I CULTI SOLARI DELL’ANTICA EUROPA

di Giovanni Marziano

Questo piccolo lavoro sui culti solari trae la propria origine dal fascino che da sempre la religione, in particolare quella del mondo celtico, hanno esercitato su di me. Nasce anche da una sfida al silenzio sull’argomento, lungo fino alla reticenza, degli archeologi, scettici e pieni di pregiudizi quando sono chiamati a pronunciarsi sugli aspetti religiosi dell’antichità remota. Tale pregiudizio, per quanto comprensibile, resta non di meno censurabile. I riti e la magia che un tempo facevano parte della vita quotidiana, essendo stati associati all’immaginifico, alla letteratura fantastica ed all’occultismo, hanno acquistato un’aura e sensazionalismo, che ha scoraggiato la ricerca scientifica. La mancata interpretazione in chiave religiosa delle testimonianze da parte degli autori moderni si spiega facilmente : infatti essi a buon diritto pongono la questione della propria capacità, in quanto archeologi, ovvero studiosi di cultura materiale, di indagare i processi di pensiero delle società del passato.

Tuttavia bisogna ricordare che gli scavi non riportano alla luce COSE, ma PERSONE, così come la storia dell’arte non è soltanto storia di OGGETTI, per quanto mirabili, ma è storia dell’UMANITÀ’. Per questa ragione non pare corretto tralasciare uno degli elementi essenziali della coscienza umana e cioè il riconoscimento da parte dell’umanità di forze superiori non controllabili e non comprensibili. Così, maldestramente, laddove si tratta delle raffigurazioni delle tombe megalitiche, dell’arte rupestre dell’età del bronzo, o delle sculture romano-celtiche, si riscontra non di rado la perversa tendenza ad attribuire i significati più diversi a simboli che si rifanno invece, in tutta evidenza, al SOLE. Non avrò il tempo di dimostrare come si dovrebbe che è possibile comprendere in larga misura la religione dell’antica Europa e che un’esplorazione accurata e sistematica delle testimonianze consente di penetrare l’atteggiamento dell’umanità antica nei confronti del sole, la sua percezione dell’esistenza di entità soprannaturali, le quali dovevano essere, di volta in volta, propiziate, placate, blandite o invocate. Dal Neolitico, e forse ancora prima, fino all’età romana, le comunità pagane dell’Europa tracciarono simboli, costruirono sacrari e foggiarono immagini corrispondenti al moto quotidiano e stagionale del sole, alle sue proprietà essenziali di fonte di luce e di calore, alle sue molteplici funzioni e associazioni.

In realtà sono proprio i modi in cui il sole veniva percepito e raffigurato a fornire le indicazioni più precise circa le credenze diffuse nel periodo in questione. Ed il sole poteva essere rappresentato sotto molteplici forme : un cerchio vuoto o provvisto di raggi, una ruota, una spirale, una croce uncinata o un occhio, alcune delle quali non evocano affatto l’immagine fisica dell’astro. Ciascun simbolo riflette un aspetto diverso, benché collegato agli altri, della natura o della funzione solare.

A partire dal Neolitico, tali motivi acquistano un ulteriore significato, venendo associati alla morte, un’usanza che si ritrova in tutto l’arco della preistoria.

Nel tardo Neolitico, ai motivi solari incisi sulle pietre tombali, si aggiunge un modo nuovo ed elaborato di costruire le tombe stesse, mirante a catturare i raggi del sole in determinati momenti del giorno o dell’anno. Le prime testimonianze relative a cerimonie e rituali complessi collegati al culto solare risalgono all’età del bronzo. Strutture come il monumento di pietra di STONEHENGE testimoniano una acuta consapevolezza della potenza del sole, il rispetto che gli era tributato, oltre alla capacità, da parte dei suoi adoratori, di servirsi dei movimenti sull’astro per fornire ai contadini uno strumento in grado di misurare le fasi dell’annata agricola.

I riti solari erano particolarmente diffusi nell’Europa settentrionale, dove le immagini di carri sormontati dal disco solare, come quello di TRUNDHOLM, in Danimarca, alludono a cerimonie che avevano forse lo scopo di persuadere il sole a tornare dopo l’oscurità invernale. Anche l’arte rupestre della penisola scandinava torna sovente su motivi solari, che alludono probabilmente a riti di fertilità ; e rituali molto simili sono testimoniati dalle incisioni della Val Camonica. In tutta l’Europa, simboli solari bronzei aventi la forma di piccole ruote raggiate venivano sepolti insieme ai defunti, a conferma del rapporto fra il sole e la morte cui ho accennato a proposito del Neolitico.

Sono piuttosto rare le immagini antropomorfiche di divinità solari risalenti all’età del bronzo, anche se la figura di argilla di DUPLJAJA, nell’ex Jugoslavia, potrebbe esserne un esempio. Ma quello che colpisce maggiormente e l’associazione fra simboli solari e immagini di animali, in particolar modo cavalli, cervi e uccelli acquatici, che, peraltro, precede il processo che rendeva antropomorfe le divinità solari.

L’età del ferro getta un ponte fra la preistoria più antica ed il periodo romano. In Europa, nella prima metà dell’età del ferro, la venerazione solare mantiene le modalità apparse nell’età del bronzo..

Ma a partire da quel momento i simboli solari compaiono con una certa costanza su armature e gioielli e danno forma ad oggetti votivi e talismani. Assistiamo inoltre al sorgere di uno stretto rapporto fra il sole e la guerra : simboli del sole, in quanto protettori dalle ferite, venivano collocati nelle parti più vulnerabili dell’armatura, in corrispondenza del capo, del torace e dei genitali. Permane l’associazione fra il sole e la morte, adombrata nelle epoche precedenti, e, non di rado, nelle necropoli dell’età del ferro gli amuleti solari sono gli unici monili presenti nelle tombe.

Il culto del sole conobbe la massima fioritura, in quanto religione ben definita sul piano formale, nell’Europa romano-celtica, a partire dal primo secolo d.C., quando iniziano a comparire divinità pienamente sviluppati e identificabili, rappresentate in forma umana e accompagnate da attributi solari. L’immagine del sole come essere soprannaturale si è ormai trasformata, da semplice simbolo visivo a vera e propria divinità e viene vissuta come forza delle molteplici funzioni.

La religione solare si esprime nel riconoscimento di funzioni evidenti del sole, in quanto fonte di luce e di calore, ma anche di poteri capaci di trascendere la semplice sfera naturale.

IL carattere dualistico dell’astro, ad un tempo oscuro e luminoso, attraversa ciascuna delle differenti fasi della storia europea, dalla preistoria all’epoca romano-celtica. Il disco solare di TRUNDHOLM, risalente all’età del bronzo, con un lato aureo, simbolo del "giorno" ed uno in semplice bronzo, simbolo della "notte", esprime un immaginario dominato dalla coppia vita-morte, assimilabile alle sculture celtiche del Giove-Gigante, in cui il dio del cielo si misura con le mostruose forze dell’oltretomba. L’immagine del dio sole nell’Europa romano-celtica mostra, almeno nelle sue forme più evolute, funzioni che, nei periodi precedenti, erano solo sottintese: sono i poteri del sole a reggere il cosmo, proteggendo uomini e animali e sono sempre questi poteri a regolare le principali attività umane, la riproduzione della specie, l’allevamento e l’agricoltura, la morte e la rinascita nell’aldilà.

L’atteggiamento dell’uomo dell’antichità nei confronti del sole può forse essere paragonato a quello del grande Vincent Van Gogh, il quale alla fine della vita era ossessionato dal calore, dalla luce e dal colore del sole. La sua storia narra di un cuore solitario che batte fra le mura di una buia prigione interiore, divorato dalla nostalgia e dall’angoscia, senza neanche sapere il perché, finché un giorno vede il sole, e nel sole riconosce il segreto della vita.

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