Convegno su:
Tolleranza e solidarietà nella società multietnica del III millennio
Soverato, 4 Luglio 1999
Scenari di ricerca scientifica e promozione del potenziale umano
In questa relazione in riferimento al tema della solidarietà e della tolleranza nel III millennio vorrei soffermarmi anche sul rapporto tra ricerca scientifico-tecnologica e promozione del potenziale umano . Un tema questo che non solo ci coinvolge nella vita giornaliera ma ci pone il problema di come pensare e progettare il futuro dell'uomo sul pianeta Terra e sugli spazi limitrofi.
E' indubbio che in questo scenario appaiono rilevanti i temi della tolleranza e della solidarietà che, tuttavia, come dirò nel seguito, appaiono superabili, non perché non siano accettabili ma in quanto rispecchiano una concezione, per così dire, inattiva verso l'altro a cui rivolgere uno sguardo di mera accettazione e legittimazione, da un lato, e d'aiuto formale o meno in riferimento alla sua condizione economica, esistenziale e sociale, dall' altro.
In questa prospettiva è fondamentale rifarsi ai valori della tradizione della tolleranza e della solidarietà ma, allo stesso tempo, appare necessario assumere un atteggiamento diverso: un atteggiamento per così dire attivo verso l'altro che lo considera come parte della propria esistenza e non come ciò che sta meramente a fianco e si è spinti o sollecitati ad accettare la sua presenza e a rendersi utili per alleviare le sue sofferenze.
La promozione umana e del suo potenziale in tal senso supera, come dirò ancora, l'idea di una tolleranza di accettazione e di legittimazione; allo stesso tempo, l'idea di promozione si applica anche a quello tradizionale di solidarietà che vorrei chiamare promozione solidale.
Su questi concetti tornerò ancora nel seguito, per ora vorrei sottolineare che quando facciamo riferimento all'uomo del terzo millennio, ovviamente, dobbiamo abbracciare l'intera umanità incluse quelle popolazioni che non hanno raggiunto un livello sociale e tecnologico comparabile con quello dei paesi occidentali ed ancora quelle popolazioni cosiddette non letterate che vivono in forme sociali totalmente diverse dalle società tecnologiche.
Se il nostro riferimento è l'intera umanità dobbiamo chiarire che la nostra prospettiva non può essere ridotta ai modelli dei paesi occidentali; da un lato, si devono considerare i risultati positivi che sono stati raggiunti dall'Occidente e al contempo si deve essere critici su quegli aspetti che hanno reso la vita umana una corsa assillante verso il consumo, i beni materiali, e il mero piacere e la futilità, nonché hanno dato luogo a condizioni di precarietà e di violenza nella vita sociale, condizioni di emarginazione e profonde differenze economiche e sociali.
Dall'altro, appare fondamentale avere un analogo atteggiamento verso tutte quelle popolazioni, piccole o grandi, che non seguono il modello occidentale. Solo assumendo una prospettiva differente che è possibile pensare a modelli di società che possiamo chiamare polivalenti al cui interno coesistono modelli di vita e di relazioni sociali profondamente diversi gli uni dagli altri.
Quando pensiamo alla diversità non dobbiamo fare riferimento solo alla diversità multietnica o a quella fondata sulle fedi religiose, bensì dobbiamo considerare quelle diversità che nel futuro saranno molto più rilevanti che si fondano su differenti concezioni del lavoro, della vita individuale e delle relazioni interpersonali. La società del futuro, sarà certamente multietnica e multiculturale, ma al di là di queste differenziazioni ciò che sarà più rilevante è la diversità riferita agli stili di vita, ai valori e agli ideali. In tal senso, quella che possiamo chiamare diversità poietica, sarà fondata sul fatto che gli uomini si accomuneranno tra loro non tanto in base a fedi religiose od appartenenze etniche, anche se queste saranno presenti, bensì in base alla conduzione specifica della loro esistenza, a quella che appunto possiamo chiamare la poiesi della vita, cioè il modo in cui concepire la propria esistenza quotidiana e le modalità in cui si svolge. In termini diversi, si può affermare che ciò che avvicinerà gli uomini sarà il contenuto del senso che daranno alla loro vita.
E' quindi sul senso della vita che dobbiamo fondare la nostra visione del mondo; il senso della vita individuale, di quella collettiva e dellintera umanità.
Ritengo che la società del futuro, allora, anche se in parte è ancora lontana, vedrà al suo interno un superamento delle divisioni culturali ed etniche e persino di quelle religiose nel senso tradizionale del termine; ciò non significa che ci auspichiamo il venir meno di tali differenziazioni, etniche, culturali o religiose, ma riteniamo che queste saranno uno sfondo rilevante; tuttavia, ciò che costituirà il tessuto sociale delle società del futuro sarà la diversità poietica, cioè in riferimento ai diversi aspetti della vita, incluso quello del lavoro.
Di fronte a questa diversità poietica potranno venire meno gli antagonismi etnici, religiosi e culturali e gli uomini si accomuneranno in base al loro modo di vedere la vita;un fenomeno questo che appare in nuce anche allinterno della comunità globale delle vie telematiche e di internet, in cui la comunanza tra gli uomini è proprio fondata su ciò che si pensa della vita e sul come viverla, quindi proprio su una comunanza di senso che si intende dare alla propria esistenza.
Allinterno di questo scenario di diversità poietica e di senso della vita possiamo inquadrare il tema della relazione tra scienza e promozione del potenziale umano.
Per scienza intendiamo riferirci non solo ai suoi risultati tecnologici bensì a quella ricerca di sapere che permette alluomo di conoscere il mondo e se stesso e di produrre adeguati strumenti tecnologici che possono soddisfare le sue esigenze di conoscenza e quindi anche di senso e le esigenze materiali e rendere più alta la qualità della vita alleviando il fardello del lavoro, la sofferenza della patologie fisiche e psichiche e di superare molte difficoltà quotidiane della vita.
Per promozione del potenziale umano, invece, intendiamo quell'opera che lindividuo e l'intera collettività svolgono nella direzione di permettere la soddisfazione delle energie vitali, esistenziali, psicologiche e sociali di ogni essere umano: in altri termini, ci riferiamo allo sviluppo del uomo biologico in un uomo che arricchisce se stesso nella direzione di soddisfare quelle potenzialità che possiede per via naturale o che può acquisire attraverso la vita sociale o il perfezionamento interiore.
Ci chiediamo allora se lo sviluppo della scienza e la promozione del potenziale umano siano due processi che possono non solo convivere ma aiutarsi reciprocamente.
Non di rado, anche in ambienti esoterici, si ritiene che la scienza nel suo complesso, in particolare il suo approccio faustiano verso il mondo, si ponga in antitesi con il progresso spirituale del singolo uomo e delle collettività. E mio parere, invece, che il progresso della scienza non solo non sia in conflitto con lavanzamento spirituale e con lo sviluppo del potenziale umano, bensì che possa facilitarlo in quanto non solo arricchisce le proprie visioni del mondo nel senso conoscitivo, ma permette di svolgere diversamente la propria esistenza in una condizione di minor sforzo fisico e con un minore impegno di energie che possono essere impiegate in altre dimensioni della vita. Allo stesso tempo, le nuove e future condizioni di lavoro potranno permettere di esprimere le personali potenzialità in ambiti diversi creando così una maggiore flessibilità ed ampiezza nel campo lavorativo.
La scienza, e il suo relativo sviluppo tecnologico, quindi, potrà permettere nel futuro di vivere in condizioni tali nelle quali vi potrà essere una maggiore ricchezza di impegno nel mondo sociale e al contempo una più ampia possibilità di esprimere e di rafforzare il potenziale umano individuale in un numero ampio di ambiti che vengono offerti dalla complessità della società ultramoderna.
Allo stesso tempo, la promozione del potenziale umano sollecita la scienza verso nuove ricerche e nuove tecnologie che permettono di soddisfare quella diversità poietica che sarà propria della società del futuro.
In questo scenario in cui scienza e promozione del potenziale umano operano in modo armonico sollecitandosi a vicenda è indubbio che sono necessarie anche nuove prospettive etiche che permettono una convivenza di diversità di valori. In questa luce dobbiamo pensare a nuove etiche che non solo legittimano ma promuovono la diversità degli uomini nel senso indicato. Per questo, la stessa etica non può essere pensata come un armamentario fisso e definito una volta per tutte, bensì come un processo di cambiamento di valori che segua landamento dei processi umani e sociali pur non dimenticando valori, per così dire tradizionali, se essi verranno ritenuti utili per il progresso delluomo.
Quella che possiamo chiamare etica di frontiera è proprio unetica aperta in quanto contiene unampiezza tale di valori che possa permettere la promozione del potenziale umano nella prospettiva della diversità. Ciò significa che in questa etica di frontiera vi potranno essere anche valori tra loro contrastanti, ma legittimati e promossi in riferimento alle diversità di visione del mondo e di senso della vita.
Promozione del potenziale umano, diversità ed etiche aperte indubbiamente sono variabili che per così dire creano maggior rischio sociale, ma dobbiamo anche sottolineare che è proprio sul rischio, in senso lato, che si fonda la creatività del singolo e dellintera umanità.
Anche in riferimento ai temi della tolleranza e della solidarietà, come ho già accennato, è necessario proiettarsi verso un nuovo modo di intendere sia luna sia laltra.
Per quanto concerne la tolleranza dobbiamo dire che questa nozione è sorta in un periodo in cui appariva fondamentale legittimare la diversità in condizioni in cui erano presenti forti discriminazioni in particolare di natura religiosa, etnica e culturale. Questa nozione in effetti presuppone un atteggiamento di accettazione e di legittimazione che è naturalmente fondamentale anche nella nostra epoca che, come è noto, è ancora intrisa di intolleranza manifesta o mascherata non solo da un punto di vista etnico bensì anche religioso. Per questo appare certamente fondamentale sostenere il principio di tolleranza, tuttavia, se ci proiettiamo nel futuro prossimo e in quello più lontano allora questo principio, che deriva nella sua natura da un atteggiamento proprio della tradizione ermetica ed esoterica occidentale, appare superato in quanto nel futuro non sarà solo utile legittimare le diversità bensì promuoverle proprio nella direzione dello sviluppo del potenziale di ogni uomo.
La legittimazione delle diversità appare ancora oggi centrale nello sviluppo delle democrazie, ma tale sviluppo sarà meglio compiuto se il principio di tolleranza sarà sostituito con quello di promozione delle diversità. E indubbio che già la legittimazione delle diversità appare unopera necessaria ma anche difficile, tuttavia è ancora più difficile promuovere le diversità, cioè far sì che esse nascano e si sviluppino anche in conflitto con i nostri modi di vivere e di vedere il mondo. E certamente più facile tollerare per legittimare, mentre la promozione della diversità appare più rischiosa e difficile ed essa può derivare solo da un atteggiamento che considera luomo come costruttore del proprio destino e da una prospettiva che sia priva di dogmatismi di ogni natura che si ritiene debbano essere applicati non solo a noi stessi ma anche ai nostri simili.
Per questo il principio di promozione può essere fatto proprio da tutti coloro che si pongono
con un atteggiamento aperto verso luomo e le sue diversità e primi fra tutti i Massoni che hanno promosso la tolleranza come modo di vivere degli uomini.
Anche per quanto concerne la solidarietà, al di là delle specifiche condizioni in cui attuarla, è possibile riconsiderarla ancora una volta eludendo una nozione passiva.
Quella che chiamo promozione solidale, allora,è quella considerazione delle condizioni dellaltro che si pone con un atteggiamento attivo che spinge ad opere che permettano agli uomini di superare la necessità di solidarietà. Per questo la promozione solidale, nelle diverse condizioni, intende operare in modo che si possano superare le condizioni di disagio e che tale disagio possa essere annullato agendo sulle variabili e sulle condizioni che lo creano.
Per i Massoni che costituiscono esotericamente le colonne del Tempio dell'Uomo, l'impegno di promozione solidale, pur non dimenticando le necessità contingenti, come nel caso degli aiuti alle popolazioni del Kosovo, deve operare in modo da creare strutture durature e non effimere che possano soddisfare in modo continuativo le esigenze di solidarietà attuali e future.
Per questo l'impegno massonico dovrà dirigersi verso questo obbiettivo che è certamente più impegnativo, ma è indubbio che permette di manifestare al meglio quello spirito di Fratellanza che caratterizza i Massoni.
Se ci proiettiamo nel nuovo millennio è indubbio che i motivi per promuovere la diversità e per essere solidali appaiono come fattori fondamentali delle società dell'immediato futuro.
Purtroppo si deve constatare che l'uomo che affronterà il nuovo millennio è sciaguratamente ancora legato a quei modi di vivere che lo hanno caratterizzato per diversi millenni.
Il mondo umano che si affaccia al nuovo millennio è certamente diverso da quello dei millenni precedenti : la crescita e il progresso culturale, scientifico, spirituale e sociale hanno profondamente cambiato l'uomo migliorando le sue condizioni di vita e le aspettative di soddisfare le potenzialità personali di ogni uomo.
Tuttavia, accanto a questi aspetti di progresso ve ne sono molti altri che fanno ricadere l'uomo nella barbarie legata all'intolleranza, alla violenza, alla sopraffazione e al calcolo dei meri interessi individuali od economici.
Per questo nella società umana all'inizio del terzo millennio l'impegno di promozione della diversità del potenziale umano e della solidarietà dovrà certamente essere rafforzato; ciò è vero in particolare per il fatto che la complessità della società postmoderna porta, purtroppo, inevitabilmente a condizioni di emarginazione delle fasce sociali più deboli come i giovani, gli anziani, i disoccupati, e gli immigrati che gravitano sulle società più ricche.
E' indubbio che promuovere la diversità e il potenziale umano non solo significa sviluppare il sentimento di tolleranza e di solidarietà, ma anche operare in modo che ogni uomo possa avere socialmente le opportunità di esprimere le proprie potenzialità e di salvaguardare la sua autonomia, psicologia, ideale, spirituale ed esistenziale anche in relazione alle istituzioni pubbliche e statali.
In questa prospettiva, oltre alla promozione delle diversità individuali e di gruppo all'interno di una stessa struttura sociale, dobbiamo prestare particolare attenzione alla salvaguardia di quelle culture ed etnie che sono collocate al di fuori del cosiddetto sviluppo globale: mi riferisco a popolazioni come gli Indios del Sud America, agli Aborigeni del continente australiano od ancora ai Pigmei e ai Boscimani dell'Africa.
In egual modo, particolare attenzione deve essere rivolta verso le nuove spiritualità che sono il segno di un nuovo modo di porsi dell'uomo attuale verso la dimensione esoterica, spirituale e trascendente.
La nostra prospettiva, quindi, deve rivolgersi a tutti i popoli e in particolare a quelli che rischiano di scomparire sopraffatti dalla avanzata dell'uomo tecnologico.
Di fronte a questo scenario globale il nostro orizzonte deve muoversi in una triplice direzione: il progresso scientifico, culturale, sociale e spirituale, la qualità della vita con l'espressione del potenziale umano e la giustizia sociale con una adeguata distribuzione delle risorse.
In questi ambiti è indubbio che è l'etica che deve svolgere un ruolo primario in modo che l'opera dell'uomo sia fondata sui principi etici dell'eguaglianza, della fraternità, delle pari opportunità e del rispetto dell'individualità nei diversi settori in cui questa può esprimersi.
Per questo non solo sentiamo l'urgenza dell'etica, ma riteniamo che essa possa guidare il cammino dell'uomo. Un'etica, però, che sia slegata da pregiudizi di qualsiasi natura e da vincoli di parte riferiti a confessioni religiose, a ideologie politiche, a concezioni etnocentriche.
Non possiamo che pensare ad un'etica aperta, o se si vuole, laica, un'etica di frontiera come la abbiamo chiamata che mira al benessere dell'uomo e che lo renda libero di esprimere il suo potenziale in tutti i campi e, in particolare, anche in quello delle questioni relative alla bioetica, alla scelta della cura e alla vita e alla morte.
L'etica di frontiera è così quell'etica che non solo legittima, ma promuove l'uomo e le diversità individuali nello svolgersi del cammino nel mondo.
Promuovere l'uomo è il nostro primo impegno e dovere come Massoni, cioè come uomini liberi che operano nei templi per perfezionare se stessi e per predisporsi per il bene dell'uomo.
Nelle società multietniche i Massoni dovranno avere un ruolo fondamentale nel salvaguardare le differenze etniche e culturali e farsi al contempo promotori del dialogo tra etnie diverse nel rispetto della loro autonomia.
Come uomini liberi e come Massoni abbiamo grande fiducia nell'uomo, per questo intendiamo promuovere le sue potenzialità ostacolando ogni azione che intenda limitarlo e vogliamo anche predisporci a porgere il nostro aiuto a chiunque voglia crescere spiritualmente o superare condizioni di disagio.
Sono questi gli ideali che muoveranno noi Massoni nel Terzo Millennio, sicuri ed orgogliosi del nostro impegno e del contributo che daremo al Bene dell'umanità, con quell'entusiasmo fraterno che ci caratterizza come liberi Muratori.