediata salvezza; mentre i cristiani ellenizzanti posti al di là della Legge aprono la porta ad un ordine nuovo di secoli che rigenera nuove e più disperate e vane opere cultuali, ascetiche, morali e storiche per nascondere e celare il mistero per cui l' opera divina non si è compiuta!
" Qualcuno tra voi è malato? Chiami gli anziani della Chiesa ed essi preghino su di lui ungendolo di olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato ed il Signore lo rialzerà; e se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati ".
(5, 14-15).
Tutta l' attenzione di Giacomo è rivolta a chi soffre, non è rivolta a chi regna con il Crista nel regno dei Cieli ( Ef 2,6). La salvezza è terrestre, salvezza di orfani e di vedove (1,27) salvezza di poveri e di malati.
Il segno incipiente del compimento apocalittico era vicinissimo duemila anni fa (5,4; 5, 8-9) la promessa della guarigione dalle malattie è diventato nei secoli successivi cristianizzati il sacramento che accompagna gli agonizzanti nella morte. La traduzione di comodo di questo passo della lettera di Giacomo fa del restituire guarito il malato ( sòsei ) e del suo rialzarsi ( egherèi ) un salvataggio solo di tipo spirituale con il perdono dei peccati ed il conseguente sollievo morale.
E pur sempre rimane il dubbio rilevato dalla critica neotestamentaria da Renan a Craveri e Turone che questa guarigione era anche un' iniziazione con la conseguente resurrezione in vita.
Nei tempi attuali, dove troviamo come protagonista il riduzionismo etico ed ontologico, si assiste al tentativo di spiegare in termini "psicosomatici" il miglioramento del malato che sarebbe causato dall' unzione e dalla preghiera sacramentale.
Se l' efficacia spirituale del sacramento è veramente pari all' eventuale beneficio fisico, allora il sacramento, di fronte alla promessa di salvazione eterna dell' uomo, è un miserabile nulla!
Noi oggi, che spesso esprimiamo l' orrore verso i libri della Legge e della sapienza che veneriamo come sacri, che sentiamo lo sdegno per gli eccessi del linguaggio profetico ed apocalittico, noi oggi non abbiamo trovato una via alternativa.
Duemila anni di silenzio di Dio sono l' orrore, nessuno in duemila anni nelle sinagoghe o nelle chiese ha ascoltato una parola da aggiungere al Libro. Così la Bibbia è fondamentalmente rimasta un libro ebraico anche se le ultime pagine sono rivestite di parole greche. In essa è la rivelazione del regno escatologico del Signore, quel mondo, quelle parole, quei luoghi, quei tempi, quel linguaggio, quelle categorie, quelle forme, quei sentimenti, quei modi, sono divinamente privilegiati; eredità di un popolo diletto, conoscenza doverosa per i percorsi massonici.
PROSPETTIVA STORICA
La contesa ontologica dei due rappresentanti del cristianesimo originario e di quello delle genti lascia una traccia in tutta la storia, fino ai nostri giorni e sicuramente anche nelle prevedibili o meno prospettive future.
Il tema viene ripreso nel 1512 / 1515 da Lutero che si era convinto dell' inutilità delle opere di pietà tanto da asserire nel commento dell' "Epistola ai Romani" che
" l' uomo è giustificato soltanto dalla fede e non dalle opere ".
Impossibilità quindi nelle mutate condizioni storiche di comprendere il primitivo messaggio di Giacomo, l' evoluzione del messaggio aveva superato le barriere temporali e territoriali attestandosi su di una posizione di gestione di una comunità astratta senza radici etniche comuni, senza elezione privilegiata, ma confusa in un cammino di recupero del termine di cattolicità.
La meditazione su alcuni mistici germanici, tra cui Tauler, lo portava a considerare l' estrema debolezza degli uomini che dovevano affidarsi all' assoluto abbandono alla volontà di Dio.
E la debolezza degli uomini era ormai padrona anche delle strutture della Chiesa .
Data la malvagità umana, causata dal peccato originale, per l' uomo resta solo, secondo Lutero la certezza della salvezza soggettiva fondata sulla assoluta " fede" in Dio.
Le novantacinque tesi luterane esposte nella cattedrale di Wittenberg contro la bolla di Papa Leone X che accordava indulgenze plenarie per ogni peccato a quanti avessero versato un obolo proporzionale ai prorpi averi sottolineava un nuovo scandalo della Chiesa di Roma.
Nell' impossibilità di accordare questa gestione del sacro con le finalità cristiane Lutero riprese le interpretazioni paoline già espresse da Erasmo nell' "Enchiridion", da Rabelais nell' "Elogio della pazzia" sotto forma satirica e da Jacques Lefevre d' Etaples nel " Commentari in epistolas Sancti Pauli".
" Pecca fortiter e fortius crede "
..........è la formula luterana che si è sempre voluto interpretare in maniera distorta, ma che fu detta per indicare il rapporto profondo tra misericordia e fede.
La giustizia divina non come termine ultimo di giudizio ma come elemento di misericordia per l' individuo per accedere al Regno.
Le successive trasformazioni e variazioni del protestantesimo trovarono in Hutten, Zwingli, Muntzer, Pfeiffer e Calvino i continuatori della visione teologico-politica anche se disposti in qualche modo a introdurre elementi di rigenerazione e presa di coscienza primitiva come gli anabattisti.
Calvino, pur restando nell' area luterana pose le basi con l' "Institutio Christianae religionis" della visione religioso-politica che è una summa teologica della sua riforma ma è anche il fondamento ideologico della moderna società borghese; nel concetto di predestinazione il successo o l' insuccesso, il benessere economico o l' indigenza, sono la prova certa del favore o dello sfavore della divinità e la riprova dell' intervento orientato al singolo e non alla collettività.
Ancora una volta gli echi delle lettere di Paolo percorrono la storia con la visione di salvazione che ha per indice per i meritevoli anche la realizzazione dell' avere e che porterà poi alle soluzioni rivoluzionarie, porterà al sangue, porterà al dubbio della rappresentazione divina e cercherà nell' uomo e nelle sue possibilità un' alternativa alla dimensione metafisica.
".......e' piu' facile che un cammello passi per la cruna di un ago ecc......"
Tutto ciò fu dimenticato!
PROSPETTIVA ANTROPOLOGICA
" ....soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni.... "
Il deserto è il nulla....il deserto è l' attesa....il deserto è il vuoto.....il deserto è solo speranza......ma nel deserto accadde anche la rivelazione.
Esiste ancora l' antica ferita dell' esodo verso la terra promessa, esiste ancora il doloroso discorso della diaspora babilonese, esiste ancora nella lettera di Giacomo la consistenza del messaggio e delle visioni profetiche, esiste ancora la suprema realtà dell' elezione divina per il popolo ebraico.
Nella sua esortazione c'è il compendio delle norme dell' antica cultura derivante dalla condizione tribale nomadica, dal rifiuto della condizione di schiavitù e relativa anche se parziale sicurezza, per affrontare la ricerca di una terra propria e generativa, con la sicurezza per tutti i membri delle tribù dovuta al legame ancestrale del sangue e all' interdipendenza che esisteva tra il gruppo ed il singolo. Condizione questa di estrema sicurezza per tutti, dato che nella cultura tribale la sopravvivenza era assicurata dalla coesione e dalla completa parità dei componenti.
L' uomo apparteneva alla tribù e la tribù era a dispozione del singolo. Non esisteva il concetto di individualità ma veniva esaltato solo quello della comunità, e più forte si manteneva il legame più possibilità esistevano di accedere ad una organizzazione sociale solida e duratura. La parola e la promessa divine erano state pronunciate in questo contesto. Fede quindi collettiva non individuale, Legge divina regolante tutta la struttura sociale e le opere come manifestazione e sicurezza di sopravvivenza per tutti, anche per i settori più deboli ed indifesi che non potevano partecipare attivamente alla mutazione in atto.
L' intervento, che oggi possiamo definire di solidarietà, era quindi più naturale e più armonico, dato che lo stato di necessità poteva colpire chiunque e la certezza dell' attenzione e dell' assistenza era garantita dalla vicinanza di tutti i componenti della tribù.
Riflesso forse dell' antica età dell' oro, quando l' uomo integrato nella natura operava sempre in gruppo per qualsiasi azione vitale che riguardasse la difesa, la sussistenza, l' assistenza ed il destino del gruppo, destino confermato e consolidato dalla manifestazione e dalla certezza della dimensione sacrale.
Più di seicentotrenta norme regolative descritte nel Pentateuco e la grande sintesi mosaica costituivano la "Legge"; le antiche tradizioni orali all' origine della Bibbia scritte durante il periodo della cattività babilonese rappresentavano sempre la Legge morale e civile da rispettare per mantenere identità e certezza sotto la tutela del Dio.
Tramandare questa antica Legge era essenziale per il popolo ebraico sopratutto nel momento in cui la dominazione romana imponeva il suo peso alla Palestina e la difesa ed il sostentamento anche dei deboli significava rinforzare le strutture sociali, preparare assistenze, alleanze e guerrieri per quella azione disperata e di speranza che si rivolgeva all' attesa di un Messia in accordo con i messaggi profetici che davano inoltre la certezza della prossimità del regno millenario dei giusti dopo la fase apocalittica che avrebbe sanzionato la prevalenza del patto con il popolo di Israele.
Gi orfani, come preziosa eredità dei combattenti per l' indipendenza e per la fede rivelata ed esclusiva, nuovi futuri combattenti da allevare ed addestrare nel rispetto assoluto della discendenza ebraica, le vedove che dovevano ricevere aiuto per l' insulto fatto loro dai dominatori e per l' indigenza causata dall' eliminazione di un membro delle tribù.
Così ai tempi mosaici, così nel tempo della dominazione!
La stessa cultura dei movimenti zeloti di liberazione si ritrova nelle parole della lettera di Giacomo e non si possono trascurare gli scritti di Brandon e gli accenni neotestamentari che coinvolgono il cristianesimo primitivo palestinese in questa prospettiva di azione politica che troverà a Masada il suo ultimo esito.
Giacomo vede il pericolo reale nell' individualismo e nella diseguaglianza degli israeliti, vede anche la frammentazione dell' etnos nell' esperienza dell' urbanizzazione vissuta presso i Babilonesi ed i Cananei, vede il rischio nel coinvolgimento di razze, etnie e gruppi, senza alcun legame interno dove le diverse etiche erano espressione di realtà del sacro differenziate da quella di Israele, vede anche il pericolo dei percorsi politeistici sempre pronti a risorgere anche nell' ambito monoteista.
La salvezza quindi nell' azione responsabilità corale.
Solidarietà quindi per Giacomo con forti legami alla salvezza, con il rispetto delle tradizioni e della Legge consolidata nel tempo.
Orizzonte individuale per Paolo senza concessioni alla partecipazione all' etnia, senza concessioni all' elemento comunitario, preminenza quindi dell' apparato della fede e della fede nella fede per ottenere la salvezza, in definitiva annullamento di millenni di storia ebraica e del privilegiato patto con la divinità. Cultura generata per coinvolgere il mondo dell' occidente con le esperienze della polis greca e romana, con la memoria delle idee greche sulla dimensione metafisica dell' Essere in rapporto con la manifestazione e gi enti.
Due culture con la lacerazione e ricostruzione dell' apparato sacrale interpretato per offrire un messaggio di realtà ed attinenza a momenti evolutivi diversi.
Ancora oggi non abbiamo una risposta di certezza............
Ancora oggi il dubbio....
Ancora oggi l' attesa della soluzione apocalittica.......
Ancora oggi il silenzio!
PROSPETTIVA ESCATOLOGICA
Il discorso sulle opere e sulla fede nella dimensione antropologica conferma ancora una volta la visione globale sui fini ultimi dell' umanità come era vissuta sotto le due tendenze.
L' escatologia collettiva del primo nucleo palestinese cristiano coinvolgeva tutto un popolo, una stirpe, un' etnia e le opere dell' uomo era rivolte al collettivo per meritare attraverso la manifestazione apocalittica quel regno di mille anni affidato ai giusti o al popolo eletto da raggiungere anche con il rispetto assoluto all' antica Legge tramandata.
L' escatologia individuale della dimensione cattolica paolina annullava o allontanava i legami con il Senso del popolo e dell' etnia per risolvere il futuro del singolo nel rapporto della fede individuale con l' assoluto.
La figura del Messia divisa dunque nella doppia valenza del profetismo o della filiazione divina; il primo integrato in una cultura che lo assorbiva nella visione di riscatto di un popolo dal giogo romano e nel monito a mantenere l' unita e l' osservanza della Legge, il secondo nel distacco e nell' annullamento della Legge o nella sostituzione di questa nella figura divina a cui il singolo doveva riferirsi e rispondere.
La salvezza come termine finale dei due percorsi.
Una salvezza più accessibile e più umana per gli uni per la sua applicazione e verifica pratica, più intellettuale. spirituale e solitaria per gli altri legata al concetto della misericordia.
A supporto della visione di Giacomo vediamo come l' ebraismo è riuscito a salvarsi dalle persecuzioni. Il ghetto ha protetto gli Ebrei, ed il cattolicesimo nelle sue opposizioni ed anche persecuzioni si è rivelato funzionale per quell' isolamento che ha portato alla sopravvivenza; la shoah ha ridestato e resuscitato, in un orribile paradosso, una disperata volontà di non perdere la propria identità.
.......e l' identità del cattolicesimo si è sempre più dilatata, dispersa, allargata fino a perdere la consistenza del suo nucleo, la concretezza della sua visione si è fatta sempre più diafana e indefinibile.
Incombe sull' ebraismo la terribile profezia di Ezechiele :
" E ciò che vi immaginate in cuor vostro non avverrà, mentre voi andate dicendo: Saremo come le genti, come le tribù degli altri paesi che prestano culto al legno e alla pietra. Com' è vero che io vivo - parola del Signore Dio - io regnerò su di voi con mano forte, con braccio possente e rovesciando la mia ira" (20, 32-33).
La concezione ciclica del tempo è quella delle società arcaiche e tradizionali ma anche di quella greca:
" Dominato da un ideale di intelligibilità che assimila l' essere pieno e autentico a ciò che è in sè, all' eterno e all' immutabile, il greco considera il moto e il divenire come gradi inferiori della realtà, nei quali l' identità è colta, nelle migliori delle ipotesi, sotto forma di permanenza e di perpetuità, quindi di ricorrenza. Il moto circolare che asssicura il mantenimento delle stesse cose ripetendole, rinnovandone continuamente il ritorno, è l' espressione più immediata, più perfetta, e quindi anche più prossima al divino, di quella che al vertica della gerarchia è assoluta immobilità"
(Charles Puech - Sulle tracce della Gnosi)
In questa concezione non c'è spazio per la redenzione messianica intesa come risolutivo evento temporale di cui si attende l' accadimento nel futuro, al termine della storia, come suo perfetto compimento. Questa concezione può nascere solo nel concetto della linearità del tempo che è appunto quella prevalente nella Bibbia e in generale nell' ebraismo. E' corretto dire che l' idea della storia e della redenzione messianica insieme alla concezione lineare del tempo, sono un' unica e inscindibile realtà.
Ancora oggi dopo millenni, dopo eventi che hanno prodotto e distrutto civiltà, dopo tenebre risolte ed irrisolte, facili e scomparenti glorie, questa concezione incide profondamente sulle angolazioni del sacro, sul desiderio di conoscenza del destino individuale e collettivo, sul percorso del singolo e delle etnie.
Il problema escatologico è il problema della fine, della rivelazione ultima del destino degli uomini e del tempo dei giusti che dovrà seguire a questa rivelazione.
Giacomo e Paolo si sono scontrati su questo concetto di tendenza tra società tradizionali e moderne.
Prendere atto di questa reltà, che va oltre ogni asserzione di principi, significa comprendere uno dei drammi più profondi del percorso degli uomini, la shoah ne è una delle manifestazioni.
........ed in questo momento, 16 Marzo 1998, mentre rivedo la stesura di questi appunti, ascolto il comunicato del Vaticano sulla condanna dei cattolici che hanno percorso le vie dell' antisemitismo e scelsero il silenzio di fronte all' Olocausto!
VERSO UN' ETICA MASSONICA
" In un mondo che ha consumato tutto, che, moltiplicando senza limite i sensi, ha perso il Senso, il pianto è già un dono"
Sergio Quinzio, con queste parole, vedeva nell' emergere della realtà umana e storica la sopraffazione del Senso del sacro, la perdita della categoria aristotelica del Senso, la "koiné disthesis" greca, o il "sensus communis" latino in conseguenza della verifica del millenario silenzio di Dio e del nulla che aveva invaso le coscienze. Individauto come funzione dell' anima il Senso, il "sentire di sentire ", dava la possibilità di accedere alla categoria del trascendente e coinvolgeva tutta l' attività profetica del Libro.
L' attesa dell' Apocalisse non si era realizzata secondo le promesse ed aveva sottoposto il popolo ebraico a prove sempre più laceranti e distruttive, a percorsi di emarginazione e persecuzione quasi una nemesi per l' elezione divina.
Dal Betilo di Giacobbe fino al Tempio di Salomone la voce del Dio aveva parlato al popolo, poi venne il silenzio, la retrazione interpretata dai rabbini come atto per far posto al creato, come atto di fiducia verso un popolo a cui erano state date norme e Leggi, con la presenza del Libro nella versione masoretica e della Torà nella Sinagoga come garanzia del patto.
Passarono secoli, generazioni, ideologie......e nel Tempio massonico il Libro è aperto sull' ara, scelta di campo per antiche radici che non escludono qualsiasi altra opera di derivazione o suggestione sacrale.
Il Delta come simbolo di riferimento nella sua più pura astrazione, nell' ammonimento di un percorso verso la trascendenza.
Ma quale Legge?
L' etica aveva le sue leggi e regole relazionate all' assoluto.
Simboli duplici nel Tempio, colonne, pavimento, troppo spesso interpretati nell' ipotesi dualistica o gnostico-zoorastriana senza vedere anche quella scissione di livelli operata dalla mutazione della divinità che vide coinvolti Giacomo e Paolo, che provocò l' incertezza ed il silenzio insieme agli sforzi teologici di giustificazione.
L' uomo restò solo............e cercò con le sue risorse di giungere ad una soluzione.
Il passaggio fu dalle società tradizionali che prescrivevano comportamenti socialmente apprezzati ed accettati senza discuterne la legittimità a società post-tradizionali dove le regole venivano completamente stravolte o rigenerate.
Disorientamento etico, dovuto all' incapacità degli organismi collettivi di fornire riconoscimento e identificazione alle norme dell' agire; abnorme pressione sugli individui a cui si chiede di giustificare il perchè delle stesse norme senza che essi siano in grado di giustificarle.
Le conseguenze estreme sembrano essere l' accettazione nichilista della deriva, dell' assoluta equivalenza e interscambiabilità dei sistemi di valore oppure nel rischio di restare coinvolti in un sistema di reintegrazione degli individui, considerati come minorità, in istituzioni fortemente normative.
In questi due casi Weber individua un tragico conflitto politeistico (nel senso dei valori attuali) che finisce con l' esonerare gli individui dalla responsabilità sopratutto verso le istanze morali che li fronteggiano.
Resta il margine di interrogazione, del porsi problemi per tentare risposte di chi a tale sistema riduttivo non intende rasseggnarsi.
La riflessione critica ha portato a diverse considerazioni : da un lato è maturata la consapevolezza dello sviluppo unilaterale della razionalità moderna nel senso della scienza e della tecnica e ha suscitato l' esigenza di correggere questa unilateralità, dall' altro lato c' è la convinzione che la modernità e l' idea di ragione da essa prodotta non sono da considerare un progetto incompiuto bensì un progetto fallito.
Il tratto di unione dei due punti di vista è la convinzione che la modernità si trovi in una crisi decisiva e che la ragione, principio regale della modernità, non sia in grado di fondare e attivare nessuna istanza di fini, valori e contenuti universali in grado di orientare la vita dell' uomo.
Negli studi filosofici attuali si elabora il concetto di Habermas che presuppone come principio etico l' agire comunicativo, un modo di vedere nell' "Altro" un soggetto morale e complementare è la visione di Jonas della "responsabilità" come etica adeguata all' età della tecnica, pensiero antiupistico e concreto.
Non possiamo qui ampliare il profilo degli studi attuali che saranno oggetto di approfondimenti futuri e che fermamente crediamo fondamentali per la comunità massonica, per quella ricerca di sintesi che può dare una traccia o qualche suggerimento al procedere iniziatico, per rigenerare una prospettiva di ridiscussione delle interpretazioni utilitaristiche e di quelle trascendenti.
In quest' area, nel gioco dei fallimenti e delle ricostruzioni, nel gioco del collettivo e dell' individuale, nella risorgenza dei concetti che coinvolgono l' "Altro" e la "responsabilità", l' antica opposizione tra Giacomo e Paolo riveste ancora un ruolo fondamentale.
Nella ridiscussione etica la visione dei due personaggi con le loro fedi, le loro realtà e verità, il loro agire ed il loro proiettarsi nella storia è certamente uno dei punti di partenza e rifondazione, poichè la storia ed i millenni passano ma i punti nodali dello spirito e della definizione restano incontaminati.
L' esperienza iniziatica investe l' area sacrale, ogni azione ed ogni decisione va assunta con la convinzione di operare in quest' area, la realtà operativa delle Officine riflette un costante e responsabile salto di qualità rispetto al profano e temi come questo che investono la problematica del " tempo dei tempi " devono essere oggetto di meditazione e conoscenza.