La Cattedrale di Parigi
a cura di
S. P.
Quando mi è capitata sottomano questa pubblicazione sulla fabbrica di Notre-Dame dal titolo "Les oeuvriers de Notre-Dame", mi sono ritornate alla mente non solo le immagini e le impressioni vissute durante le mie passate visite, ma anche tante altre cose. Nella presentazione fatta dal curato Jacques Perrier della Cattedrale si legge:
"Da più di 800 anni Notre-Dame è un cantiere intermittente. A cento anni dal suo inizio l'essenziale della costruzione era stato realizzato, ma nei secoli successivi hanno comportato una sorveglianza ed un restauro continui: quando ciò non avveniva l'edificio si ammalava. Di
questi periodi vacanti ricordiamo quello che le fu quasi fatale degli u1timi decenni del XVIII secolo. Ci volle infatti lo sforzo iperbolico di Viollet le Duc per salvare la Cattedrale con un restauro globale: maestri vetrai, carpentieri, copritori, tagliatori di pietre e muratori vi dedicarono tutta la loro conoscenza.Sappiamo che tra questi molti erano "compagni", come è indicato nella targa commemorativa. Ma questo saggio non ci racconta solamente del compagnonnage del XIX secolo: ci permette di risalire alle origini, e ciò grazie ai "compagni " d'oggi'. Questi hanno prodotto documenti; dai loro archivi, ci hanno aperto i loro musei; con essi siamo partiti alla ricerca delle origini e delle ispirazioni.
Come lavoravano questi antenati del XII e XIII secolo? Con quale spirito e quale ideale? Ancora oggi "compagni", discreti, ma tutt'ora vivi, continuano la loro opera di unione tra tecnica e generosità.
La Cattedrale è nata, tra l'altro, dalla sintesi della fede della Chiesa, il lavoro degli operai e il popolo di Parigi. Questo saggio è realizzato congiuntamente dai responsabili religiosi di Notre-Dame e i
"compagni " di oggi. E' destinato al popolo di Parigi e alla immensa folla dei "parigini per un giorno". Ciò che vi si dimostra non è solo documento: la storia che testimonia, gli uomini del quale parla, sono esemplari".Ecco che i ricordi si sono fatti più precisi: la memoria mi rimandava alla mente i castelli della Loira e del Rodano, dove ho trovato pietre e targhe scolpite ma anche messaggi incisi a mano: qua dei Templari si erano riuniti, qui erano stati imprigionati; qua dei "compagni" avevano lasciato inciso i loro segni, i loro simboli. E così pure per le Cattedrali.
Più sedi di compagnonnage ho visitato, quella che più mi ha impressionato, quella di Tours, l'ho trovata per caso girando per le vie della vecchia città. Un muro con una porta segnava l'ingresso ad un cortile ed un giardino interno: là si sposavano due edifici, l'uno la sede antica con archi e volte rampanti, carpenteria di legno, l'altro recente dava spazio ad aule, mense e dormitori. E nel cortile attrezzi e strumenti antichi e moderni: 800 anni di tecnica muratoria.
Vecchi alberi a fronda larga ravvivano l'ambiente naturale di serenità. Il paragone fu per me immediato con il campus universitario di Dublino; e non a caso penso, poiché la matrice storica e culturale dei nostri luoghi di insegnamento è unica; da questa ai giorni nostri il suo evolversi è stato in funzione sì delle occasioni di produrre e di ricercare ma anche dell'apporto e dell'influenza determinante dell'etica, delle regole ma soprattutto dei maestri.
Ma ecco di seguito il testo che mi preme porre a vostra disposizione.
Les oeuvriers de Notre-Dame
Perché questa costruzione?
Nel 1163 Maurice de Sully, antico professore di teologia alla scuola di Notre-Dame, divenuto Vescovo di Parigi decide di costruire una nuova cattedrale e non solamente perché l'antica sta cadendo in rovina, ma perché la popolazione di Parigi è talmente aumentata che è necessario un edificio molto più grande, ed anche, poiché nel momento in cui si cominciano a definire i quartieri se ne precisano le funzioni all'interno della città egli pensa si debba evidenziare il punto centrale dell'azione di Cristo tra i suoi fedeli, per la realizzazione della "cité". Per evidenziare questa unità in Cristo riunisce in un unico edificio la Chiesa nelle sue differenti funzioni per le lodi a Dio. Prima vi erano tre edifici: Sainte-Marie, destinata ai canonici per le lodi a Dio riuniti intorno al Vescovo; Saint-Etienne, per il popolo dove il Vescovo veniva a celebrare i sacramenti; il Battistero per coloro che ent ravano nella Chiesa per il Battesimo impartito dal Vescovo.
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Per evidenziare l'azione di Cristo in tutte le attività della "cité" non solamente si ammettono nella Cattedrale riunioni di attività profane, ma si iscrivono sui muri e sulle vetrate tutte le attività della "cité" figurativamente descritte (gli studenti, i mercanti, i contadini). Ma non comprenderemmo il senso profondo della volontà di Maurice de Sully e del Re di Francia, se non sapessimo che contemporaneamente alla Cattedrale (luogo di riunione del popolo costituito in Chiesa intorno al Vescovo) si prende anche la decisione di ricostruire la "Casa di Dio- che oggi noi chiamiamo "Hótel-Dieu" o "Hópital". Infatti non si potrebbero costruire i luoghi della presenza di Dio senza abbracciare la totalità delle sue azioni: grazia offerta agli uomini per poterLo invocare "PadreNostro", guarigione dei loro corpi offerta dalla carità de rave; Cristiana.
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Gli operai di Notre-Dame lavorano infatti anche per il Santo Sacramento, per la guarigione dell'umanità sofferente, per l'onore dei Corpi santificati a mezzo della Passione di Cristo. E' impossibile separare queste ragioni fondamentali dallo sforzo da essi compiuto. Perciò fu necessario abbattere le chiese preesistenti, trasformare completamente i luoghi, tracciare una strada (la "rue Neuve Notre-Dame").
Chi ha costruito Notre-Darne?
I costruttorí di questa Chiesa hanno lasciato tracce del loro passaggio. Ritroviamo infatti la firma del maestro muratore Jean de Chelles così come sappiamo della partecipazione di altri maestri muratori quali Pierre de Montreuil che costruì la Sainte-Chapelle e Villard de Honnecourt tra gli altri; si ritrovano statue della committenza: il Vescovo di Parigi Mautice de Sully rappresentato nella Porta di Sant'Anna e Eudes de Sully, il Re di Francia Luigi VII senza dubbio rappresentato alla Porta di Sant'Anna e San Luigi alla Porta Rossa nella via del chiostro Notre-Dame. Si sa che San Luigi aveva nominato San Tommaso d'Aquino consigliere del regno e che costui insegnava a Parigi durante la costruzione della facciata (1245-1272) e lo vediamo nella tavola pittorica di Nicklaus Manuel Deutsch al Museo delle Belle Arti di Basilea.
A quell'epoca i canonici ed i teologi collaboravano strettamente con i realizzatori di chiese per elaborate i programmi di ogni costruzione, il popolo stesso fu sempre associato a queste imprese, servendo da manovali agli operai. Ciò è evidenziato nella Galleria Superiore di Notre-Dame in una serie di figure popolari, libere opere di scultori che sono senza dubbio la firma e la traccia della loro opera.
La spiritualità degli operai di Notre-Dame.
Come e perché gli operai lavorano alla costruzione di Notre-Dame?
Non solo per fare un'opera d'arte e nemmeno una bella chiesa, contrariamente a quello che saremmo tentati di credere oggi, ma per rendere grazie a Dio venuto ad abitare tra gli uomini al fine di salvarli. E se hanno osato avere tale intenzione è perché sapevano di essere uniti a Gesù che in questi luoghi rende grazie al Padre suo nell'Eucarestia. Eucarestia infatti vuol dire presenza reale di Cristo e azione di grazia. E' la Bibbia, che ha guidato questo enorme lavoro di costruzione, che ce ne rivela in senso profondo. Gli uomini hanno sempre cercato di trattenere gli dei in terra tra di loro in templi sontuosi per ottenerne i favori. I templi degli Egizi come quelli di tutte le religioni custodivano i loro idoli onorati nel sacrifici.
Quando Davide giunto nella Terra Promessa volle costruire un tempio, Dio glielo impedì: "Non sarai tu a costruire la mia casa, io costruirò la tua dandoti dei figli, una discendenza che non finirà mai". Non si può racchiudere Dio, il Creatore di tutta la terra Padre, del popolo da Lui creato per la salvezza del mondo, non si rinchiude Dio in un tempio, per quanto bello esso sia, Egli viene ad abitare tra il suo popolo dandogli la vita, il vigore, il progresso e la gioia con grande amore.
Quando il re si fu stabilito nella sua casa e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all'intorno, disse al profeta Natan:"Vedi? lo abito in una casa di cedro e l'Arca di Dio sta sotto una tenda". Natan rispose al re:"Và e fa tutto quello che hai nel tuo cuore, perché il Signore è con te".
Ma quella stessa notte la parola del Signore fu rivolta a Natan in questi termini: "Và a riferire al mio servo Davide: Ecco ciò che dice il Signore: Sarai forse tu che mi edificherai una casa, perché vi abiti? ..... quando dovetti suscitare dei giudici sopra il mio popolo di Israele: lo metterò al sicuro da tutti i suoi nemici. Il Signore ti annunzia che ti farà grande e ti darà una lunga posterità. Quando saranno compiuti i tuoi giorni e tu giacerai con ì padri tuoi, Io farò sussistere la tua prole dopo di te, cioè il seme che uscirà dalle tue viscere e renderò stabile il suo regno". (11 Sam. 7, 1-5. 11-12).
E' il figlio di Davide, Salomone, che è scelto da Dio per costruire il tempio a Gerusalemme, il luogo dove sarà manifesto che Dio abita con il suo popolo e gli da vita. Dopo averlo costruito egli prega così:
"...... hai mantenuto al tuo servo Davide, mio padre, ciò che gli avevi promesso: tu glielo hai detto con la tua parola e l'hai compiuto con la tua potenza, come oggi si vede. Or dunque, o Signore, Dio d'Israele, mantieni al tuo servo Davide, mio padre, anche la promessa che gli hai fatto, quando gli dicevi: Non mancherà mai, con la mia assistenza, un uomo della progenie, che segga sul trono d'Israele; purché i tuoi custodiscano le mie vie, camminando davanti a me, come tu hai camminato al mio cospetto".
... "Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Il cielo e i cieli dei cieli non bastano a contenerti, tanto meno può bastare questo Tempio che ti ho edificato! Tuttavia tu, o Signore, mio Dio, guarda benigno al tuo servo che ti invoca e alla sua supplica; ascolta il grido e la preghiera che oggi il tuo servo eleva dinanzi a te, e tieni i tuoi occhi vigili, notte e giorno, su questo Tempio, sul luogo di cui hai detto: Lì sarà il mio nome! Ascolta la preghiera che il tuo servo ti ha rivolto in questo luogo; esaudisci la supplica del tuo servo e del popolo tuo Israele, in qualunque tempo, rivolti a questo luogo, ti preghino. Esaudisci dalla tua dimora nei cieli: ascolta e perdona . .... Anche lo straniero, che non appartiene al popolo tuo, se verrà da un lontano paese per amore del tuo nome". (1 Re 8, 24-25. 27-30. 41).
Gesù "Figlio di Davide" (Giuseppe apparteneva alla casa di Davide) annuncia ai suoi discepoli che non comprenderanno queste parole che più tardi, dopo la sua risurrezione: il luogo della presenza di Dio tra gli uomini è lui stesso. Il tempio è il suo corpo. Gesù disse a coloro che gli domandavano con quale autorità facesse dei miracoli:" Disfate questo tempio e in tre giorni io lo farò risorgere". Gli replicarono i Giudei:" Ci sono voluti 46 anni per fabbricare questo tempio e tu lo farai sorgere in tre giorni? ". Ma egli intendeva il tempio del proprio corpo. Quando fu risuscitato da morte, i suoi discepoli ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alle parole dette da Gesù. (Gv 2, 19-22).
Nel corpo di Cristo, il tempio, il luogo della presenza di Dio tra gli uomini, c'è la Chiesa. Cioè tutti coloro che sono uniti a Gesù perché egli ha dato loro il proprio corpo: l'Eucarestia.
... "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo". (Mt. 26, 26).
"Cristo è la testa del corpo, cioè della Chiesa..."(Col. 1, 18).
"ora,voi siete il corpo di Cristo e sue membra, ognuno secondo la sua parte. E Dio ne ha stabilito diverse nella Chiesa: in primo luogo gli Apostoli..." (1Cor. 12, 27-28).
Se gli operai di Notre-Dame mettono tutte le risorse della loro arte al servizio della loro enorme impresa
è per Il "corpo di Cristo, parti di uno stesso corpo gli uni degli altri". Essi operano perché, attraverso l'unione della Chiesa si realizzi e si manifesti agli occhi di tutti la presenza di Dio tra gli uomini. La costruzione del monumento permette la riunione della Chiesa (vescovo e popolo), ma permette anche di scrivere nella pietra per proclamare a tutti l'opera di salvezza che Dio continua a compiere. Una tale volontà non può essere che un'opera di grazia indirizzata a Dio e manifesta a tutti: al popolo di Dio, ai passanti, al mondo intero.Il loro scopo è la gloria di Dio e la sua manifestazione a tutti; per questo lavorano a Notre-Dame, è per questo che la chiesa di Notre-Dame è una unica preghiera in ciascuno dei suoi operai ed in ogni sua opera: l'unione delle opere del pensiero, della tecnica, dell'artigianato, espressa dalla preghiera di ciascuno degli autori dell'opera è l'azione della grazia del popolo di Dio; ed anche se uno o l'altro di loro falliscono temporaneamente in questa marcia di santità la stessa è ricondotta dall'insieme del corpo che è Corpo di Cristo, presenza di Dio che compie la salvezza degli uomini.
Questo è ciò che è necessario pensare davanti ad ogni pietra, davanti ad ogni espressione sia nel libri, nei contratti, nei compassi, nella pietra squadrata o nei regolamenti di vita che sostengono gli operai nella loro opera. Se per mezzo di questi documenti attraverso l'intera opera finita nel loro "murare", nel loro stato di grazia non avessero "reso" il loro intendimento gli operai allora avrebbero mancato il senso della loro opera.
La loro storia.
"L'architettura viene dal mare".
Nelle scuole primitive o nei laboratori dove si educavano gli apprendisti, la parola di passo era "catecumeni". In quel tempi dove tutto era simbolo, scrittura cantata, "il battello riverso", "il ponte apparecchiato", che canterellavano gli architetti pellegrini, rappresentavano il doppio segno dell'ogiva e della fede.
La foresta d'alberi con la cima congiunta, la voga sul mari, le mani in preghiera, il ponte dove le anime sono pronte all'ultimo viaggio tutto era chiaro, tutto era linguaggio poetico e codificato.
Ma chi erano questi uomini di genio?
Da dove venivano?
Chi aveva loro insegnato?
Il lavoro degli storici è arduo e la leggenda interferisce con la realtà.
Come scindere il vero dal falso, ed il mito nella storia è forse necessario? La loro leggenda racconta che ebbero tre maestri: Salomone, Jacques e Soubise.
"Per Salomone il punto di partenza è un brano della Bibbia:"Il re Salomone fece quindi una leva di 30.000 operai da tutto Israele, .... Salomone aveva poi 70.000 uomini addetti al trasporto del materiale e 80.000 scalpellini a lavorar pietre sul monte,.... Il re ordinò di estrarre grossi massi, pietre scelte e squadrate per le fondamenta del Tempio. Gli operai di Salomone e quelli di Hiram, come pure quelli di Gebal, le squadrarono: così furono preparati il legname e le pietre per edificare il Tempio."(1 Re 5, 2 7. 2 9. 31-32).
Certamente nulla in questo testo della Bibbia permette di affermare l'esistenza di un'associazione operaia simile a quella dei "compagni".
E pur sempre le relazioni conservate da questi ultimi, iniziano con una descrizione del Tempio di re Salomone con le sue dimensioni, il numero delle colonne, la loro altezza, larghezza, ecc.
Della leggenda del tempio non ne resta né documento né papiro, niente di scientifico che la sostenga.
Ma grazie alle firme, al simboli, alle linee e rapporti, nelle tecniche degli architetti e degli operai dell'antichità, che utilizzavano il braccio egiziano (0,525 m.), i "compagni" dell'occidente si riconoscono nelle stesse misure, negli stessi segni: le cattedrali furono costruite secondo la stessa unità di misura.
Quanto al maestro Jacques secondo alcuni sarebbe il grande maestro Jacques de Molay, bruciato a Parigi dopo la caduta dei Templari, per ordine di Filippo il Bello o secondo altri S. Jacques de Compostelle.
Il padre Soubise sarebbe stato un frate benedettino del XII secolo. E' d'altronde sotto l'abito dell'ordine di San Benedetto che questo fondatore è più sovente rappresentato. Egli avrebbe anche partecipato alla costruzione della Cattedrale d'Orléans.
Ma verifichiamo più compiutamente ciò che abbiamo, con testimonianze sulla maniera con la quale furono costruite le chiese romaniche e le cattedrali, testimonianze scritte come "la canzone del gesto" dei quattro fratelli Aymon che ripercorre la via di Renaud de Montauban che "per fare penitenza se ne
andò a proporre i suoi servizi al maestri muratori", ciò avveniva a Colonia verso la fine del XII secolo o l'inizio del XIII.Ben avanti questa data esistono manoscritti come quello che informa il Vescovo di Trèves dell'invio di muratori italiani nel 549, così nel 940, per la costruzione del monastero di Schilden in Westfalia si fanno venire dalla Gallia dei "fabri murarii ed cimentarii" (tagliatori e posatori di pietre). Ciò comprova l'abitudine al viaggio, nei tempi più antichi, da un cantiere all'altro. Gli statuti di Etienne Boileau alla metà del XIII secolo trattano dei "muratori,tagliatori di pietre e dei muratori in generale" di Parigi, e vi si apprende che i tagliatori di pietra sono esenti da tasse.
Altre e tante testimonianze le ritroviamo nelle meravigliose vetrate della Cattedrale di Chartres dove sono raffigurati gli operai al lavoro, siamo poi informati sul modo di costruire dal manoscritti medioevali, dalle differenti incisioni e miniature ivi contenute. Quanto alle leggi interne che reggevano tali differenti professioni, dei loro statuti poco o nulla abbiamo; si può supporre che uniti per praticare il loro mestiere (pietra o legno) questi uomini, quasi certamente illetterati, furono educati da frati cistercensi che avevano scoperto la grafica geometrica. Decifrando, ricopiando nei loro monasteri papiri o documenti scritti che venivano soprattutto dal bacino del Mediterraneo essi studiarono i noti elementi geometrici e le regole di Euclide (111 sec. a.C.). Si può supporre così che quasi certamente i frati benedettini, i potenti duchi di Bourgogne, i grandi maestri degli ordini cavallereschi aprirono allora cantieri, assunsero oper ai, insegnando loro il mestiere.
A questa epoca (con Garin de Troyes) San Bernardo di Clairvaux attirato dall'arte scopriva e realizzava il sistema strutturale dell'incrocio di ogive; così Huges de Payen istituiva la regola dei suoi cavalieri: i "Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone".
Questi cavalieri che partirono in crociata erano seguiti da una vera e propria armata: quella dei poveri e degli operai, e tutti riuniti (l'equivalente del genio nelle armate moderne) andarono in Terra Santa a costruire ponti, cappelle o basiliche. Una stessa regola per tutti: austerità, abnegazione, coraggio e fede in Cristo.
Tale regola è giunta fino a noi in tre copie del XIII e XIV secolo conservate a Roma, a Parigi e a Dijon. La primitiva regola ispirata da San Bernardo e annessa al Concilio di Troyes (1128) fu migliorata e sviluppata più tardi. Essa è indirizzata sicuramente al cavalieri ma anche ai sergenti e ai "fratelli di mestiere". Le opere di questi ultimi sono ancora imitate in Medio Oriente. Ma non tutti partirono e si cominciò, attraverso l'Europa, a seminare in Francia, Italia, Inghilterra, Germania; dovunque ritroviamo esempi di plastica ornamentale, della tecnica delle ogive, delle rose fiammeggianti, dei Cristi in gloria. Tutte le cattedrali portarono la testimonianza di questo passaggio, spesso del loro genio artistico; e spesso senza clamore, senza documenti specifici se non quei segni sulle pietre, sul legno o sulle vetrate; segni di operai in atto di ricevere la mercede, ma anche segni particolari personali dei quali ci è spess o difficile conoscere il senso, ma la cui logica forse è comprensibile da atti paralleli.
E' della metà del XV secolo il "colloquio" di Ratisbona. Nell'aprile 1459 tagliatori di pietra venuti dai quattro angoli dell'Europa si riunirono a Ratisbona, in una sorta di convegno la cui anima sembra essere stato Jost Dotzinger, maestro muratore, capo d'opera della Cattedrale di Strasburgo.
A quei tempi a lato di ogni grande cantiere si costruiva una "loggia" dove si potevano eseguire lavori specifici protetti dalle intemperie. A capo di questi "operai della loggia" si trovava un maestro muratore responsabile de "l'osservanza degli statuti e dei costumi di tradizione", sotto di lui il "parlier" o "parleur" incaricato della comunicazione e della verifica con i "compagni" e gli "apprendisti". I compagni erano allora legati da un'insieme di prescrizioni religiose: i Sacramenti, la presenza agli uffici religiosi, la proibizione di frequentare donne di malaffare, di dedicarsi al gioco, ecc.: di prescrizioni professionali, di obbedienza al maestro, di conservazione del segreto professionale, del saluto rituale, del pagamento di ammende in caso di trasgressione.
L' apprendista che aveva terminato il proprio apprendistato sotto la loggia vi poteva restare a sua volontà o trasferirsi in altri cantieri e così si faceva riconoscere di loggia in loggia grazie a segni di riconoscimento.
Per poter essere classificato come "parlier" o maestro responsabile occorreva aver viaggiato ed aver conoscenza delle lingue.
Gli statuti di Ratisbona furono approvati dall'imperatore Massimiliano. Posti sotto il patronato dei quattro santi coronati (patroni dei tagliatori di pietre) gli Statuti regolavano il lavoro dei compagni delle altre organizzazioni di mestiere.
E' dunque grazie a questi documenti giunti a noi che conosciamo il loro tipo di organizzazione all'inizio del XV secolo. La Biblioteca Nazionale di Parigi possiede, tra gli altri documenti, una bellissima miniatura rappresentante il ricevimento rituale dei compagni carpentieri da parte del gran maestro dell'ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme e Rodi: Jean d'Aubusson. Ginocchio a terra la fronte decorata dai propri colori, la sua ascia posata per terra il compagno è toccato alla spalla dal gran maestro. Sappiamo che certi compagni vetrai avevano diritto di portare la spada.
Questo rituale ci ricorda lo stesso che noi conosciamo, per altri documenti, come il rituale della cavalleria. L'opera forse più importante sulla rappresentazione grafica delle cattedrali è senza dubbio quella conservata nella Biblioteca Nazionale di Parigi: il blocco di appunti di Villard de Honnecourt che senza dubbio fu anch'egli un compagno d'arte.
Per ogni cattedrale i disegni tracciati erano conservati nell'Opera e qualcuno di essi sono rimasti intatti fino a noi. A Strasburgo (al Museo dell'Opera di Notre-Dame) ritroviamo un insieme di note scritte ed un disegno contenente su una faccia il progetto del coro di Notre-Dame e sull'altra la pianta della Cattedrale d'Orléans. Vi ritroviamo anche i famosi quaderni di Erwen de Stenbach sulla Cattedrale di Strasburgo, i calcoli della "freccia" firmati da Ulrich d'Ensingen.
Ma parte di questi nomi conosciuti di maestri d'opera, quanti furono invece anonimi, quanti passarono da un cantiere all'altro per tutta una vita?
Coloro che cominciarono a Parigi con Maurice de Sully le opere della punta dell'isola del battello riversato, l'ammirevole gioiello di Notre-Dame, gli operai che firmarono con loro segni pietre in angoli nascosti, questi conobbero il duro lavoro, il freddo, le malattie. Ma possiamo anche solo immaginare, quale fu la base mistica di questi uomini?
Abbiamo parlato della loggia senza spiegarne il significato. Questo termine appare nel XIII secolo per descrivere una costruzione in legno o in pietra situata a latere dell'opera da realizzare, dove gli operai potevano lavorare comodamente al riparo dalle intemperie. Troviamo la stessa parola in Germania (Hútte) e in Italia (cascina). Le logge sembra abbiano riscosso esenzioni specifiche soprattutto in fatto di giustizia nelle città dove avevano sede. Esse avevano un maestro responsabile, in Inghilterra il termine usato fu di "muratore franco". Fu nel 1376 che troviamo per la prima volta il termine di muratore franco. Due interpretazioni sono possibili:
1)
il termine ha un rapporto con la materia che gli operai lavorano: la pietra franca;2) fu un'allusione alla franchigia in termine di imposta e di giustizia della quale usufruivano.
Le parole francesi "loge", "francmaçon" sono esclusivamente professionali. Al contrario dell'attuale franca massoneria che dal XVIII secolo è divenuta speculativa.
Ispirandosi a certi statuti di compagnonnage o di settori dissidenti si poterono ritrovare in Inghilterra, nella prima metà del secolo XVIII, alcune società segrete ispiratesi agli usi e alle terminologie del compagnonnage. Nel 1723 Anderson redige una particolare Costituzione. Malgrado qualche termine in comune questa framassoneria non è derivata dal compagnonnage e resta senza legame con esso. Le sue idee si sparsero in Francia, e riprendendo l'antico termine francese, alcuni gruppi si riunirono in logge secondo i regolamenti generali dalle Costituzioni di Anderson.
La loro formazione.
L'insegnamento era indirizzato a dei giovani che non sapevano leggere.
Durante il Medioevo e nel secoli successivi fino al XIX questi giovani si trovavano ai margini della società senza formazione umana. E così è la loro personalità e cultura che il "Terzo Ordine" intende formare, ammettendoli. L'educazione verte sugli aspetti umani, spirituali e tecnici. Questi giovani che devono essere formati per il resto della loro vita non possono essere immessi nel mondo del lavoro senza una mestiere preciso. E cosi
è con l'apprendistato e l'esercizio di un mestiere che essi scoprono che la vita non ha valore e forza senza una base spirituale ed in questo senso si spiegano le varie tappe della formazione, la pedagogia pratica applicata; un esempio figurativo di questo tipo di indirizzo lo si trova sul frontone del Tempio di Pietra. Ogni giovane è in principio solo uno "stagiaire" non &egraNon è quindi in una scuola vera e propria nel senso moderno del termine che il giovane è formato, egli invece circola di laboratorio in laboratorio, di città in città, ed un certificato personale gli è rilasciato perché di luogo in luogo egli si riferisca al fondamenti spirituali, morali e tecnici di guida comune. E questa è la funzione della spiritualità della "confraternita" ma anche della personalità di ciascuno.11 certificato contiene quindi un insieme di regole e gli è rilasciato piegato perché lui solo possa consultarlo, verrà infatti chiamato il "tratto quadrato" perché è piegato a forma di quadrato. In ogni città l'aspirante si presenta dal momento del suo arrivo ma si presenta soprattutto a quella che sarà la sua "madre" di questa città, che veglierà sulla sua vita morale sostenendolo nel momenti difficili. Il ruolo di "madre" su l piano sociale è considerevole, in ogni città essa accoglie ogni itinerante che presso di lei trova albergo e tavola apparecchiata ancor prima di avere lavoro. Essa lo presenta ad altri compagni così come risulta descritto figurativamente in molte vetrate. Si comprende come un regolamento stretto ne definisse il ruolo e come le trasgressioni al mutuo rispetto tra questi uomini spesso rudi erano sanzionate energicamente. Come formare al mestiere un giovane senza cultura?
La tradizione dei compagni racconta che sono i cistercensi i quali a partire dal XII secolo elaborano una pedagogia che non abbisognava di una formazione di base speciale: il cosiddetto "trait". Era una maniera d'abbordare in forma visiva senza calcoli complicati i problemi pratici nel campo delle costruzioni. Geometria basata sulle proporzioni, moduli realizzati a partire dalla squadra e dal compasso, dalla corda a nodi o dalla canna.
Usato per la costruzione di carpenteria o di lavori in pietra, il "trait" è eseguito sul suolo e a partire da questo disegno si definiscono i volumi.
Ma come l'aspirante era ricevuto dal compagno? La realizzazione del capo d'opera era un vero e proprio esame di capacità tecnica. Saprà esercitare l'aspirante il mestiere e con competenza? E qui dobbiamo diffidare del senso specifico della parola, all'inizio non si tratta di un'opera eccezionale ma di un'opera semplice, corrente ma che doveva essere ben eseguita. E' solo poco a poco che il capo d'opera diviene un'opera straordinaria simile alla tesi degli universitari che tende a limitare il numero dei dottori . All'inizio il capo d'opera vuole significare che vi è capacità tecnica ad essere ammesso in un laboratorio, ad essere cioè integrato in un intero cantiere. Ma non è sufficiente essere un buon tecnico, è necessario infatti avere anche una vita spirituale e morale per essere un operaio, un artigiano di fiducia al quale possono essere affidate delle opere con un contenuto spirituale.
Così il raggiungimento del titolo di compagno comporta la celebrazione di un impegno di terzo ordine. Il responsabile, il maestro, lo riceve nella confraternita, promettendo a lui preghiera e sostegno da parte dell'intera confraternita poiché si compia la sua vocazione a condizione che il nuovo compagno prometta di vivere secondo le regole spirituali e morali che lo rendono degno di offrire il suo lavoro a Dio e di essere onesto e caritatevole in ogni occasione.
Il "compagnonnage" al servizio del perfezionamento.
A voi, imprenditori, operai o artigiani che amate il vostro mestiere la parola
" compagnonnage" deve certo ricordarvi qualche passato. Forse quello di un'epoca che pensate finita come quella durante la quale il vostro nonno con qualche compagno di mestiere. la vanga sulle spalle e la canna in mano percorreva con gioia le grandi strade della nostra bella Europa. Immagine che la televisione ci ha restituita in racconti più o meno verosimili e sotto un'ottica molto simile a quella dei film western. Immagine pittoresca che non possiamo evocare certamente senza qualche nostalgia quando ci tornano alla mente tutte quelle opere di architettura e quei tesori di arte popolare che quegli operai avventurosi ed entusiasti hanno lasciato sul loro passaggio. Immagine di un tempo passato? E perché quel tempo sarebbe passato? Dicono i compagni d'oggi.I giovani di oggi amano viaggiare quanto quelli di una volta e le complicità, le affinità tra uomini di uno stesso lavoro sono ancor oggi vive.
Perché dunque il compagnonnage sarebbe passato tra i secoli, sopravvissuto a tante guerre civili, religiose o internazionali avrebbe subito così tante rivoluzioni tecniche, politiche o industriali per morire ai nostri tempi dove tanti giovani hanno ancora bisogno di lui? Perché il
"compagnonnage" al XX secolo è tuttora la più appassionante delle avventure professionali, dunque non è unicamente un'immagine del passato. t sempre vivo, e ben vivo, ancor oggi, fedele alle sue tradizioni ed ai compiti stabiliti: servire il lavoro e servire al progresso degli uomini con il lavoro.1 giovani operai aderenti al compagnonnage non viaggiano più a piedi come nei tempi antichi dei secoli passati: adottano i sistemi di trasporto dei nostri tempi, ma viaggiano ancora, in coppia o in gruppo, di città in borgata dove li aspettano dei lavori interessanti anche in periodo di recessione.
E' un'esperienza splendida di fraternità in un ambiente di fiducia reciproca e di interesse professionale pieno di entusiasmo. Ma cos'è in effetti il compagnonnage? La sua spiegazione sta in due linee: è un movimento per il perfezionamento professionale dei giovani operai dell'artigianato e dell'edilizia fatto con viaggi e con lo studio secondo la tradizione, è il prolungamento di un metodo di insegnamento tecnico e filosofico l'uno compenetrante l'altro dei quali il principio rimonta molto lontano nei tempi e nella storia degli uomini. Quanto oggi noi traduciamo dalla formula: non vi è scienza senza coscienza. Così i compagni hanno costruito le cattedrali e oggi noi li ritroviamo nelle realizzazioni più moderne. Una lunga tradizione, tale è la storia del compagnonnage che ha certamente mutato d'aspetto nel corso degli anni. L'immaginazione popolare così si libera in fantasie sulle sue origini e sul suo mistero e tuttavia una cosa è certa il compagnonnage come organizzazione dei lavoro avanti lettera non ha alle proprie origini movimenti clandestini poiché le leggi durante il Medioevo autorizzano solamente le corporazioni di mestiere ed in più esse erano protette dal potere reale o dal potere religioso. Durante il XIX secolo il movimento conobbe una forte popolarità dovuta alle modificazioni che si richiedevano nel mondo del lavoro in piena evoluzione secondo tentativi di organizzazione e di nuove proposte degli economisti rivoluzionari dell'epoca.
L'ipotesi di un compagnonnage clandestino per il gran pubblico, fatta da Agricol Perdiguier sembra appoggiare le teorie dei "furieristi". Ma non era forse il modello di una società umana dove datori di lavoro e operai potevano vivere in buona armonia? Ma non era questa forma organizzativa in condizione di contraddire le nuove tesi della lotta di classe preconizzata da Carlo Marx? Oggi i compagni restano orgogliosi di perpetuare le più antiche tradizioni di mestiere dell'artigianato e dell'edilizia; hanno creato luoghi di raccolta o scuole dove si fanno corsi serali, dove i giovani itineranti possono durante i loro "stages" trovare alloggio e tavola imbandita a prezzi convenienti. L'assiduità ai corsi è indispensabile e richiesta per i giovani mentre ne sono dispensati i più anziani che rappresentano per gli allievi i fratelli anziani i quali si comportano come tali. In queste sedi la vita si svolge secondo uno spirito comunitar io e in un ambiente di fraternità. Il debuttante si impegna a rispettare le tradizioni e, con una disciplina liberamente accettata, a partecipare alla buona riuscita della società che lo accoglie. In queste sedi il giovane debuttante sarà in contatto con uomini di grande valore professionale per i quali l'amore del mestiere costituisce l'essenziale della loro vita, tali contatti sono profondamente fervidi di ricchezza e solo l'ambiente speciale del compagnonnage può provocarli con una tale ampiezza, e ciò a condizione di avere terminato il proprio apprendistato ed essere capace di guadagnare la propria vita, praticando il mestiere.
(tratto da "Hiram", n. 6, giugno 1986, pag.177 - Ed. Socetà Erasmo)