Ricerca dei ragazzi della III A
Scuola Media Statale VIVARIENSE
Squillace
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La Massoneria in Italia
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La Massoneria in Itafia si diffuse all' inizio del settecento anche se della data storica in cui comparve la prima loggia speculativa non si ha certezza.
Un documento composto da cinque paginette tutte scritte a mano su carta sottile, scampato all'incendio, causato da un corto circuito nel 1921 in casa Tolone a Girifalco attesta testualmente:
"Annuali della Massonefia di Girifalco anno 1845 di numero centoventiduesimo dalla fondazione di essa a Girifalco, ovvero l'anno 1723 sotto degnissima direzione di S.A. il duca di Girifalco del nobilcasato de' Caracciolo di Napoli"
"Principio prìmo"
"La Massoneria è segreta
"1845
"Il nome degli iscritti.
Seguono i nomi dei facenti parte la loggia, 24 in tutto, il nome del Gran Mestro e della loggia "Fidelitas", a quanto ammontava la quota annuale (otto ducati) che ogni iscritto doveva pagare e il giorno e l'ora in cui i fratelli si riunivano. Tre anni dopo nasceva a Lucca, un'altra officina, per volere di un suo figlio, Francesco Saverio Geminiani, nato nel 1687 e morto a Dublino nel 1762. Geminiani, allievo di Scarlatti, fu chiamato a Londra per dirigere una scuola di violino di importanza europea. Dimostratosi uomo di incomparabile ingegno sia dal punto di vista musicale, la sua opera più importante è la Foresta incantata, ispirata al XIII canto della Gerusalemme Liberata, sia dal punto di vista relazionale, lo dimostra la sua salda amicizia col conte di Essex, dal quale venne considerato uomo nuovo.
Il Geminiani l'uno Febbraio 1725 fu accolto nella prestigiosa loggia Queen's Head di Londra; l'anno dopo, tornato a Lucca, fondò un'officina e ne divenne Maestro Venerabile. Quasi contemporaneamente altre due logge sorsero a Parma e a Modena, un'altra nel 1728 a Napoli come dimostra un sigillo datato Neapolis 1728, anche se, secondo noi, il sigillo non necessariamente dimostra che l'obbedienza fosse ubicata a Napoli; il sigillo potrebbe appartenere a qualsiasi località del regno di Napoli, potrebbe altresì appartenere ad una loggia di Catanzaro o a qualsiasi altra officina del regno. A Squillace pare che la prima Loggia Massonica sia nata nella seconda metà del settecento ed il suo primo Maestro fu Gregorio Pepe, padre del più conosciuto Guglielmo, che ospitò l'officina in un'ala del suo palazzo come attesta un simbolo libero-muratorio sito su un gradino della scala che doveva portare al Tempio ora coperto da una lastra di marmo. La Loggia era all'obbedienza del Grande Oriente di Francia ed asservita a Napoleone tramite il re di Napoli Giuseppe Bonaparte, ilquale, onorò la loggia, quando, dopo la battaglia di Austerliz, passando per Squillace fu ospitato nella casa dei Pepe.
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Un' altra loggia massonica fu fondata a Maida verso la fine del 1798 da Gennaro e Giuseppe Partitario, amici e seguaci dell'abate Antonio Jerocades. Nella seconda metà del settecento lArte Reale aveva attecchito e proliferato in Calabria; qui, più che in altre regioni, le atariche rivalità si riversarono anche nelle Logge che si divisero in due schieramenti non perdendo occasioni per punzecchiarsi procurandosi reciprocamente del male. Il primo schieramento faceva capo alla Gran Loggia Nazionale "Lo Zelo" del Gran Maestro Diego Naselli e l'altro alla Gran Loggia Provinciale del Duca di San Demetrio. Il più importante massone dell'epoca era il poeta Jerocades di Parghelia. Iniziato a Marsiglia nella prestigiosa Loggia Saint Jean d'Ecosse, il vescovo, pargheliese fondò numerose Logge in Calabria tra cui "L`amor della Patria" di Tropea, la "Buona Speranza" di Parghelia, "La Fratellanza Italiana" di Maida ed altre ancora a Filadelfia, Catanzaro e forse anche a Reggio, tutte all'obbedienza della Gran Loggia di Marsiglia. Amico intimo dei fratelli: Pagano, Cirillo, Tommasi e Filangeri, lilluminista Jerocades fondò a Napoli il 1792 la prima Loggia giacobita sempre affiliata a quella di Marsiglia. Nei primi anni dell' ottocento tra i membri della Loggia di Maida troviamo il giovane Canonico Giovanni Cervadoro, lo attesta una medaglia a stella che porta liscrizione: L\ R\ L\ F\ I\ -A\ 0\ - D\ M\ che significa: La Rispettabile Loggia - La Fratellanza Italiana - All'Oriente - Di Maida. Sul retro della stessa è inciso F\ Cervadoro.
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Alcuni ritengono che il sacerdote Cervadoro a sedici anni avesse fondato a Maida la Società dei Frammassoni e sarebbe entrato in Massoneria l'anno prima. Nel 1811, sempre il Cervadoro, fondò una nuova Loggia di Rito Scozzese, che, in onore dell'antica denominazione di Maida (Melania) venne intitolata "I Filadelfi Melanici". Ci informa di questo una medaglia in ottone a forma di stella a sette punte sormontata da un cuore in cui due braccia incrociate tendono le mani al calore di una fiamma. La medaglia rappresenta il simbolo della Loggia come voleva l'articolo 145 della Statuto Generale della Libera Muratoria del Rito Scozzese Antico ed Accettato. In Calabria le Logge si trasformarono in Vendite Carbonare e molti furono i patrioti che ne fecero parte, tra i tanti ricordiamo Gugliemo Pepe di Squillace per la sua partecipazione armata al risorgimento italiano e l'abate Giovanni Cervadoro che trasformò le Logge di Maida in Vendite Carbonare. Abbiamo notizia che, allo scoppio del primo moto Carbonaro a Napoli, già esistevano a Maida tre Vendite ed il nostro canonico ne era l'animatore. Pur svolgendosi tutto nella massima segretezza il Vescovo di Nicastro, della cui diocesi il Cervadoro faceva parte, lo apurò ed il 21 marzo 1821, giomo in cui a Torino scoppiava il secondo moto Carbonaro d' Italia, lo fece arrestare, era passato appena un anno dalla fondazione della Vendita: " I Conservatori della Libertà".
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All' arresto seguirono accorate proteste da parte di tutti i cittadini maidesi: popolo e gente illustri; le dimostrazioni non sortirono le aspettative perchè il Vescovo rimase irremovibile, doveva dare un forte esempio ed il nostro abate rappresentava il giusto capro espiatorio, il Sindaco e i Decurioni si dimisero. Ricordiamo che il Canonico Cervadoro nel 1829 istituì a Maida una Scuola Media sull'esempio di quella realizzata dal vescovo Jerocades. La novità stava nel fatto che per la prima volta parlò di abolizione di pene corporali e di diritti non solo per gli insegnanti ma anche per gli alunni. Il sacerdote, massone e carbonaro, fu uomo nuovo per i tempi e sicuramente avrebbe fatto di più se la morte non l'avesse prematuramente colto all' età di 53 anni. Maida lo annovera fra i cittadini più illustri.
Le notizie certe, a cui tutti gli studiosi fanno riferimento, risalgono al 1731, anno in cui a Firenze in via Maggio nell'albergo di Monsù Pasciò o Pascione, su iniziativa della locale Colonia inglese e precisamente per volere di lord Charles Sackeville e sir Harri Fox vide la luce la prima loggia della Massoneria italiana. I primi italiani ad essere iniziati furono Antonio Cocchi, medico della comunità inglese in Italia e il poeta Tommaso Crudeli, il quale per la sua satira anticlericale fu arrestato e torturato fino a quando, discretamente, intervenne Francesco Stefano di Lorena, granduca di Toscana, e sua moglie Maria Teresa d' Austria. Il granduca, massone convinto, non poteva fare a meno di aiutare un fratello in difficoltà, come stabilisce uno dei doveri della libera muratoria. T. Crudeli di lì a poco moriva di tisi per le angherie patite in carcere. Nel 1738-39 l'istituzione dovette penetrare in Savoia, Piemonte, Sardegna -(Grande mère - loge nationale de Saint-Feandes - Mortiers a Chambèry). Nel 1735-37 si formò la loggia "giacobita" di Roma. Nel giro di poco più di un ventennio la massoneria speculativa italiana si allargò a macchia d'olio, si aprirono obbedienze a Milano,Torino, nel regno di Napoli.
A Venezia (Carlo Goldoni alludeva chiaramente alle logge massoniche nella sua opera "Donne curiose"). Molti divennero liberi muratori perchè atratti dall'alone di mistero che circondava l'associazione e per i riti simbolici che in essa si praticavano; infatti in questi anni alcuni maestri venerabili riuscirono a reintrodurre nei rituali svariate componenti simboliche come le prove della Terra e dell'aria, dell'acqua e del fuoco. Simboli che, anche se non erano stati dimenticati, erano passati in disuso perchè poco graditi ai nobili iniziati. Gli aninii degli italiani e di tutti i cattolici del tempo, il 28 aprile 1738, furonci sconvolti dalla lettera apostolica: In eminenti apostolatus specula di papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini di Firenze, primo documento pontificio di condanna delle associazioni massoniche. Con tale documento, molto tempestivo per rapporto ai tempi, all' inizio più politico che morale, il papa, poco esperto di affari ecclesiastici, ma abilissimo nei maneggi finanziari, voleva dare man forte a sovrani e governi allarmati dalle idee di libertà, fraternità e uguaglianza che consentivano l'accesso al tempio a borghesi, aristocratici, intellettuali, mercanti, poeti, militari, a ebrei e cristiani.
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Il pontefice con un atto di forza cercava di porre riparo a quella mina vagante che in poco tempo aveva messo radici profonde in tutta Europa utilizzando le sette segrete della massoneria operativa trasformandola in speculativa. Tutto questo era in contrasto con il potere assoluto che allora governava l'Europa e le colonie. Latteggiamento della Santa Sede dette luogo in Italia talora a vere e proprie persecuzioni; come il processo a Tommaso Crudeli (1739 - 40) e le repressioni antimassoniche di Napoli; a causa di ciò massoni stessi un po per necessità, dato il clima persecutorio, dispersero e distrussero gli archivi e bruciarono le "Balaustre" sull'attività delle logge, le circolari dei Gran Maestri e i "Piedilista"` con i nomi e il ruolo degli affiliati. Nei roghi accesi nei sotterranei dei templi settecenteschi si dissolse, infatti, un patrimonio d'informazioni sulla cultura, sull'economia, sulla morale e sulle tendenze sociali e politiche delle classi dirigenti ma soprattutto l'insieme delle notizie utili a ricostruire il percorso storico della società italiana. La bolla del papa fece sì che alcuni fratelli buttassero grembiuli di pelle, guanti e maglietto e divulgassero segreti, più verosimili che veri, ma che costituirono la base per una profonda propaganda antimassonica e di conseguenza per la formulazione di leggi atte a scoraggiare chiunque provasse simpatia per la libera muratoria o volesse farne parte. I massoni a loro volta, in onore del loro primo martire, il poeta T. Crudeli, bruciarono "idealmente" i pentiti con fumi di zolfo e di mercurio, come ancora oggi stabilisce la liturgia della giustizia massonica. Ma, quali che fossero stati i motivi ispiratori della bolla di papa Clemente XII ribadita pochi anni dopo da Benedetto XIV nell'enciclica Providas Romanorum del 18 marzo 1751, ripresa da Pio VII e ancora da Leone XII con la costituzione apostolica Quo graviora, è certo che si deve a papa Corsini se si aprì l'era delle lotte fra chiesa e Libera Muratoria. Dal 1738 al 1902, la massoneria sarà severamente condannata per dieci volte dalle autorità papali, senza contare le molte scaramucce fra un'enciclica e l'altra.
Nonostante i dileggi e le persecuzioni, nella seconda metà del settecento, la Libera Muratoria si diffuse in Italia dal Piemonte alla Sicilia anche se ogni officina aveva orientamenti diversi. Nel regno di Sardegna ed in quello di Napoli prevalse la corrente spiritualistica tedesca e quindi l'Ordine della Stretta Osservanza dalla quale faceva parte il fratello Mozart che in questo periodo componeva il Flauto magico, complessa allegoria massonica, e tanti altri canti massonici tra cui la famosa Musica funebre massonica. Col passare del tempo all'ascendente tedesco si sostituì quello di Rito Scozzese Rettificato. Questo è un rito cristiano fondato sui principi più puri della cavalleria e rivendica la sua discendenza dai templari; comprende sei gradi, di cui i tre gradi "azzurri" (Apprendista, Compagno e Maestro) e di tre gradi superiori: Maestro Scozzese di Sant'Andrea, Scudiero- novizio e Cavaliere Beneficente della città Santa, che costituiscono l'ordine interno, diretto dal Gran Priorato, con le sue "classi segrete" nei gradi di Professo e Gran Professo. Il rito Scozzese Rettificato è il rito più antico presente in Italia: i suoi fondatori furono tra gli altri nel 1779 il conte de Maistre e il principe Raimondo di Sangro che erano Gran Professi. Si tratta di un sistema aristocratico animato da ideali cavallereschi e cristiani. Lo scozzesismo Rettificato rappresenta oggi, in Europa, la più importante corrente che si adopera per un rinnovamento spirituale della massoneria, tutti i suoi membri sono esoteristi convinti e animati da un'ardente religiosità. Dal 1985 il Rito Scozzese Rettificato ha ripreso in Italia "Forza e vigore" con la fondazione a Cortona, Siena e Perugia di tre logge di Maestro Scozzese di Sant'Andrea. Il Rito Scozzese Rettificato è uno dei riti con cui il Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani ha ratificato il 6 febbraio 1988 il protocollo di riconoscimento e di legittimità territoriale.
In Toscana, per motivi citati in apertura del capitolo, la massoneria era legata alla Gran Loggia d'Inghilterra. Nel regno di Napoli la Massoneria conobbe fasi alterne: all'inizio bene accolta, sotto Carlo VII subì le prime persecuzioni, che continuarono con Ferdinando IV, il quale per accattivarsi la simpatia dei napoletani il 1776 fece imprigionare o andare in esilio molti massoni accusati di praticare riti di magia nera per far si che non si liquefacesse il sangue di San Gennaro. A Venezia, possibilmente, tra il 1782 e il 1796 nasceva il sistema degli altri gradi massonici: il Regime o Rito di Misraim che comprende 90 gradi ed è retto da un Imperatore Gran Jerofante Generale. Il Rito Primitivo era stato introdotto in Francia dagli ufficiali napoleonici reduci dalla campagna d'Egitto nel 1798-99. Il rito di Misraim e quello di Memphis, poi ripresi insieme nel 1826, portarono i gradi al numero di 96. Alcune logge ritennero questi alti gradi qualcosa di abnorme e decisero di ritornare ai soli tre gradi originali (Apprendista, Compagno e Maestro) integrandoli con quelli di Cavaliere di Rosa + Croce e di Cavaliere Kadosch o dell' Aquila Nera, rispettivamente 18° e 30° del Rito Scozzese Antico ed Accettato.
Questo rito, contrariamente a quanto indicherebbe il suo nome, non è figlio di Scozia bensì di Francia. Il rito Scozzese, come la stessa parola dice, non è un obbedienza, ma un rito simbolico e universale, che ha attinto alimento dai massoni di Scozia; mentre la Massoneria inglese, nel momento del passaggio da operativa a speculativa, riconosceva solo i primi tre gradi: Apprendista, Compagno e Maestro (Massoneria azzurra), il rito Scozzese Antico Accettato, invece, aveva attinto gli altri gradi da una tradizione lontana, non artigianale ma cavalleresca e aristocratica. La prima loggia di maestri scozzesi si riunì a Londra nel 1733 tre anni dopo che il cavaliere Andrè Michel Ramsay, deista cattolico, veniva iniziato Libero Muratore. Studiosi e ricercatori affermano che fu proprio il cavaliere de Ramsay il precorritore dei Riti Scozzesi; egli nacque in Scozia nel 1686, trascorse la sua giovinezza viaggiando e intrattenendo ottimi rapporti di amicizia con famiglie nobili. Di provata fede cattolica e perciò nemico dei protestanti, accorto uomo politico e massone indiscusso nel suo discorso ai massoni francesi, si erse predicatore della tolleranza universale. Per lui la Libera Muratoria è d'origine cavalleresca ed il Libero Muratore è un cittadino del mondo un nuovo cavaliere del secolo XVIII. Ramsay riuscì a coinvolgere buona parte della nobiltà francese e a farla entrare nelle logge, mentre intellettuali come Montesquien e Voltaire lo disprezzavano. I giudizi negativi non lo scalfirono minimamente e continuò a reclutare nuovi massoni fra i ceti elevati; il suo lavoro fu coronato da successo tanto che la massoneria francese divenne ben presto cattolica e cavalleresca insieme.
Nel 1762 con la promulgazione delle Costituzioni di Losanna e delle Costituzioni di Federico II di Prussia la fisionomia del rito era in gran parte completa. Ufficialmente, però, il primo Supremo Consiglio del rito fu eletto a Charleston nella Caroline del Sud (U.S.A.) il 1801; il secondo, a Parigi, nel 1804. In Italia il primo Supremo Consiglio fu costituito a Milano nel 1805. I massoni, e, in particolare quelli del Rito Scozzese Antico e Accettato devono lasciarsi guidare sempre da sani principi morali e dalla legge del dovere non soltanto nella vita massonica ma, anche e soprattutto, nelle attività che svolgono da profani.
Nello stesso anno in cui in Italia veniva costituito il primo Supremo Consiglio di Rito Scozzese Antico e Accettato sempre a Milano nasceva il Grande Oriente d'Italia sotto il patrocinio Napoleonico. Come già sappiamo, dalla seconda metà del settecento, la massoneria si diffuse, ampiamente, in tutto il mondo, divenendo valido strumento per la diffusione delle idee illuministiche e del dispotismo illuminato; in Italia queste idee attecchirono specialmente tra coloro che lottavano contro i privilegi e il potere temporale della Chiesa. La tempesta rivoluzionaria stroncò la Libera Muratoria tanto che, quando Napoleone entrò vittorioso in Italia ed il fratello Foscolo lo acclamava liberatore, le officine massoniche erano talmente divise che fu facile all'imperatore farne un'organizzazione parastatale addomesticata ai suoi voleri. Allo stesso modo di come aveva operato in Francia Napoleone, anche in Italia, travasò nelle logge membri del suo stato maggiore sull'esempio di quanto era avvenuto in America con George Washington, il quale, iniziato nel 1752 aprì nel suo esercito vere e proprie logge castrense e, nei momenti più ardui e solenni della sua vita di generale e di statista rivestiva il grembiule di pelle bianca, come altrettanto fecero Hamilton, Jefferson, Roosevelt, il giudice Marshal, George Bush e tanti altri uomini illustri che segnarono la storia d'America e non potrebbe essere diversamente in quanto anche il più agguerrito antimassone non potrebbe negare che la costituzione americana è tutta intrisa di umori libero - muratori.
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La massoneria del periodo imperiale idolatra Napoleone e Napoleone fa altrettanto con essa perchè aveva capito che i fraterni legami dei massoni annunciatori di pace e unione fra i popoli potevano essere utili alle sue brame di conquistatore. E' l'imperatore in persona che introduce nell'Ordine i primi sentimenti anticlericali, mediante alti dignitari massoni che egli stesso aveva introdotto nelle logge. La Libera Muratoria, sempre ossequiosa nei riguardi dell'imperatore si congratulò con lui quando questi arrestò, nel 1812, papa Pio VII che aveva avuto lordine di scomunicarlo. Quando Napoleone, il 1814, fu costretto a partire per l'isola d'Elba la massoneria languiva, in Savoia inaridì completamente. Nel 1815, la battaglia di Waterloo segnò la morte della massoneria militare e la chiusura di molte logge. In Italia vennero soppressi i due Grandi Orienti di Milano e Napoli, la massoneria italiana si disperse: i superstiti si rifugiarono sotto legida del Grande Oriente di Francia e cercarono di continuare la loro azione attraverso la Carboneria che aveva adottato i riti e i simboli dell' Arte Reale e che affiliò la maggior parte dei partiti che volevano liberare la patria dall'oppressione dello straniero e dalla tirannia dei Borboni.
Le officine massoniche non esistevano quasi e quelle poche che ancora vivevano operavano nel più assoluto segreto; perseguitata dal clero, oppresso dalle autorità civili la Libera Muratoria si spense fatta eccezione per la loggia Rigeneratori di Palermo che cercava di ricostruire un Grande Oriente. Sotto il regno di Vittorio Emanuele, l'Alte Reale riaccese la sua luce. A Genova e a Livorno si formarono delle logge sotto l'autorità del Grande Oriente di Francia perchè quella francese era la massoneria più laica e compatta d' Europa, teorizzava la caduta del potere temporale dei papi e sosteneva il progetto di unificazione dell'intera penisola.
Cavour stesso vedeva nella massoneria la "pietra angolare" per la sua strategia diplomatica e non a caso il suo ambasciatore a Parigi fu Costantino Nigra, un maestro elevato alla dignità del 33° grado del Rito adottato dai francesi. Ed inoltre la massoneria francese molto più di quella inglese era in comunione con la politica, l'esercito e la finanza: i templi massonici brulicavano di banchieri in grembiule di pelle, fascia e maglietto, il sistema bancario francese dominato dalla casa Rothschild considerato la culla dei venerabili "33" aveva lassoluta egemonia del mercato europeo del capitale dal quale dipendeva il regime finanziario del regno sabaudo. E' appunto in questo quadro che a Torino, nel nome del "Fratello" Vittorio Emanuele, alcuni fratelli tra cui Zambeccari, Delfino, Govean per conto di Cavour, "trovato un luogo coperto agli sguardi dei profani, alla mezzanotte dell'otto corrente ottobre 1859 si aprì la loggia nel grado di maestro e si passò alla nomina del venerabile". Con queste testuali parole, Livio Zambeccari, primo Gran Maestro, fondava nella valle di Torino una loggia "Ausonia" dal nome primitivo dell' Italia. La loggia passò immediatamente all' obbedienza dei gran maestri di Francia ne adottò il rito e scambiò garanzie di amicizia, i garanti per il Piemonte erano il 33 Costantino Nigra. Nel 1860 i liberi muratori di Torino si diedero da fare per unificare le forze massoniche in modo da costituire un Grande Oriente d' Italia. Il lavoro fu arduo ma non tale da scoraggiare i ben corazzati Livio Zambeccari, il giornalista Felice Govean e Costantino Nigra che da Parigi forniva informazioni importanti. La prima loggia clandestina ad essere individuata fu il "Trionfo Ligure" a Genova il cui maestro Venerabile era Francesco Cipollini, ancora in Liguria furono individuate altre officine di rito francese a Sarzana, Leici, Spezia, Savona e Nizza, altre furono individuate in Lombardia, nelle Romagne, in Toscana, nel regno di Napoli: a Livorno quella degli "Amici veri Virtuosi", la "Concordia" a Firenze, la "Fabio Massimo" a Roma e poi ancora a Bari e a Palermo. Il 20 dicembre 1859 a un mese e mezzo dalla costituzione della loggia Ausonia, in via degli Stampatoria N. 8, Livio Zambeccari seduto alla destra del Gran Maestro Giuseppe Delfino annunciava a un gran numero di Fratelli tutti uomini importanti della politica, della cultura, della finanza e delle armi che l'Ausonia aveva individuato le pietre per costruire un tempio nazionale. Due anni dopo, il 27 dicembre 1861, veniva convocato dal reggente provvisorio Felice Govean, la prima Assemblea Massonica Costituente, nasceva Il Grande Oriente d' Italia, la Massoneria di Palazzo Giustiniani. Quasi contemporaneamente al Grand Oriente di Torino ne sorse una a Palermo, di tendenza repubblicana, che proclamò G. Maestro G. Garibaldi, e uno a Napoli per iniziativa di Angarà.
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Il 1862 G. Garibaldi veniva insignito del titolo di primo Massone d'Italia che, insieme ad una medaglia di oro massiccio, riconosceva al Generale il ruolo di artefice dell'unificazione italiana ma uno quello di Grande Architetto dell'unità massonica che secondo alcuni doveva essere affidato a Costantino Nigra erede spirituale di Cavour. Il 22 gennaio 1864 a Caprera, il primo massone d' Italia in nome del Gran Architetto dell'Universo, iniziava Michail Bakunin, anarchico ed esule russo, e lo insigniva del 30° della gerarchia massonica. Il 5 maggio 1864 con documento olografo Garibaldi creava delle logge femminili ed iniziava per prima la figlia Teresita, la sorella Luigia Candia ed altre ancora. In quegli anni il parlamento italiano pullulava di fratelli 33: Michele Coppino ministro della pubblica istruzione, con lui si incominciava a parlare di istruzione obbligatoria, Agostino Depretis, Alfonso La Marinora, Filippo Cordova, Francesco De Santis, Urbano Rattazzi ecc ... A Garibaldi succedette il parlamentare Francesco De Luca, che resse lOrdine fino al 1867. Intanto la famiglia massonica si era unita ed era entrata in rapporti con molte autorità straniere. Sotto la gran maestranza del ministro Filippo Cordova si ebbe il primo censimento nazionale (1869) e la redazione delle leggi sulle amministrazioni comunali e provinciali. Il quarto Gran Maestro dell'ordine fu il parlamentare Federico Frappelli, colonnello garibaldino, si deve a quest'ultimo la costituzione, il 21 luglio 1867, di una "loggia centrale" o super loggia che doveva servire per l'unità massonica e l'unità politica della nazione. La super loggia prese il nome di "Universo", i fratelli che ne facevano parte erano in gran parte deputati, sottostavano a regolamenti specialissimi, nessuno poteva far parte dei lavori, che si svolgevano nel tempio se non veniva espressamente invitato, in tal modo lo stato maggiore dell' Ordine coincideva con quello politico - parlamentare. Il 1869 Frappelli convocò una Assemblea Massonica Costituente a Firenze per riorganizzare quelle disciolte di Torino, e proprio nel Grande Oriente di Firenze si celebrò la riunificazione con il Rito Scozzese Antico e Accettato e il Rito Simbolico Italiano.
Questo rito nacque in Italia durante la dominazione francese, riconosce sette gradi: tre simbolici (Apprendista, Compagno, Maestro); due di Perfezione (Eletto e Scozzese); due Capitolari (Cavaliere d' Oriente, Principe Rosa + Croce). Il primo gennaio 1862 dall'Assemblea di Torino venivano proclamati i cinque punti della fratellanza. Il primo punto stabilisce che la società dei L.M. è una Unione di Uomini Liberi e di Buoni Costumi affratellati da sentimenti di vera profonda amicizia; diretti da principi velati da Simbolismo e illustrati da Allegorie ecc. Il secondo punto dichiara che la Libera Muratoria riconosce e venere un essere Supremo sotto il nome di Grande Architetto dell'Universo, ha per massima fondamentale Conosci te stesso, Ama il prossimo tuo come te stesso. Il terzo punto precisa che la libera muratoria ha per scopo il perfezionamento morale dell'Umanità, e per mezzo la diffusione e la pratica di una vera Filantropia. Il Libero Muratore ha per motto: Fa agli altri ciò che vorresti che da altri fosse fatto a te. Tenendo in gran conto i valori morali, l'Arte reale non ammette privilegi di classi sociali ed onora il Lavoro in tutte le sue forme. Essa crede che i Doveri ed i Diritti debbano essere uguali per tutti. Il quarto punto sancisce che lArte Reale non riconosce alcun limite alla ricerca del Vero e al Progresso umano. Il quinto punto fissa che le logge sono luoghi particolari dove si riuniscono i liberi muratori e nelle quali essi apprendono ad amare ed asservire la patria cioè l'esercizio della loro arte, che è l'arte della vita. Nella seconda meta del XIX° sec., negli stati cattolici e prevalentemente in Italia e in Francia la massoneria assunse, sotto l'influenza del positivismo un deciso carattere materialista, democratico e anticlericale. La chiesa prendeva le sue contromisure, Pio IX convocava l'atteso e più volte accennato Concilio Ecumenico Vaticano I; quasi contemporaneamente nasceva l'Azione Cattolica che aveva come compito il recupero dei giovani e numerose altre alternative, caritative, educative ed economiche assistenziali. La massiccia mobilitazione dei cattolici costrinse il governo di Firenze ad adottare un comportamento estremamente prudente. La Massoneria poteva rispondere con un adunata generale per dimostrare che a dieci anni dall'apertura della loggia Ausonia e Torino la Massoneria era una viva forza invece non si fece nulla, e per meglio dire si fece molto poco. Il 1870 vide il Gran Maestro Frapolli in divisa entrare a Roma da Porta Pia, ma dopo la battaglia impazzì e morì suicida. Nella primavera del 1872 sulle rovine di Porta Pia fu convocata la prima Costituente Massonica nel vuoto lasciato da Giuseppe Mazzini morto il 17 Marzo, al cui funerale avevano partecipato circa 600 fratelli. Il 28 Aprile 1872 la Costituente Romana adotto ufficialmente la bandiera verde listata di rosso ed il 24 Maggio 1874 arricchì l'insegna dell'Ordine con i simboli della Stella a cinque punti e la Corona turrita sovrastante due mani strette in patto sodale. Pio IX per arginare l'avanzata Libera Muratoria non si limitò a ripercorrere la strada dei suoi predecessori, introdusse l'accusa di satanismo e prometteva ai cattolici non avrebbero scalfito la chiesa e per questo alle spalle dell'Associazione Cattolica nasceva in Francia l'Associazione Riparatrice in onore della Santissima Trinità. Nei 10 anni successivi alla presa di Roma la Massoneria Italiana aveva perso il suo smalto e si presentava disordinata e divisa. Il compito gravoso di fare della Libera Muratoria italiana un'istituzione potente, compatta e operosa toccò ad Adriano Lemmi amico di Giuseppe Mazzini, ministro delle finanze ed uomo molto danaroso che riuscì a mettere in sesto il disastrato bilancio dell'Ordine pagando di tasca propria l'intero debito dovuto al tesoro del Grande Oriente da molte logge numerose ed esonerando illustri Fratelli come Crispi e Carducci dal versamento del loro contributo. Il banchiere Lemmi riusciva a muoversi con disinvoltura tra politica e affari riuscendo in poco tempo a cambiare il volto della Massoneria italiana, reclutando Fratelli appartenenti ai ceti emergenti e istituendo la "tassa sulla luce" di cento lire dalla quale Giovanni Pascoli ed altri pochi privilegiati erano esonerati. Bisogna, altresì, dire che sotto la Gran Maestranza di Adriano Lemmi la Massoneria divenne un super partito i cui membri lavoravano come supporto attivo alla diplomazia. In questo clima la loggia "Universo" confluiva in un'altra officina "Propaganda Massonica" formata da un consistente numero di parlamentari tra cui Andrea Costa e Antonio Labriola padri storici del socialismo italiano. Il sistema di questa loggia adottato da altre massonerie ma inviso alla Libera Muratoria di Londra aveva come scopo garantire la copertura dei nomi e nello stesso tempo dare una totale garanzia di coordinamento e di solidarietà. Per risolvere il problema Adriano Lemmi con lappoggio di Crispi, nel marzo del 1877,creava a Roma la loggia coperta Propaganda Massonica la cui responsabilità apparteneva esclusivamente al Gran Maestro, sia quando interrogava un fratello per accettarsi della sua posizione, sia quando iniziava a vista "sul filo della spada". I Fratelli, previa comunicazione scritta, si riunivano nella sala del primo ufficio al primo piano della camera dei deputati, il luogo non era stato scelto soltanto per la comodità, ma soprattutto per la natura degli affari.
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Nel 1889 si contavano nel governo, oltre al presidente del Consiglio, cinque ministri e nove sottosegretari affiliati alla massoneria. Adriano Lemmi aveva raggiunto il suo scopo anche se per questo si era dovuto sacrificare lo spirito della Libera Muratoria. Non si poteva fare a meno di constatare che Lemmi lavorò per il bene della associazione Massonica. Si doveva a lui, fra le altre cose, l'unificazione di tutte le aggregazioni massoniche che operavano sul territorio. Riunificò diversi Supremi Consigli del Rito Scozzese in Italia; egli stesso ricopre la massima carica di Sovrano Gran Commendatore unitamente a quella di Gran Maestro dell'Ordine. Il 1886 diventò Gran Maestro il sindaco di Roma Emesto Natham e con lui la sede dell'ordine si spostò nel prestigioso Palazzo Giustiniani. Con lo scultore Ettore Ferrari, successore di Natham, avvenne lo scisma tra il Rito e l'Ordine. Loccasione formale era venuta dal dibattito parlamentare sull'insegnamento religioso nelle scuole in cui, per la prima volta, in maniera clamorosa deputati massoni (un terzo dell' intera assemblea) si diedero battaglia senza esclusione di colpi. Il 27 febbraio del 1908 dopo aspre polemiche e prolissi dibattiti parlamentari si arrivava alla conclusione con una votazione che favoriva il fronte cattolico con trecentosettaquattro voti e sessanta contrari. Fu una sconfitta amara per la Massoneria, tanto da indurre il Gran Maestro ad avviare una azione disciplinare contro i deputati massoni che avevano votato contro la mozione Bissoloti. Subito dopo il Maglietto che simboleggia il comando del gruppo, del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato passò da Achille Balleri, assassinato in una stanza di Palazzo Giustiniani, a Saverio Fera. Figlio di un notabile liberale Calabrese sindaco di Petrizzi (CZ), a 16 anni Fera era stato volontario con Garibaldi nella campagna del 1866 e pastore metodista nel 1878 e infine Maestro di Loggia e Cavaliere della Corona d'Italia. Fera osteggiò l'azione disciplinare del Gran Maestro e seguito da ventuno Venerabili insiguiti del 33° grado, più di un terzo di quelli all'obbedienza del Grande Oriente, il 24 giugno, nella sua qualità di Sovrano Gran Commendatore abbandonò Palazzo Giustiniani con le trentatremila lire del tesoro e si trasferì a Piazza del Gesù, nel centro storico di Roma donando vita alla Serenissima Gran Loggia d'Italia. Nasceva così una nuova organizzazione massonica che negli ultimi anni si è trasferita in via S. Nicola De Cesarini a Palazzo Vitelleschi ma che viene riconosciuto da tutti come Massoneria di Piazza del Gesù. La guerra colonialista in Libia e le nuove forme di nazionalismo, a cui dava autorevolezza il fratello Gabriele D'annunzio, sembrava dovesse coronare lantica aspirazione del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani invece pose le premesse per la rovina della Massoneria. Durante il congresso socialista di Reggio Emilia del 1913 Mussolini sferrò una energica campagna per l'eliminazione della Massoneria dal Partito, e la proseguì a fondo nellavanti sostenendo l'inconciliabilità tra Massoneria e Socialismo. Nello stesso anno l'Idea Nazionale, organo del partito nazionalista apriva un referendum su tre presidi:
1) se la Massoneria era compatibile con le condizioni della vita pubblica moderna;
2) se le ideologie cui si ispiravano materialismo, umanitarismo, internazionalismo, corrispondevano alle tendenze del pensiero contemporaneo;
3) se l'azione nella vita pubblica esercito, magistratura, scuola ecc.. fosse un beneficio o un danno per il paese.
Con grande stupore generale la risposta fu un plebiscito di condanna. Quanto alla prima guerra mondiale la Massoneria di Palazzo Giustiniani con una circolare del Gran Maestro Ettore Ferrari, datata 6 settembre 1914, si faceva carico di provvedere alla preparazione morale dei cittadini. LOrdine e il Rito durante la guerra trovarono Unità d'Azione facendo girare il tronco della Vedova per raccogliere mattoni da spendere in favore delle famiglie dei soldati, nella loro sussistenza in trincea, negli ospedali ecc.. Le contraddizioni si fecero più forti nel momento in cui D'annunzio portò a Fiume il tricolore e il gagliardetto massonico, contraddizioni che diventarono incontenibili quando Benito Mussolini e le sue Camicie Nere entrarono trionfanti in Roma. I Massoni capirono benissimo che le idee e gli obiettivi di Mussolini non potevano assolutamente coincidere con l'esigenza di libertà e di democrazia della tradizione massonica, ma forse si illusero di poter positivamente condizionare il movimento fascista avvalendosi del loro fratello Vittorio Emanuele III. Fermare il corso della storia ormai era impossibile e a nulla valse che le associazioni di Piazza del Gesù e di Palazzo Giustiniani aprissero un tavolo di confronto con Emilio Bono, uno dei quattro capi della struttura armata fascista e nello stesso tempo massone notorio. Le trattative provocarono nuove fratture tra i figli della vedova mentre le squadracce fasciste sistematicamente irrompevano nelle logge devastando tutto e purgando i fratelli. Il 1925 Mussolini, ormai sicuro del suo potere, si diede da fare per distruggere il Grande Oriente, ma il Gran Maestro Torrigiani, che aveva preso le distanze dal fascismo in seguito all'assassinio di Giacomo Matteotti, lo battè sul tempo ordinando alla logge di distruggere quando non si poteva nascondere e di coprire i venticinquemila fratelli, perché tutti sarebbero entrati in sonno. Il regime rispose appropriandosi della storica sede di Palazzo Giustiniani e non solo, venne anche colpito il Gran Maestro Torrigiani il quale, accusato di aver attentato alla vita del duce, venne mandato al confino a Lipari dove rimase per ben cinque anni. Il 1943 vide riunite le due comunioni massoniche: Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù. La pacificazione durò soltanto fino a quando i tedeschi occuparono l'Italia, in questa occasione la Massoneria si frantumò in tanti piccoli pezzi. Finita la guerra bisognava darsi da fare per riorganizzare l'Italia devastata e con la stessa forza bisognava far risorgere dalle fiamme la fenice massonica. La rinascita fu difficile, i piedilista non avevano mai toccato livelli tanto bassi, a questo si cercò di porre rimedio ripudiando il comunismo e cercando un approccio con i cattolici. A metà degli anni cinquanta mentre la massoneria di Piazza del Gesù ancora languiva, il Grande Oriente tornava ad essere efficiente e dinamico. Nel 1961 venne eletto Gran Maestro Giordano Gamberini, il quale diede tutto se stesso al miglioramento dell'Ordine. Per prima cosa lavorò perché la Massoneria uscisse allo scoperto, diede vita alla "Rivista Massonica" alla quale collaborarono anche giornalisti esterni, fece conoscere ai profani i nomi dei fratelli più illustri che in più di due secoli si erano seduti tra le colonne del Tempio. Lobbiettivo suo più importante era il riconoscimento del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra. Il sogno di Gamberini divenne realtà il 13 Agosto 1972 quando il Grande Oriente d'Italia scambiò i suoi garanti con la Gran Loggia Unita d'Inghilterra ma non fu lui ad annunziare il grande evento bensì il nuovo gran maestro Lino Salvini con la balaustra n° 17 del XX settembre 1972. L'ultimo grande intento di Gamberini era di unificare le diverse famiglie massoniche. Il 18 settembre 1973 il Gran Maestro Lino Salvini affiancato da Giordano Gamberini ed altri supremi dignitari annunziò la fusione tra Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù. Il Grande Oriente d'Italia ricordò il Salvini riconosceva soltanto come corpi massonici rituali cioè "Scuole di perfezionamento" aperte a quanti avessero comunque percorso la Scala dei tre gradi Universali apprendista, compagno e Maestro, il supremo consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato e corpi dipendenti, la Serenissima Gran Loggia Nazionale del Rito Simbolico Italiano e corpi dipendenti; il Gran Capitolo dell'Arco Reale e corpi dipendenti. La fusione portò a Palazzo Giustiniani circa duecento logge e tremilacinquecento fratelli tra cui una loggia coperta che annoverava uomini illustri della politica, della finanza, della RAI e altri ancora. Lunità non doveva durare a lungo, il 1977 vide la scissione del Rito Scozzese dal Grande Oriente. Terminato il mandato, nel novembre 1976, del Sovrano Gran Commendatore, il nuovo Sovrano, il medico catanzarese Vittorio Colao presentò al Gran Consiglio un bilancio ritenuto poco documentato e quindi impossibile da approvare. Si capì subito che era un pretesto e Colao sciolse il Supremo Consiglio e proibì ai fratelli dissenzienti l'accesso ai locali del Rito Scozzese in via Giustiniani n° 1 del cui contratto di locazione era firmatario. I respinti si rifugiarono nel Grande Oriente che li accolse permettendo loro di riorganizzare il Supremo Consiglio e quindi di eleggere quale nuovo Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese il triestino Mario Cecovini. Si erano costituiti ancora due Supremi Consigli. Il Primo che faceva riferimento al medico romano Fausto Bruni ancora in carica e l'altro a Cecovini. Erano gli anni di Sindona e di Calvi, anni terribili per la Libera Muratoria che ricordavano quelli dello scandalo bancario che coinvolse Adriano Lemmi ma all'orizzonte del Grande Oriente si profilavano dolori più atroci lo scandalo P2.
La Loggia coperta Propaganda 2 sorse sotto la Gran Maestranza di Adriano Lemmi divenendo un tutt'uno con la vecchia Loggia Universo del garibaldino Federico Frapolli . Della Loggia Propaganda 2 fecero parte uomini molto importanti come Carducci, Bovio, Zanardelli e tanti altri ancora. L'officina ebbe a sopportare grosse difficoltà in seguito allo scandalo del Banco di Roma che coinvolse i vertici del Grande Oriente , ma non morì, pare , anzi, che fu una delle poche Logge a resistere, in stretta clandestinità, alla furia del fascismo ed alla seconda guerra mondiale; risorse a nuova vita nel 1955. Gli scopi di questa loggia furono sempre politici, doveva rappresentare per la Massoneria di Palazzo Giustiniani una specie di Senato, formato da una ristretta cerchia di Fratelli che nella vita civile occupavano fasti ragguardevoli.
Nel 1963 Licio Gelli entrò in Massoneria e per tre anni rimase apprendista perchè poco accetto dal Gran Maestro Ferdinando Accomero. L'amicizia con l'avvocato Roberto Ascarelli, numero due del Grande Oriente fece sì che in breve tempo fosse elevato al grado di Maestro sulla spada, senza il rito di morte e di rinascita che porta alla "Camera di mezzo" e con nomina dall'alto, come avviene solo nelle logge coperte. L'incarico del nuovo Maestro era di curare le pubbliche relazioni con l'estero, principalmente con gli Stati Uniti d'America. Per questo partecipò alla cerimonia d'insediamento del neo-eletto presidente il Fratello Ronald Regan. Gelli, come ambasciatore di pace, si diede da fare per riunificare le due Massonerie di Palazzo Giustiniani e di Piazza del Gesù; sapeva lavorare bene e con discrezione tanto che il Gran Maestro Giordano Gamberini gli diede la segreteria organizzativa della loggia coperta Propaganda 2. I nomi degli affiliati erano all'orecchio del Gran Maestro, anzi, in questo caso, si trovavano nella cassaforte dello studio di Piazza di Spagna del Gran Maestro Aggiunto Roberto Ascarelli. Nel 1971 morì, improvvisamente, l'avvocato, console onorario della Finlandia, lasciando tutta la documentazione in mano del Fratello Licio Gelli. Da questo momento iniziò la vera ascesa del Pistoiese, che provocò le gelosie degli altri Fratelli, in seguito i contrasti e i ricatti col Gran Maestro Lino Salvini, l'unione e lo scioglimento delle due Massonerie di Palazzo Giustiniani e Piazza del Gesù ed infine l'elevarsi delle loggia coperta a loggia effettiva il cui Maestro Venerabile fu lo stesso Licio Gelli. Nella loggia affluirono sempre più numerosi nuovi Fratelli: imprenditori, giornalisti, gente di spettacolo, uomini di cultura, politici e furono talmente tanti che il Venerabile dovette dividerli il gruppi regionali, il cui unico riferimento era il nuovo "Centro Studi e Documentazione per la Cooperazione Europea" situato in via San Giovanni Battista vico 20 a Roma. Il nuovo Gran Maestro, Battelli, approvò e incoraggiò la loggia coperta e il suo Maestro Venerabile anche se i Radicali avevano proposto una commissione d'inchiesta sulla P2. Da qualche tempo Gelli aveva preparato un "Piano di rinascita democratica" chiamato "Schema R" che presentò al presidente della Repubblica Giovanni Leone. Con questo piano il Maestro Venerabile propugnava una Repubblica presidenziale, la riduzione del numero dei parlamentari, il servizio militare volontario, la riforma della Costituzione, il divieto di sciopero per i magistrati, la pena di morte per i reati di sequestro di persona, la riforma del sistema burocratico. Nel 1980 Gelli mandò il suo programma al "Corriere della Sera" che lo pubblicò. Tutto ciò non venne gradito in alto loco ed il 17 marzo 1981 scoppiò la bomba: le Forze dell'Ordine irruppero nell'ufficio di Castiglio Fibocchi con l'ordine di perquisizione. Il Venerabile non si trovava n sede. Lo scandalo era ormai scoppiato ed in forma talmente macroscopica da sconvolgere non solo Gelli ma l'intero Grande Oriente e con esso tutta la Massoneria. 1 novecentosessantatre iscritti alla loggia coperta Propaganda 2 vennero accusati di attentato alla Costituzione mediante cospirazione politica. Il Grande Oriente si dissociò dai Fratelli Sospettati. Il 23 Settembre 1981 quarantadue membri tra senatori e deputati, appartenenti a tutti i gruppi parlamentari sotto la presidenza della democristiana Tina Anselmi formarono una commissione d'inchiesta. Il 12 Luglio 1984 la commissione Parlamentare d'inchiesta sulla P2 concluse i suoi lavori. Il 1992 la seconda Corte d'Assise di Roma rinviò a giudizio venti iscritti alla loggia di Gelli. Il 16 Aprile 1994 vennero tutti assolti.
Mentre si affievolivano gli ultimi echi dello scandalo P2 la Libera Muratoria cercava di trovare con la chiesa cattolica quei segni di compatibilità che avevano dato ai tempi di papa Paolo VI. Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga elogiava l'operato della Libera Muratoria, la società civile dava segno di riconoscere la validità dell'opera svolta dall'Ordine nella vita nazionale e internazionale tutti segni che la fenice stava risorgendo. Purtroppo c'erano nuove nubi all'orizzonte e talmente dense da preannunciare un uragano. Il due novembre 1991 da un articolo apparso su "Civiltà Cattolica" si capì chiaramente che un dialogo tra la Chiesa Cattolica e la Massoneria era impossibile. Intanto il procuratore della Repubbilca di Palmi, Agostino Cordova, indagava su logge calabresi i cui affiliati erano, secondo le sue indagini, in collusione con la criminalità organizzato. Il 19 ottobre del 1992 alle otto e trenta di mattina in via San Pancrazio, 8 dove si trova ubicata villa del Vascello a Roma, si presentarono i Carabinieri muniti di mandato di perquisizione e sequestro. Le forze dell'ordine chiedevano l'elenco completo degli affiliati alle logge di Vibo Valentia e di Roccella Jonica e miravano a verificare la rispondenza tra l'anagrafe dell'Ordine e i piedilista in loro possesso; intanto venivano perquisiti studi professionali e abitazioni privati di innumerevoli dignitari e persone sospettate.
Il Gran Maestro Di Bernardo non era in sede; erano presenti il Gran Segretario Alfredo Diomede e il Grande Oratore Gustavo Raffi. Il computer del Grande Oriente venne piantonato. Si parlava di violazione della legge n° 17 del 1982, la legge Anselmi. Vennero emanati avvisi di garanzia ai vertici del Grande Oriente d'Italia. Le perquisizioni si allargarono in numerose città d'Italia e gli avvisi di garanzia aumentarono. Cominciarono i dissapori all'interno del Grande Oriente; il Gran Maestro venne accusato di aver ceduto a Cordova e la Giunta del Grande Oriente si oppose fermamente alla volontà di Di Bernardo. I giomali parlavano di strutture massoniche segrete e deviate individuate da Cordova. Lintera Nazione era in subbuglio; le forze dell'ordine: Carabinieri e Guardia di Finanza sequestrarono quintali di materiale, vennero perquisite più di trenta banche. Intanto si arrivò alla Gran Loggia di Primavera del 1993 e i massoni del Grande Oriente bocciarono il bilancio di previsione ed il rendiconto con severissime critiche da parte dei Gran Maestri Revisori. Il 16 Aprile il Gran Maestro Di Bernardo, tramite una circolare "Balaustra", restituì il maglietto e tornò, come egli stesso disse, a essere il massone Di Bemardo. Il pomeriggio dello stesso giorno l'ex Gran Maestro insieme ad altri illustri Fratelli si recò nello studio del notaio Lenka Neincova per fondare un'associazione che non aveva scopi di lucro e che faceva propri gli Antichi Doveri, gli Scopi e Relazioni della corporazione di mestiere. Nel Giugno dello stesso anno la Gran Loggia di Londra sospendeva il riconoscimento che aveva dato al Grande Oriente nel 1972. Vani furono gli appelli del Grande Oriente d'Italia, la Loggia Madre rimase irremovibile e l'otto Settembre tramutò la sospensione in revoca. Il 9 dicembre la Gran Loggia Unita d'Inghilterra riconobbe la Gran Loggia Regolare d'Italia ed era pronta a ricevere un Fratello che la rappresentasse.
Sono passati pochissimi anni da questi tristi avvenimenti, la Fenice sta di nuovo risorgendo e noi ci auguriamo che possa rinascere più forte e rigogliosa di prima. Pertanto facciamo gli auguri al neo-eletto Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia dottor Gustavo Raffi, al Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato per la Giurisdizione d'Italia dottor Fausto Bruni, al gran Maestro della Gran Loggia Regolare d'Italia dottor Giuliano Di Bernardo, al Gran Maestro della Gran Loggia dei Massoni d'Italia dottor C. Cocchi, al Gran Maestro della Gran Loggia di Piazza del Gesù dottor F. Franchi e a tutti gli altri Gran Maestri delle Logge che esistono sul territorio italiano con la speranza che un giorno non molto lontano possono sparire le inimicizie nella grande famiglia massonica e lo spirito di Hiram alitando sui Fratelli possa aiutarli, tenendoli fraternamente uniti a ritrovare insieme la parola perduta.
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