Mio Caro Mazzoni (1),

 

Che la Massoneria incarni in se stessa tutto quanto c'è di onesto, di generoso, di aspirante al miglioramento umano in Italia prima, poi nel mondo, ove le sue ramificazioni benefiche si estendono: non è questa la missione degna della più antica, della più grande delle società umane?

 

La Massoneria non è più una Società segreta, oggi che, davanti all'arbitrato dell'Intelligenza si umiliano ingannandola sempre però, i predatori della sostanza nazionale, scendendo dai loro troni occupati col codazzo dei loro mercenari crocesegnati: oggi che, davanti alla ragione, rientrano nel verminaio da dove uscirono i neri sacerdoti della menzogna cogli arnesi loro di torture, di inganni, di roghi, con cui afflissero, tormentarono, e mantengono ancora nella sventura l'Umanità oltraggiata!

 

Non è la Massoneria una società operaia e non ne porta essa gli emblemi? Perché dunque tanti Congressi operai fuori del grembo della vecchia, della gran madre? E la democrazia, cioè le classi sofferenti non devono esse la loro vita alla Grandissima Associazione che prima proclamò la fratellanza degli uomini? E chi prima lanciossi nel glorioso sentiero del razionalismo, combattendo le grette idee delle mille sette in cui divisero gli uomini i furbi ed i birbanti, speculatori sulla credulità degli ignari? E chi chiamolli ad affratellarsi sotto le insegne del martello e del compasso e sotto quelle morali del Grande Architetto dell'Universo? Il vostro Architetto dell'Universo, Massoni, non è forse il Dio di Mazzini e l'Infinito di Filopantí? (2) E voi tutti non siete decisi non d'imporli, ma di lasciare alla ragione, alla scienza, la cura di investigare nelle regioni sinora vergini dell'Infinito morale, ove almeno l'intelletto umano ardisca di avventurarsi, ciocché forse giammai troveranno?

 

Un risveglio nell'Umanità è incontrastabile. Il vecchio catafalco del diritto divino, in piedi ancora per l'universale sventura, crolla, e brancolando, ancor non cade nella polvere, reggendosi con le unghie di avvoltoio, che lo caratterizzano, sull'omero delle nostre discordie.

 

Uniamo quindi tutta questa immensa Famiglia di sofferenti e basterà intendersi per mandare a gambe all'aria il nero, indorato e putrido fantasma della menzogna e della tirannide.

 

Vi ricordate che io feci già un appello a tutte le società italiane tendenti al bene, di darsi la mano.

 

Così questo intendo di ripeterlo. E voi, Gran Maestro della nostra Massoneria passando sul corpo a certe meschine individualità, accogliete in grembo della gran vedova quanto v'è di più buono nella penisola, e saremo nella vera via del miglioramento umano, morale e materiale.

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(1) Mazzoni: Giuseppe Mazzoni (1808-1880) fu, tra l'altro Ministro di Grazia e Giustizia nel Governo Guerrazzi-Montanelli. Dopo essere stato esule in Francia e in Spagna fece ritorno in Toscana; nel 1872 fu eletto Gran Maestro della Massoneria.

 

(2) Filopanti: Giuseppe Barilli (Quirico Filopanti), patriota e scienziato.

 

(tratto da "I Figli della Vedova" di Luigi Troisi - Ed. Atanòr - Roma)