RIFLESSIONI SU

MASSONERIA E CULTURA

di P. M.

Mentre ascolto un brano musicale di Mozart alla radio (Divertimento per strumenti a fiato K 253) penso come tale musica si addica perfettamente ai nostri templi: pur non trattandosi di musica massonica, ogni nota, ogni frase sembrano evocare l'aria che si respira nel tempio massonico, i nostri pensieri e la disposizione degli animi.

Segue poi una composizione di quell'Antonio Salieri che una romantica e rnistificatoria leggenda ha dipinto come rivale di Mozart e suo omicida; si tratta di un brano che si intitola "Armonie per un tempio della notte, musica massonica per strumenti a fiato".

Ambedue i musicisti, vissuti nella seconda metà del XVIII secolo, erano, al pari di innumerevoli personaggi dell'arte, della politica, della letteratura, della cultura, consapevolmente o meno, partecipi di una corrente di pensiero, una "weltanschauung", che veniva a coincidere con il costituirsi e l'affermarsi della Massoneria speculativa, della quale nelle classi colte era condiviso il contenuto etico in armonia con l'ideologia illuministica dominante. La Massoneria è fenomeno contemporaneo al secolo dei lumi: che ne sia figlia o madre, in ogni caso un nesso stretto la lega a quel secolo.

La lotta contro l'ignoranza e l'aspirazione ad una fratellanza universale, l'avversione per ogni fanatismo religioso cosi come per l'ateismo erano gli elementi che costituivano il successo mondano dell'associazione; ciò che la Massoneria propugnava era esattamente in sintonia con le aspettative delle genti.

Ricordiamo le parole dell'Ode alla Gioia di Schiller, che Beethoven pose nel movimento conclusivo della sua nona sinfonia: "Gioia, luminoso raggio divino, figlia dell'Elisio, entriamo nel tuo santuario con animo ardente... Tutti gli uomini divengono fratelli all'ombra delle tue ali... ma colui che non conosce l'amore pianga e si allontani da noi... Milioni di persone, abbracciatevi. Questo bacio è per tutto il mondo! O fratelli, oltre il mondo stellato deve regnare un Padre amorevole. O milioni, siete pronti ad adorarlo ... ".

E' innegabile che il rapporto ideologico e culturale della Massoneria con la società sia andato presto assottigliandosi rispetto alla consonanza del XVIII secolo. Infatti già agli inizi del XIX prevalgono di fatto gli aspetti legati all'organizzazione dell'assetto politico dei vari paesi piuttosto che le aspirazioni alla fratellanza universale.

Nell'America settentrionale la Massoneria si fece propugnatrice di democrazia e di autonomia. In Francia al deismo si sostituì il razionalismo e fra gli adepti si contarono i più significativi uomini della rivoluzione e, più tardi, i sostenitori del primo e poi del secondo impero. In Germania massoni furono poeti e filosofi idealisti, custodi della tradizione dinastica e luterana. In Italia la Massoneria costituì il fondamento dei movimenti politici tendenti all'unificazione del paese ed influì sulla costituzione delle sette risorgimentali, e dopo l'unità, attraverso i suoi membri, ebbe parte notevole nella vita politica italiana, imprimendole una decisa spinta in senso laicistico e anticlericale.

Tuttavia fu proprio con la diversificazione degli intenti e con le caratteristiche particolari assunte nei vari paesi che la Massoneria si manifestò disponibile a storicizzare le proprie tematiche, sì che queste fossero viste "non come mere astrazioni metafisiche, ma vissute come retroterra indispensabile dell'impegno quotidiano " (M. Fantoni: Massoneria e cultura: un nodo da scioeliere; il Marzocco n. 2, Firenze).

Il rapporto fra Massoneria e cultura è stato oggetto di una esauriente trattazione svolta dal Fr. Massimo Fantoni (vedi sopra) con molta maggior competenza di quanto non si possa qui presumere di fare con queste che non pretendono di essere altro che semplici riflessioni. Mi preme tuttavia nel concreto far rilevare come difficilmente un compositore d'oggi potrebbe prestare la sua musica al nostro tempio. Questo perché la musica e le arti e la cultura in ,genere hanno preso strade che la Massoneria non ha tracciato e che non si è data neppur la pena di seguire, se non altro per sua necessaria informazione.

La nostra concezione dell'uomo, che propriamente mettiamo al centro dei nostri interessi, non ha tenuto sufficientemente conto di come siano mutati i rapporti dell'uomo col mondo che lo circonda: se è vero che l'uomo è soggetto autonomo, specchio del creatore, immutabile nella sua fondamentale essenza, è pur vero che esso agisce in un contesto mutevole con i tempi, in una rete di relazioni che lo avvolge fino a renderlo irraggiungibile se di quella rete non si conoscono alla perfezione trama e ordito.

Dall'Illuminismo in qua molta acqua è passata sotto i ponti: dal siècle des lumières, dall'idea dell'affrancamento dello spirito sulle tenebre dell'oscurantismo medievale, dalla scoperta della ragione umana eterna e universale, si passa all'età del romanticismo e dello storicismo, in cui al concetto puramente intellettuale e astorico della "ragione" si sostituisce il senso dell'oscura fecondità del mondo delle passioni e dell'infinita varietà e individualità del divenire.

Se dall'illuminismo si è generato quello spirito universale di libertà, uguaglianza e fratellanza che ha promosso la genesi delle istituzioni liberali, del diritto comune e della solidarietà internazionale, dal romanticismo e dallo storicismo si genera la presa di coscienza di una maggiore dipendenza dalle situazioni storiche e sociali. E venendo avanti nel tempo il romanticismo generò, sullo scorcio del XIX secolo, come suo estremo punto d'arrivo, il decadentismo, che in reazione al naturalismo esplorò gli spazi della sensibilità, fino allora sconosciuti, scoprì il subconscio che l'arte si incaricò di esprimere in forme nuove irrazionali e illuminanti, affrancate da ogni fedeltà al vero: decadentismo non nel senso di declino morale ed estetico, ma di estrema maturazione di una cultura caratterizzata da svariati e raffinati innesti.

La massoneria è stata abbastanza estranea al grande trapasso culturale della fine del secolo scorso, quello appunto che dal romanticimo, attraverso il decadentimo, condusse all'espressionismo, al dadaismo, al surrealisino e, per stare in Italia, dai crepuscolari ai futuristi fino agli ermetici.

Per quanto attiene poi alla situazione attuale del post-moderno, della cultura della civiltà di massa, con le sue molte ombre, ma anche con le sue innegabili luci, che caratterizza il secondo dopoguerra, si può ben dire che questa ci stia sfuggendo di mano: non si pratica infatti, né si conosce, la moderna arte del comunicare e si sa che le idee senza veicoli non possono oggi

alimentare altro che sterili accademie.

La società attuale è particolarmente dinamica, così come l'individuo: i dinamismi pittorici di cubismo e futurismo, come la dissonanza e l'atonalismo nella musica, sono oggi linguaggio corrente che l'uomo comune comprende e pratica benissimo, più di quanto comunque non si creda: i mezzi della comunicazione di massa, dinamici e simultanei, hanno volgarizzato per sempre le ricerche sperimentali del modernismo, tanto che oggi, che ci troviamo nella fase "post-moderna", i vari linguaggi fino ai più recenti vengono utilizzati in modo eclettico, mischiati fra loro e tutti ugualmente intelligibili. L'arte, le imprese, la scienza, la società hanno compreso la necessità di cambiamento e di adeguamento all'ambiente. L'intelligenza, che non è fatta soltanto di logica e di ragionamento, ma anche di flessibilità e di adattabilità, è rivolta alla creazione continua di nuove forme. L'individuo non è mai identico a se stesso, come poteva sembrare in una società di periodiche riconversioni o, per dirla con un nostro termine, "rinascite": è con questo individuo che dovrà misurarsi il progetto relativo alla "costruzione dell'uomo".

(tratto da "Il Laboratorio" n. 2 maggio-giugno 1992 - pag. 27)