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A.·.G.·.D.·.G.·.A.·.D.·.U.·.

La Seconda Sorveglianza

Una indagine sul simbolismo della Forza come nume tutelare della Piccola Sorveglianza Muratoria

 

 

di Alberto Vallini e-logo.gif (13840 byte)

Aprile 2000

 

La Massoneria c'est moi: e tu non avrai altra Massoneria all' infuori della mia.

Voglio chiederVi: quanti di Voi riterrebbero accettabile una dichiarazione del genere? Sono molto lontano dal vero se rispondo: nessuno?

E siete tutti Massoni.

Una Massoneria che può essere definita, non è la Massoneria: altrimenti i Suoi adepti la riconoscerebbero come tale.

Ma allora, che cosa è Massoneria, perché i Suoi discepoli condividono uno stesso ed unico tetto, e come potremo salvagurdarLa dalle deviazioni, se Essa sfugge ad ogni precisazione?

La Massoneria è una istituzione che trova nella poliedricità i connotati della sua identità e della sua ragion d'essere: ed è cruciale che la varietà di tutte le possibili Visioni di cosa sia e possa essere Massoneria, possano anche convivere sotto un medesimo cielo; è così infatti che la Massoneria è Massoneria: per la polifonia delle sue prospettive. Se invece ogni Visione dovesse auto-percepirsi come esclusiva e totalizzante, e si sentisse perciò autorizzata ad inaugurare un suo specifico Grande Oriente, ecco che verrebbe a mancare proprio la caratteristica fondante, poiché sotto un unico tetto verrebbe a trovarsi una unica Visione di Massoneria: non è più Massoneria, benchè possa darsi il titolo di Massoneria: d'altra parte anche «certe donne si danno la passione allo stesso modo con cui si danno il belletto» (M. Yourcenar).

Dove c'è unilateralità, e cioè dogma, la Massoneria svanisce, poiché i Massoni stessi non la riconoscono più come tale.

E questa è una prima definizione di Massoneria, che la apparenta -so che susciterò un sorriso e un'ombra di scandalo- al Tao: La Massoneria che può dirsi Massoneria, non è ancora la Massoneria. E' per via di questa inafferrabilità, che sembra rendere la Massoneria ubiqua, che si ingenerano spesso tragici equivoci:

«E mentre or quinci or quindi invano il passo

movea, pien di travaglio e di pensieri,

Ferraù, Brandimarte e il re Gradasso,

re Sacripante ed altri cavallieri

vi ritrovò, ch'andavan in alto ed in basso,

ne men di lui facean vani sentieri;

e si ramaricavan del malvagio

et invisibil Signor di quel palagio.

Tutti cercando il van, tutti gli danno

Colpa di furto alcuno che lor fatt' abbia:

del destrier che gli ha tolto, altri è in affanno;

ch' abbia perduta la donna, altri arrabbia;

altri d'altro l'accusa: e così stanno,

che non si san partir di quella gabbia;

e vi son molti, a questo inganno presi,

stati le settimane intiere, ed i mesi.»

L. Ariosto, Orlando Furioso

 

Data questa inafferrabilità, molti apprendisti credono che da qualche parte vi debba essere la Massoneria vera, la Massoneria afferrabile; e che essendo essa così nebulosa, essa debba stare dentro qualche Cripta oscura, dove si accederebbe per anzianità e con password, e nella quale si potrebbe finalmente sostanziare l' apoteosi della malversazione. Oppure taluni credono che tra le Visoni di Massoneria si potrebbe includere quella opportunistica.

Ed è qui che possiamo definire l'unico altro parametro definibile di Massoneria: tutto ciò che riguarda il «particulare», non è Massoneria. Perché?

Perché c'è un rituale.

Se noi ci fossimo costituiti solo come network di conoscenze con finalità affaristico-lobbystiche, non avremmo avuto bisogno di un rituale più di quanto potrebbe servire «Una pennacchio sull' elmo di un disgraziato» (Shakespeare): avremmo potuto molto più profittevolente (e con molta minore visibilità, invero) riunirci in appartamenti privati, o costituirci al modo di tante altre associazioni , andando subito al sodo della questione, senza bisogno di alibi: infatti, che non si abbia a pensare che la presenza dei rituali è stata introdotta per fornire una copertura: infatti, di grazia, davanti a quale Tribunale potrebbe mai essere impugnato un simile alibi? Mi si risponda e, riconoscendo che allora è un alibi poiché è impiegabile, io tacerò.

La presenza dei rituali è proprio lì a ricordarci che il nostro profilo si sottrae ad un simile riduttivismo e che noi Massoni siamo qualcosa di più, poichè dobbiamo condividere un anelito alla Grandezza: altrimenti la cerimonialità non serve a nulla.

Non voglio dire che utilizzare la Massoneria come network di conoscenze sia peggio che stipendiare dei lobbysti per tenere degli hearings davanti alle Commissioni del Senato Statunitense. Voglio solo ricordare che, se l'urgenza di tale percezione di Massoneria dovesse farsi prioritaria in un Fratello e tale da obnubilare tutto il resto, dato quantomeno il riscontro empirico occorrerà che egli tenga bene a mente questo: se si vuole utilizzare la Massoneria come network o utensile profano, le mansioni affaristiche sono quelle in cui questo utensile ha dato la peggior prova, e ove ha dimostrato di funzionare meno e con minore efficienza. Per motivi affaristici la luna consiglia: cercate altrove.

Si argomenta che la parola che meglio descrive la Massoneria sia «Tolleranza», e si ascrive alla implementazione di questa virtù etica la natura imprecisabile della Istituzione; e anzi vi è chi nutre un malcelato fastidio verso l' altrettanto caratteristico (al punto che svetta sui Seggi dei Venerabili, se i miei occhi non mi tradiscono) trinomio concorrenziale «Libertà Uguaglianza Fratellanza»: infatti questo trinomio reca con sé echi rivoluzionari, e la rivoluzione, si argomenta, è anti-massonica: infatti, cosa avrebbe a che fare il Terrore con la Tolleranza? Nulla, occorrerà pure ammetterlo.

Negli archivi della Bastiglia sono conservati i verbali di polizia, redatti nel XVIII secolo, degli interrogatorii di Massoni. Sapete perché i Massoni erano visti con sospetto? Per il solo fatto che si riunivano attraverso convocazione, e i loro Segretari redigevano un Verbale. I registri della Polizia evidenziavano che le indagini, e le successive diffide dal riunirsi ancora, erano avviate poiché in tali riunioni si esercitava -testualmente- «L' eloquenza». Ad una sensibilità contemporanea tale imputazione appare insostanziale, ma due secoli fa il termine «eloquenza» era politicamente connotato: chiunque si riunisse a parlare era per ciò stesso sospetto. Nell' età dell' Assolutismo, dove il Sovrano promulga Editti, e dove l'unica Religione accettata è la religione cattolica e Romana intesa nella sua accezione inquisitoria e dommatica, perché ci si dovrebbe convocare e riunire per parlare? Che cosa ci sarebbe da discutere?? Non c'è proprio un bel niente da discutere!! Di qui il sospetto poliziesco, e l'accezione particolare della parola «eloquenza».

Ci si meraviglierà se si aggiunge che il termine «Costituzione» era connotato in senso analogamente poliziesco? L'ultima volta che un Parlamento aveva discusso di «Costituzione», aveva tagliato la testa ad un Re, incarnazione di Dio in terra: Carlo d' Inghilterra. E i Massoni dichiaravano esattamente di fondarsi nientedimeno che sopra delle «Costituzioni». Quali? Quelle di Anderson. Inutile dire che l'aggettivazione poco importava alla polizia del Re.

Lo stesso vale per la parola «Tolleranza»: essa non è una introduzione recata dalla Massoneria moderna, ma una eredità che ci viene trasmessa da quel secolo, e che con quelle altre terminologie condivide appieno il loro senso politico: «Tolleranza», infatti, era un palmare riferimento al primo documento che aveva consegnato tale parola al patrimonio culturale europeo: l' Atto di Tolleranza del Parlamento Inglese di Cromwell: quel Parlamento che per primo decapitò un Monarca.

La parola Tolleranza custodisce dunque un patrimonio semantico esplosivo, analogo a quello del Trinomio «Libertà Uguaglianza Fratellanza»: noi possiamo dimenticarcene, ma non possiamo cestinare questo aspetto senza gettarci alle spalle, assieme ad esso, anche un pezzo di Massoneria.

Alla mia sensibilità appare che qui si apra non uno spiraglio, ma un vertiginoso squarcio su quella soglia che collega il mondo profano al mondo Iniziato: cioè esattamente su quel liminare alla cui custodia è preposto il Secondo Sorvegliante. Forse non tutti hanno prestato molta attenzione al fatto che alla apertura dei Lavori Muratorii il Primo Sorvegliante ad un certo punto alza la Colonna sul Suo banchetto, e il Secondo la abbassa: questo accade non appena il M.·.V.·. dichiara la Loggia regolarmente aperta. Il significato del gesto è che la autorità del Secondo Sorvegliante viene meno non appena la Loggia si apre, e ritorna in vigore non appena la Loggia si chiude: il Secondo Sorvegliante non sorveglia quel che i Massoni fanno in Loggia: sorveglia quel che essi fanno fuori: poiché fuori della Loggia, essi non smettono di essere Massoni neppure per un secondo.

Verrebbe dunque da chiedersi: tale Seconda Sorveglianza deve essere intesa come una sorveglianza avente lo scopo univoco di impedire l'ingresso di profani nel Tempio, o non avrà forse una mansione bidirezionale? Il Secondo Sorvegliante è e resta un Fratello, e dunque il suo ruolo deve essere orientato specificatamente ai Fratelli, più ancora che ai Profani. Non potrebbe dunque essere fondata la ipotesi che la Sua funzione sia bicefala, e cioè quella di garantire sia che nel tempio non entrino Profani (che peraltro Vi entrano, quando sono «liberi e di buoni costumi»), sia quella di accertarsi che i Massoni ne escano? Sembrerebbe che quel che il Massone fa nel Tempio è altrettanto importante -vorrei dire quasi funzionale- a quel che fa fuori del Tempio. Ed ecco perché è assai rilevante definire cosa e come ciò che è Massoneria debba rapportarsi e relazionarsi con ciò che è profano, e non è Massoneria: poiché la Massoneria è tenuta a confrontarcisi, sulla base dei simbolismi suggeriti dal Secondo Sorvegliante.

La Bellezza è emblema del Primo Sorvegliante. In greco il termine bellezza si traduceva con cosmos, da cui la accezione moderna di cosmetico. Eppure anche cosmos, così come la parola tolleranza, custodiva un significato alternativo, da integrarsi con il primo: quello di ordine, da cui il termine attuale di cosmo inteso come volta stellata che obbedisce alla Gravitazione Universale.

Tale accezione di ordine inteso come cosmos si differenzia da quella greca di ordine inteso come nomos: il nomos è l'ordine della norma e della nomencaltura, cioè l'odine eteronomo, imposto dall' esterno: il cosmos è l'ordine spontaneo che sboccia dall' interno e, ad esempio, fa germogliare un fiore o orbitare un pianeta. L'idea implicita nella doppia accezione bellezza/ordine è che ciò che giunge ad un ordine spontaneo, è anche esteticamente bello: connotato questo che non si condivide necessariamente con l'ordine nomotetico imposto (l' Iraq è un paese ordinato, e chi lo metterebbe in dubbio? E' anche bello?). Il che ci conferma che la bellezza cui si riferisce il simbolismo del Primo Sorvegliante è allora quella di cosmos, epperciò quella che allude anche all' Ordine!

Ma nel mondo umano l'ordine non c'è: non è forse tutt'oggi vera, e risuona nelle orecchie, la frase di incipit del Contratto Sociale di Rousseau: «L' uomo nasce libero, ma dovunque è in catene. Come è avvenuto questo cambiamento? Lo ignoro»? Non è essa una prova che l'uomo nasce libero e sotto le egide del cosmos, ma ripiega sotto quelle della servitù?

Non collochereste Voi esattamente qui il simbolismo della Forza e del Secondo Sorvegliante? Non è proprio su questo snodo che la sinergia tra le due Sorveglianze si fa autoevidente ed irresistibile? La Forza deve essere impiegata per infrangere le catene, e tornare alla armonica libertà e bellezza/ordine naturali che Dio e il giusnaturalismo ci hanno garantito alla nostra nascita: noi nasciamo liberi. Ma non c'è libertà senza combattimento, una volta in catene: ed il combattimento non può essere arbitrario, o finalizzato ad una Utopia umana, ma finalizzato a ricondurre il mondo alla armonia naturale, dove tutto trova il posto che gli compete -e non quello che gli viene assegnato- poiché tutto è titolato ad esprimere al meglio la propria specificità e singolarità, e proprio nella massimizzazione di questo aspetto si concretizza la possibilità del cosmos: l' Ordine Muratorio, dove tutto può convivere e trovare pace sotto un unico tetto.

Tutti conoscono i glifi astrologici di Marte, simbolo astrologico della Forza: un cerchio da cui si diparte una freccia; e quello di Venere, simbolo astrologico della Bellezza: un cerchio sotto il quale pende una croce. Però non tutti forse sanno che esiste anche un glifo astrologico per la Terra: un cerchio sopra il quale svetta una croce. Questo ultimo simbolo lo troviamo riprodotto, senz'altro inconsapevolmente, in una Istituzione umana che più di altre rappresenta la forza: il Patto Atlantico. Ai quartieri generali della NATO è presente, all'ingresso, una grande stella a quattro punte che si conficca sul suolo: ed essendo la terra sferica, non vi sono dubbi che il messaggio subliminale è quello di una riproduzione del simbolismo ctonio della terra: un globo sopra il quale si avvita una croce: et in hoc signo vinces.

La Forza è Forza perché si confronta con la materia, perché si batte: in Paradiso non serve la Forza. Esiste una espressione più sublime della Forza, quella raffigurata nella 11^ carta dei tarocchi tradizionali: una donna che spalanca le fauci di un leone, ad indicare che la Forza proviene dallo Spirito: come potrebbe altrimenti una donna vincere su di un leone?

I due simbolismi non sono affatto in contraddizione, né come sarebbe semplicistico dire, si integrano: essi sono proprio la stessa cosa. La Forza è Forza che proviene dallo Spirito, e che si qualifica solo nella misura in cui ha ragione della refrattarietà della Materia. Non esiste una forza astratta se non che nelle Accademie, delle quali Voltaire diceva : «E' curioso constatare come non una sola opera di genio sia mai uscita da una Accademia».

La Forza è Forza davanti alla materia. Il simbolo di Ercole, altamente specifico del Secondo Sorvegliante, ribadisce una volta di più che la Forza cui si allude in Massoneria, la Forza Muratoria, intende esaltare il suo risvolto dialettico con la terra. Ma si osservi la implicazione: la palese muscolarità di Ercole, così trasparente che sembra non lasciare margini all' equivocità. Il confronto, dunque, non può avvenire tramite il sotterfugio: il simbolo del Secondo Sorvegliante non è Davide: è proprio Ercole. Materialità pura.

Non ci sono i presupposti per dissentire da James Hillman quando in molte sue opere si accanisce a squalificare il mito di Ercole: lo spessore del genio di Hillman è tale da ammutolire chiunque. Tuttavia non dovremmo rinunciare a rinvenire in Ercole almeno un aspetto limpidamente positivo: egli è un felice connubio, nella sua ostentata muscolarità, tra gli aspetti tragici e dionisiaci della materia e del mondo (nel mondo si muore, e si muore sul serio: «Davvero, la morte? Sì, davvero») e la possibilità di affrontarli secondo la modalità apollinea e lineare del confronto diretto: a viso aperto.

Il che confligge apertamente con la tesi (errata) secondo cui la Massoneria dovrebbe operare attraverso il segreto: quantomeno, il simbolismo di Ercole lo nega. L' etimologia di segreto è secretum: che si riferisce alla secrezione ghiandolare, e cioè non all' occulto, ma all' intimo: e troverei davvero da uomini grossolani non ravvisare differenza tra occultamento e intimità. L'occultamento è voluto, la intimità necessaria. Se il Massone deve coltivare le virtù, che non si commetta l'errore di credere che dietro ad ogni virtù ci sia un invidiabile talento, così come Balzac diceva che dietro ogni fortuna c'è un delitto: dietro ogni virtù, infatti, non c'è una fortuna, ma un dolore. Il nostro Dio non regala nulla a nessuno, perché un Dio che per definizione è geloso, lo è nella misura in cui è anche avaro.

La maniera in cui questo dolore è gestito, conduce al vizio o alla virtù. E' in questa maturazione che consiste la secrezione, il secretum. E' inesprimibile e incomunicabile perché è intimo, non perché sia deliberatamente crittografato. Il segreto Muratorio, nasce dal dolore: e quando si è sofferto abbastanza nella carne, dice s. Paolo, si è rotto con il Peccato.

E' qui dunque che nasce la possiblità di affrontare il mondo a viso aperto: quando si è sofferto abbastanza e si è imparato ad odiare il peccato, non c'è più tempo per tergiversare.

Questa è la Forza Muratoria; e dovremmo andarne orgogliosi, Fratelli.

Se siamo stati iniziati, lo siamo stati per batterci e riportare la Giustizia e la Libertà nel mondo, e non per cullarci nella beata illusione e certezza che noi saremmo gli optimi , e quindi potremmo (addirittura dovremmo, sostengono alcuni) starcene tutti fermi a guardare e con le mani in mano delibando prelibatezze esoteriche: «Il magnifico castello nel quale Ella ci intrattiene, annoiandoci a suo piacimento» (Diderot).

E' per ovviare a questo che alcune ritualità Massoniche suppliscono al mito dell' Illuminato con il mito del Templare, e non certo perché Esse si situino in una collocazione eccentrica o meramente operativa.

Il Secondo Sorvegliante abbatte la Sua colonna all' apertura dei Lavori, e la rialza alla chiusura: a Lavori chiusi, si apre il Suo Interregno.

Egli non sorveglierà allora il già sorvegliatissimo andito della porta del Tempio così come lo Sorvegliano le numerosissime (quasi pleonastiche) figure preposte a tale compito: il Copritore Interno per non fare entrare profani a Lavori aperti, il Copritore esterno per non fare entrare Profani a Lavori chiusi, i due Diaconi nel rito Emulation che addirittura coprono le spalle al Primo Sorvegliante quando Egli prepara il libro sacro, quasi che Egli avesse da temere, simbolicamente, fin dentro la Loggia stessa; e il Primo Sorvegliante stesso che ostruisce il passaggio tra le colonne e annuncia al Venerabile che si batte alla porta. Il Secondo Sorvegliante ha un compito di Sorveglianza della porta diverso, più sublime, più sottile e incomprensibile. Egli Sorveglia che a rientrarVi a Lavori chiusi non siano proprio i Massoni. La sua autorità rientra in vigore poco prima che i Massoni escano: egli si accerta dunque che essi Ne escano davvero, e soprattutto che non Vi facciano ritorno anzitempo: non si limita attraverso al simbolismo della Forza a ricordarGli astrattamente il mondo: egli Li riscaglia in esso.

Il Secondo Sorvegliante, sollevando la propria Colonna, certifica la rianimazione della Sua prerogativa e funzione di Arconte: si accerta che gli Iniziati non si intrattengano più del dovuto nel Tempio, affinchè essi Si guardino bene dal sottrarSi ai dolori della terra pensando che il Tempio possa fargli da rifugio, e che anziché sospingerli a migliorare il mondo, Esso Li debba difendere dal mondo.

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