(da "La Tavola del Mese", Pubblicazione mensile a cura della R.L. STELLA D’ITALIA VITA NOVA n. 1051 all’Or. di Torino)

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ALCHIMIA

Tavola del F.llo Castagna

Le vie scarsamente battute, quelle meno dense di speranza affettuosa, di sicurezza benevola ed anche di rigore storico, sono quelle scelte, a volte, dall'avventurosa trama dello spirito per dispiegarsi e per coinvolgere la coscienza individuale.

Questo per dire subito che l'alchimia può essere una di queste vie. Resa sterile, come sì sa, da visioni del mondo più quantitative, più tese verso 1'immediatamente efficiente, verso- il banale della conquista e del possesso, questa arte sacra "coinvolge" ancora, se non altro per la sua poeticità, per la sua capacità di vivificare e creare metafore letterarie.

L'alchimia è stata considerata un'imprecisione scientifica, un modo puerile di coinvolgere gli accadimenti e la conoscenza o, anche, un rifugio per parafrasi mistiche ed esoteriche, un formulario "in punta di segreto", che unisse eletti ed eleggibili.

L'alchimia è l'arte chimerica che cercava di individuare la sostanza di costituzione solida (detta pietra filosofale) o liquida (elisir di lunga vita) avente la proprietà di fermare la decomposizione delle materie organiche o di rinnovarle per dare all'uomo l'eterna giovinezza.

Nella pietra filosofale si identifica anche l'elemento atto a tramutare la materia ed a trasformare i metalli vili in oro.

Sebbene non si abbiano elementi precisi circa l'epoca in cui gli uomini si occuparono per primi di questa eterna illusione, si può ritenere che essa abbia avuto origine negli ambienti greci doll’Egitto del sec. 1° d.C. Infatti il nome può derivare da KHEM, che era 1'antico nome dell'Egitto, dove erano praticate le arti della metallurgia e della tintura, o da KHEMIA, parola greca che si riferisce alla coltivazione delle piante da frutto.

Le conoscenze della pratica egiziana si fusero con le teorie greche in quella culla di cultura che era Alessandria durante il regno dei Tolomei. Le prime opere, infatti, furono scritte in greco ed attribuite

a personaggi fantastici o, falsamente a personaggi effettivamente esistiti. L'arte alchemica subì, nel periodo in cui l'Egitto era parte dell'Impero Romano, una modesta involuzione, sebbene proprio nel 300, un alchimista egiziano di nome Zosimus pubblicò una enciclopedia alchemica di 28 volumi.

Praticamente già in quest’epoca, gli alchimisti orientarono le loro ricerche alla particolare arte di trasformare i metalli vili in oro. Nel 1'interesse della segretezza (o forse nel tentativo di celare le frodi) essi svilupparono un gergo piuttosto oscuro, noto ai soli iniziati, e si dedicarono alla pratica di riti semimagici. I cristiani, in particolare, vedevano gli alchimisti come i possessori dei segreti pagani e demoniaci, per cui quando il Cristianesimo si impose sulle altre religioni, l'Alchimia declinò.

In seguito alla conquista dell'Egitto da parte dei Musulmani con la presa di Alessandria del 640, gli alchimisti greci si trasferirono da Bisanzio, lasciando tuttavia influenze anche nella cultura araba. L'alchimista più noto di questi anni è infatti Khalid ibn Yasid, principe della stirpe degli Omniadi e considerato il fondatore dell'Alchimia araba.

Da questo momento in poi l'alchimia attraversò, senza dubbio, il periodo più intenso e fiorente della sua storia. Uno dei massimi esponenti dell'VIII secolo fu appunto l'alchimista arabo Jabir, conosciuto nella tradizione latina come Gebero Gheber. Di lui non si hanno molte notizie; però dai suoi scritti, qualora siano autentici, si deve concludere che la scienza era già allora molto avanzata perché egli descrive apparecchi per l’eboi1izzione, filtrazione ed evaporazione, assai perfezionati. Conosceva la metodica per la preparazione dello acido solforico, del nitrato d'argento, dell'acqua regia e di vari Acetati. Egli riteneva che la materia solida contenesse un principio metallico (il mercurio ) ed un principio infiammabile (lo solfo ) e che dalla particolare manipolazione di questa due sostanze fosse possibile formarsi l'oro.

Questa teoria diede vita alla ricerca di nuovi metodi di trasmutazione. Si immaginò che una sostanza capace di far accadere una trasmutazione potesse essere isolata sotto forma di polvere. Gli arabi chiamarono questa sostanza "al iksir" (la sostanza asciutta) che divenne poi per gli europei "elisir". Veniva anche identificata con la “pietra filosofale" ossia con il principio della panacea universale in grado di porre rimedio d tute le malattie e conseguentemente di prolungare la vita (elisir della vita).

Intorno all'anno mille, il fisico Ibn Sina detto " Avicenna " riassunse tutti quelli che erano stati i progressi più recenti negli studi alchemici ma realisticamente espresse forti dubbi sulle realizzazione di queste trasmutazioni. A quell'epoca, comunque, 1'Europa stava faticosamente emergendo dal peggior periodo di oscurantismo che era succeduto alla distruzione dell'Impero Romano ed affiorarono imprimi interessi alla cultura araba. Nel dodicesimo secolo vennero infatti tradotti numerosi testi scritti in lingua araba in latino o addirittura in italiano, tra cui le opere di Ibn Sina Avicenna da parte dell'italiano Berardo da Cremona.

L'alchimista tedesco Albertus Magnus pubblicò la descrizione di metodo per la preparazione dell'arsenico; egli è il primo uomo a cui sia stata accreditata la scoperta di un elemento chimico (in senso moderno) della storia. Pressapoco nello stesso periodo l'alchimista spagnolo Arnoldo Da Villanova descrisse gli effetti dei vapori ottenuti dalla combustione del carbone, effetti che ora noi sappiamo essere dovuti al monossido di carbonio.

Comunque le ricerche per la trasmutazione dei metalli in oro e per l'elisir di lunga vita oscuravano completamente queste pratiche e lodevoli scoperte di onesti sperimentatori. L'alchimia divenne un terreno di caccia felice per uomini senza scrupoli, ciarlatani e frodatori attirati da facili guadagni .

Fortunatamente intorno al 1500 si sviluppò un nuovo spirito. Il fisico svizzero Paracelso (1493-1541) denunciò la preoccuppazione degli alchimisti circa le difficoltà nel1'ottenere la trasmutazione dei metalli in oro e da uomo geniale quale era orientò sue ricerche verso l'ottenimento di rimedi sintetici di origine minerale e vegetale, segnando i primi passi della moderna chimica farmaceutica.

Altri valenti alchimisti furono; il Libavio, che nella sua Alchimia pubblicata nel 1597, descrisse il metodo di preparazione industriale dell'acido solforico; Van Helmont (Bruxelles, 15575 che per primo adopero la parola Gas, si dedicò allo studio degli aeriformi e dell'anidride carbonica, da lui chiamata gas silvestre, dimostrandone la provenienza dal calcare e dalla fermentazione del vino e della birra.

Ma l'estendersi delle nuove conoscenze doveva offrire nuova esca alle mai estinte speranze degli alchimisti e nei secc. XV e XVI le ricerche dell'elemento capace

di creare l'oro e di dare la salute perenne divenne frenetica; presso tutte le corti l'alchimia prometteva miracoli e lo stesso duca Emanuele Filiberto di Savoia si dedicava personalmente alle ricerche. Successivamente, il progredire delle cognizioni, la scoperta di sempre nuove sostanze chimiche e la loro applicazione indù striale non potevano che screditare l'alchimia, rimasta ferma alle originali ambizioni ritenute ormai prive di serietà.

L'alchimia termina ufficialmente alla metà del XVIII secolo dei fenomeni chimici fissando per primo una nomenclatura per distinguere i corpi semplici dai composti e dando il via alla chimica moderna.

Ciò nonostante l'alchimia non è morta e la speranza di creare l'oro ogni tanto risorge con nuova fede. Nel 1799 Jane Stephens vendeva al governo britannico un suo segreto per la produzione dell'oro ed ancora nel 1935 Dunikowski eccitava la stampa con la rivelazione del suo metodo di estrazione dell'oro dalle sabbie silicee.

Ad ogni modo, sia che l'alchimia voglia intendersi ancora come "1'arte di fare 1'oro"o di trovare nuovi rimedi contro i mali del mondo, il suo significato intrinseco non può non essere correlato al profondo anelito dell'uomo di ricercare se stesso, di porsi al centro dei fenomeni che accadono in quel misterioso universo che lo circondano ed in qualche modo di poterli manipolare.

L'alchimia riconosce il segno del sacro sforzando e accentuando la conoscenza di meccanismi naturali; ogni manifestazione del reale è sempre qualificabile e quantificabile sotto lo aspetto di un'analisi "scientifica". E' un gioco sottile in cui le forze della natura possono vincere, se se ne scoprono le regole, anche se stesse. Lo studioso di alchimia è sempre obbligato a formulare perfino all'interno della sua chiave metafisica delle metafore di tipo naturalistico. E' quanto ricorda Burckhardt; "Nell'alchimia le due forze raffigurate sotto forma di serpenti o di draghi sano lo zolfo ed il mercurio. Il loro modello macrocosmico consiste nei due movimenti crescenti e diminuenti descritti dall'orbita solare, separati dai solstizi d'astate e d'inverno.

Par guardarsi dentro occorre prendere in esame gli elementi e osservarne le disposizioni al1'interno di se stessi. Quando il fatto avviene si deve osservare quale elemento giochi il ruolo preponderante, che cosa cioè si esalta in noi, in quel momento, della terra, dell'acqua, dell'aria o del fuoco, in base ovviamente all’equazioni tradizionali;

Terra = corpo fisico (base somatica + corpo eterico)

Acqua = carpo emotivo ( o astrale)

Aria = corpo mentale

Fuoco = Spirito (o Se transpersonale, Io sono, Atman,)

Entrando maggiormente nei dettagli dei quattro elementi dominanti i processi alchemici si potranno osservare le molteplici assonanze con la pratica cabalistica ed iniziatica:

La Terra è la base, il fondamento il corpo fisico, il cadavere, Saturno: il passaggio della Terra è la conoscenza del corpo fisico, delle sue pulsioni, delle sue soddisfazioni dei suoi capricci.

Il passaggio dell'Acqua è l'analisi ed il controllo delle emozioni. Quanto più la nostra sensibilità si affina, tanto più le acque tendono a crescere. Le acque sono la matrice primigenia, l'occasione dell'esistenza, la condizione elementare per le pulsioni tristezza-pianto, gioia-sorriso, amore-esaltazione, ecc.ecc.

Per attraversare le acque che lo dividevano dalla salvezza, il popolo di Israele ebbe bisogno di Mosè, cioè della guida illuminata e sicura che ha il potere di comandare gli elementi. Questa guida è la mente, cioè l'Aria, cioè il terzo passaggio che si snoda sotto il segno della volubilità di Mercurio. Mercurio è 1'elemento più duttile che esista in natura, è un semifluido-semisolido che sfugge al controllo meccanico e, al tempo stesso, dotato di una profonda vitalità. Rappresenta 1'aria, la mente, a sua volta, duttile, viva, agile, imperiosa.

Poi, c'è il passaggio dell'ultimo elemento: il fuoco. Il Fuoco che va in alto, che stabilisce un ponte fra questo mondo e i mondi più sottili. E' il Sole, che scalda, vivifica ed esalta, ma che può anche bruciare ed essere causa di una rovina irreversibile.

Ritengo opportuno concludere questa mia breve a superficiale trattazione di un argomento che erroneamente immaginavo facile ed ampiamente documentato con alcune considerazioni di carattere puramente personale e conseguentemente discutibili;

La prima riguarda la correlazione che può esistere fra il tempio alchemico ed il tempio massonico; nel primo prende avvio la trasformazione della materia, ma, soprattutto, scocca la scintilla dell'intuizione, nata dall'attenta osservazione del, la natura, nel riprodurre un fenomeno seguendo un rituale operativo.

La materia introdotta nel tempio non è più condannata all'inerzia fenomenologica che la raggela, poiché l'alchimista opera su di essa, modificandone lo stato. Il crogiuolo in cui avvengono la sperimentazioni è l'ara su cui la spiritualità del fuoco fisico, il dosaggio attento del materiale e la giusta ritualità permettono di riprodurre le modalità di un evento "creativo".

La seconda si riferisce al fatto che la conoscenza alchemica è ottenuta da uno sforzo immane da parte dello sperimentatore dapprima nel 1'apprendere le nozioni fondamentali dal maestro quindi nel riprodurre, nel 1'estendere il fenomeno, nel descrivere ciò che non è osservabile e che può, tuttavia, essere conosciuto. La visione cosmologica dell'alchimista prevede una interazione costante tra i vari aspetti della natura, tra le sue varie qualità, tra i fenomeni meno appariscenti, tra luce ed ombra, tra invisibile ed impalpabile.

SIMBOLI ALCHEMICI

L’alchimia non è soltanto l’”arte fraudolenta di trasmutare i metalli in oro”, ma piuttosto una dottrina di purificazione dell’anima, del tutto estranea alla Chiesa. dottrina che, per i suoi insegnamenti non ortodossi, fece uso di un immaginario derivato dall’attività di laboratorio (sebbene vi siano stati anche degli alchimisti che speravano di sintetizzare i metalli preziosi).

dal momento che prima di Carl Gustav Jung si considerò l’alchimia soltanto dal punto di vista della storia della scienza e la si concepì quindi come una “forma errata di pre-chimica” , quasi mai il suo significato sul piano ideale riuscì a trovare la sua attenzione. In primo luogo l’alchimista si sforza di ampliare il regno spirituale della luce attraverso il sistematico contenimento del mondo della materia, sentito come terreno, pesante e oscuro, pressapoco nel senso dato da diverse sette alla gnosi tardoantica. Le immagine simbolico-allegoriche che in quantità

sconcertante compaiono nei manoscritti dell’alto medioevo e nei libri di calcografie rinascimentali e barocche, non hanno lo scopo di informare gli estranei, ma debbono offrire un sostegno aslla riflessione dell’iniziato che già conosce la dottrina. Dalla materia primigenia (materia prima) si deve ricavare, attraverso vari stadi di purificazione, la pura pietra filosofale (lapis philosophorum), il cui possesso deve dare tra l’altro, la possibilità di ottenere oro e argento, i metalli del sole e della luna, dai metalli comuni, e di fabbricare il farmaco universale. Molti simboli avvicinano questa dottrina alle immagini dei Rosacroce e della Massoneria. Tra i principali motivi simbolici legati all’alchimia vanno ricordati: androgino; aquila; argento; caduceo; colomba; coralli; draghi; fenice; leone; Luna; oro; pavone; pellicano; pentagramma; piombo; quintessenza; rospi; Saturno; Sole; Stella di David; unicorno e altri

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