La Massoneria Catanzarese dall'Unità allavvento del fascismo
di
Rosalia CambareriL'Unità d'Italia fece riesplodere l'organizzazione massonica nella provincia di Catanzaro dove sorse nel 1864, prima fra tutte, subito dopo la "Domenico Romeo" di Reggio Calabria, la "Tommaso Campanella" che fu la prima loggia post-unitaria della provincia, allobbedienza del Grande Oriente di Palermo, alla quale seguì a Monteleone (oggi Vibo Valentia), la "Vibonese", allobbedienza della Valle del Sebeto di Angherà.
La "Campanella" fu a lungo tempo, ritenuta la "Loggia Madre" dell'intera Regione. Ma tale primato, che velatamente intendeva già sottrarle Scalfari in favore del "La Vibonese", come si rileva dal testo del discorso da lui reso allinaugurazione della nuova loggia denominata "Antica Vibonese", venne contestato da Oreste Dito, che intendeva dimostrare che la costituzione della "Campanella" avvenne nel 1864 e fu successiva a quella della loggia "Domenico Romeo" di Reggio Calabria.
La data di costituzione non è stata determinata dall'esame di alcun documento probante, in quanto gli eredi di Vito Doria, che ne fu Maestro Venerabile, avevano bruciato come carta straccia tutte le "carte" del loro antenato. Quindi la data di fondazione venne ricavata da alcune lettere custodite nella Biblioteca privata di Oreste ed Armando Dito, scritte da Giuseppe Falleti e Giuseppe Colao, nel 1921.
Nella prima lettera, quella di Giuseppe Falletti, che fu tra i maestri venerabili della "Campanella", quando questa venne ricostituita, così vi è scritto: "Ritengo che la prima loggia "Tommaso Campanella" dovette essere fondata nel 1864 ... Venerabile ne fu Vito Doria", tra i suoi collaboratori Falletti indica: "Antonio Iannoni, Giuseppe Rossi, Vito Migliaccio, Marincola Pistoia, Antonio Greco e qualcuno dei Riso."
La lettera di Giuseppe Colao conferma la data: "La loggia "Tommaso Campanella" fu fondata nel 1864 per preparare la gioventù ad una nuova guerra con l'Austria per la conquista di Venezia ... Ne fu venerabile Vito Doria, nella cui casa si tenevano le riunioni".
Neppure lesame della copia della bolla di fondazione della loggia, sulla quale appare la firma autografa di Garibaldi, riesce a risolvere, in maniera definitiva il problema, in quanto della data di fondazione, ivi riportata, è perfettamente leggibile solo "15 febbraio" ma non lanno.
I massoni, tra i fondatori delle logge subito dopo lunità, furono anche i protagonisti della vita politica cittadina e nazionale; infatti a candidarsi per le elezioni furono coloro che avevano favorito la "rivoluzione".
In questa fase, il dissidio tra le due anime del movimento liberale, quella cavouriana e quella garibaldina, riprendeva con nuovo vigore e, nel "confronto" tra i due programmi politici, in una situazione generale certamente non facile, cominciava la lotta per i deputati calabresi da eleggere, agli inizi del 1861, al primo parlamento nazionale.
A tali elezioni il fronte moderato, forte del sostegno della proprietà latifondistica, poteva contare su 17 dei 25 deputati eletti in Calabria al primo parlamento nazionale.
Così avveniva che, mentre a Catanzaro veniva eletto il canonico "massone" Antonio Greco, e a Monteleone il "massone" Benedetto Musolino, ambedue "garibaldini", a Crotone veniva eletto Giovanni Barracco ed a Nicastro Francesco Stocco, due rappresentanti del grande possesso fondiario.
Ma già nelle tornate elettorali del 1865-67, si erano registrati non pochi elementi di cambiamento del quadro politico catanzarese: l'uscente Antonio Greco, che abbiamo visto tra i fondatori della prima loggia "Campanella", veniva battuto dal marchese Ippolito De Riso; l'elezione veniva poi annullata, ma De Riso veniva rieletto nella successiva del '66, mentre nel '67 il suo posto veniva preso dal barone Filippo Marincola, vincitore a sua volta, sul democratico Greco, non senza il sospetto di brogli e violenze durante la campagna elettorale.
I massoni oltre a partecipare alla costituzione del nuovo stato con la loro elezione nelle cariche istituzionali, li troviamo presenti nei moti insurrezionali che avvennero il 4 ed il 5 maggio del 1870, così come del resto avvenne in molte altre parti dItalia, nella provincia di Catanzaro, dove il movimento repubblicano aveva acquistato particolare intensità - circostanza questa che viene confermata dal discorso pronunciato del "fratello" Eugenio Scalfari allinaugurazione della loggia "Antica Vibonese" di Monteleone -.
Il segnale della rivolta partì da Curinga, ove, proclamato il Governo Provvisorio Repubblicano, dopo aver disarmato i carabinieri, vennero messi in libertà i detenuti.
I capi del moto furono Raffaele Piccoli, Giuseppe Foglia, Ricciotti Garibaldi - ultimogenito dell "Eroe dei due Mondi" -, lavvocato Giuseppe Giampà ed Antonio Miceli.
La riunione delle squadre Repubblicane doveva avvenire a Filadelfia dove era stata proclamata la Repubblica Universale, ma qui gli insorti, ancora impreparati e disorganizzati, furono attaccati dalle truppe regolari e dovettero ritirarsi lasciando sul campo numerosi morti e feriti.
Ricciotti Garibaldi sfuggito allarresto, faceva occupare Monterosso Calabro e sosteneva un altro scontro nei pressi di Cortale, in seguito al quale i rivoltosi si disperdevano definitivamente.
Il figlio dell' "Eroe dei due Mondi", rifugiatosi in Cortale, veniva ospitato dal "fratello" Antonio Cefaly, che era stato iniziato a Catanzaro (non si sa la data di iniziazione), colto ed autentico liberale, e da questi convinto a non proseguire ulteriormente lazione, considerato lo scarso numero degli insorti e linadeguatezza dellorganizzazione. I rivoltosi decisero così di sciogliere le squadre e di darsi alla latitanza, riparando allestero.
Già, nellagosto del 1870, però, tutti i fuorusciti ritornarono in Calabria sperando nella riuscita del nuovo moto repubblicano diretto dallo stesso Mazzini, che si dirigeva in Sicilia.
Anche questa volta, però, il tentativo fallì.
Ma la massoneria ebbe un ruolo determinante nella rappresentanza politica politica della regione, infatti, nelle politiche del 1870 veniva eletto l'avvocato Larussa, appartenente ad una famiglia di tradizione massonica e, si presume, massone anch'egli, che venne riconfermato anche nelle elezioni del 1874.
Alle elezioni del novembre 1876 avveniva un certo ricambio con l'affermazione di Bernardino Grimaldi, rieletto ancora nel '78 e, per la terza volta, nel '79 quando venne anche nominato Ministro per le Finanze.
La vita municipale fu caratterizzata da una notevole instabilità. Nonostante la carica fosse di nomina governativa, furono chiamati a svolgere il compito di sindaco, nel decennio 1860-70, ben otto personalità di spicco, sia di parte moderata che della sinistra.
A partire dal 1872 divenne sindaco il "massone" Giuseppe Rossi, esponente del partito progressista il cui mandato si protrasse fino al 1877 quando venne scelto come sindaco un altro massone, Francesco De Seta, il quale aveva aderito al governo della sinistra del Depretis e si era presentato con un programma amministrativo basato prevalentemente sull'attuazione di opere pubbliche, in buona parte realizzate.
Stranamente nel decennio successivo, dal 1880 al 1890, non era presente nessuna Loggia nell'intera provincia di Catanzaro, infatti la "Campanella" era stata sciolta alla fine degli anni '80, non si sa per quale ragione.
Della ripresa dell'attività massonica in provincia di Catanzaro, si ebbe notizia sulla Rivista della Massoneria Italiana del dicembre 1890, dove si legge: "è in via di formazione una Loggia massonica in Catanzaro. I lavori relativi sono affidati a chi per intelligenza e fede massonica da garanzie serie di riuscita. Sarà composta di egregi ed illustri persone, tanto da costituirà una vera forza massonica in tutta la provincia". Il 7 novembre a casa di Giuseppe Rossi - sindaco di Catanzaro e senatore del Regno - si diedero convegno due fratelli con il grado di maestri, un apprendista e quattro profani "desiderosi di essere iniziati", che deliberarono di ricostituire la "Tommaso Campanella".
Il Gran Maestro, con tavola del 24 dicembre 1890, riconobbe la loggia e autorizzò "Falletti a provvedere alla iniziazione dei quattro neofiti in forma eccezionale e privata".
I sette fondatori furono: Giuseppe Rossi, Giuseppe Falletti, Filippo D'Alessandria, Odoardo Squillace, Gaetano Palopoli, Gregorio Iannoni, Giovan Francesco Pugliese e Michele Martone.
La loggia venne formalmente riconosciuta con decreto del Gran Maestro Lemmi nel gennaio del 1891. Alla loggia aderirono tra gli altri, Valentino Larussa, Francesco Burza, Alessandro Turco, Francesco Spizzirri e Antonio Minniti Ippolito che fu designato a venerabile. Già nel marzo di quell'anno la Rivista della Massoneria Italiana lodava l'operato dei fratelli di Catanzaro.
In questo periodo furono venerabili della loggia Giuseppe Falletti dal 1891 al 1893 e poi dal 1894 al 1897 Odoardo Squillace, che divenne anche Presidente dell'Aeropago dei Kadosch di Catanzaro, e negli anni 20 rappresentò la massoneria calabrese in seno al Supremo Consiglio dei trentatré, come membro effettivo, oltre ad essere uomo di spicco nella vita socio-politica di Catanzaro.
La massoneria di Catanzaro ebbe anche tra i suoi Oreste Dito, che il 18 marzo venne accolto dai fratelli della "Campanella".
La loggia "Campanella" nel decennio che va dal 1890 al 1900 si fece promotrice della fondazione di molte logge in provincia, a Monteleone, Nicastro, Crotone e Borgia.
La loggia catanzarese, oltre che per l'attività di promozione ed incremento delle logge in provincia, con l'organizzazione di Agape provinciali per aggregare i diversi centri, si distinse per iniziative benefiche e filantropiche, fu promotrice di un forno cooperativo e di un sodalizio per la difesa gratuita dei poveri.
Nel 1896, in occasione del venticinquesimo anniversario del 20 settembre, la città di Catanzaro ricordò in modo solenne la ricorrenza, il Municipio e la loggia massonica dispensarono sussidi ai poveri, e lo stesso avvenne nelle varie cittadine della provincia, dove si erano costituite le logge, come venne riportato dalla Rivista della Massoneria Italiana.
Anche nel 1897, in occasione del XXV anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, la "Campanella" organizzò un banchetto, una conferenza e furono distribuiti ai poveri 100 buoni di danaro.
Molto significativo fu l'apporto di diversi massoni per la realizzazione di iniziative editoriali, come "La Giostra", che ebbe tra i suoi direttori i fratelli Luigi Scrivo, Nicola Lombardi e Alessandro Turco, sorse "per ridestare allo spirito dell'età nuova la regione calabrese, così ricca d'ingegno e di energia e pur cotanto afflitta e trasandata". Il giornale intervenne in molte iniziative chiedendo provvedimenti governativi per la viabilità, contro la malaria e anche in difesa dei boschi.
Un altro giornale importante fu "La Giovane Calabria", fondato nel 1887 da alcuni massoni tra cui ritroviamo Giovanni Jannoni ed Odoardo Squillace, attraverso una pubblica sottoscrizione grazie alla quale vennero raccolte centocinquanta azioni da venticinque lire ciascuna "bastanti ad assicurare per un anno l'esistenza del periodico".
Il periodico che ebbe tra i suoi direttori numerosi massoni affrontò argomenti interessanti per la città ma con un occhio rivolto alla nazione infatti vi erano note politiche, resoconti parlamentari, corrispondenze dai maggiori centri d'Italia oltre che dalla Calabria.
In quegli anni, cominciarono a sorgere le prime strutture bancarie in forma cooperativa e le società operaie e di mutuo soccorso, anche ad opera di massoni, come per esempio Odorado Squillace che fu sindaco della "Banca Mutua Cooperativa" di Catanzaro, la quale aveva come Presidente del Consiglio di Amministrazione il massone Giuseppe Rossi.
Tutti queste iniziative arrivarono in ritardo, rispetto all'intero territorio nazionale ed anche a confronto con le altre province della regione, ma rappresentarono un progresso nella vita sociale della città.
Nel frattempo i massoni continuavano ad avere un peso nella vita politica anche se dopo la caduta della giunta De Seta, la maggioranza tornò ai moderati che espressero come sindaco il barone Sanseverino.
Successivamente i moderati si confermarono alla guida della città con sindaco il "fratello" Giuseppe Rossi, all'epoca senatore a vita, gli successe, nel 1895, il moderato Giuseppe Ferragina al quale successe il marchese Raffaele Mottola, sostenuto da un gruppo di giovani assessori tra cui il massone Giovanni Jannoni, che ebbe un ruolo importante nella vita politica agli inizi del secolo.
La situazione politico-amministrativa fu evidenziata in alcuni articoli apparsi su periodici filomassonici quali "Il Calabro" e "La Giovine Calabria", che criticavano la cattiva amministrazione cittadina nella quale il sindaco "male scelto" "invece di mostrarsi tenero degli interessi comunali, continua a badare esclusivamente a' suoi affari".
Alle elezioni municipali del 1899, vi fu un nuovo capovolgimento di fronte, infatti la giunta liberal-democratica di Mottola fu sostituita da una moderata con sindaco Michele Le Pera, ma fu per poco, perché nel 1902 si riebbe una maggioranza liberal-democratica che non ebbe oppositori fino alla vigilia della prima guerra mondiale.
Nel 1900 il Gran Maestro Nathan fece un viaggio nel meridione, la seconda tappa del suo viaggio in Calabria, fu a Catanzaro. Il Gran Maestro venne ricevuto alla stazione di Crotone dal venerabile dellOfficina "Pitagora", dove era atteso da numerosi altri "fratelli", insieme a Antonio Cefaly, Gran Segretario.
Il Gran Maestro venne accompagnato a Catanzaro dove la sera si tenne una riunione nella loggia "Tommaso Campanella", alla presenza degli esponenti dellofficina e dei rappresentanti delle altre logge della provincia.
Il venerabile della loggia "Campanella" lavvocato Odoardo Squillace diede, a nome di tutti, il benvenuto: "facendo risaltare i pregi massonici e profani del Fratello Nathan" e ricordando la sua venuta in Calabria per distribuire soccorsi ai danneggiati del terremoto. Dopo aver lodato il Gran Maestro per il proposito di visitare tutte le Officine e specialmente quelle situate allestremità della penisola, accennò alla necessità di essere energici e concordi per "fare argine al clericalismo invadente, ora che è apertamente incoraggiato dal Governo, deplorando che lo stato non sappia garantire i diritti acquistati con tanti sacrifici". Il Gran Maestro discorse sugli scopi e sul metodo della Massoneria, ringraziando poi i fratelli della accoglienza ricevuta. Dopo, negli stessi locali della Loggia, ebbe luogo unagape, alla quale presero parte oltre sessanta fratelli "ed in cui vennero pronunziati brindisi dal Venerabile Squillace e dal Gran Maestro" .
A Catanzaro il nuovo primato politico spettò in questo periodo al fronte democratico, che si espresse nelle elezioni del 1902 con lelezione a sindaco del "massone" Enrico De Seta, cui successe, nel 1905, il "fratello" Giovanni Jannoni. Alla piena egemonia dei democratici la vera opposizione era rappresentata dal fascio popolare di tendenza socialista che trovava nel deputato socialista, il "massone" Nicola Lombardi, e poi in Enrico Mastracchi le guide riconosciute.
L'egemonia politico-amministrativa dei democratici come Jannoni, si accompagnò, tuttavia, a notevoli difficoltà ad operare sul piano amministrativo a causa di carenze di fondi in bilancio che non furono mai superate e che rappresentarono un ostacolo per tutte le amministrazioni seguenti.
Nellintera provincia di Catanzaro negli anni dal 1901 al 1910 vi fu un notevole incremento delle società operaie, se ne costituirono ben 49. Esse vennero favorite dalle classi più moderate per distrarre le comunità rurali calabresi dallattenzione verso idee socialiste che si andavano diffondendo ovunque nel Mezzogiorno.
Una delle caratteristiche di tali società - che, successivamente, nel 1923, raggiunsero il numero di 110 - fu la ricerca di patenti di fedeltà istituzionali e di ossequio al notabilato locale, infatti il 66% di queste erano state intitolate a membri della dinastia regnante (Umberto I, Regina Margherita ecc.. ), il 23% ad uomini politici (Crispi, Chimirri, Grimaldi ecc...) e solo l11% a personaggi politici democratici repubblicani ( due a Giuseppe Mazzini, due a Giuseppe Garibaldi, due " al "Risorgimento", ed una a Giuseppe Poerio, patriota e difensore della Repubblica partenopea del 1799).
La provincia di Catanzaro, in quegli anni, fu interessata da un terremoto, non catastrofico come quello reggino del 1908, ma anchesso molto violento verificatosi l8 settembre del 1905, con epicentro Mileto, Pizzo, Monteleone e Parghelia, che interessò 29 comuni della provincia di Catanzaro, 4 di Cosenza e 5 di Reggio. Esso provocò, complessivamente, 511 morti, oltre a danni molto ingenti.
Anche in questo caso la Massoneria Italiana intervenne in soccorso dei terremotati, infatti la Giunta del Grande Oriente si prodigò con uno stanziamento di £. 10.000. Si rese promotrice, inoltre, di una sottoscrizione che raggiunse la cifra complessiva di £.54.410,52 destinata, in piccola parte, a "fratelli" attivi, padri di famiglia, che risultavano gravemente colpiti dallevento, ed, in misura maggiore, ad istituzioni di beneficenza e di propaganda civile esistenti in Calabria, segnalate dalle logge catanzaresi, che risultavano meritevoli di incoraggiamento e di aiuto.
Il Grande Oriente volle altresì concorrere ad una Lotteria promossa dalla associazione della Stampa, a beneficio dei danneggiati da quel terremoto, offrendo in dono una scultura in bronzo ed un servizio da liquori in argento.
Nel frattempo la vita politica catanzarese divenuta ormai monopolio dei due leaders Jannoni e De Seta, continuava con il susseguirsi dei loro avvicendamenti, infatti nel febbraio 1910, a seguito delle dimissioni di Jannoni, la stessa maggioranza espresse come sindaco Enrico De Seta, ed alle elezioni del 1914 venne rieletto Jannoni e, nel corso della guerra, dopo il sindacato di Francesco Spizzirri, l'incarico ritornò a De Seta.
L'annuncio dell'intervento italiano in guerra fu preceduto da contrapposizioni nella scelta tra interventismo e neutralismo, ma, in città ed in provincia, la maggior parte della rappresentanza politica e della massoneria locale fu neutralista.
Conferma ne è il comunicato, dell'aprile del 1915, il cui Prefetto di Catanzaro rilevava al Governo la scarsa rispondenza dell'interventismo nella provincia: "Le classi dirigenti, tutte concordi, pur desiderando di vedere completata l'Italia, comprendono le gravi conseguenze che derivano da una guerra nei riguardi finanziari e che si ripercuotono sugli affetti famigliari".
In città, comunque, non mancarono dimostrazioni interventiste: il deputato radical-socialista, massone Nicola Lombardi costituì, infatti, un comitato interventista e cortei studenteschi - tra i partecipanti anche il giovane Corrado Alvaro, studente del Liceo Galluppi - salutarono l'ingresso dell'Italia nella guerra come "giorno virile", all'insegna di un forte bisogno di rinnovamento nazionale.
A guerra conclusa, nel 1919, il Prefetto sciolse il Consiglio Comunale della città di Catanzaro, che aveva quale sindaco il senatore liberale Enrico De Seta, a seguito delle dimissioni di 11 consiglieri di minoranza, che denunziarono il disordine nei pubblici servizi e la situazione debitoria del Comune che non consentiva neppure il pagamento degli stipendi agli impiegati.
La situazione di crisi dell'amministrazione comunale era sorta a seguito di una serie di manifestazioni popolari di protesta, determinate dal continuo aumento del costo della vita, l'ultima delle quali era stata stroncata con violenza dalla questura che aveva provocato la morte di un dimostrante ed il ferimento di altre quattro persone.
Telegrammi di protesta e di richiesta di punizione dei colpevoli furono inviati, nei giorni successivi, al Ministro degli Interni anche dalle logge massoniche "Tommaso Campanella" aderente a Palazzo Giustiniani e "Calabria Risorta" aderente a Piazza del Gesù, mentre una interrogazione orale veniva rivolta, allo stesso Ministro, dal deputato calabrese massone Nicola Lombardi.
A questo punto il governo centrale nominò quale regio commissario al Comune l'ex deputato radicale Ignazio Larussa di solide tradizioni massoniche, che costituì una giunta di notabili pescando nei "differenti partiti e nelle differenti classi".
La nuova giunta, se sul piano amministrativo non ebbe il tempo di produrre grandi cose, favorì la presentazione alle elezioni di una lista di ampia concentrazione democratica, comprendente liberali, democratici e combattenti, guidata da Giovanni Jannoni, più volte sindaco della città e capo della minoranza dimissionaria dopo i moti del 1919.
Le elezioni furono vinte dal "fascio democratico" di Jannoni.
Insoddisfacente fu, invece, l'esito elettorale del partito socialista, Mastracchi, suo leader storico, che aveva conseguito un lusinghiero risultato alle elezioni del 1914, non aveva presentato neppure la propria lista di candidati, rimanendo, a sorpresa, il grande assente della competizione elettorale.
All'indomani delle amministrative, il nuovo consiglio comunale scelse, a larga maggioranza, come sindaco il massone Jannoni.
Nei suoi confronti anche la minoranza popolare annunciò un'opposizione costruttiva, ma, a qualche giorno di distanza, nell'ambito della maggioranza del fascio democratico, si costituì, quale gruppo consiliare a sé stante, il gruppo dei combattenti, episodio questo che, al momento, fu privo di conseguenze politiche.
In realtà il movimento dei combattenti catanzaresi aveva due diverse anime quella democratica di Cefaly che portava il gruppo ad integrarsi con la democrazia laico-massonica locale (Nicola Lombardi, Jannoni) e quella movimentista e più permeata dal nazionalismo di Edoardo Salerno e Filippo Folino, che, orientata, invece, a destra, era decisamente ostile verso la sinistra di classe.
Furono proprio i combattenti, disponibili ad episodi di violenza nei confronti dei sovversivi, che, nel maggio 1921, alla vigilia delle elezioni politiche, assieme a studenti delle scuole secondarie, si misero in mostra con la "camicia nera" per le strade della città, cercando lo scontro con gli avversari politici.
Nell'occasione, l'intervento risoluto della forza pubblica e del prefetto Ettore Porro contro "promotori e dirigenti" del fascismo locale produsse l'effetto di disperdere le assai deboli forze fasciste.
L'azione prefettizia aveva, per il momento, reso impossibile l'imporsi del fascismo in città. Un altro tentativo infruttuoso di costituire una sezione fascista avvenne nel maggio del 1922, dopo un comizio tenuto dal noto fascista cosentino Luigi Filosa. Il due agosto dello stesso anno, però, un gruppo cospicuo di combattenti costituì il "fascio di combattimento".
Il Prefetto, in una sua relazione al Ministro, scriveva che si trattava di elementi "giovani" ed "ambiziosi", che i fascisti erano pochi e che la prospettiva della loro crescita era legata esclusivamente al passaggio in blocco, nelle fila dei fasci, di un'organizzazione ormai consolidata nel territorio quale era quella dei combattenti.
Il combattentismo calabrese che si era integrato con la classe dirigente tradizionale, sia in seno al consiglio comunale col sostegno "organico" alla giunta Jannoni, sia al Consiglio Provinciale col sostegno alla giunta di Salvatore Renda, deputato liberal-democratico, rilevata la scarsa incisività dell'azione amministrativa dei due enti locali ed i risultati elettorali delle elezioni politiche del 1921, venne indotto a passare al fascismo che si presentava, in quella fase, come movimento di opposizione al sistema.
L'incarico a Benito Mussolini di formare il nuovo governo fu visto con aperto favore dal ceto dirigente cittadino e provinciale. La manifestazione pubblica dopo la vittoria fascista vide l'aperta adesione, oltre che del prefetto Porro, anche del sindaco Jannoni che aprì le porte del municipio alle camicie nere, pronunciando un discorso che, secondo l'organo della federazione fascista, fu ispirato "ad alti senzi di italianità".
Qualche giorno più tardi Jannoni ed altri due assessori della Giunta comunale portarono il saluto della cittadinanza ai lavori del congresso provinciale del PNF.
Pur non aderendo al fascismo, Jannoni e la sua giunta mostrarono di attendersi molto dal nuovo governo. Non dissimile si dimostrò l'atteggiamento della deputazione provinciale.
Proprio nell'ambito del consiglio provinciale si manifestò, più clamorosa, l'adesione al fascismo di una parte del ceto politico locale, ben dieci consiglieri, infatti, costituirono il gruppo consiliare fascista che, di fatto, mise in crisi la deputazione liberal-democratica retta da Renda. Il nuovo consiglio provinciale venne eletto nel 1923 ed a testimoniare lalleanza tra il nuovo ed il vecchio gruppo dirigente venne eletto alla presidenza Giovanni Jannoni. Ma il connubio fu di breve durata. Già nel dicembre del 1923 il sindaco Jannoni e la sua giunta erano dimissionari, delusi circa l'atteggiamento del governo fascista verso la città di Catanzaro, accusato di favorire Reggio e Cosenza.
Nei mesi precedenti si era rafforzato l'atteggiamento antifascista di una parte cospicua dell'opinione pubblica cittadina, soprattutto di orientamento massonico.
Tale componente, costituita da centinaia di iscritti alle logge operanti in città, trovava nel deputato social-riformista Nicola Lombardi il suo maggiore esponente, che, significativamente, aveva aderito, sul piano nazionale, al movimento moderato ma antifascista del "soldino" che richiamava ad un ruolo antifascista la stessa monarchia.
Il "soldino" era una moneta simbolo dellappello al sovrano e del dissenso democratico, con cui lopposizione tentava di contrastare limpianto del nuovo potere, l'ideatore fu il messinese Ettore Lombardo Pellegrino, liniziativa ebbe una buona eco in Calabria, e soprattutto nel catanzarese, dove i democratico- massoni la usavano contro i fascisti.
Nel maggio del 1923 l'adesione a questo movimento dei massoni fu così ampia da dare luogo ad una grossa manifestazione antifascista, tenutasi il 14 di quel mese, e repressa dalla forza pubblica, mentre, nei giorni successivi, interveniva la risposta fascista, con scontri per le strade, in virtù di una mobilitazione delle squadre di camicie nere di tutta la provincia.
Il fatto che i gruppi democratici catanzaresi, dopo l'iniziale attendismo, avessero assunto atteggiamenti antifascisti dispiegò in pieno l'azione della federazione fascista guidata da Salerno, volta ad ottenere il pieno controllo della vita politica locale.
Come primo risultato politico Salerno costrinse alle dimissioni da deputato provinciale dell'associazione combattenti Raimondo Cefaly, che, per i suoi legami con gli ambienti democratici, costituiva l'unico ostacolo al pieno controllo fascista dell'importante gruppo politico.
Il secondo fu quello di contrastare l'amministrazione del massone Jannoni con il ritiro della fiducia alla Giunta, l'8 luglio del 1923, in quanto la sua azione era in contrasto con i "principi propri del governo nazionale", determinandone le dimissioni avvenute l'11 dicembre.
Alla fine anche lo scioglimento della giunta e del consiglio comunale radicalizzò lo scontro politico tra fascisti ed antifascisti che trovò il suo momento culminante alle elezioni politiche del 1924. Il fascismo appariva sfavorito perché era privo del consenso dei ceti urbani politicizzati e sindacalizzati, per la presenza della massoneria e dei partiti socialisti.
La strategia transigente del federale Salerno riuscì a dividere l'elettorato democratico e massonico, includendo nella propria lista ministeriale alcuni deputati già liberali, dotati di solide clientele politiche in città, come Ignazio Larussa e Salvatore Renda.
I risultati videro il listone fascista il primo partito in città con circa il 40% dei voti.
La situazione politica non mutò neppure all'indomani del delitto Matteotti. Alla notizia del delitto il Tribunale sospese le udienze in segno di lutto; il 24 luglio una delegazione cittadina composta da massoni democratici e socialisti, portò una corona di fiori sul luogo del martirio e, alla vedova, un nastro con la scritta "i liberi di Catanzaro a Giacomo Matteotti".
Quattro giorni dopo, in casa del marchese Domenico Mottola, segretario provinciale del partito popolare, fu fondato il comitato provinciale delle opposizioni aventiniane che, attraverso riunioni e campagne di stampa, cercò di rafforzare i sentimenti antifascisti della popolazione.
Nei primissimi tempi successivi al delitto il prefetto Porro segnalava ai suoi superiori un affievolimento nell'attività e nell'entusiasmo degli iscritti al fascio, alcuni dei quali si erano tolti il distintivo littorio. Gli stessi deputati Larussa e Renda mostrarono evidenti segni di irrequietezza.
Ma si trattava di ondeggiamenti ormai privi di ogni effetto sull'andamento della vita istituzionale cittadina, il cui unico consesso elettivo allora in carica, il consiglio provinciale, aveva respinto il 13 luglio un documento dei democratici volto ad ottenere la condanna del delitto ed il ritorno delle libertà costituzionali.
Il 18 gennaio venne rieletto segretario politico della sezione catanzarese del PNF Filippo Folino, rappresentante dell'anima più intransigente del Partito, per cui si ebbe un acuirsi della polemica e della lotta, fino allo scontro fisico tra transigenti e intransigenti, all'interno della stessa sezione, quando questi ultimi bocciarono clamorosamente la domanda di ammissione alla sezione di Renda, avvenimento che determinò l'allontanamento del Folino dalla segreteria e la sua sostituzione con il federale Giuseppe Pietropaolo.
La vicenda creò un vivo fermento all'interno della sezione tanto da determinare il suo scioglimento da parte del federale provinciale.
La crisi interna al partito fascista non influì però affatto sull'efficacia dell'azione punitiva delle squadre fasciste nei confronti degli avversari politici. Il 27 marzo del '25 un centinaio di facinorosi fascisti assaltarono la sede della loggia massonica "Campanella" bastonando gli avversari politici.
Il 6 novembre fu una giornata terribile per i negozianti cittadini, accusati di essere uno dei punti di forza dell'antifascismo. Una vera e propria folla di fascisti si scatenò contro i negozi del centro; a farne le spese furono almeno una ventina di esercizi commerciali ed in particolare la farmacia Massara, il cui titolare era accusato di attività massonica.
L'azione intimidatoria degli squadristi catanzaresi proseguì nel 1925 con l'incendio di una loggia massonica e con l'attacco alla casa del deputato massone Nicola Lombardi.
Secondo fonti prefettizie, agli inizi del 1925, nessuna organizzazione politica antifascista esplicava ormai una qualche forma di attività politica, palese o occulta. Si trattava di valutazioni esagerate, che si riferivano peraltro solo all'assenza di una vera e propria attività istituzionale dei partiti antifascisti, tanto che la stessa fonte, nel marzo successivo, doveva ammettere che le opposizioni mantenevano un seguito molto alto tra gli intellettuali, tra i commercianti e i burocrati, soprattutto ad opera della massoneria ancora forte e ben organizzata.
Lo smantellamento di ogni struttura politica sociale e culturale fu graduale ma inesorabile i fascisti giunsero anche a sciogliere la società operaia Vittorio Emanuele II, costituitasi nel 1892, perché accusata di avere ostacolato la costituzione dei sindacati fascisti, criticandone i principi. Qualche mese prima il Circolo di Cultura, intitolato a Fausto Squillace, una delle istituzioni culturali più vivaci nella storia della città, era stato sciolto e ricostituito su basi fasciste dal federale Gino Pelaggi, massone di Piazza del Gesù, la cui "famiglia" continuò, al contrario dei "fratelli" di Palazzo Giustiniani, anche nella città di Catanzaro, - dove era attiva ed operante una loggia dal nome "Italia nova" - a dare il proprio pieno sostegno al Partito Nazionale Fascista.
Dallannuario massonico del 1920, si apprende che, a Catanzaro, oltre alla loggia "Campanella", operava allobbedienza del G.O.I. unaltra loggia, la "Calabria Risorta", appartenente anchessa al Rito Scozzese Antico ed Accettato, con indirizzo presso lavvocato Francesco Burza, Consigliere Provinciale. Di tale loggia, però, non si conosce nientaltro, non vi è traccia alcuna dei suoi affiliati negli elenchi fornitici dal G.O.I., né la stessa risulta nel successivo annuario del 1923. Si ha notizia soltanto che esisteva, nel 1919, una loggia con la stessa denominazione aderente alla massoneria di Piazza del Gesù.
Sempre a Catanzaro, la "Tommaso Campanella" che ebbe come venerabile il dottor Giuseppe Colao, continuò, invece, a svolgere normale attività fino al 1923, in quell'anno operavano allobbedienza della "Campanella" anche i "triangoli" costituiti ad Arena, Cotrone e Nardodipace.