La Massoneria in Calabria dalle origini all'avvento del fascismo

di Rosalia Cambareri - saggista

Un'analisi dello sviluppo della Massoneria in Calabria non può prescindere dalla scuola pitagorica, fondata da Pitagora a Crotone, che, oltre ad essere un'accademia di matematica e di filosofia, fu una vera e propria scuola esoterica e iniziatica. Sono evidenti, infatti, sia le similitudini tra i gradi di apprendimento della scuola pitagorica e quelli della Massoneria, sia le analogie nella ritualità dell'iniziazione, sia alcune "regole" tra gli "iniziati", quale ad esempio quella del "silenzio" degli apprendisti in Massoneria e dei "neofiti" nella scuola pitagorica.

Anche se la presenza massonica in Calabria non può considerarsi quale un elemento di continuità con tale scuola, è certo che i Massoni calabresi si sentirono molto vicini al filosofo e ciò lo denota il fatto che alcune logge, in passato, furono intitolate a Pitagora, come, ad esempio, quella di Crotone.

Oltre alle origini remote, la Massoneria calabrese vanta il primato, non ancora formalmente riconosciutole, della costituzione della prima loggia in Italia della cosiddetta Massoneria speculativa, che ebbe la sua origine a Londra nel 1723. Infatti, secondo un documento ritrovato in casa Tolone-Azzariti a Girifalco, in provincia di Catanzaro, sfuggito ad un incendio verificatosi nel 1921, era stata rifondata, nel 1845, una vecchia loggia di Girifalco eretta nel 1723, sotto la direzione del duca di Girifalco "del nobile casato dei Caracciolo di Napoli".

Questo interessante precedente non deve, però, togliere il merito della diffusione della Massoneria in Calabria all'abate Jerocades di Parghelia, iniziato a Marsiglia, dove si era rifugiato a seguito di una condanna del tribunale di Napoli.

Fu proprio per la sua opera di proselitismo che si costituirono numerose logge in Calabria, egli stesso fondò la loggia "La Buona Speranza" a Parghelia, "L’Amore di Patria" a Tropea, una loggia a Maida, un'altra a Filadelfia e contribuì alla costituzione di altre logge anche a Catanzaro e Reggio Calabria.

In quegli anni, che precedettero la Rivoluzione francese, anche i piccoli centri "pullulavano di Massoni", come aveva constatato De Medici, inviato in Calabria nel 1790 dal Governo di Napoli.

Le vicende della Rivoluzione francese determinarono, anche in Calabria, la sospensione delle logge, con il conseguente inasprimento del clima nei confronti dei Massoni e dei componenti dei club giacobini, fino ad arrivare alla feroce reazione del 1799.

La Massoneria, a questo punto, diveniva la mente di una Carboneria che agiva come braccio operativo e riusciva ad entusiasmare i giovani calabresi con le sue idee di patriottismo.

Si costituirono così le prime Vendite carbonare, a partire da Altilia, fra le montagne della presila cosentina, e poi a Cosenza, Tessano, Rogliano, Aprigliano, San Fili, San Pietro Guarano, Paola, San Benedetto Ullano, Pedace, Zumpano, Castelfranco, Celico, Catanzaro, Squillace, Crotone, Monteleone, Mesoraca, Nicastro, Maida, Reggio, Palmi, e Gerace, mentre a Napoli si insediava il governo murattiano, che, con animo protettivo verso la Massoneria, quale rappresentante del ceto elevato intellettuale, cercò di conquistare alla propria causa anche la Carboneria, quale associazione rappresentativa del popolo.

Sotto il dominio napoleonico fu un fiorire di logge, tra cui ricordiamo in particolare: "Allievi di Salomone" a Pizzo, "Alunni di Pitagora" a Paola, "Colonna Venetria" a Stilo, "Costanza Erculea" a Tropea, "Federazione Achea" a Rossano, "Figli del Silenzio" a Belvedere, "Filantropia Ipponese" a Monteleone (oggi Vibo Valentia), "Filantropia Numestrana" a Nicastro, "Gioacchino I" a Cosenza, "Monte d'Avete" a Belmonte, "Pitagorici Cratensi" a Cosenza, "Perfetta Armonia" a Reggio Calabria, "Umanità Liberale" a Catanzaro, "Virtù Trionfante" a Bagnara, "Virtù" a Reggio Calabria, "Zaleuco" a Gerace, "Valle della viola" a Mammola, "Scuola di Costumi" a Castrovillari, "Colosimi" ad Oppido Mamertina, "Alunni d'Archimede" a Mongrassano.

Con il ritorno dei Borboni riprese la reazione violenta, ma questo fu anche il periodo dei moti e la borghesia calabrese, dopo essere stata nel '21 sulle barricate con il vibonese Michele Morelli e con Guglielmo Pepe, essere insorta nel '31 a Cosenza, aver sperato nel '44 con i fratelli Bandiera, cominciò il Risorgimento con i martiri di Reggio e di Gerace.

A questi eroi saranno intitolate le prime logge in Calabria dopo l'Unità: dalla loggia "I Cinque Martiri" di Gerace, alla "Michele Bello" di Siderno, alla "Rocco Verduci" di Brancaleone, alla "Domenico Romeo" di Reggio Calabria.

In quel periodo la Massoneria riuscì a penetrare in ogni luogo, grazie ad alcuni uomini che propagandavano le sue idee, tra i quali vi erano: Domenico Mauro, don Domenico Angherà, Francesco Stocco, Girolamo Arcovito e altri.

L'annessione della Calabria al Piemonte e quindi l'Unità d'Italia avvennero anche grazie all'opera dei molti Massoni presenti nel territorio calabrese.

Subito dopo l'Unità, "nell'Ordine regnava il disordine", in quanto vi erano una miriade di obbedienze massoniche e la stessa Calabria rappresentava il punto di incontro di almeno tre obbedienze presenti sul territorio meridionale.

Quindi si può dire che anche in Massoneria la Calabria fu terra di "conquista", infatti, qui si costituirono logge appartenenti a diverse obbedienze: a Reggio coesistevano la "Domenico Romeo", che apparteneva al Supremo Consiglio dei 33 sedente a Palermo con Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, e l’"Aspromonte" appartenente al Grande Oriente d'Italia, lo stesso avveniva a Cosenza dove una loggia era alle dipendenze del Grande Oriente d'Italia e l'altra all'obbedienza del Supremo Consiglio dei 33 di R.S.A.A. di Napoli, che ebbe come Gran Maestro il calabrese don Angherà.

L'ubicazione delle logge avvenne nei luoghi in cui la Massoneria aveva già operato in passato, cioè dove il seme del libero pensiero poteva trovare un terreno fertile e fecondo, soprattutto dove si erano costituite le logge del '700 (Crotone, Nicastro, Gerace, Mammola, Monteleone, Filadelfia) oppure nelle località in cui erano sorte nel periodo napoleonico (Pizzo, Paola, Monteleone, Mammola, Nicastro, Gerace) o nei centri in cui si erano costituite le Vendite carbonare (Paola, Gerace, Rogliano, Crotone, Monteleone).

La loro denominazione ricordava quella delle logge preesistenti o gli eroi e gli avvenimenti del Risorgimento sia nazionale che locale (Garibaldi, Mazzini, i Cinque martiri, Michele Bello, Rocco Verduci, Domenico Romeo, Domenico Mauro, Stefano Romeo e tanti altri, Ventinove agosto, Aspromonte, ecc.), oppure si rifaceva a famosi personaggi del mondo culturale e storico calabrese con attinenza alle radici del pensiero massonico (Campanella, Pitagora, Telesio, Cassiodoro, Zaleuco). Altre logge ebbero riferimenti prettamente locali (Bruzia, La Vibonese) o si rifecero a personaggi contemporanei (Giovanni Bovio, Francesco De Luca, Agostino Casini, ecc.).

La crescita della Massoneria dall'Unità all'avvento del Fascismo fu lenta, ma costante e si accentuò soprattutto nell'anno 1912.

Da un'analisi dei componenti delle varie logge calabresi di questo periodo si rileva che una consistente percentuale degli iscritti apparteneva al ceto borghese (70% degli aderenti alle logge), egemonizzato da una netta maggioranza impiegatizia e forte di un nucleo molto consistente di liberi professionisti. Da ciò scaturisce che la storia della Massoneria in Calabria non può prescindere dalla storia della borghesia.

L'appartenenza all'istituzione massonica in questo periodo rappresentava un fatto secondo natura, in quanto in quel momento il ceto medio era spinto verso un cambiamento radicale dei rapporti sociali e a un miglioramento della vita.

In questo periodo i Massoni ebbero un ruolo rilevante nella vita politica e sociale della Calabria, in quanto oltre al notevole contributo fornito da uomini illustri che appartenevano all'istituzione massonica, quali Angherà, Fera, De Luca (solo per citarne alcuni), anche altri uomini, meno noti, ebbero un ruolo fondamentale nella vita socio-politica della Calabria, influenzandone lo sviluppo.

Infatti, fu grazie all'opera di alcuni Massoni che si costituirono in Calabria, in ritardo rispetto al quadro nazionale, le prime associazioni di solidarietà e mutualistiche; il ritardo era dovuto alle difficoltà culturali a recepire l'idea di cooperazione e fu anche grazie all'intervento diretto di alcuni Massoni che si costituirono le prime Banche Popolari, come la Banca Popolare Vibonese o quella Cosentina, grazie alle quali si limitò il fenomeno dell'usura.

Negli ultimi anni dell'Ottocento e nei primi anni del '900 vi fu una netta identificazione tra borghesia liberale e Massoneria che con il passare del tempo cominciò, però, ad affievolirsi.

Le strutture del mondo liberale cominciarono a cedere e la classe dirigente non riuscì a comprendere in tempo i cambiamenti avvenuti nel tessuto sociale, tra la società risorgimentale e quella del dopoguerra.

Dimostrazione ne fu l'iniziale collaborazione tra Massoneria e Fascismo, che fu visto come il male minore, infatti i Massoni inizialmente sostennero e incoraggiarono la nascita dei fasci (Luigi Zagarese e Agostino Guerresi fondarono il fascio di San Lucido). I Massoni pensavano che il Fascismo sarebbe servito a liberare il paese dallo stato di confusione in cui era precipitato.

Infatti, al momento della marcia su Roma, numerosi Massoni militavano nel Fascismo, ma solo pochi anni dopo, già dopo il delitto Matteotti e l'ultima stagione squadrista, quando in pratica fu attuata, anche sotto il profilo legislativo, la trasformazione in senso totalitario dello Stato, fu cura del regime combattere con tutti i mezzi quelle associazioni che, come la Massoneria, propugnavano i principi di libertà e di fratellanza.

La Massoneria divenne fiera avversaria del regime che la perseguitava, devastandone le sedi e ponendo in essere atti intimidatori contro i suoi aderenti, addirittura a Reggio i Massoni tornarono ai metodi utilizzati dai loro avi, fondando una Vendita carbonara, con la quale tentarono, ma invano di abbattere la dittatura.

(da Hiram n. 2/1999 - Ed . Soc. Erasmo s.r.l., e per gentile autorizzazione dell'autore)