Ricerca dei ragazzi della III A
Scuola Media Statale VIVARIENSE
Squillace
| Presentazione | Gli Autori e gli altri | La Massoneria e Origini della Massoneria | Hiram Abif |
| I Templari | I Rosacroce | La Massoneria Moderna | La Massoneria in Francia |
| La Massoneria in Italia | Bibliografia |
Origini storiche
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Le origini storiche della Massoneria si ricollegano alle corporazioni artigiane medievali dei maestri comacini che ebbero la massima espansione dal XI al XIII secolo. Nel medioevo i costruttori di cattedrali e palazzi gentilizi costituivano una specie di aristocrazia fra gli altri corpi di mestiere e, nella febbrile attività edilizia di quei tempi, buoni architetti e buoni muratori venissero dappertutto ricercati e allettati con privilegi, immunità, franchigie e come l'arte muratoria acquistasse una sorta d'internazionalità ed un primato su tutte le altre arti. Essa era gerarchicamente strutturata (apprendista, compagno e maestro) e conservava gelosamente i segreti del mestiere impegnando gli adepti con riti e giuramenti solenni, alla loro scrupolosa osservanza e all'aiuto reciproco. Un particolare rituale, non contrastante con l'ortodossia cattolica, presiedeva alle riunioni, alle iniziazioni degli adepti e a tutte le altre cerimonie che si svolgevano nella "loggia", la capanna, in cui si riunivano operai e tecnici, eretta nei pressi dell'edificio in costruzione e in cui veniva introdotto un nuovo operaio, che veniva provato e accolto. La loggia poteva essere di legno o di pietra. La Chiesa la proteggeva dalle autorità civili ed era vietato ai non Massoni penetrare in essa. I costruttori vi depositavano gli utensili e le migliori pietre che poi dovevano essere scolpite. In fondo alla loggia vi era la stanza. delle linee o camera dei disegni, riservata al Maestro e ai suoi diretti discepoli. In questa stanza si apprendevano ì segreti dell' arte e si formavano i nuovi architetti,quelli destinati a succedere al maestro. Nella loggia venivano celebrati i riti d' iniziazione e i banchetti rituali. In questo periodo nacque la denominazione di Libero Muratore con cui veniva designato colui il quale era abilitato a scolpire la pietra libera, quella pietra pura destinata ad essere lavorata.
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Il libero muratore doveva essere capace di liberare dalla pietra l'opera d'arte che aveva progettato grazie alla, propria abilità e competenza, allo stesso modo doveva riuscire a diventare un uomo spiritualmente libero. Il massone si interessava anche di opere di assistenza, in un tempo in cui le confraternite erano, innanzitutto, società di aiuto reciproco. Con le tecniche della pietra angolare o della volta a crociera, vi si imparavano anche le buone usanze, le parole e i segni per conoscersi tra muratori. In altre parole, si veniva iniziati, tramite una regola e un rituale. Perchè, in quei tempi, pur essendo un semplice operaio, un lavoratore a mani nude, un vero massone, era già un pò più di un muratore. All'apprendista corrispondeva il pesatore di pietre, al compagno, lo scalpellino, capace di lavorare con il mazzuolo e lo scalpello. Quanto al maestro era suo compito rettificare i lavori ancora imperfetti e rifinire le sculture più difficili. Di solito, sul cantiere, il Maestro era assistito da un "Parlatore" incaricato di comunicare ai compagni gli ordini del maestro, di distribuire le pietre agli scultori e di sorvegliare i lavori. Il Parlatore la mattina apriva e la sera chiudeva il cantiere, inoltre quando doveva comunicare un ordine batteva due colpi su una tavoletta, fissata nella loggia; ma se i colpi erano tre i lavoratori capivano che era il Maestro Architetto che voleva parlare personalmente con loro. Il Parlatore o Oratore era la persona che stava più vicina al Maestro, quindi si preparava rigorosamente a sostituirlo.
I pontefici, come i principi secolari, si mostrarono larghi nel confronti di queste corporazioni: Bonifacio IV (1110), Niccolò III(1277), Benedetto XII (1331) riconobbero loro il diritto di governarsi secondo i propri statuti, con esenzioni da oneri e obbligazioni locali,di potersi trasferire di paese in paese liberamente, di godere di una specie di monopolio per la costruzione di fabbriche religiose di maggiore importanza. Di qui l'appellativo di liberi, franc, frei, free e l'attributo che con legittimo orgoglio le corporazioni muratorie si attribuirono di Arte Reale i cui segreti venivano rivelati soltanto a coloro che se ne dimostravano degni. Da ciò l'idea di costruire una specie di opera suprema cioè un "Tempio Ideale" sempre più perfetto, immenso, universale, infinito. A conservare e ad accrescere il prestigio dell'Arte contribuirono non poco la rigida osservanza delle norme stabilite negli statuti corporativi circa l'iniziazione di nuove reclute, rigorosamente scelte, e la promozione dal grado di apprendista, con cui si veniva ascritti alla corporazione, a quelli di compagno e di maestro, la solennità di cerimonie e di riti con cui venivano vestiti dei simboli dell'arte: squadra, compasso, grembiule ecc., i solenni giuramenti, l'inviolabile osservanza del segreto professionale e dei doveri civili, religiosi e morali imposti dagli Statuti. Con tale investitura, il fratello (così si nominavano i membri fra di loro) era reso partecipe di una parola d'ordine, di segni di riconoscimento, ecc. con i quali veniva ricevuto dovunque si recasse ed accolto fraternamente da compagni d'arte, provveduto ed aiutato nei propri bisogni.
Gli Statuti corporativi erano molto esigenti quanto ai requisiti non solo professionali, ma anche personali dei membri, nè veniva permessa l'ammissione se non a persone le quali avessero giusti natali e condotta religiosa e morale del tutto ineccepibile. Il buon muratore doveva avere grande devozione verso Dio, i Santi e la Chiesa. A caratterizzare la netta impronta cristiana della massoneria medievale vi era la commemorazione dei Santi patroni del mestiere, ovvero i Quattro Coronati, martirizzati nel 287 e ancora oggi onorati dai lavoratori della pietra in diverse parti dell'Italia e all'estero nella festività a loro dedicata. I quattro martiri coronati furono identificati da Jacopo da Varazze in Saverio, Severiano, Carpoforo e Vittorino. Secondo la leggenda questi santi conoscevano alla perfezione l'arte della scultura, ma rifiutarono di scolpire un idolo per Diocleziano e per questo furono chiusi vivi in casse di piombo e gettati in mare.
Così, nei primi secoli del secondo millennio si delineava la Trama dell'Ordine massonico: riti, usanze e segreti del mestiere. Iniziazione contemporaneamente manuale e spirituale nel cui contesto la costruzione era metafora dell' avventura umana, un passo avanti nel piano del Creatore: un' impresa simbolica. La fratellanza massonica, nel ristretto orizzonte del tempo, basato su una società fortemente stratificata, univa le campagne, trascendeva i dialetti, professava la solidarietà, faceva nascere una morale comune, apriva il sapere verso l'universalità pur rimanendo fraternamente attaccati alla chiesa cattolica; tutto ciò lo possiamo notare in Francia per la parte rilevante presa dalla massoneria sul movimento della Ligue, in Inghilterra per la tenace resistenza fatta agli sforzi di Enrico VIII e della regina Elisabetta per introdurre la riforma nelle logge, in Italia dalla frequenza di altari e di cappelle (Squillace chiesetta della Pietà) erette dalle corporazioni dei "Lombardi", là dove si trovavano in maggior numero.
Nel XV secolo in Inghilterra le logge massoniche, (la loggia è la cellula base della massoneria ed è composta da almeno sette membri), per accrescere il loro prestigio, cominciarono ad accogliere uomini di Chiesa, nobili e potenti, in nulla legati all'arte muratoria ma desiderosi di spazi di libertà che in quel periodo soltanto la loggia, associazione ucita, poteva offrire, insieme ad un'ascesa verso il sapere e l'antica tradizione, ma anche perchè l'officina dei massoni era un rifugio. Questa facoltà di accogliere elementi estranei fece aumentare il numero dei massoni per effetto della Riforma protestante dato che era divenuta meno intensa l'attività edificatrice di Chiese e Conventi e quindi era diminuito il numero dei veri lavoratori. Speciali segni di riconoscimento e il giuramento prestato sulla Bibbia dovevano contribuire a legare i soci, che si riconoscevano fraternamente uguali. La mancanza di lavoro fece si che molti fratelli abbandonassero l'architettura religiosa per quella civile, questo portò a dei gravi contrasti tra maestri e artigiani, collegati in segrete leghe di resistenza - (compagnomage), dai nomi strani a riti e gergo non meno bizzarri.
Una sentenza del 14 marzo 1655 della Facoltà Teologica della Sorbona ne dichiarò empie, sacrileghe e superstiziose le pratiche e i riti, arrecando con la crisi professionale anche il decadimento delle corporazioni. Fu anche per questo e per rialzare il loro prestigio che le logge adottarono il sistema di ammettere membri onorati, ricchi e potenti o entrambe le cose.
Venivano accolti con il loro denaro, il loro prestigio, il loro ascendente, le loro importanti relazioni sociali, pur non essendo nè architetti nè muratori. Fin dal principio del XVII secolo, il fenomeno assunse, specialmente in Inghilterra, un'ampiezza notevole, molti erano i nobili "accettati" tra i membri delle corporazioni ed era diventata una moda, un gesto di squisita eleganza farsi iscrivere ad esse. Il fenomeno, che secondo gli studi recenti di David Stevensor sarebbe iniziato in Scozia negli ultimi anni del cinquecento, era così diffuso che ormai in Gran Bretagna non era più sufficiente parlare di freemasons o masons occorreva specificare se si trattava di massoni "operativi" oppure "accettati" (cioè esoteristi che erano entrati nelle logge alla ricerca di segreti rosacruciani, ovvero curiosi che si facevano accettare per ragioni sociali o passione antiquaria per le tradizioni). Il pericolo, che il favore dei potenti poteva rappresentare, si rivelò quando si inasprì il contrasto tra papisti e antipapisti e, in seno a quest'ultimi, tra Anglicani e Puritani. Le logge non poterono tenersi in disparte. Anzi divennero la posta in gioco della battaglia, un territorio da conquistare. Perchè a poco a poco l'elemento intellettuale e aristocratico costituiva il vero elemento direttivo, così da preparare senza traumi la trasformazione della Massoneria da operativa in speculativa. L'espressione "speculativi" si affermò nei primi decenni del settecento per indicare i non "operativi" che avevano aderito alle logge per ragioni esoteriche e filosofiche, culturalmente impegnati e distinti dagli "accettati" che erano mossi da semplici motivi di curiosità sociali. In Inghilterra le organizzazioni locali "operative" erano chiamate misteres parola che più tardi diventerà mystery "mistero", che quasi sicuramente deriva dalla parola italiana "mestiere". Dalla fine del 500 alla fine dei 600 la massoneria si era trasformata da operativa in speculativa ed ormai era pronta per la nascita della massoneria moderna.
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