Lessing:
Dialoghi Massonici
Falk- Supponiamo che la migliore costituzione sia stata trovata e che essa regga l'insieme dell'umanità: forse che per questo l'umanità intera non formerà che un solo Stato?
Ernst - Difficilmente. Uno Stato così prodigioso non sarebbe governabile. Bisognerebbe dividerlo in un certo numero di Stati meno importanti, retti dalle stesse leggi.
F. - Vuol dire che ci sarebbero ancora tedeschi, ,francesi, olandesi, spagnoli e tutti gli altri?
E. - Con grande certezza.
F. - Ed ecco già uno degli effetti in questione: poiché, non è vero?, ognuno di questi piccoli Stati avrebbe i suoi particolari interessi, abbracciati dai propri rispettivi membri...
E. - Come potrebbe essere altrimenti?
F. - Questi interessi finirebbero per entrare in conflitto, proprio come oggi,- ed i cittadini di due di questi Stati avrebbero nei loro rapporti gli stessi pregiudizi che hanno oggi: così un tedesco di fronte a un francese, un francese davanti ad un inglese.
E. - E' molto probabile.
F. - E' un fatto: quando, al giorno d'oggi, un tedesco incontra un francese e u francese un inglese, non è semplicemente un uomo che incontra un altro uomo verso il quale lo spinge la somiglianza delle loro nature, è piuttosto un determinato tipo d'uomo che incontra un altro determinato tipo d'uomo. Ed ambedue sono coscienti della differenza dei loro orientamenti che li rende freddi l'uno verso l'altro, e reticenti, diffidenti, anche se noti abbiano mai avuto a che fare personalmentefra di loro.
E. - Questo, purtroppo, è vero.
F. - Dunque è vero che il tramite che può riunire gli uomini, perché questa riunione assicuri loro la felicità, ha per conseguenza immediata di dividerli.
E. - Se è così che concepisci le cose...
F. - Facciamo ancora un passo avanti. Molti dei nostri piccoli Stati avrebbero climi differenti: di conseguenza, differenti bisogni da soddisfare, differenti abitudini e costumi, quindi differenti morali e religioni. Non credi?
E. - E' davvero un gran passo che mi fai fare...
F. - Ci sarebbero ancora Ebrei, Cristiani, Turchi e che so io!
E. - Non oso contraddirti.
F. - Se continueranno ad esistere, non mancheranno, qualsiasi nome abbiano, di condursi fra di loro come i Cristiani, Ebrei e Turchi si conducono da sempre. Cioè non come uomini di fronte ad altri uomini, ma come una certa specie di uomini verso un'altra specie di uomini che contesti loro una certa superiorità morale sulle cui basi essa vuol fondare dei diritti, ai quali l'uomo, allo stato di natura, non avrebbe mai pensato.
E. - Tutto ciò è triste, ma probabilmente vero.
F. - E' solo probabile.
E. - Mi sembra in ogni caso che se, come supponi, tutti gli Stati non avranno che una sola costituzione, avranno anche una sola religione. Non arrivo nemmeno a concepire l'uniformità delle costituzioni senza l'uniformità delle religioni.
F. - Nemmeno io. E' per questo che ho fatto questa supposizione, solo perché tu non possa più sfuggirmi. L'una cosa è certo altrettanto impossibile quanto l'altra. Uno Stato ha più Stati; più Stati più costituzioni; più costituzioni più religioni.
E. - Eh sì, mi sembra che sia proprio così.
F. - E' proprio così. Ecco dunque il secondo male generato dalla società, quantunque il suo scopo sia proprio l'opposto. Essa non può unire gli uomini senza dividerli, senza scavare tra loro degli abissi, ed erigere delle barriere.
E. - Spaventosi abissi, barriere insormontabili.
F. - E passiamo ora alla terza specie di male. La società non si contenta di dividere gli uomini, isolandoli in popoli e in religioni diverse. Questa divisione, verificandosi in qualche grande gruppo, di cui ciascuno formasse da solo un tutto omogeneo, sarebbe ancora migliore che la mancanza di un legame. Ma la società fa di meglio ancora: essa protrae queste divisioni all'interno stesso di sé, e per così dire, all' infinito.
E. - Come accade questo?
F. - Pensi forse che uno Stato possa concepirsi senza le differenze di classe? Buono o cattivo ch'egli sia, più o meno lontano dalla perfezione, è in ogni caso impossibile che tutti i suoi membri abbiano fra di loro i medesimi rapporti. Tutti possono prendere parte alla elaborazione delle leggi, ma non tutti allo stesso grado. Ci saranno dunque dei cittadini ragguardevoli e degli altri più trascurabili. Se all'origine tutti i beni dello Stato sono stati ugualmente ripartiti fra i cittadini, ciò non durerà per lo spazio di due generazioni. L'uno saprà trarre partito meglio dell'altro dalla sua proprietà. E colui che avrà male amministrato i suoi beni dovrà forse anche dividerli fra un maggior numero di figli. Così gli uni diventeranno più ricchi, più poveri gli altri.
E. - Questo s'intende!
F. - Ebbene, osserva quante volte il male trae le sue origini dalle differenze di classe.
E. - Se solo potessi contraddirti! Ma che ragione avrei di farlo? Ebbene sì, gli uomini non possono essere uniti che attraverso la divisione, solo la divisione, perpetuamente rinnovantesi, può assicurarne l'unione. E' così, non può essere altrimenti.
F. - Proprio quello che dico io.
E. - Ma a che cosa vuoi arrivare? A togliermi il gusto della vita associata? A farmi augurare che gli uomini non abbiano mai avuto l'idea di riunirsi in società?
F. Perché vuoi fraintendermi? Se un solo bene procurasse la società - se permettesse alla ragione umana di svilupparsi - allora, vedi, io la benedirei ancora, anche se essa generasse danni ben peggiori.
E. - Non c'è rosa senza spine, dice il proverbio.
F. - Certo, ma se non si possono evitare le spine, bisogna per questo proibirsi di inventare i guanti? e colui che ha inventato i guanti era per questo un nemico delle rose? E' a questo che volevo arrivare.
E. - A questo? Non capisco.
F. - Eppure la parabola è chiara. Se non si possono riunire gli uomini in società altrimenti che per mezzo di divisioni, sono forse per questo augurabili, queste divisioni?
E. - No, certamente.
F. - Comunque, sono forse sacre?
E. - Come sacre?
F. - Tanto che sia proibito di toccarle, di metterci mano?
E. - Allo scopo?...
F. - Allo scopo di impedire che si sviluppino più del necessario, di neutralizzare, per quanto è possibile, le loro conseguenze.
E. - Perché ciò non dovrebbe essere permesso?
F. - Ma non può nemmeno essere ordinato. In ogni modo non dalle leggi civili, poiché esse non si estendono mai oltre i limiti dello Stato che le adotta, e ciò invece si troverebbe proprio al di là dei confini di qualsiasi Stato. Per conseguenza, dovrebbe essere annoverato nel numero "operis supererogati", cosicché non si può desiderare altro che i più saggi, i migliori cittadini di ogni Stato vi si sottopongano liberamente.
E. - Auguriamocelo ardentemente!
F. - Sì, auguriamoci ardentemente che in ogni Stato si possano trovare uomini capaci di innalzarsi al di sopra dei pregiudizi del proprio gruppo e di saper determinare esattamente il momento in cui il patriottismo cessa d'essere una virtù.
E. - Auguriamocelo ardentemente!
F. - Ed auguriamoci anche con fervore che ci siano in ogni nazione uomini che si liberino dai pregiudizi della religione nella quale sono nati e che non credano che il bene e la verità sono obbligatoriamente quelli ch'essi ritengano per tali.
E. - Auguriamocelo ardentemente!
F. - E auguriamoci infine che in ogni Stato si trovino uomini che gli onori non rendano ciechi, che non disprezzino gli umili, uomini la cui compagnia ispiri rispetto ai potenti, confidenza agli inferiori.
E. - Auguriamocelo ardentemente!
F. - E se si realizzasse, questo augurio?
E. - Realizzarsi? Qua o là, di tanto in tanto, si troverà pure un uomo di questa specie.
F. - Perché dici "qua e là di tanto in tanto"
E. - In determinate epoche e paesi, saranno più numerosi.
F. - E che accadrebbe se, fin d'ora, si trovassero ovunque uomini di questa specie? e se continuassero ad esistere sempre nel futuro?
E. - Volesse Iddio!
F. - E se questi uomini noti vivessero in uno sterile isolamento, e cessassero un giorno di essere una chiesa invisibile?
E. - E' un bel sogno.
F. - In breve, che accadrebbe se questi uomini fossero tutti Massoni?