Note sulla Massoneria considerata come scuola morale

(R. AMBELAIN, Le Martinisme, traduzione di Caio Mario Aceti)

"Dobbiamo rappresentare la vera anima della Massoneria non secondo gli uomini che militano sotto la sua, bandiera, bensì secondo la Tradizione di cui essa pretende avvalersi" 1.

Purtroppo questa Tradizione si è alterata, nel corso degli anni, come tutte le cose di origine umana. E ciò era pressappoco inevitabile per effetto delle reazioni normali e dei suoi costituenti materiali, null’altro che poveri uomini.

"I principi di libertà, di uguaglianza, di fratellanza, carta inamovibile degli individui e delle nazioni, alla quale la Massoneria è attaccata sino alla morte, sono stati troppo incompresi, anche calpestati, da tutti i governi e partiti politici. Gli interessi privati e quelli delle caste o delle oligarchie, funghi velenosi generati dall’indistruttibile egoismo, sono stati troppo a lungo favoriti dai Poteri pubblici e (ciò dovunque, qualunque siano i regimi), a danno dell’interesse generale. Ma la vera Massoneria si è sempre scagliata contro l’ingiustizia e l’intolleranza. Essa ha voluto, ovunque e sempre, ristabilire l’equilibrio interrotto".

Ma poiché i limiti erano umani, i mezzi impiegati da essa sono stati persino condotti a sorpassare i limiti di quella saggezza che prendeva per fiaccola, Per lottare contro la, miseria materiale dei governati, contro la miseria degli umili, è scesa necessariamente sul piano materiale, uscendo così dall’ambito prettamente spiritualistico dei suoi alti areopaghi.

Così essa ha perduto di vista la sua parte essenzialmente spirituale ed il suo compito di mediatrice e di conduttrice. Mitigatrice delle impazienze del Progresso, è stata persino sorpassata dai popoli che si era impegnata a condurre verso un superiore benessere legittimo. E in certi casi, si è pure prestata alle realizzazioni partigiane.

Certamente. Ma questa azione era legittima nella sua essenza, se non nelle sue modalità. Gli uomini i quali, nel suo grembo, hanno diretto la lotta erano, per la maggior parte, pieni di fede e di buona volontà. Non avevano che un solo obbiettivo, rendiamo loro questa giustizia: il Bene ed il Meglio. Per questa buona volontà, per questa fede in un migliore avvenire, per questa speranza in una carità più grande tra gli uomini, dobbiamo assolverli. Anche se la loro opera, nella sua finalità, era da condannarsi (e non è ...), la Massoneria sarebbe ancora innocente, poiché essa non ha mai predicato l’Errore, ma la Verità.

L’errore o le mancanze di certi elementi del suo clero, tolgono alla Chiesa, onorata da tanti cattolici, una parte della sua autorità morale e deformano il prezioso deposito che un tempo le è stato affidato? Evidentemente no.

Rivendichiamo ad alta voce questa medesima equità per la Massoneria. Contrariamente a quanto affermano i suoi detrattori, la Massoneria non è infatti una impresa di demolizione sociale, un organismo in cancrena, la cui nefasta attività diffonde la malattia da cui è colpito. Numerosi massoni, e pure non dei minori (poiché la sciarpa ed il cordone non fanno l’iniziato né l’adepto, ma il suo proprio lavoro interiore), possono sbagliare. E il contrario sarebbe sorprendente. Molti possono agire in vista di interessi personali più o meno legittimi. È inammissibile gettare l’interdetto sull’intero Ordine a causa di pecore rognose, fossero pure la maggioranza, che si rifugiano nei suoi Templi.

Prima di ogni altra prerogativa morale, il rituale massonico assicura che il Profano che batte alla porta del Tempio è "libero e di buoni costumi". Di questo affrancamento preliminare di cui si risponde per lui, in che cosa il neofita è debitore? Che cosa deve ancora secondo la morale? Che cosa è questa libertà? La libertà negativa consiste, nella padronanza di se stesso, nel riassorbimento degli ostacoli materiali e passionali, propri agli schiavi. Anche in un periodo di ascesi attiva, essa stessa generatrice dell’aspetto positivo della detta libertà ... Ecco la libertà di realizzazione. Quest’ultima libertà è la vera, dal punto di vista massonico. Libertà di realizzare.

Col tema che sviluppano queste tre ricezioni successive, la Massoneria simbolica pretende far del profano un "uomo nuovo". Essa gli dà una seconda vita, lo fa rinascere. Questa rinascita alla luce spirituale consiste nel togliere il fango delle sue passioni, nello spezzare la crisalide intellettuale dei pregiudizi e degli errori, di cui l’anima della folla è troppo spesso prigioniera, impedita nel suo slancio verso la Verità da tante cose oscure e losche.

L’entrata nel Tempio, come richiede il suo ritualismo, provoca uno choc psicologico, lo choc della luce, bruscamente rivelata dalla caduta della benda nera. È il risveglio in un altro piano. Una nuova visione degli esseri e delle cose.

La Massoneria, neutra circa la religione, rigetta la Morale comune che riposa su un timore metafisico, su una ricompensa o un castigo post mortem. La Massoneria vuole il Vero essenziale, il Bello in sé, il Bene Supremo. E ciò, senza preoccuparsi delle contingenze generate dall’egoismo delle razze, delle nazioni e degli individui (tenuto conto della progressività necessaria alla stabilità del Cosmo). Accetta dunque i compromessi e le scorciatoie, ma questi imperniati verso lo Scopo finale che essa si propone e mai i compromessi e le strade regressive. Non è inutilmente che la sua Simbolica dà all’oriente, dove nasce la Luce quotidiana, una tale importanza, e non è nemmeno senza motivi profondi che la Luce impersona nei suoi Templi il supremo Bene. La Massoneria accetta l’opinione del momento perché contiene una parcella di verità, ma combatte l’errore e l’ignoranza. Accetta un minore bene per andare verso un migliore futuro certo. E perché stima che il Bene, il Vero e il Bello essenziali sono attributi di un Assoluto che è alla fine irriducibile in modo contingente, perché questa religiosità che porta in sé anche la più alta forma dello spirito religioso, la Massoneria si rifiuta di definire e di limitare in dogmi e in formule concrete ciò che intende con il Bello, il Vero e il Bene. Per essa, la Bellezza e la Bontà sono senza limiti nel Tempo o nello Spazio. E nessuna dogmatica può imprigionarla. Poiché oltre alla Luce la sua guida è pure la Speranza ... E ciò giustifica la sua apparente indifferenza religiosa.

La Massoneria non tende solo a creare, fra gli Adepti, delle personalità pure e forti in una volta. Ma vuole ancora illuminare le masse nella misura del possibile, far loro comprendere ciò che realmente sono la giustizia, l’equità, il diritto e il dovere e confermarli nella libertà con la vera fratellanza, questa "caritas generis humani", un tempo evocata da Cicerone e dagli Stoici.

Ecco perché il suo insegnamento è pure un apostolato, e in essa, tutto converge verso l’azione, senza restare nel dominio delle fantasticherie individuali anagogiche.

Con la scienza speculativa, essa conduce alla scienza delle realizzazioni ed il suo sogno è di costruire il Tempio dell’Umanità. Ed è per questo che uno dei suoi gradini prende per divisa la triade teologica: "Fede, Speranza, Carità". Ma che cosa sono queste tre virtù, considerate riguardo al punto di vista massonico puro?

Poc’anzi pronunciavamo la parola "illuminare". Nella lingua del volgo, è sinonimo di follia e di chimera. Pertanto, c’è un altro senso! Ed è quello di rischiarare ... L’Illuminato deve egli stesso essere una torcia. Ecco perché la Fede massonica non è quella credenza gretta con la quale l’ignorante si inchina davanti ad un dogma indefinibile. La Fede massonica è la trasfigurazione del pensiero, la sublimazione dell’intelletto. Non è il credo eroico o pigro del carbonaio della leggenda, è il credo pieno di luce della scienza discorsiva ed intuitiva, che dichiara: "sento, vedo, so e perciò credo ...".

La Speranza non è l’aspirazione beata verso un aiuto problematico e spesso immeritato, verso una ricompensa gratuita, inadeguata allo sforzo impiegato per conquistarla. È lo slancio di tutto l’essere verso le sommità della Bellezza e della Giustizia.

La Carità non è l’amore egoista di un Bene concepito come un benessere di cui si vuol godere. È l’Amore disinteressato, di un supremo Ideale di Bontà, di Misericordia e di Pace generale e non per un solo essere, sebbene per l’universalità degli esseri ...

E queste tre virtù sono una sola e medesima cosa, considerata sotto tre aspetti differenti in seguito alla triplicità umana. È la Volontà, purificata da ogni miscuglio bastardo, la Ragione, magnificata e resa sottile come una lama di spada, è il Cuore allargato sino al sacrificio dalla Coscienza illuminata ... 2.

Il vero lavoro del Massone deve essere dunque totalmente disinteressato e compiuto sotto la visuale del Dovere. Infatti il Massone non rivendica i suoi diritti personali d’uomo libero e franco, se non per compiere questo dovere. Poiché sa bene che i suoi diritti sono relativi e limitati, ma che il suo dovere e assoluto e senza limiti.

Così il Massone deve considerarsi come un apostolo, un capo in missione fra gli eletti, poiché deve tendere a diventare e deve diventare nello stesso tempo un iniziato, un illuminato, un uomo di cuore, di scienza ed anche di azione.

Si concepisce ora, alla luce di questi pochi chiarimenti sul vero aspetto interiore della Massoneria, che questa vasta associazione, nel suo principio, è tutt’altro che una banale associazione di vicendevole aiuto, di una fratellanza di gusti e di opinioni e, soprattutto, di un mezzo vergognoso di accaparrare la sordida materialità?

Può darsi che la Grande Opera che essa si è imposta debba allontanare dalla sua strada certi ostacoli, irriducibilmente irrigiditi in una permanente ostilità. Può darsi che tali dogmatiche intransigenti tentino di strapparle dalle mani tutti i suoi mezzi. Impassibile come l’immanente Giustizia che le ha affidato la missione, la Massoneria Universale ha il dovere di spezzare questi ostacoli senza odio come senza debolezza.

La grandezza sovrumana del suo compito le impone questa maschera di spaventosa impassibilità che, tanto spesso, ha fatto sì che si sia rimproverato alla massoneria di predicare certi principi e di applicarne altri. Ma questa terribile potenza ha il dovere verso se stessa, dall’altezza vertiginosa da cui emana, per la nobiltà del Principio che la suscitò, di non metterla in azione che con discernimento ed equità.

Eggregoro di tutte le alte spiritualità umane, collettivo di tutto ciò che l’Umanità totale compie di più nobile, di più puro e di più disinteressato nelle sue naturali aspirazioni, la Massoneria ha ancora l’obbligo verso se stessa di vegliare affinché nessuna sanie estranea venga a turbare la propria euritmia.

E, conseguenza ineluttabile, essa non può perciò aprire i suoi Templi a tutti i desideri, a tutte le ambizioni e fare sua qualsiasi personalità. Élite costitutiva delle élites, athanor in perpetua elaborazione, la Massoneria deve dunque prima di tutto mettere in pratica la sua vecchia divisa "Ordo ab Chao", nel seno stesso delle sue Officine, dei suoi Capitoli e dei suoi Areopaghi. È dire che la buona volontà profana non basta a giustificare e motivare l’apertura dei suoi Templi. Al contrario, essa deve esigere più di quanto non sia in grado di dare. Facendo così, la Massoneria si dimostrerà degna della fiducia che posero in essa un tempo gli illuminati che presiedettero alla sua Genesi; essa sarà così in possesso di tutti i mezzi, per realizzare l’ideale di Giustizia, di Felicità e di Fratellanza al quale, da due secoli, ha invitato tutti gli uomini.

Note

1 Prendiamo a prestito queste magistrali definizioni dall’opera (esaurita) di G. CHEVILLON, Le vrai visage de la Franc Maçonnerie.

2 Il lettore profano apprezzerà come si deve questa magnifica definizione della vera massoneria dovuta al profondo pensatore e cristiano convinto che fu G. Chevillon.